MALEDETTI, VI AMERÒ!

(Sinistra, odi et amo …)

Il titolo di questa ennesima lamentazione sui dolori della sinistra, si rifà, come molti senz’altro ricordano, al noto film di Marco Tullio Giordana presentato a Cannes nel 1980, il cui protagonista vive un conflitto di sentimenti – di odio-amore, appunto – nei confronti dei suoi  compagni ex-sessantottini che si sono arresi al riflusso tradendo la giusta causa rivoluzionaria. Il titolo è un felice ossimoro che rende bene la lacerante contraddizione che, ancora oggi vivono coloro che si trovano a fare i conti con l’incapacità endemica della sinistra di  trovare  se stessa e  la sua ragion d’essere: quella di rappresentare una grande speranza per gli ultimi della terra e attualmente, una credibile, coerente alternativa alla marea nera che sta appestando l’Italia, l’Europa, il mondo.  

Amare e odiare, odiare e amare: questo è il problema!  Odiare chi si è adeguato, chi ha rinnegato di fatto i propri ideali e al tempo stesso vivere con tristezza, un incancellabile senso di appartenenza e di identificazione con una storia, con una comunità, con un pensiero a cui dobbiamo ciò che siamo. E quanto più sono stati  forti l’amore e la speranza investiti in un progetto di rinascita democratica, tanto più sarà forte l’odio per la delusione generata dal suo fallimento.

Ci è sfuggito di mano “il cavallo nero”, quello che credevamo di tenere saldamente in pugno. All’origine del “nero” c’è il “cuore di tenebra” dell’essere umano, ma anche il cuore ormai “rosé” di una sinistra logorata e stanca la quale, paradossalmente, in un tempo privo di senso, si ostina a comportarsi come se tutto avesse un senso e ad esercitare un “buon senso”più formale che sostanziale,  del tutto fuori luogo.  Con il risultato di legittimare a sua insaputa, azioni e dichiarazioni che dovrebbero farci sussultare sulla sedia e gridare allo scandalo contro la continua violazione dei diritti umani e contro il continuo tradimento della verità.

“Ogni cosa a suo tempo.” Comprendere il tempo è intelligenza politica. È il tempo che decide se il nostro “buon senso” è opportuno o anacronistico rispetto alla situazione che stiamo vivendo.  Il buon senso, più che come capacità di agire secondo la ragione, viene inteso – o frainteso – come pacatezza,  assenza di conflittualità, toni bassi ed educati. Ma c’è un tempo per il “politicamente corretto” e c’è un tempo per lanciare “il grido di dolore” della democrazia ferita: questo è il nostro tempo attuale.

Ancora e sempre, inesorabilmente, non riusciamo a vedere cosa ci sta di fronte, ciò che tracima dai vertici del potere mondiale, il vero volto, più o meno camuffato, “dell’eterno uguale.” E se a sinistra è giunta l’ora di smetterla con l’autolesionismo –  non privo di una punta di compiacimento – per essere giunti a questa drammatica  rarefazione della nostra storica visione del mondo, è anche vero che lo scatto necessario alla ripartenza sarà tanto più efficace quanto più sapremo, non solo alleggerirci della zavorra delle recriminazioni inutili, ma anche far tesoro dell’esperienza passata con il suo carico di errori e valori . Questo per non arrenderci,  per reagire e rischiare, ben sapendo che nessun rischio può essere paragonato a quello di ritrovarci Ignazio La Russa  Presidente della Repubblica!   

Anna Maria Guideri 19-07-2026