La filosofia è morta, viva le scienze della cultura! di Antonio Lucci
Il saggio di Antonio Lucci indaga la trasformazione della filosofia contemporanea tedesca, sostenendo che una parte della ricerca teorica più innovativa si sia spostata dai dipartimenti filosofici tradizionali verso le scienze della cultura, le arti e gli studi interdisciplinari. Attraverso le figure di Peter Sloterdijk, Thomas Macho, Joseph Vogl e Boris Groys, l’autore illustra il potenziale di questo intreccio disciplinare, concentrandosi poi su Byung-Chul Han e sulla sua critica della comunicazione digitale.
L’analisi di Nello sciame. Visioni del digitale mette a fuoco quattro nuclei: la dissoluzione della comunità nella connessione digitale, la trasformazione del rispetto e del conflitto pubblico, la trasparenza come forma di controllo e la nascita di uno psicopotere fondato sulla previsione dei comportamenti. Lucci riconosce la capacità di Han di produrre immagini teoriche incisive, ma ne critica il metodo espositivo, giudicato troppo aforistico e profetico per sostenere adeguatamente le conclusioni proposte.
Il problema conclusivo riguarda il rapporto tra critica della società digitale e costruzione di una teoria: la potenza diagnostica delle immagini non può sostituire l’argomentazione, il confronto con le teorie esistenti e la ricerca di spiegazioni verificabili.
Titolo dell’articolo: Sloterdijk, Macho, Byung-Chul Han. La filosofia è morta, viva le scienze della cultura!
Autore: Antonio Lucci
Data di pubblicazione: 20 settembre 2026
Fonte: Sinistra in Rete (originariamente pubblicato su testate di teoria e critica culturale)
URL: https://www.sinistrainrete.info/teoria/5170-antonio-lucci-sloterdijk-macho-byung-chul-han.html
Ambito disciplinare: Filosofia contemporanea, Teoria dei media, Scienze della cultura (Kulturwissenschaften).
1. Sintesi dei Contenuti
L’articolo di Antonio Lucci propone una riflessione radicale sullo stato di salute della filosofia contemporanea, prendendo le mosse dal contesto accademico tedesco per allargarsi all’analisi di alcune delle figure intellettuali più influenti del panorama odierno: Peter Sloterdijk, Thomas Macho, Joseph Vogl, Boris Groys e Byung-Chul Han.
- La crisi della filosofia accademica e l’ascesa delle Kulturwissenschaften: Lucci osserva come nei dipartimenti di filosofia tradizionali in Germania la disciplina si sia “musealizzata” (ridotta a storia della filosofia) o impoverita nella sua versione analitica anglosassone. La vera linfa vitale della filosofia teoretica si è invece spostata nei dipartimenti di Scienze della Letteratura e della Cultura (Literatur- und Kulturwissenschaften) e nelle accademie d’arte (come la HfG di Karlsruhe), eredi dello spirito ibrido della Scuola di Francoforte.
- I protagonisti della Scuola di Karlsruhe: Vengono passati in rassegna i contributi di pensatori cruciali:
- Peter Sloterdijk: Rettore ed eclettico filosofo che spazia dall’antropologia neolitica alla psicoanalisi dello spazio intrauterino.
- Thomas Macho: Storico della cultura focalizzato su tanatologia, ingiustizia della vita e antropologia comparata.
- Joseph Vogl e Boris Groys: Esperti rispettivamente di zoologia politica/economia e di media/propaganda.
- La disamina critica su Byung-Chul Han: Il cuore della seconda parte dell’articolo è dedicato al pensatore coreano di lingua tedesca Byung-Chul Han, in particolare a partire dal suo testo Nello Sciame. Visioni del digitale. Lucci ne loda la dirompenza evocativa ma ne critica la struttura “aforistica” e la stringatezza argomentativa. Vengono analizzati tre concetti chiave di Han:
- Lo “sciame” digitale in contrapposizione alla folla dotata di spirito.
- La “società della trasparenza”, che riduce la verità alla mera calcolabilità dei big data.
- Lo “psicopotere” (psicopolitica), evoluzione digitale del biopotere foucaultiano volto alla gestione predittiva dei comportamenti umani.
2. Punti Chiave e Tesi Centrale
- Tesi centrale: La vitalità speculativa non risiede più nei rigidi confini dei dipartimenti filosofici accademici, ma nell’approccio transdisciplinare e ibrido delle Kulturwissenschaften.
- Il paradosso di Han: Pur offrendo diagnosi folgoranti e di grande attualità sul mondo digitale, la scrittura di Byung-Chul Han rischia di scivolare nella profezia apocalittica, rinunciando alla “fatica del concetto” e alla solida concatenazione argomentativa tipica della grande tradizione filosofica (contrapponendolo implicitamente a figure come Bernard Stiegler).
3. Valutazione Critica e Metodologica
- Stile dell’autore: Divulgativo ma rigoroso, caratterizzato da una solida padronanza del panorama filosofico di lingua tedesca e da un’attenta disamina sia contenutistica che morfologica/stilistica dei testi esaminati.
- Interesse formativo: L’articolo rappresenta un’eccellente mappa concettuale per orientarsi tra le correnti più innovative della filosofia post-continentale e della media theory contemporanea, stimolando una riflessione critica sui rischi della comunicazione digitale accelerata.
Quando la filosofia esce dai dipartimenti: cultura, tecnologia e nuove forme del potere
Che cosa accade alla filosofia quando rinuncia a interrogare criticamente il presente e si rifugia nella ricostruzione storica del proprio passato? Nel saggio Sloterdijk, Macho, Byung-Chul Han, Antonio Lucci affronta questa domanda attraverso una ricognizione della filosofia tedesca contemporanea e degli ambienti interdisciplinari nei quali si sviluppa una parte significativa della sua ricerca teorica.
Dalla Scuola di Francoforte alla Hochschule für Gestaltung di Karlsruhe, l’autore presenta un panorama di studiosi che attraversano filosofia, sociologia, psicoanalisi, letteratura, arte e scienze dei media. Peter Sloterdijk, Thomas Macho, Joseph Vogl e Boris Groys rappresentano, in questa prospettiva, modi diversi di superare le separazioni disciplinari. Al centro della parte conclusiva si colloca Byung-Chul Han, del quale Lucci esamina Nello sciame. Visioni del digitale.
La critica di Han investe la comunicazione digitale, l’isolamento degli individui connessi, la società della trasparenza e le nuove possibilità di controllo dei comportamenti. Lo smartphone, le piattaforme sociali e la circolazione accelerata delle informazioni diventano elementi di una trasformazione che coinvolge la soggettività, la comunità e l’esercizio del potere.
Lucci riconosce la forza evocativa di queste diagnosi, ma ne mette in evidenza anche i limiti: la brevità aforistica, l’insufficiente sviluppo delle argomentazioni e il rischio che la previsione apocalittica sostituisca la costruzione rigorosa di una teoria. Il confronto con Foucault, Lacan, Adorno e Bernard Stiegler permette di precisare la portata e le lacune della prospettiva haniana.
Il saggio propone così una questione che conserva particolare interesse: per comprendere le trasformazioni digitali non basta descriverne gli effetti più inquietanti. Occorre elaborare strumenti teorici capaci di collegare tecnologia, società, economia, cultura e potere, senza rinunciare né alla forza della critica né alla verifica delle argomentazioni.
