Fuga dal capitalismo di Clara E. Mattei

Fuga dal capitalismo affronta la presunta “neutralità scientifica” dell’economia mainstream, dimostrando come le dottrine economiche dominanti e i loro modelli matematici operino per spoliticizzare le scelte pubbliche e preservare l’«ordine del capitale». Recuperando la lezione dell’economia politica classica (Smith, Ricardo, Marx) e il pensiero di Antonio Gramsci, Clara Mattei mostra come istituzioni e concetti chiave della nostra società — crescita del PIL, austerità, disoccupazione e inflazione — non siano leggi di natura, ma dispositivi politici ed elastici intesi a mantenere la classe lavoratrice in una condizione di dipendenza dal lavoro salariato e di subordinazione al profitto privato.

Questa nuova edizione del 2026 arricchisce la disamina con l’analisi del nesso tra crisi climatica, imperialismo e struttura coloniale del Nord del mondo. Utilizzando l’assoggettamento economico della Palestina da parte di Israele come cartina di tornasole del saccheggio del Sud globale, il testo mappa le forme contemporanee di estrazione del valore e si chiude con una disamina delle alternative anticapitaliste e delle istituzioni contro-egemoniche in corso di costruzione a livello globale.

Scheda Bibliografica

  • Titolo: Fuga dal capitalismo.
  • Autrice: Clara E. Mattei
  • Editore: Fuoriscena (RCS MediaGroup S.p.A., Milano)
  • Data e edizione: Prima edizione, marzo 2026
  • Traduzione dall’inglese: Elena Cantoni
  • Codice ISBN: 979-12-225-0106-2
  • Nota sull’edizione: Il volume costituisce l’edizione rivista, aggiornata e ampliata del saggio L’economia è politica (pubblicato da Fuoriscena nel novembre 2023). Il nuovo titolo recepisce la traduzione internazionale Escape from Capitalism (Penguin Press / Allen Lane nel Regno Unito, Simon & Schuster negli Stati Uniti).
  • Profilo dell’autrice: Clara E. Mattei è professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Tulsa (Oklahoma) e presidente fondatrice del FREE (Forum for Real Economic Emancipation). Già docente alla New School for Social Research di New York e allieva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è autrice del saggio pluri-premiato The Capital Order (in Italia Operazione austerità, Einaudi, 2025).

Indice del Libro

  • Questo libro (Prefazione alla nuova edizione)
  • Introduzione. L’economia è un atto politico
    • Contro le menzogne, la lotta
  • Capitolo 1. L’ordine invisibile
    • Il sistema in cui viviamo
    • Preistoria del capitale
    • Il lavoro come merce e il concetto di classe
    • Presi per il Pil
    • È lavoro, cioè sfruttamento
    • Concorrenza e competizione
  • Capitolo 2. La logica dell’austerità
    • Una storia di coercizione
    • Gli arcangeli dell’economia pura
  • Capitolo 3. L’aritmetica crudele della disoccupazione
    • Una spaventosa verità
    • Inflazione: l’elefante nella stanza
  • Capitolo 4. L’Occidente contro tutti
    • Israele contro Palestina
    • La prospettiva di classe, oggi più che mai
  • Capitolo 5. Democrazia è anti-capitalismo
    • Capitalismo contro democrazia
    • «Da cittadino a produttore»
  • Note
  • Ringraziamenti

Analisi Dettagliata Capitolo per Capitolo

Questo libro (Prefazione alla nuova edizione)

L’autrice contestualizza la nascita della nuova edizione di Fuga dal capitalismo, spiegando come l’urgenza dell’analisi sia cresciuta a fronte dell’aggravarsi delle crisi sistemiche occidentali. Mattei evidenzia il sostegno esplicito o tacito ai genocidi in Palestina e Sudan, l’escalation del militarismo, la crisi ecologica e il vertiginoso aumento delle disuguaglianze (ricordando che nel 2026 i 12 miliardari più ricchi del mondo possiedono più risorsa finanziaria della metà più povera dell’umanità). Vengono introdotte due novità sostanziali di questa versione:

  1. Il Capitolo 4 (L’Occidente contro tutti), dedicato al nesso tra capitalismo, crisi climatica e dominazione neocoloniale.
  2. L’accento sulla prassi e sulle alternative concrete, maturate dall’autrice attraverso l’impegno nei movimenti sociali per la Palestina e la fondazione a Tulsa (Oklahoma) del FREE (Forum for Real Economic Emancipation), una struttura assembleare volta a costruire sapere critico e bilanci partecipativi.

