Evento: Settignano Diritti a Sinistra (DAS) – Casa del Popolo di Settignano
Data: 7 luglio 2026
Relatore: Massimo Migani
Titolo: Transizione energetica e transizione ecologica
Punti chiave dell’intervento:
- Emergenza climatica e ritardo politico: Esiste un grave ritardo politico-culturale, anche nel campo progressista e di sinistra, nell’incrociare l’emergenza climatica. I cambiamenti climatici amplificano i danni ambientali, sociali e geopolitici causati dal neoliberismo e dal controllo oligarchico del fossile.
- Impatti sistemici e Geopolitica: Guerra, migrazioni e controllo delle risorse (compresi i requisiti energetici per l’Intelligenza Artificiale e il reperimento delle terre rare) dipendono dall’egemonia delle fossili.
- Soglie critiche e “Climate Clock”: Il limite dei +1,5 °C definito dagli Accordi di Parigi è già stato temporaneamente infranto nel triennio 2023-2025 e in Europa il surriscaldamento ha superato i +2 °C. L’Orologio Climatico indica come scadenza limite per l’azione decisiva il mese di luglio 2029.
- Il potenziale democratico delle Rinnovabili: Fotovoltaico ed eolico offrono costi altamente competitivi (fino a 2 cent/kWh). Per loro natura distribuita (come evidenziato da Sergio Ferraris), consentono di scardinare l’oligopolio centralizzato favorendo una riappropriazione democratica dei mezzi di produzione energetica.
- Green Deal e Opposizioni: Il Green Deal europeo subisce ritardi (nel 2026 siamo circa al 40% sotto gli obiettivi 2030) causati da lobbismo delle corporazioni fossili, campagne di disinformazione e dall’uso tattico del nucleare o della retorica della destra sul “fanatismo ideologico”.
- Pianificazione territoriale vs Nimby ideologico: L’ostruzionismo paesaggistico (es. l’appello “a non bruciare la Gioconda”) rischia di bloccare le rinnovabili ponendo una falsa equivalenza tra l’impatto visivo di un impianto e i devastanti costi umani, ecologici ed ambientali derivanti dal collasso climatico. La pianificazione pubblica deve guidare i siti idonei senza paralizzare la transizione.
Abstract
Nel quadro delle imminenti scadenze elettorali e del contesto globale segnato dal neoliberismo, la transizione energetica si configura come il prerequisito fondamentale per la tutela della democrazia e della legalità internazionale. L’intervento analizza i ritardi della politica di fronte al superamento delle soglie critiche del riscaldamento globale (+1,5 °C) e descrive come la natura distribuita delle fonti rinnovabili (eolico e fotovoltaico) rappresenti una minaccia strutturale per gli oligopoli energetici fossili. Viene infine discussa la necessità di una pianificazione territoriale pubblica rigorosa per superare le polemiche paesaggistiche e difendere l’interesse collettivo.
1. Il contesto politico e la gravità dell’emergenza climatica
In questo complesso contesto politico di avvicinamento al prossimo appuntamento elettorale, che indubbiamente rappresenterà una prova cruciale per la democrazia nel nostro Paese, persiste un pericoloso ritardo politico-culturale nella valutazione della reale gravità dell’emergenza climatica, riscontrabile anche a sinistra e nel campo progressista in genere.
I cambiamenti climatici incrementano in maniera esponenziale gli enormi danni sociali, politici ed ambientali determinati dal neoliberismo negli ultimi decenni. Devastazioni ambientali, flussi migratori e conflitti armati sono fenomeni riconducibili a un fondamentale fattore comune: il controllo delle risorse energetiche storicamente basate sulle fonti fossili.
Persino lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e il conseguente potere di controllo che ne deriva necessitano di enormi quantità di energia oltre alla disponibilità delle cosiddette “terre rare”. Oggigiorno l’energia è concentrata nelle mani di pochi oligopoli che cercano in ogni modo di governare l’utilizzo delle fonti fossili – dettandone tempi, costi e modalità – e di consolidare tale assetto attraverso un uso controllato dell’energia nucleare. L’uscita dal fossile rappresenta, di conseguenza, il prerequisito di ogni battaglia contro un neoliberismo e un neocolonialismo che hanno imposto la forza al posto del diritto.
2. Dati climatici, emissioni e scadenze temporali
L’Accordo di Parigi del 2015, sottoscritto da oltre 190 Paesi, ha individuato in +1,5 °C il limite massimo di incremento della temperatura media globale rispetto all’era pre-industriale per evitare riscaldamenti irreversibili. Il Climate Clock (Orologio Climatico) ideato nel 2020 negli USA da scienziati e ambientalisti per misurare il tempo rimasto prima di infrangere tale soglia, indica come scadenza critica il luglio 2029.
