Imperialismo in un mondo pieno: neomercantilismo e ritorno del gioco a somma zero /a.Garzón MR2026-7/8

di Alberto Garzón

Imperialism in a Full World: Neomercantilism and the Return of the Zero-Sum Game – Monthly Review

Il report contiene :
ABSTRACT BREVE
TRADUZIONE DEL TESTO INGLESE
ANALISI COMPLETA by CHATGPT

Abstract breve

Garzón interpreta il ritorno del neomercantilismo come conseguenza della crisi ecologica e dei limiti biofisici. Il capitalismo fossile rese temporaneamente plausibile un’economia mondiale a somma positiva, ma la competizione per risorse finite riporta al centro imperialismo, controllo delle materie prime e conflitto geopolitico. L’alternativa proposta è ecosocialista.


Traduzione di Imperialism in a Full World: Neomercantilism and the Return of the Zero-Sum Game

Nel settembre 2010, un peschereccio cinese fu fermato dalla Guardia Costiera giapponese vicino alle isole Senkaku, contese tra loro. La risposta non ufficiale della Cina fu quella di bloccare le esportazioni di terre rare verso il Giappone, un paese la cui intera industria elettronica dipendeva da queste risorse. La disputa fu breve: il Giappone rilasciò il capitano e la Cina non riconobbe mai formalmente l’embargo. Ma quell’episodio divenne uno spartiacque geopolitico, mettendo a nudo l’enorme dipendenza del mondo sviluppato dal monopolio di un singolo paese sui minerali indispensabili per le transizioni energetica e digitale. L’interdipendenza, un tempo lodata come virtù della globalizzazione, era diventata un’arma e una vulnerabilità .

Questo episodio è stato il sintomo di una trasformazione strutturale che sta rimodellando l’ordine mondiale: il ritorno della geopolitica a somma zero in un’era di crisi ecologica planetaria. Il linguaggio del libero scambio, che per decenni ha promesso prosperità reciproca, viene soppiantato dal linguaggio della sicurezza nazionale, del controllo delle risorse e della guerra economica. Guerre tariffarie, divieti di esportazione di minerali critici, ingenti sussidi industriali – l’Inflation Reduction Act, il Green Deal europeo e il Made in China 2025 – sono la nuova normalità dell’economia mondiale. Segnalano che le fondamenta materiali su cui si è costruito l’immaginario a somma positiva del capitalismo neoliberista globale si sono esaurite.

La visione del commercio internazionale come un gioco a somma positiva – una visione che ha dominato il pensiero economico da David Ricardo all’Organizzazione Mondiale del Commercio – è stata possibile solo in condizioni storicamente specifiche: abbondanza di energia fossile, espropriazione coloniale delle risorse e sistematica esternalizzazione dei costi ecologici alla periferia. Con l’erosione di queste condizioni, la logica a somma zero del primo mercantilismo ritorna, non come un anacronismo, come hanno sostenuto alcuni pensatori liberali, ma come una risposta razionale a quello che l’economista ecologico Herman Daly ha definito un “mondo pieno”.² Il neomercantilismo del XXI secolo, lungi dall’essere un allontanamento dall’imperialismo, ne è la forma attuale. Ciò che segue ripercorre la genealogia intellettuale e materiale di questa trasformazione, dai dibattiti mercantilisti dell’Inghilterra del XVII secolo alla corsa ai minerali critici del XXI, per dimostrare che la crisi attuale non è una rottura, ma un ritorno.

Due ontologie della ricchezza

La storiografia del mercantilismo ha a lungo sofferto della caricatura tracciata da Adam Smith, che lo ritrasse come una dottrina confusa che scambiava il denaro per ricchezza. In realtà, il pensiero mercantilista non era né una scuola unitaria né un semplice insieme di errori. Era un insieme eterogeneo di pratiche e discorsi impiegati dagli stati-nazione emergenti nel corso di tre secoli, uniti da una preoccupazione comune: come assicurarsi il potere attraverso la ricchezza e la ricchezza attraverso il potere. 3

All’interno di questa eterogeneità, lo storico dell’economia Steve Pincus ha individuato una biforcazione di duraturo impatto.⁴ Concentrando la sua analisi sull’Inghilterra del XVII secolo, Pincus interpreta la Gloriosa Rivoluzione del 1688 come il momento in cui si cristallizzò un dibattito di lunga data all’interno del pensiero mercantilista: un dibattito tra coloro che concepivano il commercio come un gioco a somma zero ancorato alla ricchezza terriera e coloro che credevano che una crescita economica sostanziale, creata dal lavoro umano, fosse sia possibile che auspicabile. Sebbene vi fosse un ampio consenso sulla necessità dell’intervento statale, persistevano profondi disaccordi sui mezzi con cui l’Inghilterra avrebbe potuto arricchirsi, e queste divisioni si allinearono sempre più lungo linee partitiche, in particolare tra i Tories e i Whigs.

Da un lato si ergeva una tradizione conservatrice, associata all’ideologia Tory, che concepiva la ricchezza come fondamentalmente finita. Poiché la terra e le materie prime da essa derivate rappresentavano la misura ultima della ricchezza, e poiché queste erano limitate per natura, la prosperità di una nazione poteva avvenire solo a spese di un’altra. Oro e argento erano considerati la forma di ricchezza più desiderabile, anzi l’unica. Il commercio era quindi un gioco a somma zero, e il ruolo dello Stato era quello di accumulare risorse attraverso monopoli, espansione territoriale e forza militare. Pincus rintraccia concretamente questa visione nella politica imperiale perseguita sotto il re Giacomo II, il cui principale consigliere, Josiah Child, concepiva la ricchezza come territoriale e finita, e vedeva il commercio estero come una feroce competizione internazionale per risorse limitate.

Questo approccio non era mera ideologia: era una descrizione ragionevolmente accurata dei vincoli materiali che le società agrarie si trovavano ad affrontare, ciò che oggi chiamiamo “trappola malthusiana”. E.A. Wrigley ha fornito la dimostrazione più rigorosa di questo punto. 5 Le economie preindustriali erano economie organiche, vincolate dal ciclo annuale della fotosintesi. La maggior parte dell’energia utilizzata dagli esseri umani si basava in ultima analisi sulla forza muscolare, che a sua volta dipendeva dalla disponibilità di cibo e dalla capacità produttiva di una superficie terrestre finita. In un mondo del genere, l’intuizione dei Tory secondo cui la ricchezza era in definitiva limitata era più un’osservazione empirica che un errore teorico. Ricchezza, potere e territorio erano indissolubilmente legati e la lotta per le risorse era, per necessità materiale, vicina a un gioco a somma zero.

Dall’altro lato, si formò gradualmente una distinta tradizione Whig, che sosteneva che la ricchezza potesse essere generata attraverso il lavoro umano e l’industria. A partire dai primi anni del XVII secolo, la rete coloniale transatlantica inglese forniva già un notevole impulso economico, in particolare attraverso i mercati in espansione creati per i manifatturieri inglesi. Questo collegamento coloniale permise all’Inghilterra di attenuare i vincoli “malthusiani” accedendo a manodopera e terre d’oltremare. Allo stesso tempo, il contrasto tra la Spagna – ricca di argento coloniale ma economicamente stagnante – e le Province Unite e Venezia, povere di risorse ma prospere grazie alla manifattura, sembrava dimostrare che l’industria umana, piuttosto che la sola natura, potesse essere la fonte primaria di ricchezza. Pertanto, i prodotti manifatturieri, piuttosto che la terra, vennero considerati la fonte primaria di ricchezza e potere, implicando la possibilità di una crescita economica praticamente illimitata.⁶

L’implicazione più profonda era che, se l’industria fosse stata in grado di creare valore al di là di quanto fornito dalla sola terra, allora il commercio non sarebbe stato necessariamente un gioco a somma zero. Il trionfo di questa ontologia whig fu in seguito consolidato nell’economia politica classica, basata sull’argomentazione di John Locke secondo cui la maggior parte della ricchezza era creata dal lavoro piuttosto che dalla natura. Sebbene gli autori classici continuassero a riconoscere alcuni vincoli naturali (in particolare John Stuart Mill, Thomas Robert Malthus e Ricardo), questa intuizione rimase centrale nella tradizione. 7 In questo quadro, la produzione manifatturiera acquisì un ruolo distintivo grazie alla sua associazione con i rendimenti di scala crescenti: vale a dire, raddoppiare gli input, come il capitale o il lavoro, poteva produrre un aumento della produzione più che proporzionale. Ciò trasformò la produzione manifatturiera in una fonte di ricchezza apparentemente autonoma, nonostante la sua dipendenza intrinseca dall’estrazione di risorse naturali da altrove. Di conseguenza, divenne la pietra angolare del pensiero sullo sviluppo e il precursore intellettuale della più ampia tradizione sviluppista. 8

Eppure questo cambiamento non fu semplicemente una scelta filosofica, ma fu reso plausibile da una trasformazione materiale. Come ha sostenuto Wrigley, la Rivoluzione Industriale fu fondamentalmente una transizione dall’economia organica a un’economia basata sui combustibili fossili, che attingeva a millenni di energia solare immagazzinata. Ciò che storicamente invalidò la previsione “malthusiana” non fu un errore teorico, ma un evento che non poteva essere previsto all’inizio della Rivoluzione Industriale: l’accesso massiccio alle riserve di energia fossile accumulate nel corso di ere geologiche. La Rivoluzione Industriale sembrò rompere il vincolo delle risorse attraverso una doppia sostituzione: dai materiali organici ai materiali minerali e dai flussi di energia solare alle riserve di energia fossile.⁹ Nel 1800 , la Gran Bretagna consumava così tanto carbone che per sostituirlo con il legno sarebbe stato necessario oltre un terzo dell’intera superficie inglese per il legname; nel 1827, più del 150% .¹⁰

Kenneth Pomeranz ha dimostrato, attraverso un meticoloso confronto tra l’Inghilterra e il delta del fiume Yangtze, che senza il carbone e le “terra fantasma” coloniali – terreni fisicamente al di fuori di un paese ma che contribuiscono alla sua economia come se ne facessero parte – la Gran Bretagna sarebbe rimasta intrappolata negli stessi vincoli ecologici della Cina entro il 1800.<sup> 11 </sup> Di conseguenza, la promessa whig di crescita infinita era garantita dall’energia fossile e dallo sfruttamento delle risorse coloniali, condizioni che l’economia classica e neoclassica avrebbe successivamente dato per scontate e che il ventunesimo secolo non può più dare per scontate.

