Lazzarato utilizza Braudel per contestare una concezione del capitalismo identificato con mercato, concorrenza e produzione industriale. Il capitalismo, nella sua interpretazione, è una struttura di potere nella quale monopolio, finanza, credito, debito, Stato e forza organizzata assumono un ruolo costitutivo. La centralità della finanza precede storicamente l’industrializzazione e torna a imporsi dopo la crisi degli anni Settanta, quando il rapporto capitale-lavoro viene progressivamente affiancato e riorganizzato dal rapporto creditore-debitore.
La categoria decisiva è tuttavia strategia. Il capitalismo non è soltanto una struttura impersonale: è anche capacità organizzata di analizzare, decidere e agire. Lo Stato e il capitale costituiscono in questa prospettiva una macchina strategica capace di intervenire sui rapporti economici, monetari e geopolitici.
Autore: Maurizio Lazzarato
Titolo: Fernand Braudel: il capitalismo come strategia
Tipologia: saggio di teoria politica ed economica / ricerca teorica
Tema principale: natura storica e strategica del capitalismo
Riferimento teorico centrale: Fernand Braudel
Altri riferimenti: Marx, Sweezy, Michael Hudson, Foucault, Hayek, Negri e altri autori richiamati nel testo
Ambiti disciplinari: economia politica; teoria marxista; storia economica; sociologia storica; teoria politica; teoria della rivoluzione
Categorie centrali: capitalismo; strategia; finanza; credito; debito; Stato; monopolio; mercato; imperialismo; centro-periferia; guerra; accumulazione; rendita; soggettività politica.
Concetti distintivi
Capitalismo come strategia; capitalismo e contro-mercato; Stato-Capitale; finanziarizzazione; economia del debito; strategia capitalistica; nuova accumulazione originaria; rapporto centro-periferia; guerra e accumulazione; recinzione digitale; lavoro non remunerato degli utenti; capitalismo digitale.
Presentazione di Deep Dazhao
Il saggio di Maurizio Lazzarato Fernand Braudel: il capitalismo come strategia ha suscitato un acceso dibattito, ben visibile nel testo pubblicato su Sinistrainrete. Questa introduzione ne riprende i punti essenziali.
Lazzarato utilizza Braudel per mettere in discussione l’identificazione del capitalismo con mercato, concorrenza e produzione industriale. Nella sua lettura, il capitalismo è innanzitutto una struttura di potere: monopolio, finanza, credito, debito, Stato e forza organizzata non sono elementi accessori, ma componenti costitutive. La centralità della finanza precede l’industrializzazione e torna dominante dopo la crisi degli anni Settanta, quando il rapporto capitale‑lavoro viene progressivamente affiancato — e in parte riorganizzato — dal rapporto creditore‑debitore.
Lazzarato si colloca così nella tradizione che interpreta il capitalismo come fatto politico prima che economico. L’idea che il mercato sia un’arena costruita e continuamente sostenuta da poteri statali e monopolistici è oggi confermata sia dall’evoluzione storica sia dall’esperienza contemporanea: finanziarizzazione, salvataggi bancari, Big Tech, fondi come BlackRock. Fenomeni che hanno dissolto la vecchia retorica del mercato “neutro” e del soft‑power.
Di fronte alla domanda sulla natura del capitalismo — sistema economico autonomo o costruzione resa possibile dalla politica — Lazzarato introduce una terza via: la strategia. In sintesi: il capitalismo non coincide né con il mercato né con la concorrenza né con un semplice modo di produzione; è una forma storica di potere organizzato, capace di elaborare strategie attraverso l’intreccio fra capitale, finanza e Stato.
Le critiche si concentrano proprio su questo punto. Se si enfatizza troppo la dimensione strategica, il capitalismo rischia di apparire come un soggetto cosciente, una volontà collettiva che progetta la storia — è l’obiezione formulata da Castaldo. Se invece si insiste solo sulla struttura storica, si finisce per sottovalutare la capacità concreta delle classi dominanti e delle istituzioni di decidere, organizzare risorse, anticipare conflitti e modificare deliberatamente le condizioni dell’accumulazione.
Il merito principale dell’articolo di Lazzarato sta nell’equilibrio che riesce a mantenere tra questi due poli: il capitalismo come struttura storica e il capitalismo come soggetto strategico organizzato.
I commenti al testo rendono esplicita questa tensione e la trasformano in un vero confronto teorico.
ANALISI by GEMINI 5-10-26
FOCUS
L’articolo analizza la sconfitta storica delle sinistre dagli anni ’70 a oggi, sostenendo che essa derivi dall’incapacità teorica e politica di comprendere la vera natura della “macchina Stato-Capitale”. Attraverso la rilettura dell’opera dello storico Fernand Braudel, Lazzarato propone di concepire il capitalismo non come un mero automatismo economico, mercato o modo di produzione, bensì come una strategia politica e di potere fondata su finanza, debito, monopolio e guerra.
ABSTRACT PER PUNTI
- Premessa e scopo della ricerca: Comprendere le ragioni della sconfitta dei movimenti degli anni ’70 e dotarsi di categorie adeguate allo scontro di classe attuale, superando il ritardo teorico di fronte all’iniziativa del Capitale (debito al posto del salario, rendita al posto del profitto, finanza al posto dell’industria, guerra).