Introduzione. L’economia è un atto politico

L’introduzione si apre con la ricostruzione della Conferenza finanziaria di Bruxelles del 1920, la prima riunione economica internazionale del Dopoguerra, durante la quale tecnocrati e banchieri codificarono la parola d’ordine «duro lavoro, vita dura, risparmio all’osso» per disciplinare la classe lavoratrice ed estinguere le spinte rivoluzionarie dei consigli di fabbrica e delle occupazioni delle terre (come il Biennio Rosso in Italia). Mattei mostra la perfetta continuità tra le formule tecnocratiche di un secolo fa e le decisioni contemporanee della Federal Reserve guidata da Jerome Powell, della segretaria al Tesoro Janet Yellen o le esternazioni dei miliardari del settore immobiliare. In entrambi i casi, l’aumento dei tassi di interesse e la disoccupazione vengono espressamente teorizzati e utilizzati come dispositivi per infliggere “sofferenza” e ripristinare il controllo sui lavoratori. L’autrice denuncia l’opera di rebranding che ha trasformato l’«economia politica» nella presunta «economia pura», decontestualizzando il conflitto di classe in favore di presunti equilibri matematici. A conclusione dell’introduzione, Mattei richiama l’eredità dei propri prozii partigiani Teresa Mattei (madre costituente che volle l’inserimento dell’espressione «di fatto» nell’articolo 3 della Costituzione italiana) e Gianfranco Mattei (martire antifascista), sottolineando la necessità di dotarsi di strumenti teorici forti per l’emancipazione collettiva.

Capitolo 1. L’ordine invisibile

Il primo capitolo definisce l’«ordine del capitale» come la struttura di potere invisibile che media ogni bisogno umano attraverso il denaro e la logica del profitto private. Mattei ne illustra le manifestazioni irrazionali: a New York coesistono 60.000 appartamenti vuoti e 128.000 senzatetto; a livello globale si spreca un terzo del cibo prodotto (sufficiente a sfamare 3 miliardi di persone) mentre oltre 800 milioni soffrono la fame.

Il capitolo si snoda attraverso una rigorosa decostruzione teorica e storica:

  • Definizione di capitalismo: Sistema fondato su lavoro salariato, proprietà privata dei mezzi di produzione e ricerca del profitto. L’autrice smentisce l’approccio astorico (Fukuyama) ricordando che il capitalismo esiste da meno di tre secoli (appena lo 0,1% della storia umana).
  • Preistoria del capitale: Il passaggio al capitalismo non è stato pacifico o naturale, ma è scaturito da atti storici di violenta espropriazione dei mezzi di sussistenza (il fenomeno delle enclosures o recinzioni delle terre comuni in Inghilterra e il genocidio e l’esproprio delle popolazioni indigene come i Cherokee negli USA).
  • Concetto di classe e lavoro come merce: A differenza del feudalesimo o dello schiavismo dove la coercizione era diretta e politica, la coercizione capitalista è impersonale: chi non vende la propria forza lavoro sul mercato in cambio di un salario semplicemente non può sopravvivere. L’appartenenza di classe non è definita dallo status di consumo (“classe media”), ma dal rapporto con i mezzi di produzione e dalla provenienza del reddito (capitale vs salario).
  • De-costruzione del PIL e teoria del plusvalore: Il Prodotto Interno Lordo viene criticato in quanto parametro che esalta la crescita monetaria occultando la concentrazione della ricchezza e la distruzione ambientale. Riprendendo Marx, Mattei evidenzia come il profitto derivi dall’estrazione di plusvalore — cioè da una quota di lavoro svolto dall’operaio che non viene pagata in busta paga — a cui si aggiunge il lavoro non retribuito di riproduzione sociale svolto prevalentemente dalle donne tra le mura domestiche.
  • Concorrenza reale e concentrazione del capitale: Rigettando il mito neoclassico della “concorrenza perfetta”, l’autrice descrive la competizione come una spietata “guerra dei prezzi” che costringe le imprese ad aumentare costantemente il tasso di sfruttamento sui lavoratori (tramite algoritmi di sorveglianza come in Amazon o salari da fame come in Walmart). Questa dinamica porta inevitabilmente alla concentrazione monopolistica e al predominio dei grandi conglomerati e degli asset manager finanziari (BlackRock, Vanguard, State Street).