Questa ricostruzione storica suggerisce che l’apparente passaggio da una concezione della ricchezza a somma zero a una a somma positiva non fu semplicemente un progresso teorico, bensì l’espressione di una configurazione materiale temporanea. La domanda, quindi, è come questa configurazione si sia naturalizzata nella teoria economica e cosa accada quando le sue fondamenta materiali vengono meno.

L’assunto dei fossili e l’illusione della somma positiva

Il consolidamento di questa ontologia whig nella teoria economica formale assunse la sua forma più influente nella teoria del vantaggio comparato di Ricardo, formulata nel 1817: la mossa teorica decisiva che trasformò il mercantilismo a somma zero della tradizione Tory nel liberalismo a somma positiva che avrebbe dominato i due secoli successivi.<sup> 12</sup> Anche le nazioni meno sviluppate, sosteneva Ricardo, potevano trarre vantaggio dal commercio se si specializzavano in beni in cui detenevano un vantaggio di efficienza relativa. Il commercio cessò così di essere un campo di battaglia e venne inteso come un gioco cooperativo. In questo quadro, la distinzione tra diversi tipi di attività economica scomparve, nonostante fosse stata un presupposto fondamentale della tradizione mercantilista e, successivamente, del pensiero dello sviluppo.

Non è un caso che questa teoria ricardiana sia emersa proprio quando la Gran Bretagna aveva consolidato una superiorità industriale senza precedenti storici, fondata su tre pilastri interconnessi: il vantaggio tecnologico conferito dalla Rivoluzione Industriale e dallo sfruttamento massiccio dei combustibili fossili; la supremazia marittima garantita dalla Royal Navy; e il controllo sulle reti commerciali globali che strutturavano la nuova economia mondiale. 13 Entro il 1815, la Gran Bretagna non aveva più bisogno di protezione economica per le sue industrie. In tale contesto, le precedenti istituzioni mercantilistiche non erano più necessarie e l’Impero britannico iniziò a smantellarle: il monopolio commerciale indiano fu abolito nel 1813 e quello cinese nel 1833, mentre alla fine degli anni Quaranta dell’Ottocento furono abrogati gli Atti di Navigazione e le Leggi sul Grano, aprendo la strada all’era del libero scambio. 14

La storiografia critica dell’Impero britannico ha da tempo messo in luce il lato coercitivo di quest’ordine liberale. John Gallagher e Ronald Robinson, nel loro saggio fondamentale del 1953, dimostrarono che la violenza dell’Impero non scomparve con l’abolizione dei monopoli coloniali, ma si riconfigurò: aperture forzate dei mercati, controllo finanziario, trattati ineguali e dipendenza commerciale sostituirono le vecchie compagnie commerciali.<sup> 15</sup> Le guerre dell’oppio contro la Cina (1839-1842 e 1856-1860), la distruzione dell’industria tessile indiana e l’imposizione di trattati di “libero scambio” a Brasile, Persia, Siam e Impero ottomano dimostrarono che il commercio liberale operava tanto con la forza quanto con la persuasione. Come ha sostenuto John Bellamy Foster, non ha senso fare una distinzione tra imperialismo formale e informale; il punto cruciale è che l’imperialismo è stato intrinseco al capitalismo fin dall’inizio e che gli stati imperiali – con le grandi imprese alle spalle – hanno esercitato un controllo informale ogni volta che era possibile e un controllo formale quando necessario. 16

Tuttavia, l’intero quadro del commercio come somma positiva si basava su quello che potremmo definire un presupposto fossile non esplicito : la presunzione che l’energia e i materiali fossero così abbondanti da essere effettivamente illimitati. La Gran Bretagna poteva ottenere tutte le materie prime necessarie per la produzione interna perché aveva costruito un’enorme rete coloniale, formale e informale, in tutto il mondo. Altri paesi non godevano di tali vantaggi. In realtà, non tutti seguirono i principi del libero scambio: Stati Uniti, Giappone e Germania perseguirono strategie neomercantiliste che si dimostrarono efficaci nello sviluppo delle loro economie durante la Seconda Rivoluzione Industriale. 17 Quando queste potenze emergenti iniziarono a competere per le risorse alla fine del XIX secolo, le rivalità diedero origine a quello che i marxisti classici definirono “Nuovo Imperialismo”. In entrambi i casi – libero scambio e neomercantilismo – si riteneva che il potere economico derivasse dallo sviluppo del settore manifatturiero, che a sua volta dipendeva dalla capacità di espropriare materie prime da altri territori.

Eppure i rendimenti di scala crescenti di cui sembra godere il settore manifatturiero – sistematizzati da Nicholas Kaldor nelle sue celebri leggi della crescita ed estesi al commercio internazionale dal modello di crescita vincolato dalla bilancia dei pagamenti di Anthony Thirlwall – non sono una proprietà intrinseca dell’industria umana.<sup> 18 </sup> Sono un fenomeno storicamente contingente, reso possibile dall’incorporazione su larga scala dei combustibili fossili nel processo produttivo, e quindi legato a qualcosa di finito. L’intero settore manifatturiero si basa sull’appropriazione di materie prime come input, indipendentemente dal fatto che queste siano ottenute attraverso meccanismi di mercato o mezzi militari. Ciò collega il livello di sviluppo economico alla capacità di catturare energia e risorse naturali da altrove – una connessione che è alla base di uno scambio ecologico ineguale. Come ha sostenuto Alf Hornborg, la comune negligenza di questo punto porta a un feticismo della macchina: l’attribuzione alla tecnologia di poteri produttivi che in realtà derivano da flussi asimmetrici di risorse.<sup> 19</sup>

Le implicazioni per l’immaginario dello sviluppo sono di vasta portata. Se l’industrializzazione che ha prodotto la “grande divergenza” tra paesi ricchi e poveri non è dipesa da istituzioni superiori o da una cultura imprenditoriale, bensì dall’accesso a fonti energetiche eccezionali e dalla violenta espropriazione dei territori coloniali, allora il modello non è riproducibile. La visione del commercio come sistema a somma positiva, quindi, non è emersa dal nulla. È stata sostenuta da uno specifico regime di espropriazione energetica e imperiale. Una volta riconosciuto questo, la persistenza delle disuguaglianze globali appare come una caratteristica strutturale del sistema stesso.

Imperialismo e scambio ecologico ineguale

Se la promessa di profitto a somma positiva dell’industrializzazione dipendeva dall’espropriazione di risorse dall’esterno, allora il commercio internazionale non è mai stato lo scambio neutrale immaginato dalla teoria ricardiana. È stato, fin dall’inizio, un meccanismo di trasferimento asimmetrico: una struttura attraverso la quale energia, materiali e capacità di carico ecologica fluivano sistematicamente dalla periferia al centro. La tradizione dello scambio ineguale, dalle sue formulazioni classiche alle sue estensioni ecologiche contemporanee, ha reso evidente questo aspetto.

Il legame tra capitalismo industriale e imperialismo era la preoccupazione centrale delle analisi marxiste classiche di Lenin, Rosa Luxemburg e Nikolaj Bucharin. Come ha osservato Foster, queste analisi rappresentavano una risposta a un periodo di instabilità internazionale caratterizzato dal declino della Gran Bretagna come potenza egemone e dall’ascesa di nazioni rivali, in particolare Germania e Stati Uniti, che portarono alle lotte culminate nelle due guerre mondiali. 20 Ciò che la tradizione marxista classica comprese, e che l’economia mainstream ignorò sistematicamente, fu che l’espansione del capitalismo era inseparabile dall’espropriazione delle risorse e del lavoro delle aree periferiche.

Il libro “Unequal Exchange ” (1969) di Arghiri Emmanuel ha fornito il meccanismo teorico: il commercio internazionale riproduce un trasferimento sistematico di valore dalle economie a basso salario a quelle ad alto salario, non nonostante il mercato, ma attraverso di esso. 21 La divisione globale del lavoro non è un felice equilibrio di vantaggi comparati, come immaginava Ricardo, ma una struttura di sfruttamento insita nel sistema dei prezzi stesso. Emmanuel ha dimostrato che lo “scambio equo”, nel senso di equivalenti tempi di lavoro, viene violato proprio perché i salari in periferia sono mantenuti ben al di sotto di quelli del centro, mentre la mobilità dei capitali tende a livellare i tassi di profitto. Il risultato è che i paesi periferici trasferiscono il surplus al centro ad ogni transazione.

Ma l’analisi di Emmanuel, pur nella sua potenza, rimaneva confinata nel dominio del valore misurato in tempo di lavoro, e la dimensione ecologica dell’imperialismo era in gran parte assente da queste formulazioni classiche. Due sviluppi teorici si sarebbero rivelati decisivi per colmare questa lacuna. Il primo fu la dimostrazione di Nicholas Georgescu-Roegen, in ” La legge dell’entropia e il processo economico ” (1971), secondo cui l’attività economica è fondamentalmente una trasformazione di risorse a bassa entropia in rifiuti ad alta entropia: un processo irreversibile governato dalla seconda legge della termodinamica. 22 Georgescu-Roegen dimostrò che il trattamento economico standard delle risorse naturali come input sostituibili era un grave errore: la materia e l’energia, una volta degradate, non possono essere ricostituite. Ciò significava che il flusso materiale dell’economia era soggetto a limiti biofisici assoluti, limiti che il sistema dei prezzi, orientato al valore di scambio, era strutturalmente incapace di registrare.

