Sintesi dell’Intervento
- Evento: Settignano Diritti a Sinistra
- Data: 7 luglio 2026
- Relatore: Andres Lasso
Punti chiave dell’intervento:
- La prospettiva del lavoro autonomo: Partendo dalla propria esperienza di giardiniere, il relatore sottolinea l’isolamento del lavoro autonomo rispetto alla sinistra tradizionale e la necessità di parlare a mondi diversi per rompere l’egemonia culturale e politica attuale.
- La “Costituzione materiale” e il gioco truccato: Viene denunciata l’esistenza di uno status quo blindato dove le decisioni di politica estera (l’allineamento agli USA e all’atlantismo) e le linee economiche sono sottratte al dibattito democratico, come illustrato da un aneddoto sull’ingerenza statunitense nelle nomine di governo italiane.
- Il ruolo dei media e dei poteri forti: L’intervento critica l’influenza dei grandi salotti televisivi e delle linee editoriali dei quotidiani sulla formazione del consenso, proponendo la fine del finanziamento pubblico all’editoria per contrastare la disinformazione e le rendite di posizione.
- Proposte e nuove battaglie: Per uscire dalla crisi della sinistra e battere la destra non con soluzioni effimere, occorre:
- Promuovere una cultura della pace (riconversione civile delle basi militari, superamento dell’atlantismo come senso comune).
- Rilanciare il ruolo del pubblico e degli enti locali negli investimenti strategici (es. transizione energetica e beni comuni).
- Creare un’alternativa concreta che faccia “nascere il nuovo” invece di ripetere gli schemi del passato.
Testo dell’Intervento
Andres Lasso
Appartengo a una categoria, di qualche milione di persone (i lavoratori autonomi), che generalmente non vota a sinistra, che è vista con diffidenza a sinistra. Che spesso si relaziona con micro imprese i cui due o tre dipendenti si sentono più affini al titolare che non a un sindacalista.
Essendo poi un giardiniere ho la possibilità di incontrare mondi diversi, dal condominio di periferia abitato da persone a basso reddito a una villa di un milionario. E spesso può capitare, con clientela, fornitori e colleghi, di conversare di temi anche politici… È da questa prospettiva che arrivano spesso alcune considerazioni che maturo.
1. Il gioco truccato e la Costituzione materiale
Una cosa che percepisco di fronte allo scenario politico è che siamo davanti a un gioco truccato. Dove le cose vengono decise a monte, sulle nostre teste, per far sì che solo alcuni scenari siano possibili, per blindare uno status quo in cui la sostanza non è in discussione. Non è in discussione l’atlantismo, il posizionamento internazionale, il modello economico, non è in discussione la narrazione di fondo.
C’è un sistema politico-mediatico onnipervasivo, che tende a polarizzare la contesa non tra due visioni del mondo, ma tra due scenari entrambi disastrosi. Il primo è continuare come adesso, con un governo di destra incommentabile; il secondo è lo scenario tipo Prodi II, una ammucchiata da Mastella a Rifondazione, che dopo un anno e mezzo cade dando ulteriore propulsione alla destra che poi ritorna a stretto giro. Ma rispetto ad allora oggi siamo coinvolti in un genocidio e in una guerra mondiale a pezzi che generano lacerazioni interne agli schieramenti.
Prendo spunto da una notizia uscita qualche settimana fa, in cui D’Alema racconta qualcosa che doveva essere riportato a TG unificati.
Il succo è questo: nel 2001 la coalizione di D’Alema perde. Lo chiama Agnelli urgentemente a casa sua. A casa di Agnelli c’è Kissinger che gli dice che gli USA sono preoccupati che possa esserci un cambiamento della politica estera italiana. E vorrebbero Ruggero come ministro degli esteri, ambasciatore che loro evidentemente considerano “allineato”. Ruggero è restio ma se glielo chiedesse D’Alema accetterebbe (D’Alema ha perso le elezioni, Berlusconi le ha vinte, ma è la parola del leader dell’opposizione che diventa determinante).
L’aneddoto viene raccontato a dimostrazione di una tesi (tra le righe): noi piaciamo agli americani, anche quelli lontani dalla sinistra come Kissinger, quindi siamo quelli bravi. Gli americani si fidano di noi, quindi siamo competenti. Gli americani diffidano di Berlusconi, quindi la destra non è brava. Ruggero, che è bravo (in quanto piace agli americani, che sono i bravi per eccellenza) si fa convincere da noi che abbiamo perso e non dalla destra che ha vinto. La destra non è che sia così poco brava da fare davvero i dispetti agli americani (infatti poi Berlusconi nomina Ruggero, anche se la sua durata è breve), ma non è abbastanza brava da rassicurarli come li rassicuriamo noi.
Immaginiamo che un politico europeo racconti che a elezioni perse è stato contattato da un diplomatico russo o cinese e che questi abbia imposto il ministro degli esteri del suo paese. Verrebbe giù il mondo. Se lo fanno gli USA non è un problema, anzi è quasi un vanto per chi ne è coinvolto.
