Sintesi dell’Intervento
- Evento: Settignano Diritti a Sinistra
- Data: 7 Luglio 2026
- Relatore: Franco Bortolotti
- Titolo proposto per l’intervento: Pace, welfare e rendita: i dilemmi critici per una sinistra reale
Punti chiave dell’intervento:
- Lo scetticismo verso il “campo largo”: Viene espressa una forte incertezza sul sostegno elettorale all’alleanza di centrosinistra (PD-M5S-AVS), denunciandone l’ambiguità o la subalternità sulla politica estera, il riarmo e la logica di guerra, dove talvolta il centrosinistra critica la destra da posizioni persino più oltranziste.
- L’incompatibilità tra warfare e welfare: L’aumento della spesa militare e della militarizzazione europea viene individuato come un attacco diretto allo stato sociale, destinato a essere smantellato e finanziarizzato. Per salvare il welfare è indispensabile rifiutare la corsa al riarmo e promuovere un sistema europeo di mutua garanzia e negoziato (coinvolgendo UE, Russia e Ucraina).
- L’elettorato del PD come terreno di scontro ideologico: Nonostante il giudizio critico sui gruppi dirigenti del PD, il loro elettorato rimane il corpo sociale decisivo da intercettare e sensibilizzare, in quanto potenziale moltiplicatore delle istanze pacifiste e sociali verso la società.
- Finanziarizzazione e questione abitativa: L’esperienza di Diritti a Sinistra sulla casa e la rendita urbana viene connessa ai processi macroeconomici generali: la crescita di liquidità fittizia si scarica sulle città creando rendite differenziali e disuguaglianze, in un contesto segnato dal generale declino salariale.
Testo dell’Intervento
Franco Bortolotti — Pace, welfare e rendita: i dilemmi critici per una sinistra reale
Settignano, 7 luglio 2026
Cari compagni, sono molto incerto nello scrivere queste note, che non so se possano definirsi un contributo alla discussione in corso.
Per prima cosa, infatti, non sono affatto certo, alle prossime elezioni, di votare il cosiddetto “campo largo”. Condivido la preoccupazione, che sento serpeggiare fra molti che condividono gli ideali pacifisti, che non è detto che l’Alleanza PD-M5S-AVS si impegni effettivamente per quel ribaltamento dell’ottica di guerra che mi sembra si stia imponendo come unica via per dare continuità a una politica di progresso, anzi a qualsiasi politica. Addirittura c’è il sospetto che un governo di centrosinistra potrebbe far peggio del governo pagliaccesco e sudditista della destra.
Quando si riprende la Meloni perché “si isola” rispetto ai leader europei più oltranzisti, quando si ironizza sui tentativi di creatività contabile-finanziaria per far passare come “spese di guerra” delle spese ordinarie, quando si incita il governo alla partecipazione al riarmo europeo e a sostenere con entusiasmo l’invio di truppe in Ucraina, siamo sulla cattiva strada.
1. Imperialismo USA, NATO e finzione del riarmo
Siamo sulla cattiva strada anche quando si tace sulla incontestabile realtà che le maggiori minacce alla pace nel mondo vengano dal “governo amico” americano. Dalla pericolosità assoluta e preminente dell’imperialismo USA in crisi discende qualsiasi valutazione e orientamento di politica estera.
Questo non per dire che va bene qualsiasi slogan irrealistico sull’uscita dalla NATO, ma per dire chiaro e tondo che politiche come quelle adottate da Trump verso il Venezuela, Gaza o l’Iran sono inammissibili e incondivisibili da parte di un’alleanza di paesi democratici.
Siamo in un’alleanza da cui non possiamo uscire facilmente; ma possiamo perlomeno ricordare all’alleato che ogni chilo di bambino macellato a Gaza dai lacché di Trump avrebbe un costo al chilo ben maggiore di quello oggi pagato dal contribuente americano se l’aviazione USA non potesse contare sulle basi italiane: quindi il discorso dell’Europa sovvenzionata militarmente dagli Stati Uniti è privo di consistenza.
Ho sentito Meloni dire che effettivamente stare nella NATO, per l’Italia, non è stato privo di costi, soprattutto in termini di “condizionamenti”. Perché non ci comincia a dire quali “condizionamenti”, e non ce lo dice con chiarezza il centrosinistra?