Il secondo elemento fondamentale è stato il recupero, da parte di Foster, del concetto di frattura metabolica di Karl Marx , che ha integrato l’ecologia nella teoria marxista dell’imperialismo. 23 Marx aveva osservato che la separazione industriale tra città e campagna interrompeva il ciclo dei nutrienti del suolo: il cibo veniva trasportato dalle zone rurali alle città, consumato e i suoi scarti scaricati nei fiumi anziché essere restituiti alla terra. Foster ha generalizzato questa intuizione: il capitalismo genera sistematicamente fratture metaboliche tra la società umana e il Sistema Terra, e queste fratture non sono sottoprodotti accidentali, ma condizioni necessarie per il processo di accumulazione. Il “nuovo imperialismo del capitale finanziario monopolistico globalizzato”, come lo ha definito Foster, opera precisamente attraverso l’espropriazione della natura alla periferia e l’esternalizzazione dei costi ecologici. 24

Insieme, queste due linee di analisi – quella termodinamica e quella marxista-ecologica – permettono di riformulare lo scambio ineguale non solo come un trasferimento di valore in termini di tempo di lavoro, ma come un trasferimento di ricchezza biofisica: energia, materiali e spazio ecologico. A seguito del lavoro pionieristico di Stephen Bunker sugli impatti ecologici dell’estrazione delle risorse, si è sviluppato un corpus sostanziale di ricerche basato sul concetto di scambio ecologico ineguale. Hornborg ha infatti sostenuto che l’efficienza tecnologica delle principali aree economiche mondiali dipende in ultima analisi dalle importazioni nette di risorse incorporate provenienti dalle periferie estrattive. Joan Martínez Alier, sviluppando il concetto di “ambientalismo dei poveri”, ha dimostrato come i conflitti ecologici nel Sud del mondo siano inseparabili da questi flussi materiali asimmetrici. I paesi periferici esportano energia e lavoro incorporati nelle materie prime; importano beni manifatturieri i cui costi ecologici sono stati scaricati altrove.

Recenti studi empirici hanno quantificato la portata di questo deflusso. Jason Hickel e colleghi hanno stimato che circa 242 trilioni di dollari (a prezzi costanti del 2010) siano stati sottratti al Sud del mondo attraverso scambi ineguali solo tra il 1990 e il 2015. 26 La prosperità del Nord non si basa semplicemente sullo sfruttamento nel senso marxista classico; si basa sul saccheggio ecologico, su quello che Ulrich Brand e Markus Wissen hanno definito il modo di vivere imperiale : un modello di produzione e consumo nel Nord del mondo che dipende strutturalmente dall’appropriazione sproporzionata di natura, lavoro e risorse ecologiche altrove. 27 L’assunto non esplicito dei combustibili fossili che ha sostenuto l’immaginario a somma positiva si rivela quindi essere stato, da sempre, un presupposto di espropriazione imperiale.

Il mondo intero e il ritorno del gioco a somma zero

Il passaggio da una dinamica a somma positiva a una a somma zero può essere compreso attraverso un meccanismo semplice ma spesso trascurato. Man mano che i limiti biofisici si inaspriscono – a causa dell’esaurimento delle risorse, della saturazione dei serbatoi e del degrado ecologico – il costo marginale dell’espansione del flusso di materiali aumenta. In queste condizioni, la crescita continua in una regione dipende sempre più dall’espropriazione di risorse, energia e spazio ecologico da altre aree. Ciò che appare come cooperazione in condizioni di abbondanza si trasforma in competizione in condizioni di scarsità. Gli Stati, a loro volta, reagiscono assicurandosi l’accesso alle risorse strategiche, riorganizzando la produzione e, ove necessario, ricorrendo al potere coercitivo. Il ritorno della geopolitica rappresenta quindi un adattamento sistemico ai limiti materiali.

La tradizione dello scambio ecologico ineguale rivela che la prosperità del centro è sempre dipesa dall’esternalizzazione dei costi ecologici. Ma cosa accade quando non esiste più un “esterno” verso cui tali costi possano essere scaricati? La distinzione di Daly tra un “mondo vuoto” e un “mondo pieno” fornisce la chiave concettuale. 28 Nel mondo vuoto – il mondo del lungo diciannovesimo secolo e dell’espansione del capitale alimentata dai combustibili fossili – l’umanità era piccola rispetto alla biosfera. Risorse, spazio e pozzi erano abbondanti e i principali fattori limitanti erano interni: scarsità di capitale, lavoro e conoscenze tecniche. In un mondo simile, la visione whig della creazione di ricchezza attraverso l’industria aveva una plausibile base materiale. La logica a somma zero dei mercantilisti Tory sembrava essere una reliquia della scarsità preindustriale.

Ma ora viviamo in un mondo saturo. La portata del metabolismo umano ha superato la capacità di rigenerazione e assorbimento della biosfera. Dei nove limiti planetari identificati da Johan Rockström e colleghi, sette – cambiamento climatico, perdita di integrità biologica, acidificazione degli oceani, interruzione dei flussi biogeochimici (azoto e fosforo), cambiamento del sistema terrestre, cambiamento delle risorse idriche e nuove entità – sono stati oltrepassati. 29 In un mondo del genere, ogni nuova unità di crescita comporta un aumento della pressione sui sistemi naturali già sull’orlo del collasso. I limiti non sono più interni all’economia, ma esterni, biofisici e assoluti. Come ha osservato lo stesso Wrigley, la fuga dall’economia organica alimentata dai combustibili fossili non è stata una trascendenza permanente dei limiti materiali, ma una tregua temporanea, un prelievo di riserve geologiche che, una volta esaurite, ci riporta a una condizione strutturalmente analoga al mondo preindustriale, sebbene su una Terra impoverita. 30

La manifestazione più evidente di questa transizione è la corsa ai minerali critici. Questi minerali – litio, cobalto, nichel, rame, terre rare e neodimio – costituiscono il fondamento materiale delle transizioni energetica e digitale. Senza di essi, non esisterebbero pannelli solari, turbine eoliche, veicoli elettrici, smartphone e semiconduttori. La loro distribuzione geologica è incredibilmente concentrata: la Repubblica Democratica del Congo fornisce il 70% del cobalto mondiale, la Cina controlla il 60% delle terre rare e l’Indonesia il 40% del nichel. Nella fase di lavorazione, la concentrazione diventa davvero monopolistica: la Cina lavora il 90% delle terre rare e oltre il 60% del litio e del cobalto.31 L’ Agenzia Internazionale dell’Energia prevede che entro il 2030 la domanda di ciascuno dei cinque principali minerali critici sarà da tre a quattordici volte superiore rispetto al 2021.32

Siamo tornati, in altre parole, a un mondo che i primi mercantilisti avrebbero riconosciuto: un mondo di risorse finite e geograficamente concentrate, per le quali le grandi potenze competono con ogni strumento a loro disposizione, compresa la forza. Proprio come la Spagna, il Portogallo, l’Inghilterra e altri popoli del XVI secolo si contendevano l’oro, l’argento, le spezie e i territori del mondo coloniale, le grandi potenze odierne si contendono il litio in America Latina, il cobalto in Congo, le terre rare in Cina e le inesplorate ricchezze minerarie dell’Artico. La proposta di acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti – liquidata dai commentatori liberali come un’assurdità trumpiana – è in realtà una mossa perfettamente razionale all’interno di questa logica neo-imperialista: l’Artico, con il suo rapido scioglimento dei ghiacci e le sue vaste riserve minerarie, è la nuova frontiera coloniale.

Neomercantilismo come imperialismo: l’ontologia di Donald Trump

Sarebbe un errore considerare le guerre commerciali di Trump come un’aberrazione irrazionale. Rappresentano un ritorno consapevole alla tradizione neomercantilista americana di Alexander Hamilton e Henry Carey, una tradizione che precede l’egemonia liberale e che ha sostenuto l’industrializzazione statunitense per tutto il XIX secolo.33 Il sistema di tariffe elevate di Hamilton, il mercantilismo sociale di Carey e la protezione dell’industria nascente di Friedrich List: tutte strategie impiegate dalle potenze emergenti per costruire la propria base industriale dietro muri di protezionismo. Solo quando l’industria statunitense divenne dominante a livello globale, dopo la Seconda Guerra Mondiale, Washington si convertì al libero scambio, proprio come aveva fatto la Gran Bretagna un secolo prima.34

La novità del neomercantilismo di Trump risiede nel fatto che opera all’interno delle condizioni globali descritte da Daly. Non si tratta di una potenza emergente che protegge le industrie nascenti, bensì di un egemone in declino che difende il proprio accesso alle risorse materiali necessarie al proprio stile di vita. La grande strategia statunitense percepisce la Cina come il suo principale concorrente: un Paese che si è affermato come centro manifatturiero mondiale, passando dal 6% della capacità industriale globale nel 2000 a una previsione del 45% entro il 2030, e che, soprattutto, si è assicurato il controllo delle catene di approvvigionamento dei minerali critici indispensabili alla transizione energetica.35

Il progetto “Make America Great Again” non è dunque semplicemente protezionistico; è imperialista in un senso specifico e storicamente rilevante. La sua ontologia – i suoi presupposti fondamentali su come funziona il mondo – è più vicina al mercantilismo coloniale del XVI secolo che all’internazionalismo liberale dell’ordine postbellico. Vede il mondo come uno spazio finito in cui le risorse devono essere conquistate, non condivise; in cui il commercio è una lotta a somma zero, non un gioco cooperativo; e in cui la potenza militare è la garanzia ultima della prosperità economica. La retorica di “America First” è un ritorno alla forma più antica e brutale della tradizione imperialista.