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│ SOGLIE CLIMATICHE ED EMISSIONI │
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│ Riscaldamento globale pre-industriale│ +1,4 °C (Media 2023-25 >1,5 °C) │
│ Riscaldamento medio in Europa │ > +2,0 °C │
│ Scadenza Climate Clock (+1,5 °C) │ Luglio 2029 │
│ Quota CO2 su gas climalteranti │ 75% (da combustione fossile) │
│ Quota Metano (potere x80 vs CO2) │ 17% (estratto per lo più via │
│ │ fracking dagli USA per la UE) │
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(Fonte dei dati forniti nell’intervento: Accordo di Parigi e dati aggregati UE/Climate Clock)
Ad oggi il riscaldamento terrestre ha raggiunto +1,4 °C, ma la media del triennio 2023-2025 ha superato per la prima volta la barra dei +1,5 °C, mentre in Europa ha già oltrepassato i +2 °C. Tra i gas climalteranti, la $\text{CO}_2$ rappresenta il 75% del totale, mentre il gas metano costituisce il 17%; quest’ultimo, se disperso, ha un potere climalterante 80 volte superiore alla $\text{CO}_2$. Va sottolineato che l’Unione Europea acquista dagli USA circa il 60% del fabbisogno di gas naturale liquefatto (GNL), estratto prevalentemente tramite fracking (tecnica vietata in Europa per l’impatto ambientale e le perdite di metano).
3. La rivoluzione distribuita delle fonti rinnovabili
La soluzione all’emergenza risiede nelle fonti rinnovabili (fotovoltaico ed eolico), la cui competitività economica ha raggiunto costi record di circa 2 centesimi di euro per kWh.
Come evidenziato dal giornalista scientifico Sergio Ferraris (direttore di Qualenergia), le rinnovabili possiedono una natura intrinsecamente diffusa:
“Le rinnovabili possono trasformare il sistema energetico da un oligopolio centralizzato, governato da poche corporation che controllano pozzi e gasdotti, in un sistema distribuito, nel quale milioni di soggetti diventano proprietari dei mezzi di produzione…”
Il controllo e la gestione diffusa dell’energia consentono di riacquisire il possesso democratico dei mezzi di produzione fisici e cognitivi. Tuttavia, gli obiettivi del Green Deal europeo (riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030 per giungere alla neutralità climatica entro il 2050) registrano pesanti ritardi: nel 2026 ci troviamo a circa il 40% in meno rispetto al target intermedio del 2030.
4. Resistenze oligopolistiche, disinformazione e ostacoli politici
Questa transizione si scontra con gli interessi strutturali degli oligopoli energetici, che mettono in atto operazioni di lobbying e campagne informative tese a screditare le rinnovabili. Studi di istituti di ricerca ed enti no-profit hanno ampiamente documentato campagne di disinformazione (con matrici sia russe sia statunitensi) in Italia e in Europa.
Per contrastare la diffusione delle rinnovabili, gli oligopoli promuovono il ritorno al nucleare – tecnologia centralizzata, oramai residuale e i cui tempi per la fusione senza scorie non saranno inferiori a 40-50 anni – affiancati dalle forze di destra europee che accusano la transizione di “ambientalismo ideologico”. Anche in Italia, a fronte dei successi internazionali delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER), il Governo ha posto ostacoli burocratici, tagli di fondi e tetti di potenza inducendo rallentamenti decisivi.
[ SISTEMA FOSSILE / NUCLEARE ]
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│ - Produzione centralizzata │
│ - Controllo oligarchico │
│ - Prezzi e tempi imposti │
└──────────────┬───────────────┘
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OPPOSIZIONE ALLA TRANSIZIONE (Lobbying/Fake News)
│
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│ - Produzione diffusa/CER │
│ - Appropriazione democratica│
│ - Costo fino a 2 cent/kWh │
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[ SISTEMA RINNOVABILI DIFFUSO ]
5. Pianificazione territoriale e superamento dei falsi dilemmi
Un punto critico nell’attuale dibattito riguarda la contrapposizione tra la tutela del paesaggio e l’installazione degli impianti eolici e fotovoltaici, recentemente rialimentata da appelli mediatici (come il manifesto “A non bruciare la Gioconda”).
La necessità di una regolamentazione territoriale è indiscutibile: la programmazione pubblica (attraverso le leggi nazionali sull’idoneità dei siti e le normative regionali) deve coordinare l’installazione per evitare speculazioni private. I grandi appezzamenti agricoli e i centri storici vanno debitamente salvaguardati. Tuttavia, è indispensabile evitare un approccio meramente emozionale:
- I danni collaterali imputabili all’alterazione dello skyline collinare o marino non sono in alcun modo comparabili ai costi umani, alla perdita di biodiversità e alle devastazioni (alluvioni, siccità, centinaia di vittime) generate dal collasso climatico.
- Avallare l’ostruzionismo locale nei confronti degli impianti rinnovabili fornisce un alibi ai sostenitori del fossile, col rischio di rendere impossibile o tardiva la transizione energetica.
Conclusioni
Un approccio scientifico e rigoroso impone di superare la retorica della conservazione immobile e di comprendere che la transizione energetica verso le rinnovabili rappresenta l’unico strumento idoneo a garantire la sostenibilità ecologica, la sovranità democratica sui beni comuni e la giustizia sociale.