Ecco uno dei pilastri del gioco truccato: l’avere di fatto accettato, dagli anni ’90 in poi, una riscrittura della costituzione. La costituzione materiale, che all’articolo 1 sembra dire: “La sovranità appartiene a Washington che la esercita senza limiti e nelle forme più impensabili (tipo anche in casa di un magnate anziché una sede istituzionale)”. Che non possiamo che essere un protettorato USA e lo vogliamo più degli americani. Gli USA credono in questo legame perché gli conviene, la classe dirigente italiana ci crede perché lo ritiene ineluttabile, persino giusto (la più grande democrazia, ci hanno salvato tre generazioni fa, ecc.). Per non tacere della riscrittura dell’articolo 11, ormai apertamente “ripudiato” nella corsa al riarmo e all’escalation bellica contro i nemici dell’occidente.
2. Lo “schema del puzzone” e l’infallibilità del potere
Parte del gioco truccato è lo “schema del puzzone”. Il sistema crea continuamente un nuovo puzzone, che riabilita tutto ciò che lo precede e al cui confronto il passato inaccettabile era apprezzabile, e contro il quale bisogna unirsi senza troppi distinguo. La foto mostrata gaudiosamente da Letta con Clinton, Bush e Obama dice non solo che il puzzone di un tempo — il Bush della guerra illegale in Iraq con 600mila civili morti — fa parte del Pantheon di Letta, ma anche che le nostre ex icone Obama e Clinton non disprezzano una foto con il nemico di quel tempo.
Oggi Mattarella fa l’elogio post-mortem di Bossi, uno che minacciava la secessione e paventava migliaia di uomini armati di fucili al Nord per concretizzarla. Marina Berlusconi fatta “Cavaliere del Lavoro”, la Minetti graziata… Ma parte del gioco truccato è il dogma di “infallibilità del Presidente della Repubblica”, massimo garante dello status quo e della nuova costituzione materiale.
3. Tracciare una strada nel deserto
Cosa fare di fronte a uno scenario così blindato e al contempo disastroso, che non sia soltanto aspettare che il sistema imploda sotto le sue contraddizioni e sotto le sue sconfitte strategiche?
- Spiazzare e uscire dai recinti: Serve iniziare a tracciare una strada nel deserto. Serve spiazzare, cogliere di sorpresa, smettere di essere prevedibili. E essere concreti.
- Disarmare e de-atlantizzare: La riconversione delle basi americane ad uso civile può diventare una battaglia generazionale. La messa in discussione dell’atlantismo, che secondo Luciano Canfora è una moderna forma di fascismo, non può più essere relegata a una nicchia minoritaria e identitaria, deve diventare senso comune, trasversale.
- Parlare all’esterno: Serve non tanto serrare i ranghi per riprendere l’astensionista “di sinistra” deluso, serve parlare ad altri mondi, suscitare interesse al di fuori del nostro contesto.
4. Informazione, potere mediatico e ruolo del pubblico
Serve anche mettere in crisi il sistema politico-mediatico e le sue posizioni di rendita.
- L’influenza dei media: Oggi un Bruno Vespa, che presiede il principale salotto TV italiano da oltre 30 anni, ha più potere di un ministro. I ministri devono sottoporsi al voto, lui no. Eppure da lì viene plasmato il senso comune del paese. È solo un esempio: un direttore di un quotidiano locale incide più di un assessore comunale. Che il progetto dell’ampliamento di Peretola, dopo 23 anni non sia stato ancora abbandonato — nonostante sentenze, alluvioni dell’area interessata, opposizione dei sindaci — è legato anche alle linee editoriali.
- Stop ai fondi pubblici ai giornali: Io ho firmato per l’abolizione dei soldi pubblici ai giornali e spero si arrivi al referendum. So che molti lo ritengono una battaglia populista, per me è una questione di democrazia. La distorsione democratica a cui contribuisce il 90% degli editori non deve essere finanziata coi soldi pubblici. La menzogna seriale, le rendite di posizione dei vari Angelucci, Elkann ecc. non possono essere più foraggiate.
- Ritorno del soggetto pubblico: Serve proporre una visione economico-politica diversa. Ad esempio immaginare che il soggetto pubblico possa tornare a essere protagonista, in particolare nei settori strategici. Abbiamo vissuto un tempo in cui si creavano corsie preferenziali finanziarie per imprenditori tipo Farinetti, che andavano ovunque in TV a spiegarci la via del successo, mentre Eataly perdeva milioni di euro in ogni punto vendita in Italia. Se invece un comune o un ente locale ha davvero una buona idea (ad esempio fare un tetto fotovoltaico sopra uno stadio a Campo di Marte, con una produzione di oltre un megawatt) pare inconcepibile l’investimento pubblico. Quella stessa banca che prestava i soldi a Eataly con i conti in rosso non pensa di poterli prestare a un ente locale su un investimento che ha tra i margini di ritorno più alti del mercato.
Conclusioni
C’è una commistione di potere politico, finanziario, editoriale e imprenditoriale che si tiene per mano e finché questa commistione non viene messa in crisi, quel cambiamento, quella sconfitta della destra (sconfitta vera e permanente come nel ’45, non effimera e illusoria come nel 2006), non può farsi strada.
Crisi è quando il vecchio muore e il nuovo non riesce a nascere.
Il nostro compito è quello di far nascere il nuovo. E se continuiamo a fare le stesse cose degli ultimi decenni, quel nuovo non nascerà mai.