Come ho sostenuto in La guerra por la energía , questa reazione può essere compresa, nel contesto della crisi ecologica, come un tentativo di preservare l’accesso privilegiato alle risorse strategiche che hanno storicamente sostenuto l’egemonia statunitense.36 Ciò che è in gioco non è semplicemente una disputa commerciale o tecnologica, né uno scontro tra due modelli di sviluppo. È una lotta per chi avrà accesso – e a quali condizioni – ai flussi di materiali, energia e finanza che sostengono il metabolismo economico moderno. Il conflitto tra grandi potenze esprime una lotta per la distribuzione globale di risorse scarse su un pianeta la cui biocapacità è già stata ampiamente superata.

La destra politica lo comprende con notevole chiarezza. Può negare la scienza climatica, ma coglie le implicazioni geopolitiche della crisi ecologica. Sa che il mantenimento del modello di vita occidentale richiede un flusso continuo di risorse naturali provenienti da altri paesi. Sa anche che il degrado ambientale e i conflitti continueranno a spingere esseri umani disperati verso le porte del mondo ricco. Ciò che la destra offre è una risposta antidemocratica e contraria ai diritti umani, del tutto coerente con il darwinismo sociale filtrato attraverso il discorso economico ultraliberale: lo stato-fortezza, la militarizzazione delle frontiere, le deportazioni di massa e la convinzione che coloro che vengono lasciati indietro meritino il loro destino.

Sebbene gli Stati Uniti rappresentino un’articolazione particolarmente esplicita di questa svolta neomercantilista, non sono il solo Paese a seguirla. La strategia cinese di assicurarsi il controllo a monte delle risorse minerarie critiche e il dominio a valle nella produzione manifatturiera, così come la spinta dell’Unione Europea verso l’“autonomia strategica”, riflettono pressioni strutturali simili. In tutti i casi, la riorganizzazione della produzione globale è sempre più plasmata dall’imperativo di garantire l’approvvigionamento di materie prime in un contesto di vincoli ecologici sempre più stringenti.

Oltre la fortezza: l’ecosocialismo

Questa traiettoria indica un’unica, ineludibile conclusione: il gioco a somma positiva è finito. Le condizioni materiali che lo hanno reso possibile – l’abbondanza di energia fossile, le terre fantasma coloniali e i serbatoi planetari insaturi – si sono esaurite. La logica a somma zero dei primi mercantilisti è tornata, non perché la loro visione del mondo fosse corretta in un senso atemporale, ma perché le condizioni biofisiche del ventunesimo secolo assomigliano più a quelle del mondo preindustriale che a quelle dell’anomalia alimentata dai combustibili fossili che li separava. Come ha insistito Wrigley, la fuga dall’economia organica è stata un evento unico e irripetibile nella storia umana, non una condizione permanente. 37

Ma questo non significa che l’unica risposta possibile sia la fortezza. La svolta neomercantilista delle grandi potenze è una risposta di classe, la risposta del capitale e degli stati che lo servono, a una crisi che esige una risposta radicalmente diversa. Quella che Foster ha definito “decrescita pianificata” indica l’alternativa: non più crescita, ma una riduzione deliberata del flusso materiale nei paesi ricchi; non più accumulazione, ma una ridistribuzione dell’energia, dei materiali e dello spazio ecologico rimanenti.38 ​​Ciò richiede niente meno che una riorganizzazione del metabolismo sociale: una trasformazione in cui la base materiale della produzione e del consumo venga allineata alle capacità rigenerative del Sistema Terra. Una tale trasformazione non può essere realizzata solo con i meccanismi di mercato, perché il sistema dei prezzi è strutturalmente incapace di registrare i limiti biofisici; richiede una pianificazione democratica a ogni livello, da quello locale a quello planetario.

La scelta, dunque, non è tra crescita e decrescita, o tra democrazia e autoritarismo in astratto. È tra due modalità di gestione del mondo intero. La prima è la modalità di sfruttamento, espropriazione, esclusione e fortificazione – la modalità di Trump, di Elon Musk e della destra imperialista – che conduce a quello che il Global Scenario Group ha definito il ” mondo fortezza” : una risposta autoritaria alla crisi ecologica, in cui le élite gestiscono il declino con la violenza mentre le maggioranze sono relegate alla desolazione di un pianeta degradato. La seconda è una modalità di redistribuzione, pianificazione democratica e ripristino ecologico. Questa è quella che potremmo chiamare ecosocialismo: una società che organizza il proprio metabolismo entro i limiti del Sistema Terra, distribuendo la ricchezza materiale rimanente secondo i bisogni umani piuttosto che secondo la logica dell’accumulazione. In ambito internazionale, ciò significa una vera cooperazione Sud-Sud, una rinegoziazione radicale dei termini dello scambio ecologico e il riconoscimento che le risorse limitate del pianeta devono essere condivise in modo da garantire i diritti umani materiali per tutti, anziché riprodurre i modelli di consumo insostenibili del Nord del mondo.

La grande transizione di cui abbiamo bisogno non è una svolta morale o culturale scollegata dalle condizioni materiali. Deve essere una trasformazione radicale dei rapporti di potere che regolano la distribuzione di energia, territorio e tempo. In definitiva, si tratta di decidere se organizzarci per garantire la vita o per consolidare i privilegi. Perché se non ci opponiamo collettivamente alla logica della fortezza, ciò che ci attende non è un collasso incontrollato, ma un futuro attentamente amministrato dalla barbarie.

Note

  1.  Questo resoconto dell’embargo sulle terre rare del 2010 si basa su Keith Bradsher, “Amid Tension, China Blocks Vital Exports to Japan”, New York Times , 22 settembre 2010; Sophia Kalantzakos, “Between Rocks and Hard Places: Geopolitics of Net Zero Futures and the Tech Imperium”, in Critical Minerals, the Climate Crisis and the Tech Imperium , a cura di Sophia Kalantzakos (Cham: Springer, 2023), 3–25.
  2.  Herman Daly, Oltre la crescita: l’economia dello sviluppo sostenibile (Boston: Beacon Press, 1996).
  3.  Lars Magnusson, L’economia politica del mercantilismo (Londra: Routledge, 2015); Immanuel Wallerstein, Il sistema-mondo moderno II: Mercantilismo e consolidamento dell’economia-mondo europea, 1600-1750 (Berkeley: University of California Press, 2011).
  4.  Steve Pincus, “Rethinking Mercantilism: Political Economy, the British Empire, and the Atlantic World in the Seventeenth and Eighteenth Centuries,” William and Mary Quarterly 69, n. 1 (2012): 3–34; Steve Pincus, 1688: The First Modern Revolution (Connecticut: Yale University Press, 2011). All’interno della tradizione marxista, le origini del capitalismo vengono spesso individuate nell’Inghilterra del XVII secolo, in particolare nell’emergere dei rapporti di lavoro capitalistici nel settore agrario. Vedi Robert Brenner, “Agrarian Class Structure and Economic Development in Pre-Industrial Europe,” Past & Present 70 (1976): 30–75; Henry Heller, The Birth of Capitalism: A 21st Century Perspective (Londra: Pluto Press, 2011).
  5.  EA Wrigley, The Path to Sustained Growth: England’s Transition from an Organic Economy to an Industrial Revolution (Cambridge: Cambridge University Press, 2016). Vedi anche EA Wrigley, Energy and the English Industrial Revolution (Cambridge: Cambridge University Press, 2010).
  6. Il caso della Spagna fu centrale per il primo pensiero mercantilista. Come hanno sostenuto Erik Reinert e Sophus Reinert, il fallimento della Spagna dimostrò che “la ricchezza lasciava le nazioni produttrici di materie prime, anche se si trattava di oro e argento, e si accumulava nelle nazioni che ospitavano un settore manifatturiero diversificato”: Erik S. Reinert e Sophus Reinert, “Mercantilism and Economic Development”, in KS Jomo e Erik S. Reinert, The Origins of Development Economics (Londra: Zed Books, 2005), 1-23. Questo è un aspetto di cui persino gli economisti spagnoli si lamentavano amaramente. Nel 1558, Luis Ortiz si lamentava del fatto che gli stranieri “ci trattassero peggio degli indigeni” perché i paesi europei importavano manufatti in Spagna, mentre gli spagnoli esportavano materie prime: lana, seta e prodotti simili: Luis Ortiz, Memorial del contador Luis Ortiz a Felipe II (Madrid: Real Academia de Ciencias Morales y Políticas, 2020).
  7.  Gli economisti politici classici riconoscevano i principali vincoli naturali: la scarsità della terra come fattore di produzione finito; i rendimenti decrescenti in agricoltura man mano che la coltivazione si estende a terreni meno fertili; e, in particolare, in John Stuart Mill, la prospettiva di uno stato stazionario in cui l’accumulazione di capitale rallenta e la crescita economica alla fine si stabilizza. Nonostante ciò, in genere trattavano la manifattura come qualitativamente distinta dall’agricoltura, associandola a rendimenti crescenti e considerandola il motore principale di un’espansione economica sostenuta. David Ricardo, On the Principles of Political Economy and Taxation (Cambridge: Cambridge University Press, 1962 [1817]); John Stuart Mill, Principles of Political Economy (Indiana: Liberty Fund Inc., 2006 [1848]).
  8.  Reinert e Reinert, “Mercantilismo e sviluppo economico”.
  9.  Kozo Mayumi, “Emancipazione temporanea dalla terra: dalla rivoluzione industriale ai giorni nostri”, Ecological Economics 4, n. 1 (1991): 35–56.
  10.  Enric Tello-Aragay e Gabriel Jover-Avellà, “Storia economica e ambiente”, in Mauro Agnoletti e Simone Neri Serneri (a cura di), Storia ambientale di base , vol. 4 (New York: Springer, 2014), 31–78.
  11.  Kenneth Pomeranz, La grande divergenza: Cina, Europa e la creazione dell’economia mondiale moderna (Princeton: Princeton University Press, 2021 [2000]).
  12.  Nat Dyer, Il sogno di Ricardo (Bristol: Bristol University Press, 2025); Ricardo, Sui principi di economia politica e tassazione .
  13.  Ha-Joon Chang, Kicking Away the Ladder: Development Strategy in Historical Perspective (Londra: Anthem Press, 2002).
  14.  Harry Magdoff, Imperialismo: dall’epoca coloniale ai giorni nostri (New York: Monthly Review Press, 1978).
  15.  John Gallagher e Ronald Robinson, “L’imperialismo del libero scambio”, Economic History Review 6, n. 1 (1953): 1–15.
  16.  John Bellamy Foster, “Introduzione”, in Harry Magdoff, Imperialismo senza colonie (New York: Monthly Review Press, 2003), 1–15.
  17.  Chang, Kicking Away the Ladder .
  18.  Nicholas Kaldor, Cause del lento tasso di crescita economica del Regno Unito (Londra: Cambridge University Press, 1966); Anthony P. Thirlwall, Crescita economica in un’economia aperta e in via di sviluppo (Cheltenham: Edward Elgar, 2013).
  19.  Alf Hornborg, La magia della tecnologia: la macchina come trasformazione della schiavitù (Londra: Routledge, 2023).
  20.  John Bellamy Foster, “Il nuovo imperialismo del capitale finanziario monopolistico globalizzato”, Monthly Review 67, n. 3 (luglio-agosto 2015): 1-22.
  21.  Arghiri Emmanuel, Scambio ineguale (New York: Monthly Review Press, 2025 [1972]).
  22.  Nicholas Georgescu-Roegen, La legge dell’entropia e il processo economico (Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press, 1971).
  23.  John Bellamy Foster, L’ecologia di Marx (New York: Monthly Review Press, 2000).
  24.  Foster, “Il nuovo imperialismo del capitale finanziario monopolistico globalizzato”.
  25.  Hornborg, La magia della tecnologia ; Joan Martínez Alier, L’ambientalismo dei poveri (Cheltenham: Edward Elgar, 2003).
  26.  Jason Hickel, Christian Dorninger, Hanspeter Wieland e Intan Suwandi, “Appropriazione imperialista nell’economia mondiale: drenaggio dal Sud globale attraverso lo scambio ineguale, 1990-2015”, Global Environmental Change 73 (2022).
  27.  Ulrich Brand e Markus Wissen, The Imperial Mode of Living (Londra: Verso, 2021).
  28.  Daly, Oltre la crescita .
  29.  Johan Rockström et al., “ Confini planetari: esplorare lo spazio operativo sicuro per l’umanità ”, Ecology and Society 14, n. 2 (2009); “Confini planetari”, Stockholm Resilience Centre, stockholmresilience.org.
  30.  Wrigley, Il percorso verso una crescita sostenibile .
  31.  Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), Prospettive globali sui minerali critici 2025 (Parigi: AIE, 2025).
  32.  IEA, Prospettive tecnologiche energetiche 2023 (Parigi: IEA, 2023), 130–45.
  33.  Eric Helleiner, “Varietà del neomercantilismo americano”, European Review of International Studies 6, n. 3 (2019): 7–29.
  34.  Erik S. Reinert, Come i paesi ricchi sono diventati ricchi e perché i paesi poveri restano poveri (Londra: Constable, 2007).
  35. Bastiaan van Apeldoorn, Jasa Veselinovic e Naná de Graaf, Trump and the Remaking of American Grand Strategy (Cham: Palgrave Macmillan, 2023); Zeno Leoni, American Grand Strategy from Obama to Trump (New York: Springer, 2021); Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, Rapporto sul commercio e lo sviluppo 2023 (Ginevra: UNCTAD, 2023).
  36.  Alberto Garzón, La guerra por la energía: Poder, imperios y crisi ecológica (Madrid: Península, 2025 [2a ed.]).
  37.  Wrigley, Il percorso verso una crescita sostenibile .
  38.  John Bellamy Foster, “ Decrescita pianificata: ecosocialismo e sviluppo umano sostenibile ”, Monthly Review 75, n. 3 (luglio-agosto 2023): 1-29.

