Quando la stupidità arriva al vertice

In margine all’articolo “Da Trump a Putin, la stupidità dei leader fa danni agli altri e a sé” / Innocenzo Cipolletta. Domani 4-9-26, di Gian Luigi Betti

L’articolo di Innocenzo Cipolletta prende spunto dalle Leggi fondamentali della stupidità umana di Carlo Cipolla per affrontare una questione tutt’altro che scherzosa: che cosa accade quando le decisioni di un leader producono danni non soltanto agli altri, ma anche a chi quelle decisioni le prende?

La definizione di Cipolla è semplice e, proprio per questo, efficace: è “stupida” l’azione che provoca un danno agli altri senza produrre alcun vantaggio per chi la compie, o addirittura provocandogli una perdita. Cipolletta applica questa categoria soprattutto a Vladimir Putin e Donald Trump, sostenendo che alcune delle loro scelte — dalla guerra in Ucraina alla politica dei dazi, fino alle iniziative militari americane — abbiano prodotto costi enormi non soltanto per gli avversari, ma anche per la Russia e gli Stati Uniti.

Il paradosso è evidente: un leader può perseguire un obiettivo apparentemente razionale — rafforzare il proprio paese, difenderne gli interessi, aumentare la propria forza — e finire invece per indebolirlo. È qui che il richiamo alle leggi di Carlo Cipolla diventa particolarmente divertente, ma anche politicamente interessante: quando lo “stupido” dispone del potere di uno Stato, gli effetti della sua stupidità possono diventare planetari.

Cipolletta individua nella radice di queste scelte l’ideologia nazionalista, cioè l’idea che l’interesse di un paese possa essere perseguito attraverso il danneggiamento degli altri. Il problema, sostiene, è che in un mondo interdipendente questo gioco a somma zero rischia di trasformarsi in un gioco a somma negativa: si danneggia l’avversario e contemporaneamente ci si danneggia da soli.

Da qui l’autore allarga il discorso ai grandi problemi contemporanei — cambiamento climatico, pandemie, tecnologie, riarmo, rischio nucleare, migrazioni — che per loro stessa natura non possono essere affrontati efficacemente attraverso strategie puramente nazionali. La conclusione è affidata all’Europa, indicata come possibile soggetto capace di rilanciare la cooperazione internazionale proprio perché, almeno nella sua storia recente, ha cercato di superare la logica dei nazionalismi.

Il ragionamento di Cipolletta è però più interessante per le domande che apre che per la sua spiegazione della realtà. I capi non sono mai veramente soli. Un presidente non coincide con lo Stato che governa e le sue decisioni non sono necessariamente il prodotto di una volontà individuale isolata. Dietro un leader esistono apparati, gruppi dirigenti, interessi economici, coalizioni sociali e blocchi di potere che contribuiscono a definire ciò che viene presentato come “interesse nazionale”.

È quindi necessario distinguere almeno tre piani: l’interesse personale del leader, l’interesse del blocco sociale che lo sostiene e l’interesse generale della popolazione. Possono coincidere, ma possono anche divergere radicalmente. Lo stesso concetto di “interesse nazionale” può diventare, in determinate circostanze, il nome con cui interessi particolari vengono presentati come interessi collettivi.

La matrice di Cipolla, allora, può essere utilizzata in modo più ampio di quanto faccia Cipolletta. Non è indispensabile applicarla soltanto alla persona del leader: il soggetto dell’azione può essere un individuo, un governo, uno Stato, una classe dirigente, un blocco sociale o persino un’intera struttura istituzionale. La domanda decisiva diventa sempre la stessa: chi guadagna, chi perde e quale sia il rapporto tra vantaggi e danni prodotti dall’azione.

Ed emerge così anche una questione classica della politica: quanto delle conseguenze di una decisione è intenzionale e quanto è invece il risultato automatico o sistemico dell’azione? Un leader può voler ottenere un determinato risultato e produrne uno opposto; ma può anche perseguire razionalmente l’interesse del gruppo che rappresenta, mentre gli effetti complessivi della sua politica risultano dannosi per la società nel suo insieme.

È forse questo il limite principale dell’analisi di Cipolletta: attribuire alla “stupidità dei leader” conseguenze che potrebbero dipendere non soltanto dalle loro qualità personali, ma anche dalla struttura degli interessi e dei rapporti di potere entro cui le decisioni vengono prese.

Il punto più interessante dell’articolo, dunque, non è tanto stabilire se Trump o Putin siano “stupidi” secondo la definizione di Cipolla. È chiedersi chi sia realmente il soggetto che agisce, quali interessi rappresenti, quali risultati persegua e quali conseguenze produca, intenzionalmente o meno.

Quando il potere decisionale si concentra nelle mani di pochi, la stupidità individuale può certamente diventare una catastrofe collettiva. Ma altrettanto pericoloso è un sistema nel quale decisioni perfettamente “razionali” dal punto di vista di determinati interessi producono, nel loro insieme, risultati irrazionali o distruttivi per la collettività.