2. L’alternativa tra Warfare e Welfare
Mi sembra che tutta Europa, e anche il centrosinistra italiano, si stia avviluppando in un quadro di prospettiva in cui il warfare è sempre più alternativo al welfare; a volte ho l’impressione che la crescita del warfare sia precisamente funzionale e determinata all’abbattimento del welfare e alla sua sostituzione con sistemi finanziarizzati.
Voglio dire: non sarà più possibile salvare capra e cavoli, e dal centrosinistra di oggi ci si deve aspettare la consapevolezza che sarà possibile salvare lo stato sociale solo rinunciando al riarmo.
Questo significa impostare un sistema europeo di mutua garanzia per tutti (a partire dall’UE, dalla Russia e dall’Ucraina), e questo oggi è l’ultimo pensiero della direzione politica dell’UE, che ha in mente tutt’altro, e che esclude ogni soluzione negoziata e di compromesso per mettere avanti l’obiettivo folle di sconfiggere militarmente la Russia ed evitare la neutralità dell’Ucraina.
Si sta andando — e non mi sembra ce ne sia sufficiente consapevolezza — verso una situazione in cui i responsabili militari della Russia e dei “volenterosi europei” coltivano la spaventosa valutazione per cui un colpo ben assestato, sferrato per primi, potrebbe essere la soluzione più “responsabile” per i rispettivi paesi; è evidente l’insensatezza di questo modo di pensare, che va assumendo un sempre maggior carattere di realismo e plausibilità.
Quindi occorre riaprire tutti i canali di negoziato, tutte le occasioni di avvicinare accordi che i governanti europei reputano capitati al “tempo sbagliato”. Francamente mi sembra che atteggiamenti e dichiarazioni del centrosinistra, anche dei suoi rappresentanti più illuminati, considerino viceversa le fedeltà atlantiche ed europee come vincoli assoluti, che non possono essere spostati: ma questo porta alla subalternità ad una guerra che viene sempre più minutamente programmata dalla “classe morta” che domina l’Europa, che andrebbe liquidata al più presto, sia essa di destra o di centrosinistra.
3. Il ruolo strategico del corpo sociale del PD
Il principale interesse di una operazione politica di stimolo critico del centrosinistra o “campo largo” potrebbe allora consistere (ma non ne sono sicuro) nel fatto che il principale “campo di battaglia” nella guerra di opinioni sulla guerra, ma non solo, è il PD, anzi il suo elettorato. In esso, ritengo, si colloca un nucleo importante di una opinione pubblica largamente contraria alla militarizzazione ma non ancora consapevole delle sue implicazioni totalizzanti.
Si possono dare per persi i gruppi dirigenti del PD, ma anche la dinamica dei referendum ci riporta al fatto che è quell’area il principale moltiplicatore verso l’intera società dei nuclei di attivismo sociale presenti nel paese. Al di fuori — ultima l’esperienza di Pace Terra Dignità con Santoro — si possono raccogliere simpatie, ma il corpo sociale della sinistra non viene veramente attivato, che piaccia o no.
4. Casa, rendita urbana e declino salariale
L’esperienza di DAS (Diritti a Sinistra) ha focalizzato, negli ultimi anni, la questione della casa, dell’abitare e della rendita. Si tratta di un altro ambito non scollegato dal primo, sul quale ritengo giusto continuare l’iniziativa, senza perdere di vista l’aspetto generale, oltre che lo specifico urbano.
La finanziarizzazione delle economie occidentali comporta la crescita di liquidità, un potere di acquisto fittizio di cui le specificità urbane rappresentano un terreno ideale per esercitarsi, con la continua creazione di rendite differenziali (tanto più efficacemente stimolate in quanto il potere d’acquisto e la distribuzione del reddito sono sempre più differenziate, e le politiche pubbliche creano disomogeneità continue nel tessuto urbano).
Questo richiama anche la questione del declino salariale (e ha fatto bene Amos a fare riferimento all’intervento di Stolzi sulla questione), anche se questo mi sembra un ambito per ora meno presente nella nostra attività.