Garzón — Imperialism in a Full World: Neomercantilism and the Return of the Zero-Sum Game

A. SCHEDA BIBLIOGRAFICA

1. AUTORE/I

Alberto Garzón

Ricercatore presso l’Institute for Environmental Science & Technology della Universitat Autònoma de Barcelona, Spagna. Il testo segnala inoltre che è stato Ministro del Consumo nel Governo spagnolo dal 2020 al 2023.

Area di ricerca pertinente al saggio: economia politica, crisi ecologica, energia, imperialismo, limiti biofisici dello sviluppo.

Opera rilevante citata nel saggio:

  • La guerra por la energía: Poder, imperios y crisis ecológica (2025, 2ª ed.).

2. TITOLO ORIGINALE

Imperialism in a Full World: Neomercantilism and the Return of the Zero-Sum Game

3. TITOLO ITALIANO

L’imperialismo in un mondo pieno: neomercantilismo e il ritorno del gioco a somma zero

Traduzione editoriale fedele proposta in assenza di una traduzione ufficiale indicata nel testo.

4. FONTE

Monthly Review

Monthly Review, Vol. 78, No. 03, July–August 2026.

Pagine: non indicate nel testo fornito.

DOI dell’articolo: 10.14452/mr-078-03-2026-07_7.

5. DATA DI PUBBLICAZIONE

Luglio–agosto 2026

6. URL

Imperialism in a Full World: Neomercantilism and the Return of the Zero-Sum Game

7. TIPO DI TESTO

Saggio teorico / articolo di analisi

8. ELEMENTI CLASSIFICATORI ORIGINALI

Geography

  • Americas
  • United States
  • Asia
  • Japan
  • Europe

Subject

  • Ecology
  • Agriculture
  • Marxist Ecology
  • Political Economy
  • Economic Theory

Keywords: non indicate come lista autonoma.

JEL Classification: non indicata nel testo.

9. ANALISI E SINTESI

Analisi e sintesi effettuata con OpenAI, GPT-5.6 Luna, 26 agosto 2026.

10. IMMAGINE


Dora Weiland (1892-?) di Wietze usa una paletta a mano per riempire le botti con il petrolio che si è addensato nelle fosse. Di autore sconosciuto – Deutsches Erdölmuseum Wietze ( Museo Erdoel ), CC BY 2.5 , Link


B. INDICIZZAZIONE SEMANTICA

1. SUBJECT / SOGGETTO PRINCIPALE

Occhiello breve

L’imperialismo contemporaneo come competizione neomercantilista per risorse finite in un pianeta segnato dalla crisi ecologica e dai limiti biofisici.

Stringa di soggetto

  • Imperialismo contemporaneo — crisi ecologica — neomercantilismo — risorse naturali finite
  • Economia mondiale — scambio ecologicamente diseguale — competizione geopolitica — minerali critici
  • Capitalismo fossile — limiti planetari — ecosocialismo — pianificazione democratica

2. AMBITO TEMATICO / DISCIPLINARE

  • Economia politica
  • Economia marxista
  • Ecologia marxista
  • Economia ecologica
  • Storia economica
  • Geopolitica
  • Studi sull’imperialismo

3. AMBITO GEOGRAFICO

Globale, con particolare riferimento a:

  • Regno Unito/Inghilterra
  • Stati Uniti
  • Cina
  • Giappone
  • Europa
  • Global North
  • Global South
  • Repubblica Democratica del Congo
  • Indonesia
  • America Latina
  • Groenlandia
  • Artico

4. AMBITO TEMPORALE

XVII secolo–XXI secolo, con particolare concentrazione su:

  • mercantilismo inglese del XVII secolo;
  • Rivoluzione industriale;
  • XIX secolo e imperialismo britannico;
  • Seconda rivoluzione industriale;
  • 1914–1945;
  • secondo dopoguerra;
  • globalizzazione neoliberale;
  • 1990–2015;
  • XXI secolo, soprattutto la competizione contemporanea per minerali critici e la crisi ecologica.

5. SOGGETTI / ENTITÀ PRINCIPALI

Autori e teorici

  • Herman Daly
  • Steve Pincus
  • E. A. Wrigley
  • Kenneth Pomeranz
  • David Ricardo
  • Karl Marx
  • V. I. Lenin
  • Rosa Luxemburg
  • Nikolai Bukharin
  • Arghiri Emmanuel
  • Nicholas Georgescu-Roegen
  • John Bellamy Foster
  • Alf Hornborg
  • Joan Martínez Alier
  • Jason Hickel
  • Ulrich Brand
  • Markus Wissen
  • Johan Rockström
  • Alexander Hamilton
  • Friedrich List
  • Henry Carey
  • Donald Trump

Stati e aree

  • Stati Uniti
  • Cina
  • Regno Unito
  • Giappone
  • Germania
  • Spagna
  • Repubblica Democratica del Congo
  • Indonesia
  • Global North
  • Global South

Istituzioni e organizzazioni

  • World Trade Organization
  • International Energy Agency
  • European Union
  • United Nations Conference on Trade and Development
  • Royal Navy

Categorie sociali e politiche

  • Stati imperiali
  • capitale
  • classi dominanti
  • periferie estrattive
  • popolazioni del Sud globale
  • élite
  • maggioranze sociali

6. CONCETTI CHIAVE

  1. Imperialismo
  2. Neomercantilismo
  3. Gioco a somma zero (zero-sum game)
  4. Gioco a somma positiva (positive-sum game)
  5. Full world
  6. Empty world
  7. Limiti biofisici
  8. Economia fossile
  9. Assunzione fossile implicita (non-explicit fossil assumption)
  10. Scambio ineguale
  11. Scambio ecologicamente diseguale (unequal ecological exchange)
  12. Metabolic rift
  13. Capitalismo fossile
  14. Imperial mode of living
  15. Minerali critici
  16. Frontiere planetarie
  17. Fortress world
  18. Planned degrowth
  19. Ecosocialismo
  20. Pianificazione democratica

C. TESI E STRUTTURA ARGOMENTATIVA

1. TESI CENTRALE

Garzón sostiene che il passaggio storico dal mercantilismo a somma zero all’immaginario liberale del commercio come gioco a somma positiva non fu il risultato di una definitiva scoperta teorica, ma di condizioni materiali eccezionali: disponibilità di combustibili fossili, espansione coloniale ed esternalizzazione dei costi ecologici.