Capitolo 2. La logica dell’austerità

Il secondo capitolo smonta la narrazione secondo cui l’austerità sarebbe una misura di “risanamento dei conti pubblici” intesa a ridurre il debito. Mattei dimostra che l’austerità fallisce sistematicamente i suoi obiettivi dichiarati, ma funziona perfettamente nel suo scopo reale e politico: rafforzare la struttura di classe, raddoppiando la dipendenza del lavoratore dal mercato del lavoro.

L’autrice identifica la “santa trinità” dell’austerità:

  1. Austerità fiscale: Tagli alla spesa sociale (sanità, istruzione, sussidi) mentre si espandono i trasferimenti pubblici alle imprese private, alla difesa e al settore militare, combinati con una tassazione regressiva che favorisce i renditieri e i grandi patrimoni a discapito dei lavoratori dipendenti.
  2. Austerità monetaria: Politiche di rialzo dei tassi di interesse promosse dalle banche centrali per rallentare artificialmente l’economia e produrre disoccupazione, comprimendo il potere contrattuale e le pretese salariali dei lavoratori.
  3. Austerità industriale: Privatizzazione delle risorse e dei servizi pubblici, smantellamento delle tutele del lavoro e precarizzazione dei contratti.

A livello storico, il capitolo ricostruisce l’emergere dell’austerità nel primo Dopoguerra e svela l’alleanza organica instauratasi in Italia tra i padri dell’«economia pura» (Maffeo Pantaleoni, Umberto Ricci, Luigi Einaudi, Alberto De’ Stefani) e il regime fascista di Mussolini. Gli economisti liberali e neoclassici sostennero apertamente la repressione fascista dei sindacati e la cancellazione delle riforme sociali del Biennio Rosso, vedendo nella dittatura lo strumento ideale per applicare i propri modelli matematici privi di conflitto di classe e ripristinare il tasso di profitto del capitale.

Capitolo 3. L’aritmetica crudele della disoccupazione

Il terzo capitolo affronta la disoccupazione e l’inflazione, confutando le tesi dell’economia mainstream che attribuiscono la mancanza di lavoro a presunte “rigidità” del mercato o a salari troppo alti pretesi dagli operai. Mattei spiega che la disoccupazione non è un malfunzionamento accidentale, ma una componente strutturale ed essenziale del capitalismo:

  • L’esercito industriale di riserva e la tecnologia: L’accumulazione di capitale spinge le aziende a investire in tecnologie che risparmiano forza lavoro. Sotto il capitalismo, le macchine e l’automazione (inclusa la recente intelligenza artificiale) non servono a ridurre l’orario di lavoro umano, ma a generare una popolazione superflua (“esercito di riserva”) che rende i lavoratori occupati continuamente ricattabili e sostitutivi.
  • La funzione politica del pieno impiego: Citando l’economista polacco Michał Kalecki, l’autrice sottolinea che la piena occupazione è avversata dalle élite perché eliminerebbe la paura del licenziamento come dispositivo disciplinante. Il concetto accademico di NAIRU (tasso naturale di disoccupazione) serve proprio a mascherare da “legge di natura” la necessità politica del capitalismo di mantenere una quota di disoccupati per stabilizzare i profitti.
  • L’inflazione e la curva di Phillips: La narrativa ufficiale incolpa l’aumento dei salari e i “troppi consumi” dei lavoratori per la crescita dei prezzi. Studi empirici critici mostrano invece che le recenti ondate inflattive sono il prodotto di un’«epidemia di profitti» (Sellers’ Inflation), ovvero decisioni aziendali unilaterali per aumentare i margini di guadagno. L’innalzamento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali viene quindi usato come una vera e propria guerra di classe per reprimere la recente ripresa delle lotte sindacali (come gli scioperi UAW del settore automobilistico negli USA).