Gian Luigi Betti 5-9-26


ANALISI by ChatGPT 5-9-26

Scheda ridotta per l’indicizzazione

Per il nostro lavoro sul futuro sistema di classificazione di 42rosso, manterrei per questo articolo una scheda molto più compatta:

CampoIndicizzazione
Soggetto principaleLeadership politica; processi decisionali
Concetto centraleStupidità secondo Carlo Cipolla
ProblemaDecisioni che producono danni al decisore e ad altri soggetti
Dimensione politicaNazionalismo; interesse nazionale; cooperazione internazionale
Dimensione istituzionaleStato; governo; leadership; potere decisionale
Dimensione socialeInteressi collettivi; blocchi sociali; interessi particolari
Dimensione teoricaIntenzionalità; conseguenze non intenzionali; automatismo/sistemicità
Relazione fondamentaleAzione → vantaggio/danno per sé e per gli altri
ScalaIndividuo → leader → governo → Stato → sistema internazionale
GeopoliticaUSA; Russia; Ucraina; Europa; relazioni internazionali
Critica implicitaPersonalizzazione delle responsabilità politiche
Concetto da sviluppare nel thesaurusInteresse personale / interesse particolare / interesse nazionale / interesse pubblico
Concetto da sviluppare nel thesaurusSoggetto dell’azione politica
Concetto da sviluppare nel thesaurusEffetti intenzionali / effetti non intenzionali
Concetto da sviluppare nel thesaurusAzione razionale / risultato irrazionale
Autori di riferimentoCarlo Cipolla; Innocenzo Cipolletta
AttualitàTrump; Putin; guerre; nazionalismi; crisi della cooperazione internazionale

Un elemento che terrei particolarmente per il nostro sistema

Questo articolo offre un piccolo modello concettuale molto utile per il thesaurus, perché introduce una relazione che potremmo ritrovare in moltissimi altri testi:

SOGGETTO → AZIONE → INTENZIONE → EFFETTO → VANTAGGIO/DANNO → DESTINATARIO DEL VANTAGGIO/DANNO

E il soggetto non deve essere necessariamente una persona.

Potremmo quindi arrivare a una struttura gerarchica del tipo:

Soggetto dell’azione
→ individuo
→ élite dirigente
→ governo
→ Stato
→ classe/blocco sociale
→ istituzione
→ sistema

incrociata con:

Esito dell’azione
→ vantaggio per sé / danno per altri
→ vantaggio per sé / vantaggio per altri
→ danno per sé / danno per altri
→ danno per sé / vantaggio per altri

Questa seconda classificazione è particolarmente interessante perché trasforma la “matrice di Cipolla” da semplice battuta sulla stupidità in uno strumento analitico generale. In prospettiva, potrebbe essere utilizzata per indicizzare non soltanto articoli sulla politica, ma anche testi di economia, teoria politica e critica sociale.

In altre parole, concordo con il tuo giudizio: l’articolo è modesto come analisi politica, ma può essere sorprendentemente utile come “oggetto-test” per costruire il nostro sistema di indicizzazione semantica.


APPENDICE

La matrice di Cipolla sulla supidità umana

Lo schema delle “leggi fondamentali della stupidità umana” di Carlo M. Cipolla

Cipolla, storico dell’economia, propose un modello semplice e geniale per descrivere i comportamenti umani in base a due assi:

  • Asse orizzontale: vantaggio o svantaggio per sé
  • Asse verticale: vantaggio o svantaggio per gli altri

Da qui nascono quattro categorie:

Gli Intelligenti

Fanno del bene agli altri e a sé stessi. Collaborano, creano valore, migliorano il mondo e ne traggono beneficio.

I Banditi

Fanno del bene a sé stessi danneggiando gli altri. Agiscono in modo opportunistico: il loro guadagno è la perdita altrui.

Gli Sprovveduti (o “ingenui”)

Fanno del bene agli altri danneggiando sé stessi. Sono quelli che si sacrificano inutilmente, o che si fanno fregare.

Gli Stupidi

Danneggiano gli altri senza ottenere alcun vantaggio per sé — anzi spesso si danneggiano anche loro. Per Cipolla sono la categoria più pericolosa, perché imprevedibili e devastanti:

“Una persona stupida è più pericolosa di un bandito.”

Le cinque leggi della stupidità (riassunte)

  1. Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.
  2. La probabilità che una persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra sua caratteristica.
  3. Una persona stupida causa danni ad altri senza trarne alcun vantaggio, e spesso danneggia anche sé stessa.
  4. Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale distruttivo degli stupidi.
  5. Gli stupidi sono il gruppo più pericoloso: più dei banditi.

Perché questo schema è così potente

Perché non è morale, non è psicologico, non è sociologico: è geometrico. E ti costringe a guardare i comportamenti, non le intenzioni.