Con il deterioramento di queste condizioni e l’emergere di limiti planetari, il capitalismo mondiale entra nuovamente in una dinamica di competizione per risorse finite. Il neomercantilismo contemporaneo rappresenta pertanto, secondo l’autore, non una deviazione dal capitalismo liberale, ma la forma attuale dell’imperialismo.

L’alternativa proposta è ecosocialista: riduzione pianificata del throughput materiale nei paesi ricchi, redistribuzione delle risorse e pianificazione democratica del metabolismo sociale.

2. TESI SECONDARIE

  1. Il mercantilismo storico non costituiva una dottrina unica e uniforme.
  2. Nel mercantilismo inglese esistevano due differenti concezioni della ricchezza: finita e territoriale, oppure espandibile attraverso il lavoro e l’industria.
  3. La Rivoluzione industriale rese plausibile l’idea della crescita indefinita grazie all’accesso a enormi stock di energia fossile.
  4. Il libero commercio britannico fu storicamente sostenuto da rapporti di forza imperiali.
  5. La teoria ricardiana del vantaggio comparato presupponeva implicitamente condizioni materiali di abbondanza energetica e accesso asimmetrico alle risorse.
  6. Lo sviluppo industriale è inseparabile dall’appropriazione di materia ed energia provenienti da altri territori.
  7. Lo scambio internazionale implica anche trasferimenti ecologici, non soltanto trasferimenti di valore monetario o lavoro.
  8. La competizione per minerali critici costituisce una manifestazione concreta della nuova geopolitica delle risorse.
  9. Il neomercantilismo statunitense contemporaneo deve essere interpretato come strategia di un’egemonia relativa in difficoltà.
  10. L’ecosocialismo rappresenta, per l’autore, l’alternativa alla logica della “fortezza”.

3. STRUTTURA DELL’ARGOMENTAZIONE

Premessa

L’episodio del 2010 relativo alle esportazioni cinesi di terre rare verso il Giappone rivela la trasformazione dell’interdipendenza economica in vulnerabilità geopolitica.

Problema

Il paradigma del commercio internazionale come meccanismo di reciproco vantaggio entra in crisi di fronte alla scarsità delle risorse, alla concentrazione geografica dei minerali strategici e ai limiti planetari.

Argomentazione

Garzón ricostruisce:

  1. il mercantilismo storico;
  2. il passaggio alla concezione industriale della crescita;
  3. il ruolo della Rivoluzione industriale e dei combustibili fossili;
  4. la funzione dell’imperialismo nell’ordine liberale;
  5. le teorie dello scambio ineguale;
  6. la svolta ecologica introdotta da Georgescu-Roegen e dall’ecologia marxista;
  7. la trasformazione contemporanea verso il neomercantilismo.

Evidenze

  • sviluppo britannico basato su carbone e risorse coloniali;
  • ghost acreages;
  • guerre dell’oppio;
  • politiche protezionistiche di Stati Uniti, Giappone e Germania;
  • dati sulla concentrazione mondiale dei minerali critici;
  • superamento di sette frontiere planetarie;
  • stima di 242 trilioni di dollari di appropriazione dal Global South tra 1990 e 2015.

Conclusione

La crisi ecologica produce una biforcazione: gestione autoritaria e imperiale della scarsità oppure pianificazione democratica ed ecosocialista della ricchezza materiale residua.

4. ARGOMENTI UTILIZZATI

  • Ricostruzione storico-intellettuale del mercantilismo.
  • Storia energetica della Rivoluzione industriale.
  • Analisi dell’imperialismo britannico.
  • Critica della teoria ricardiana del commercio.
  • Teorie marxiste dell’imperialismo.
  • Teoria dello scambio ineguale.
  • Termodinamica ed economia ecologica.
  • Ecologia marxista e metabolic rift.
  • Dati sulle catene globali dei minerali critici.
  • Analisi geopolitica della competizione USA-Cina.
  • Confronto tra risposta autoritaria e risposta ecosocialista.

5. CONCLUSIONI DELL’AUTORE

Secondo Garzón, il mondo contemporaneo non può più fondarsi sull’immaginario della crescita materiale indefinita e del commercio universalmente vantaggioso. La crisi ecologica rende sempre più evidente il carattere finito delle risorse e la competizione tra Stati per controllarle.

L’autore ritiene che il neomercantilismo rappresenti una risposta capitalistica e imperiale a questa nuova condizione. La sua alternativa consiste nella riduzione pianificata dell’uso materiale nei paesi ricchi, nella redistribuzione internazionale delle risorse, nella cooperazione Sud-Sud e nella pianificazione democratica ecosocialista.


D. SINTESI

1. Sintesi brevissima

Garzón interpreta il ritorno del neomercantilismo come conseguenza della crisi ecologica e dei limiti biofisici. Il capitalismo fossile rese temporaneamente plausibile un’economia mondiale a somma positiva, ma la competizione per risorse finite riporta al centro imperialismo, controllo delle materie prime e conflitto geopolitico. L’alternativa proposta è ecosocialista.

2. Sintesi editoriale

Il saggio di Alberto Garzón ricostruisce la genealogia storica e teorica del ritorno contemporaneo alla competizione economica a somma zero. La tesi di fondo è che l’idea moderna del commercio internazionale come meccanismo capace di produrre benefici reciproci non rappresenti una legge universale dell’economia, ma sia stata resa possibile da una specifica configurazione materiale: abbondanza di energia fossile, espansione coloniale e trasferimento verso la periferia dei costi ecologici.

Partendo dal dibattito mercantilista inglese, Garzón distingue una concezione della ricchezza come quantità finita, territorialmente radicata e quindi oggetto di competizione, da una concezione che identifica nel lavoro e nell’industria una fonte potenzialmente illimitata di crescita. La Rivoluzione industriale sembra confermare la seconda visione, ma solo grazie alla straordinaria disponibilità di carbone e alla possibilità di appropriarsi di risorse e territori esterni.

Il liberalismo commerciale e la teoria ricardiana del vantaggio comparato vengono così reinterpretati alla luce delle condizioni imperiali ed energetiche che li hanno sostenuti. Il commercio internazionale non appare neutrale, ma fondato su trasferimenti asimmetrici di lavoro, energia, materie e capacità ecologica.

Attraverso Emmanuel, Georgescu-Roegen, Foster, Hornborg e altri autori, Garzón collega teoria dello scambio ineguale, termodinamica ed ecologia marxista. La competizione contemporanea per litio, cobalto, nichel, rame e terre rare costituisce la manifestazione più visibile del nuovo scenario.

Donald Trump e il neomercantilismo statunitense vengono interpretati come espressione di un’egemonia che cerca di difendere il proprio accesso privilegiato alle risorse. Contro la prospettiva della fortress world, Garzón propone un ecosocialismo fondato su pianificazione democratica, redistribuzione e riduzione del metabolismo materiale.

3. Sintesi analitica

Il saggio sviluppa una vasta genealogia dell’imperialismo contemporaneo a partire da un problema apparentemente economico: perché il commercio internazionale, per lungo tempo rappresentato come un gioco a somma positiva, torna oggi a essere percepito come competizione per risorse finite?

Garzón individua la risposta nelle condizioni materiali della modernità industriale. Il mercantilismo europeo concepiva originariamente la ricchezza come strettamente connessa alla terra, alle materie prime, al territorio e al potere politico-militare. In questa prospettiva, l’arricchimento di uno Stato poteva avvenire a scapito di altri. Attraverso la ricostruzione di Steve Pincus, l’autore distingue una tradizione conservatrice, associata alla visione Tory, e una concezione emergente della ricchezza come prodotto del lavoro e dell’industria.

La seconda concezione diventa progressivamente dominante perché la Rivoluzione industriale sembra dimostrare che la crescita economica possa superare i limiti della terra. Tuttavia, Garzón insiste sul fatto che questo apparente superamento non dipende da una proprietà astratta dell’industria. Esso diventa possibile attraverso la transizione dall’economia organica all’economia fossile. Il carbone e successivamente gli altri combustibili fossili permettono di mobilitare energia accumulata nel corso di milioni di anni.

A questa trasformazione energetica si aggiunge la dimensione imperiale. La Gran Bretagna dispone di territori, risorse e reti commerciali globali. Il libero commercio non sostituisce semplicemente il dominio imperiale: ne modifica le forme. L’apertura forzata dei mercati, la coercizione militare, il controllo finanziario e la subordinazione commerciale continuano a garantire l’accesso alle risorse necessarie alla riproduzione dell’economia industriale.

La teoria del vantaggio comparato viene quindi sottoposta a una critica storica. Il suo universalismo astratto avrebbe occultato le condizioni materiali e geopolitiche che rendevano possibile l’espansione industriale dei paesi centrali. Per Garzón, la crescita manifatturiera dipende necessariamente dall’appropriazione di materia ed energia. Il problema decisivo non è quindi soltanto la distribuzione monetaria dei vantaggi commerciali, ma la distribuzione globale dei flussi materiali.

Questa critica conduce alla tradizione dello scambio ineguale. Emmanuel mostra come il commercio internazionale possa trasferire valore dalle economie a bassi salari verso quelle a salari più elevati. Garzón considera però necessario integrare questa teoria con la dimensione ecologica. Georgescu-Roegen introduce il vincolo termodinamico: l’attività economica trasforma risorse a bassa entropia in materiali degradati e rifiuti. L’economia non può pertanto essere pensata come un circuito autonomo e indefinitamente espandibile.

L’ecologia marxista, attraverso il concetto di metabolic rift, permette di inserire queste trasformazioni nella teoria dell’accumulazione capitalistica. Il capitalismo produce fratture metaboliche tra società e natura, spostando geograficamente i costi ambientali. Da qui il concetto di unequal ecological exchange: le periferie trasferiscono verso il centro energia, materiali, lavoro incorporato e capacità ecologica.