Capitolo 4. L’Occidente contro tutti

Il quarto capitolo costituisce il principale ampliamento della nuova edizione e indaga l’architettura dell’imperialismo e della dipendenza neocoloniale:

  • La creazione del sottosviluppo: Mattei demolisce le teorie lineari dello sviluppo (Rostow), dimostrando con Frank e Amin che la ricchezza del Nord globale non è autonoma, ma è il risultato della creazione attiva di povertà nel Sud del mondo. Attraverso il FMI e la Banca Mondiale, i Paesi periferici (come Ghana, Argentina o Sri Lanka) vengono incastrati nella morsa del debito estero e costretti ad applicare piani d’austerità e privatizzazioni che ne prosciugano le risorse fisiche e finanziarie.
  • Laboratorio Palestina: L’autrice analizza nel dettaglio il rapporto tra Israele e i territori palestinesi come caso emblematico di assoggettamento e dipendenza neocoloniale. Attraverso l’esproprio storico delle terre (iniziato sotto il Mandato britannico), la distruzione dell’agricoltura e dell’industria locale, il Protocollo di Parigi del 1994, il controllo unilaterale delle entrate doganali e l’accaparramento militare delle risorse idriche (Mekorot) ed energetiche, Israele ha trasformato la popolazione palestinese in una riserva di forza lavoro iper-sfruttabile ed espropriabile. Mattei evidenzia inoltre come il complesso militare-industriale israeliano tragga profitto dalla monetizzazione delle proprie tecnologie di sorveglianza e controllo biometrico, vendendole in tutto il mondo come risorse “testate sul campo”.
  • La morsa globale del debito: Il capitolo conclude mostrando come l’estrazione di valore operi trasversalmente, arricchendo anche le élite locali del Sud del mondo (es. Brasile, Sudafrica) a spese delle popolazioni indigene, contadine e lavoratrici, mentre la crisi climatica colpisce in modo sproporzionato chi è stato storicamente espropriato.

Capitolo 5. Democrazia è anti-capitalismo

L’ultimo capitolo teorizza l’incompatibilità di fondo tra il sistema economico capitalistico e una democrazia reale:

  • La finzione della democrazia liberale: Mattei evidenzia come la democrazia elettorale conceda una libertà politica formale mantenendo una profonda coercizione ed esclusione sul piano economico. Riprendendo Ralph Miliband, il testo dimostra come tutti i partiti di governo (inclusi quelli storicamente progressisti) finiscano per accettare le presunte “necessità stabili” dell’accumulazione di capitale, riducendo la politica a una gara su come gestire il medesimo ordine socioeconomico.
  • Convergenze autoritarie: Il capitolo ripercorre i momenti in cui l’establishment liberale ha sostenuto regimi dittatoriali pur di preservare il mercato e stroncare le alternative popolari: dal fascismo di Mussolini, alla dittatura di Pinochet in Cile guidata dagli economisti “Chicago Boys”, fino alla terapia shock e all’attacco al parlamento di Eltsin nella Russia del 1993 guidato dagli “Harvard Boys”.
  • La blindatura tecnocratica: L’autrice spiega come l’«indipendenza delle banche centrali» (BCE, Federal Reserve) e i vincoli costituzionali come il pareggio di bilancio siano espressioni antidemocratiche concepite per sottrarre la gestione della ricchezza alla decisione dei cittadini.
  • Vie di fuga e prassi anticapitalista: Recuperando il concetto di Zino Zini e Antonio Gramsci del passaggio «da cittadino a produttore», il libro si chiude con una rassegna di esperienze di emancipazione contro-egemonica quotidiana: il FREE a Tulsa, il movimento dei contadini Senza Terra (MST) e dei Senza Tetto (MTST) in Brasile, le fabbriche recuperate dai lavoratori, le riforme dell’edilizia sociale a Città del Messico e le rivolte giovanili contro le tasse del FMI in Kenya. Mattei conclude ribadendo che la vera libertà non è quella astratta del mercato, ma la libertà economica: l’affrancamento dallo sfruttamento e la restituzione della produzione al servizio del benessere umano collettivo.

Nel testo di Clara E. Mattei, le citazioni e i riferimenti ai classici dell’economia (e ai teorici della politica economica) svolgono un ruolo fondamentale: servono a mostrare come l’economia sia sempre stata una materia di scontro ideologico e di classe, smentendo la presunta neutralità della “scienza economica pura”.