- I 4 nuclei concettuali tratti da Braudel:
- Primato della finanza: Il capitalismo non nasce industriale per poi diventare finanziario, ma è nato finanziario (XV secolo) e monopolista. Il credito/debito è sempre stato la sua arma principale.
- Capitalismo contro mercato: Il capitalismo si distingue dall’economia di mercato concorrenziale. Esso è un “contro-mercato” fondato sulla forza, la centralizzazione e i monopoli di fatto e di diritto.
- Dimensione centro-periferia: Il modello di accumulazione non è la singola fabbrica o l’Europa, ma la relazione produttiva e gerarchica centro-periferia; il capitalismo è strutturalmente imperialista e colonialista.
- Il capitalismo come strategia: Il Capitale è primariamente politica e decisione soggettiva. Ha la capacità strategica di scegliere, spostare i terreni di investimento e organizzare i rapporti di forza.
- I due spostamenti teorici rispetto a Marx:
- Porre la guerra e l’accumulazione originaria all’inizio del Capitale (la divisione tra proprietari e non proprietari deriva dalla guerra e dall’espropriazione, non dalla semplice divisione del lavoro).
- Anticipare la moneta-debito rispetto alla merce e al lavoro (il credito e la finanza precedono storicamente e logicamente la produzione mercantile).
- Critica alle interpretazioni dominanti e al pensiero post-’68:
- Critica a Foucault e ai teorici del “neoliberismo”: Adottare categorie come “concorrenza”, “società d’impresa” o “spontaneità del mercato” significa cadere nell’ideologia liberale. Foucault ha ignorato debito, finanza e monopolio, riducendo lo Stato a un semplice effetto di governamentalità.
- Critica all’ontologizzazione del politico (es. Negri): Sostituire la rivoluzione politica con una rivoluzione ontologica (es. la “Moltitudine”) cancella il sapere strategico, rendendo gli oppressi incapaci di organizzare un vero rapporto di forza contro il nemico.
- Conclusione: In una fase segnata da guerre civili, genocidi e riarticolazioni imperiali, il Capitale opera come unica forza strategica organizzata, mentre le classi subordinate rimangono prive di una propria teoria della rivoluzione.
DIZIONARIO
- Strategia (del Capitale): La capacità soggettiva e politica della macchina Stato-Capitale di decidere, scegliere i campi d’azione, cambiare le forme di accumulazione e orientare i rapporti di forza per sconfiggere i movimenti di classe.
- Contro-mercato: Concetto braudeliano che definisce il capitalismo come un dispositivo volto a liberarsi della concorrenza e delle regole del libero mercato, imponendo monopoli e manipolazione dei prezzi.
- Moneta-debito: Strumento di potere e di decisione amministrativa (storicamente nato da Tempio/Palazzo e dallo Stato) che precede lo scambio merci e attraverso cui la finanza subordina e disciplina la società intera.
- Accumulazione originaria (riattualizzata): Il processo extra-economico violento (guerra, espropriazione, decisioni di Stato) che crea le condizioni primarie e la divisione di classe per una nuova fase produttiva o di dominio.
- Relazione Centro-Periferia: La struttura asimmetrica globale che definisce il raggio d’azione del capitale, dove le gerarchie tra aree geografiche e sociali determinano i flussi di estrazione del valore.
SINTESI INTERLOCUTORIA DEI COMMENTI
Il dibattito tra i lettori evidenzia una profonda spaccatura nell’ambito della sinistra critica rispetto alla tesi di Lazzarato:
- Michele Castaldo (Posizione determinista/strutturale):
- Critica a Lazzarato: Contesta radicalmente la definizione del capitalismo come “strategia” o scelta politica consapevole. Ritiene che attribuire al Capitale una volontà cosciente e strategica significhi ricadere nell’idealismo (da Max Weber alla metafisica) e smantellare l’analisi materialista.
- Tesi alternativa: Per Castaldo il capitalismo è un tempo storico oggettivo basato sullo scambio e sul rapporto deterministico coi mezzi di produzione. Interpretare la storia attraverso le “scelte politiche” dei singoli o delle classi dirigenti porta a un vicolo cieco teorico e pratico.
- Renato (Posizione volontarista e soggettiva):
- Replica a Castaldo: Rigetta l’approccio rigido e fatalista di Castaldo, rivendicando l’importanza dell’immaginazione, della co-ricerca e della prassi politica.
- Visione: Anche di fronte alle continue sconfitte storiche e al dominio delle tecnologie avanzate, difende il valore della militanza ed eresia comunarda: la storia rimane aperta a fallimenti o a svolte impreviste causate da errori o pentimenti all’interno delle stesse classi dominanti.
- Giorgio Casacchia (Focalizzazione sui processi materiali contemporanei):
- Condivisione parziale con Lazzarato: Apprezza la descrizione dei meccanismi di espropriazione, applicandoli al contesto attuale dell’informatica e del digitale.
- Tesi dell’innovazione estrattiva: Identifica l’attuale fase come la triade classica recinzione-espulsione-sfruttamento. L’unica vera novità del capitalismo digitale risiede nel fatto che oggi sono gli stessi utenti/lavoratori a dover acquistare la tecnologia (smartphone, PC) indispensabile per farsi poi sfruttare attraverso il lavoro gratuito dei dati e delle interazioni.