Il concetto di Herman Daly di full world diventa il fulcro teorico dell’ultima parte del saggio. Nel mondo “vuoto” dell’espansione industriale, la biosfera sembrava relativamente abbondante rispetto alla scala dell’attività umana. Nel mondo “pieno”, invece, la capacità rigenerativa e assorbente degli ecosistemi è sottoposta a pressione crescente. La crisi climatica, la perdita di biodiversità e gli altri superamenti delle frontiere planetarie segnalano che l’economia incontra limiti esterni e biofisici.

La competizione per i minerali critici costituisce l’esempio empirico centrale. Le transizioni energetiche e digitali richiedono materiali la cui estrazione e lavorazione sono fortemente concentrate. Stati Uniti, Cina, Unione Europea e altre potenze sviluppano quindi politiche di sicurezza economica, sussidi industriali e controllo delle catene di approvvigionamento.

Garzón interpreta il neomercantilismo statunitense e la politica di Trump non come una deviazione irrazionale dal capitalismo globale, ma come l’espressione di una nuova fase dell’imperialismo. In un pianeta caratterizzato da risorse finite, la difesa di un elevato livello di consumo nel Nord globale tende a trasformarsi in competizione geopolitica.

L’alternativa è formulata in termini ecosocialisti. Contro la “fortezza”, l’autore propone una riduzione pianificata del metabolismo materiale nelle economie ricche, la redistribuzione delle risorse, la cooperazione internazionale e la pianificazione democratica. Il conflitto fondamentale diventa quindi quello tra una gestione autoritaria e imperiale della scarsità e una trasformazione dei rapporti sociali capace di subordinare l’economia ai limiti dell’Earth System e ai bisogni umani.


E. RIFERIMENTI TEORICI

A. Riferimenti esplicitamente citati

Autore/scuolaOpera o concettoFunzione nel ragionamento
Herman DalyBeyond Growth; full worldFondamento della distinzione tra mondo “vuoto” e “pieno”
Steve PincusMercantilismo e Rivoluzione del 1688Ricostruzione delle due ontologie della ricchezza
E. A. WrigleyEconomia organica/economia fossileSpiegazione materiale della Rivoluzione industriale
Kenneth PomeranzThe Great DivergenceRuolo di carbone e ghost acreages
David RicardoVantaggio comparatoBersaglio teorico della critica al commercio come gioco a somma positiva
Gallagher e RobinsonThe Imperialism of Free TradeDimostrazione della continuità imperiale del libero commercio
Lenin, Luxemburg, BukharinTeorie classiche dell’imperialismoCollegamento tra capitalismo, rivalità e appropriazione periferica
Arghiri EmmanuelUnequal ExchangeSpiegazione dei trasferimenti internazionali di valore
Georgescu-RoegenThe Entropy Law and the Economic ProcessIntroduzione del limite termodinamico
Karl Marx / John Bellamy Fostermetabolic riftIntegrazione tra ecologia e teoria dell’accumulazione
Alf HornborgThe Magic of TechnologyCritica del feticismo tecnologico
Joan Martínez AlierEnvironmentalism of the PoorConflitti ecologici nel Sud globale
Hickel et al.Appropriazione imperialistaQuantificazione contemporanea del drenaggio dal Sud
Brand e Wissenimperial mode of livingDescrizione della dipendenza materiale del Nord
Rockström et al.Planetary boundariesDefinizione dei limiti ecologici globali
Hamilton, Carey, ListTradizione neomercantilistaGenealogia del protezionismo statunitense
John Bellamy FosterPlanned DegrowthBase teorica dell’alternativa ecosocialista

B. Riferimenti impliciti o teoricamente affini

Questa sezione è interpretativa e non costituisce attribuzione di citazioni esplicite all’autore.

  • Scuola della dipendenza
  • Sistema-mondo di Immanuel Wallerstein
  • Materialismo storico-ecologico
  • Teorie dell’accumulazione per espropriazione
  • Teorie del capitalismo fossile
  • Economia dello stato stazionario
  • Teorie della decrescita
  • Ecosocialismo contemporaneo
  • Analisi marxiste del capitalismo monopolistico

F. CONCETTI TEORICI

1. CONCETTO: Mondo pieno

TERMINE ORIGINALE: full world

DEFINIZIONE NEL CONTESTO DEL SAGGIO: condizione storica nella quale la scala del metabolismo umano supera o mette sotto pressione la capacità rigenerativa e assorbente della biosfera.

FUNZIONE NELL’ARGOMENTAZIONE: costituisce il concetto che spiega il ritorno della competizione a somma zero.

2. CONCETTO: Assunzione fossile implicita

TERMINE ORIGINALE: non-explicit fossil assumption

DEFINIZIONE: presupposto non dichiarato secondo cui energia e materiali sarebbero sufficientemente abbondanti da permettere crescita continua e commercio reciprocamente vantaggioso.

FUNZIONE: permette di criticare storicamente la teoria liberale del commercio.

3. CONCETTO: Scambio ecologicamente diseguale

TERMINE ORIGINALE: unequal ecological exchange

DEFINIZIONE: trasferimento asimmetrico di energia, materiali, lavoro incorporato e capacità ecologica dalle periferie verso i centri.

FUNZIONE: collega imperialismo ed ecologia.

4. CONCETTO: Frattura metabolica

TERMINE ORIGINALE: metabolic rift

DEFINIZIONE: separazione e disorganizzazione dei cicli materiali tra società umana e natura prodotte dall’accumulazione capitalistica.

FUNZIONE: fornisce il ponte tra marxismo ed ecologia.

5. CONCETTO: Neomercantilismo

TERMINE ORIGINALE: neomercantilism

DEFINIZIONE: politica economica centrata su protezione industriale, controllo delle risorse strategiche e competizione geopolitica.

FUNZIONE: identifica la forma contemporanea dell’imperialismo secondo la tesi dell’autore.

6. CONCETTO: Modalità di vita imperiale

TERMINE ORIGINALE: imperial mode of living

DEFINIZIONE: modello di produzione e consumo del Nord globale dipendente dall’appropriazione sproporzionata di risorse e capacità ecologica esterne.

FUNZIONE: rende visibile la dimensione sociale dell’imperialismo ecologico.

7. CONCETTO: Mondo-fortezza

TERMINE ORIGINALE: fortress world

DEFINIZIONE: risposta autoritaria alla crisi ecologica nella quale élite e Stati difendono privilegi attraverso esclusione, militarizzazione e violenza.

FUNZIONE: rappresenta l’alternativa negativa all’ecosocialismo.

8. CONCETTO: Ecosocialismo

TERMINE ORIGINALE: ecosocialism

DEFINIZIONE: organizzazione democratica del metabolismo sociale entro i limiti dell’Earth System e secondo i bisogni umani.

FUNZIONE: costituisce la proposta politica conclusiva del saggio.


G. DATI ED EVIDENZE

Dato/eventoInformazione riportata
2010Detenzione di un peschereccio cinese presso le Senkaku e blocco informale delle esportazioni di terre rare verso il Giappone
1688Glorious Revolution, riferimento centrale nell’analisi di Pincus
1800Il consumo britannico di carbone avrebbe richiesto oltre un terzo della superficie inglese se sostituito con legna
1827La sostituzione del carbone con legna avrebbe richiesto oltre il 150% della superficie dell’Inghilterra
1813Fine del monopolio britannico sul commercio indiano
1833Fine del monopolio britannico sul commercio con la Cina
1839–1842Prima guerra dell’oppio
1856–1860Seconda guerra dell’oppio
1990–2015Stima di circa 242 trilioni di dollari, a prezzi costanti 2010, appropriati dal Global South tramite scambio ineguale
Frontiere planetarieIl testo afferma che 7 delle 9 planetary boundaries sono state oltrepassate
CobaltoRDC: 70% della produzione mondiale, secondo i dati riportati
Terre rareCina: 60%
NichelIndonesia: 40%
Lavorazione terre rareCina: 90%
Lavorazione litio e cobaltoCina: oltre 60%
Minerali criticiLa domanda entro il 2030 sarebbe da 3 a 14 volte superiore rispetto al 2021
Capacità industriale cineseDal 6% del totale globale nel 2000 a una proiezione del 45% nel 2030

Le fonti principali indicate dall’autore comprendono IEA, UNCTAD, Hickel et al., Rockström et al. e la letteratura storico-economica citata nelle note.


H. ANALISI CRITICA

1. Punti di forza

  • Ambizione teorica notevole: il saggio unifica storia del mercantilismo, economia ecologica, marxismo ed ecologia.
  • Forte genealogia storica: il rapporto tra mercantilismo e libero commercio viene sottratto a una lettura lineare e progressiva.
  • Integrazione della materialità: energia, minerali e limiti biofisici diventano elementi centrali dell’analisi dell’imperialismo.
  • Connessione tra teoria e attualità: minerali critici, USA-Cina e transizione energetica non sono trattati come fenomeni isolati.
  • Chiarezza della biforcazione politica: il contrasto tra fortress world ed ecosocialismo organizza efficacemente la conclusione.

2. Limiti

  • La contrapposizione tra epoca “a somma positiva” e ritorno alla somma zero può apparire eccessivamente schematica: anche durante la grande espansione industriale le rivalità imperiali e le guerre non sono mai scomparse.
  • La categoria di “gioco a somma zero” è particolarmente efficace come metafora geopolitica, ma richiederebbe una maggiore precisazione economica.
  • Il nesso tra limiti biofisici e neomercantilismo è teoricamente potente, ma non sempre viene dimostrato in modo sistematico come rapporto causale.
  • L’analisi attribuisce una funzione molto centrale alla crisi ecologica rispetto ad altri fattori della rivalità contemporanea, quali tecnologia, finanza, sicurezza militare e crisi dell’egemonia.