Di seguito viene sintetizzato il quadro delle citazioni e dei riferimenti teorici originali presenti nel libro, suddivisi per correnti e nuclei tematici:


1. I Classici dell’Economia Politica e il Conflitto di Classe

  • Adam Smith e David Ricardo: Mattei sottolinea come Smith e Ricardo, fondatori dell’economia politica classica, analizzassero il capitalismo attraverso la lente della classe e del conflitto di classe, individuando nei lavoratori la classe produttiva chiave in contrapposizione a latifondisti e renditieri.
    • Il concetto smithiano della «mano invisibile» viene richiamato per mostrare come, di fronte alla prova della Prima Guerra Mondiale, l’illusione che il mercato e il profitto privato bastassero a garantire l’interesse pubblico sia crollata, costringendo lo Stato a intervenire direttamente.
    • Viene inoltre citato il filosofo settecentesco Richard Price (1723-1791), il quale commentava come la ricchezza generata dal capitale (The Wealth of Nations) fosse possibile solo attraverso la costrizione, lo sfruttamento e l’impoverimento delle masse contadine cacciate dalle terre.
  • Karl Marx: È il punto di riferimento critico costante del testo. Mattei ne estrae passaggi chiave su diversi snodi:
    • L’accumulazione originaria e la violenza storica: “Il movimento storico che trasforma i produttori in operai salariati si presenta… come loro liberazione dalla servitù… Ma d’altro lato questi neoaffrancati diventano venditori di se stessi soltanto dopo essere stati spogliati di tutti i loro mezzi di produzione… E la storia di questa espropriazione è scritta negli annali dell’umanità a sangue e fuoco” (Il capitale, Libro I, cap. XXIV).
    • L’esercito industriale di riserva e la disoccupazione strutturale: “È invece l’accumulazione capitalistica che costantemente produce, precisamente in proporzione della propria energia e del proprio volume, una popolazione operaia relativa [i disoccupati], cioè eccedente i bisogni medi di valorizzazione del capitale, e quindi superflua ossia addizionale” (Il capitale, Libro I, cap. XXIII). La pressione dei disoccupati serve a mantenere disciplinati i lavoratori occupati.
    • Rivoluzione continua dei mezzi di produzione: “La borghesia non può esistere senza rivoluzionare costantemente gli strumenti di produzione, e quindi i rapporti di produzione, e con essi tutti i rapporti della società” (Manifesto del Partito comunista, cap. I).
    • Distruzione della natura e del lavoro (la frattura ecologica): “La produzione capitalistica sviluppa l’innovazione tecnologica… ma solo con la lenta consunzione o con l’esaurimento, al contempo, delle fonti da cui sgorga ogni ricchezza: la terra e il lavoratore” (Il capitale, Libro I, cap. IV).

2. I Teorici della Piena Occupazione, della Prassi e della Critica Eterodossa

  • Michał Kalecki: Nel suo saggio fondamentale del 1943 (Aspetti politici del pieno impiego), Kalecki dimostra che, sotto il capitalismo, l’eliminazione della disoccupazione non è un problema tecnico, ma un’impossibilità politica: “In un regime di occupazione piena e permanente, il licenziamento cesserebbe di svolgere il suo ruolo di misura disciplinare […] [con la conseguente creazione di] tensione politica”. La disoccupazione è quindi indispensabile per mantenere il ricatto salariale e la rassegnazione dei lavoratori.
  • John Maynard Keynes: Citato sia per la sua consapevolezza del pericolo che l’inflazione rappresenta per la stabilità del contratto capitalistico (“colpirà l’intera base del contratto, della sicurezza e del sistema capitalistico in generale”, 1920), sia per la sua celebre battuta contro l’astrazione degli economisti ortodossi del suo tempo, definiti come “geometri euclidei in un mondo non euclideo” (Teoria generale, 1936).
  • Antonio Gramsci e Zino Zini:
    • Gramsci: Richiamato per il ruolo dell’intellettuale “organico alla lotta di classe” e per il concetto di prassi — il potenziamento reciproco tra teoria e azione collettiva appreso nei consigli di fabbrica di Torino come scuole di democrazia diretta.
    • Zino Zini: Autore del saggio Da cittadino a produttore (pubblicato su «L’Ordine Nuovo» nel 1920), in cui denunciava come nella democrazia borghese il cittadino sia “teoricamente sovrano, di fatto non è tale che il giorno delle elezioni, tutto il resto del tempo è un soggetto subordinato a leggi e a regolamenti, redatti e promulgati al di fuori del suo effettivo concorso”. La vera democrazia richiede la libertà economica e il passaggio da cittadino elettore a produttore autogestito.
  • John Kenneth Galbraith e Anwar Shaikh:
    • Galbraith: Svela la funzione servente dell’economia neoclassica nei confronti del potere: “La credenza economica moderna si può comprendere solo come serva, in misura sostanziale, della società che la coltiva…”.
    • Anwar Shaikh: Demolisce il mito neoclassico della “concorrenza perfetta”, definendolo un “balletto di fate” che nasconde la vera “guerra dei prezzi” della concorrenza reale.

