Accoglienza, inclusione, partecipazione /Moreno Biagioni

Sintesi dell’Intervento

  • Evento: Settignano Diritti a Sinistra
  • Data: 7 Luglio 2026
  • Relatore: Moreno Biagioni
  • Titolo dell’intervento: Accoglienza, inclusione, partecipazione

Punti chiave dell’intervento:

  1. La riqualificazione della politica istituzionale: Contro la narrazione comune della politica come “cosa sporca” da cui tenersi a distanza, l’intervento rivendica la necessità del rapporto con le istituzioni. Le riforme storiche degli anni ’70 (Statuto dei lavoratori, diritto di famiglia, sanità pubblica) dimostrano che i movimenti ottengono risultati duraturi quando riescono a incidere sulle leggi e sulle strutture dello Stato.
  2. La questione della partecipazione: Partendo dalla lezione della Scuola di Barbiana («politica come affrontare e risolvere i problemi tutti insieme»), si traccia la parabola della partecipazione popolare: centrale negli anni ’60-’70 (consigli di quartiere, assemblee), riemersa brevemente nella stagione dei Social Forum (Porto Alegre, Genova 2001, Firenze 2002) e poi progressivamente sacrificata a partire dagli anni ’90 nel nome del dogma della “governabilità”.
  3. La memoria e le lotte sull’immigrazione: Viene ripercorsa la stagione virtuosa degli anni ’80 (Consiglieri Stranieri aggiunti, Consulte dell’Immigrazione, uffici comunali con ruolo politico attivo) contrapposta alla svolta securitaria dei decenni successivi. Si evidenzia la continuità tra centro-sinistra e destra nella gestione dei flussi migratori (dalla legge Turco-Napolitano alla Bossi-Fini, fino ai CPR e all’esternalizzazione delle frontiere).
  4. Programma e pratiche per la vera sinistra: Un’alternativa politica reale deve rimettere al centro quattro pilastri non negoziabili:
    • Accoglienza e inclusione strutturale dei migranti.
    • Giustizia ambientale e stili di vita rinnovati.
    • Pacifismo radicale (“senza se e senza ma”).
    • Riduzione della sperequazione economica tra super-ricchi e nullatenenti.
  5. Il ruolo dell’Utopia: Citando Eduardo Galeano, l’intervento si conclude indicando la necessità di ricostruire la comunità dal basso e riappropriarsi dell’utopia: non come traguardo statico, ma come motore indispensabile per continuare a camminare e rifiutare la rassegnazione allo status quo.

Testo dell’Intervento

Moreno Biagioni — Accoglienza, inclusione, partecipazione

Settignano, 7 luglio 2026

Sono d’accordo con le proposte avanzate nel testo che introduce questo incontro. Vorrei soltanto sottolineare, al fine di portare avanti gli obiettivi lì indicati, l’importanza di una riqualificazione della politica istituzionale, che secondo una visione divenuta ormai senso comune viene individuata come affare riservato agli/alle addetti/e ai lavori, inquinabile con clientele e corruzione (la politica come “cosa sporca”, da cui tenersi lontani).

1. Il valore delle lotte e lo sbocco istituzionale

Abbiamo esempi del passato che dimostrano come le lotte e i movimenti abbiano portato, nel tempo, a risultati importanti proprio a livello politico/istituzionale e che quindi questo passaggio, del rapporto con le istituzioni, sia importante e irrinunciabile.

Le mobilitazioni del ’68 e del ’69 (che ricordo da “sessantottino” non pentito) portarono, nel decennio successivo, alle più importanti riforme che il nostro Paese abbia avuto:

  • Lo Statuto dei lavoratori;
  • La riforma del diritto di famiglia;
  • La riforma sanitaria (che ha prodotto, sulla carta, uno dei sistemi sanitari più avanzati del mondo).

Tutte conquiste oggi in parte cancellate, disattese o messe in crisi dalla mancanza di finanziamenti.

Allora dovremmo riporre al centro della nostra attenzione il ruolo ed il senso della politica, da intendere — così veniva affermato in Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana (un punto di riferimento per molti di noi “sessantottini”) — come la possibilità, e la capacità, di affrontare e risolvere, tutti/e insieme, attraverso il confronto tra posizioni diverse, i problemi che man mano si pongono.

2. La parabola della partecipazione: dalla governabilità ai Social Forum

Risulta centrale, a questo punto, la questione della partecipazione, che è stata fondamentale negli anni ’60 e ’70 per lo sviluppo delle lotte e dei movimenti. Ciò comportò anche un ampliamento degli strumenti partecipativi a disposizione delle istituzioni:

  • La realizzazione dei Consigli di Quartiere nelle medie e grandi città;
  • Le assemblee pubbliche per discutere bilanci, scelte urbanistiche, progetti sociali e ambientali;
  • Le Commissioni consiliari aperte ai contributi della società civile attiva (associazionismo e volontariato).