3. Gli “Arcangeli dell’Economia Pura” e l’Alleanza col Fascismo

Mattei riporta le citazioni originali degli economisti neoclassici italiani degli anni ’20 (Pantaleoni, Einaudi, Ricci, De’ Stefani) per mostrare come il linguaggio matematico dell'”economia pura” nascondesse un violento classismo antipopolare:

  • Maffeo Pantaleoni (Principii di economia pura, 1889):
    • Accusava gli operai e l’inflazione di degradare i costumi moralizzatori: la classe operaia e i contadini “vivono come porci nelle loro case per sciupare all’osteria in vino gran parte del loro reddito” e “Si resta disgustosamente colpiti dalle masse di operai e di operaie che si vedono ubriache in tutte le grandi città”.
    • Teorizzava un Darwinismo sociale in cui i ricchi sono gli unici virtuosi (Homo oeconomicus) e le classi a basso reddito sono “notevolmente deficienti per qualità in confronto delle altre, in modo che questa deficienza è causa del minor reddito…”.
    • Sosteneva apertamente che “Dove il socialismo è potente, dove la democrazia è forte, le finanze pubbliche andranno in malora”.
  • Luigi Einaudi:
    • Imputava l’inflazione al “consumo sregolato” degli operai (“aumenti cospicui nei consumi non necessari di bevande alcoliche, di dolci, cioccolata e biscotti”) e invitava la stampa a predicare “astinenza e penitenza agli arricchiti, ai contadini e agli operai…”.
    • In risposta a Marx, difendeva l’interesse del capitale affermando che “Senza capitale, il lavoro produce zero” (1920).
    • Sulle colonne dell’«Economist» e del «Corriere della Sera» elogiò Mussolini come “un uomo al comando che sappia dire No a ogni richiesta di nuova spesa” e celebrò la sconfitta dei comunisti ad opera dei fasci.
  • Umberto Ricci:
    • Definiva la presunta scientificità pura dell’economia contrapponendola al socialismo: “il socialista e il protezionista stanno all’economista come l’astrologo all’astronomo, l’alchimista al chimico, il fattucchiere al medico”.
    • Difendeva la “teoria dell’astinenza”, sostenendo che il profitto deriva dalla virtù del risparmio, dote rara tra i profani.
  • Alberto De’ Stefani:
    • Negava lo sfruttamento teorizzato da Marx, sostenendo che “Il capitalismo è il fenomeno di una classe che vive della produttività specifica del capitale… e non da una sottrazione a spese dei lavoratori”.

4. La Tecnocrazia Contemporanea e la Disciplina del Lavoro

Per dimostrare la continuità tra la tecnocrazia di un secolo fa e quella odierna, Mattei cita direttamente le esplicite ammissioni dei responsabili delle istituzioni finanziarie contemporanee:

  • Janet Yellen (Memorandum interno della Federal Reserve del 1996 ad Alan Greenspan): Sosteneva apertamente che la disoccupazione “funge da dispositivo disciplinante dei lavoratori perché la prospettiva dei costi di un periodo di disoccupazione genera abbastanza paura di perdere il posto da motivare [i lavoratori] a svolgere come si deve le loro mansioni senza bisogno di una supervisione costante…”.
  • Jerome Powell (Presidente della Federal Reserve, 2022): Dichiara che gli aumenti dei tassi di interesse servono a ridurre la pressione sui salari e che questo “causerà un certo grado di sofferenze” ai lavoratori.
  • Tim Gurner (Miliardario immobiliare australiano, 2023): Esprime in modo grezzo la logica del sistema: “Bisogna che il tasso di disoccupazione schizzi al 40, al 50 percento. Bisogna vedere sofferenza nell’economia. Dobbiamo rammentare alla gente che sono i lavoratori a essere al servizio dell’imprenditore e non viceversa…”.

Sintesi dell’operazione dell’autrice: Clara Mattei utilizza queste citazioni originali per smantellare il “mito della scienza pura”, dimostrando che l’economia ortodossa è sempre stata la razionalizzazione teorica di un progetto politico: preservare l’«ordine del capitale» e garantire la subordinazione del lavoro salariato al profitto.


Recensioni

Fuggire dal capitalismo con Clara E. Mattei di Alessandro Scassellati Sinistrainrete il 10 ottobre 2026 LEGGI TESTO