Tutto questo si è progressivamente ridotto, fino a scomparire completamente nell’arco degli anni ‘90, quando è invece divenuta centrale l’idea che bisognava, prima di tutto, garantire la governabilità — l’efficienza del governare —, a cui la partecipazione poteva essere d’intralcio.

Un ritorno alla partecipazione, ampia e diffusa, si è avuto nella stagione dei Social Forum sul finire del secolo scorso ed all’inizio dell’attuale (con le drammatiche giornate di Genova nel 2001 e l’esaltante esperienza del Social Forum Europeo del 2002 a Firenze). Il “bilancio partecipativo”, fiore all’occhiello dell’Amministrazione locale di Porto Alegre in Brasile, divenne un modello da imitare (anche se quasi nessuno riuscì a farlo davvero). Ma è stato un breve intervallo. Poi si è tornati alla normalità della separazione netta tra governanti e governati, ad ogni livello.

3. La memoria delle politiche dell’accoglienza e la deriva securitaria

Un campo d’intervento degli Enti Locali in cui vi è stato un deciso cambiamento di rotta con l’ingresso nel nuovo millennio è sicuramente quello dell’accoglienza e dell’inclusione dei/delle migranti.

A partire dalla fine degli anni ‘70, con l’aumento dei flussi migratori, si rilevarono numerose esperienze di impegno degli enti locali, spesso su sollecitazione della Rete Antirazzista e in contatto con le associazioni degli stranieri:

  • Anni ’80: la Carta d’intenti degli Amministratori Locali previde l’elezione dei “Consiglieri Stranieri aggiunti” (anche al Comune di Firenze fu creato un Consiglio degli Stranieri con diritto di parola in Consiglio Comunale).
  • Uffici Immigrati e Consulte: molti Comuni diedero vita ad Uffici Immigrati con un vero ruolo politico (non meri sportelli informativi), e l’ANCI Toscana promosse una Consulta Regionale dell’Immigrazione aperta a sindacati e volontariato.
  • Le grandi mobilitazioni: nel 1989, dopo l’uccisione di Jerry Masslo, a Roma scesero in piazza un milione di persone nella più grande manifestazione antirazzista d’Italia.

Oggi muoiono quotidianamente decine di persone nel Mediterraneo e ci siamo abituati a queste tragedie. C’è chi tenta ancora di salvare vite in mare nonostante gli ostacoli del Governo, ma risposte di piazza così ampie non si sono più viste.

Sul finire del secolo il tema della sicurezza e dell’ordine pubblico è diventato centrale a destra, ma purtroppo anche a sinistra. Invece di individuare nuovi canali d’ingresso e di regolarizzazione (come proposto dall’ASGI), è iniziata la caccia al “clandestino”, recluso nelle prigioni dei CPA e CPR. In questo, la legge Turco-Napolitano del centro-sinistra non si è differenziata granché dalla successiva Bossi-Fini della destra. Oggi l’Italia e l’Europa decidono persino di esternalizzare i CPR in Paesi terzi, arrivando a sdoganare concetti regressivi come la “remigrazione”.

4. Punti irrinunciabili per il programma della sinistra

Rinfrescare la memoria serve a denunciare gli errori da non ripetere e a ricordare che le pratiche positive, essendosi già verificate, sono nuovamente possibili.

I punti che devono assumere centralità immediata nelle pratiche di chi si definisce di sinistra sono:

  1. Accoglienza e inclusione strutturale dei/delle migranti.
  2. Urgenza ambientale, da affrontare con politiche e comportamenti individuali radicalmente rinnovati.
  3. Pace, da perseguire “senza se e senza ma”.
  4. Giustizia sociale, con interventi efficaci per ridurre il divario tra plurimiliardari e nullatenenti.

Conclusioni: Camminare verso l’Utopia

Vanno individuati nuovi spazi e nuove modalità per gestire il rapporto tra governanti e governati, ridando senso alla parola “comunità” e ripartendo dal basso per ricostruire una vita democratica fondata sulla Costituzione, unendo razionalità e sentimenti.

È necessario recuperare l’utopia come meta verso cui continuare ad avanzare. Come affermava lo scrittore Eduardo Galeano:

«L’utopia è all’orizzonte. Cammino due passi, lei si allontana di due passi. Cammino dieci passi e l’orizzonte si sposta dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare.»

Per incidere sulle istituzioni, per recuperare la politica come strumento in mano a tutte le persone, per camminare verso l’utopia!