3. Questioni aperte

  • In quale misura la transizione energetica può ridurre la pressione estrattiva attraverso riciclo, innovazione e riduzione dei consumi?
  • Il controllo delle risorse da parte della Cina rappresenta necessariamente una forma di imperialismo analoga a quella storica occidentale?
  • Quali istituzioni potrebbero concretamente realizzare una pianificazione democratica globale?
  • Come conciliare riduzione del throughput nei paesi ricchi e sviluppo materiale necessario in molte regioni del Sud globale?

4. Controversie teoriche

  • Dibattito tra sostenitori della decrescita e teorie della crescita verde.
  • Controversie sulla misurazione dello scambio ineguale.
  • Dibattito sull’applicabilità della teoria marxiana del valore alle analisi ecologiche.
  • Differenze tra teoria dell’imperialismo classica, teoria della dipendenza e teoria del sistema-mondo.
  • Discussione sul rapporto tra capitalismo, combustibili fossili e innovazione tecnologica.

5. Interpretazioni alternative

Un’interpretazione liberale potrebbe leggere il ritorno del protezionismo come risultato soprattutto di rivalità strategiche e fallimenti della globalizzazione, senza considerarlo necessariamente una conseguenza diretta dei limiti planetari.

Una prospettiva schumpeteriana o tecnottimista potrebbe attribuire maggiore importanza all’innovazione, alla sostituibilità tecnologica e al riciclo.

Una prospettiva realista nelle relazioni internazionali potrebbe spiegare il fenomeno principalmente attraverso la transizione egemonica USA-Cina.


I. COLLEGAMENTI BIBLIOGRAFICI

Predecessori teorici

  • Karl Marx — metabolismo sociale e critica dell’accumulazione
  • Friedrich Engels — natura e trasformazione sociale
  • V. I. Lenin — Imperialism, the Highest Stage of Capitalism
  • Rosa Luxemburg — The Accumulation of Capital
  • Nikolai Bukharin — Imperialism and World Economy
  • David Ricardo — teoria del vantaggio comparato, come interlocutore critico
  • Friedrich List — protezionismo e sviluppo nazionale

Interlocutori contemporanei

  • John Bellamy Foster — ecosocialismo, imperialismo, metabolic rift
  • Jason Hickel — imperialismo ecologico e decrescita
  • Alf Hornborg — tecnologia e scambio ecologicamente diseguale
  • Joan Martínez Alier — ecologismo dei poveri
  • Herman Daly — economia ecologica e stato stazionario
  • Ulrich Brand e Markus Wissen — imperial mode of living

Posizioni teoriche alternative

  • Economia neoclassica del commercio internazionale
  • Teoria della crescita endogena
  • Modernizzazione
  • Crescita verde
  • Economia circolare
  • Realismo geopolitico
  • Ecomodernismo

Sviluppi successivi possibili

  • Imperialismo verde
  • Colonialismo minerario
  • Geopolitica della transizione energetica
  • Capitalismo delle materie prime
  • Deglobalizzazione
  • Sicurezza delle catene di approvvigionamento
  • Pianificazione ecologica democratica

L. 10 PUNTI FONDAMENTALI

  1. L’attuale ritorno al neomercantilismo non rappresenta una semplice anomalia politica, ma una trasformazione strutturale dell’economia mondiale.
  2. Il commercio come gioco a somma positiva fu storicamente reso possibile da condizioni eccezionali di energia fossile e appropriazione imperiale.
  3. La Rivoluzione industriale non abolì i limiti naturali, ma li sospese temporaneamente attraverso l’uso di stock energetici geologici.
  4. Il libero commercio britannico fu storicamente accompagnato da coercizione, dominio coloniale e apertura forzata dei mercati.
  5. La teoria dello scambio ineguale deve essere estesa ai flussi di energia, materia e capacità ecologica.
  6. La prosperità del Global North dipende storicamente da processi di appropriazione e trasferimento provenienti dal Global South.
  7. Il superamento dei limiti planetari rende più intensa la competizione per risorse e spazi ecologici.
  8. La corsa ai minerali critici costituisce la principale manifestazione contemporanea della nuova geopolitica materiale.
  9. Il neomercantilismo di Trump viene interpretato come strategia imperiale di difesa di un accesso privilegiato alle risorse.
  10. L’alternativa alla fortress world consiste, per Garzón, in un ecosocialismo fondato su redistribuzione, riduzione pianificata del throughput e democrazia economica.

N. LESSICO PER THESAURUS SPECIALIZZATO

Descrittori principali

  • Accumulazione capitalistica
  • Appropriazione ecologica
  • Capitalismo fossile
  • Colonialismo
  • Colonialismo minerario
  • Commercio internazionale
  • Decrescita pianificata
  • Ecologia marxista
  • Economia ecologica
  • Ecosocialismo
  • Energia fossile
  • Frattura metabolica
  • Geopolitica delle risorse
  • Imperialismo
  • Imperialismo ecologico
  • Limiti biofisici
  • Materialismo storico-ecologico
  • Metabolismo sociale
  • Minerali critici
  • Neomercantilismo
  • Pianificazione democratica
  • Planetary boundaries
  • Risorse naturali
  • Scambio ecologicamente diseguale
  • Scambio ineguale
  • Sicurezza economica
  • Sistema mondiale
  • Sovranità delle risorse
  • Transizione energetica
  • Global North
  • Global South

Relazioni semantiche suggerite

Imperialismo
→ appropriazione delle risorse
→ colonialismo
→ scambio ineguale
→ scambio ecologicamente diseguale
→ geopolitica

Capitalismo fossile
→ Rivoluzione industriale
→ crescita economica
→ estrazione
→ crisi climatica
→ limiti biofisici

Ecosocialismo
→ pianificazione democratica
→ decrescita pianificata
→ metabolismo sociale
→ giustizia ecologica
→ redistribuzione


O. CITAZIONI SIGNIFICATIVE

Le citazioni seguenti sono riportate nella lingua originale del saggio.

“Interdependence, once praised as a virtue of globalization, had become a weapon and a vulnerability.”

Traduzione: «L’interdipendenza, un tempo celebrata come una virtù della globalizzazione, era diventata un’arma e una vulnerabilità.»


“The neomercantilism of the twenty-first century, far from being a departure from imperialism, is its current shape.”

Traduzione: «Il neomercantilismo del XXI secolo, lungi dall’essere un allontanamento dall’imperialismo, ne costituisce la forma attuale.»

Questa frase sintetizza la tesi storica fondamentale del saggio.


“The positive-sum game is over.”

Traduzione: «Il gioco a somma positiva è finito.»

È la formulazione più netta della diagnosi storica proposta dall’autore.


“The choice, then, is not between growth and degrowth, or between democracy and authoritarianism in the abstract. It is between two modes of managing the full world.”

Traduzione: «La scelta, dunque, non è tra crescita e decrescita, né tra democrazia e autoritarismo in astratto. È tra due modi di gestire il mondo pieno.»

La citazione concentra la struttura politica della conclusione.


“It is, ultimately, a matter of deciding whether we will organize ourselves to guarantee life or to fortify privilege.”

Traduzione: «In ultima analisi, si tratta di decidere se organizzarci per garantire la vita o per fortificare il privilegio.»

Questa formulazione esprime la conclusione normativa ed ecosocialista dell’autore.


P. ESTENSIONI: TEMI, OPERE E AUTORI DA RELAZIONARE

1. Imperialismo classico e contemporaneo

  • V. I. Lenin — Imperialism, the Highest Stage of Capitalism
  • Rosa Luxemburg — The Accumulation of Capital
  • Nikolai Bukharin — Imperialism and World Economy
  • Harry Magdoff — Imperialism: From the Colonial Age to the Present
  • John Bellamy Foster — lavori sul nuovo imperialismo e sul capitale monopolistico-finanziario

Possibile confronto: continuità e differenze tra imperialismo territoriale, imperialismo economico e imperialismo ecologico.

2. Capitalismo e crisi ecologica

  • Karl Marx — metabolismo sociale
  • John Bellamy Foster — Marx’s Ecology
  • Paul Burkett — economia ecologica marxista
  • Kohei Saito — ecosocialismo e decrescita
  • Andreas Malm — capitalismo fossile
  • Jason Moore — capitalismo come ecologia-mondo

Questione comparativa: il capitalismo è principalmente un sistema di sfruttamento del lavoro o una forma storica di organizzazione congiunta di lavoro, energia e natura?

3. Scambio ineguale e Global South

  • Arghiri Emmanuel — Unequal Exchange
  • Samir Amin — scambio ineguale e sistema mondiale
  • Ruy Mauro Marini — dipendenza e super-sfruttamento
  • Immanuel Wallerstein — sistema-mondo
  • Jason Hickel — appropriazione imperiale contemporanea

4. Economia ecologica e limiti

  • Herman Daly — economia dello stato stazionario
  • Nicholas Georgescu-Roegen — entropia
  • Tim Jackson — prosperità senza crescita
  • Giorgos Kallis — decrescita
  • Joan Martínez Alier — conflitti ecologici e environmentalism of the poor

5. Geopolitica dei minerali critici

  • Sophia Kalantzakos — minerali critici e geopolitica
  • IEA — catene globali delle materie prime
  • UNCTAD — commercio e sviluppo
  • letteratura sul green extractivism
  • studi sulla nuova divisione internazionale del lavoro nella transizione energetica

6. Possibili confronti con il patrimonio teorico di 42rosso

Il saggio può essere messo in relazione in modo particolarmente produttivo con:

  • Paul Baran e Paul M. Sweezy — surplus e capitalismo monopolistico;
  • Harry Magdoff — imperialismo e capitalismo statunitense;
  • Samir Amin — sistema mondiale e sviluppo ineguale;
  • John Bellamy Foster — ecologia marxista e pianificazione;
  • István Mészáros — limiti strutturali del capitale;
  • Giovanni Arrighi — transizioni egemoniche;
  • Immanuel Wallerstein — economia-mondo capitalistica;
  • James O’Connor — seconda contraddizione del capitalismo.

Collegamento interpretativo centrale: il saggio di Garzón può essere letto come un tentativo di integrare la teoria marxista dell’imperialismo con l’economia ecologica, mostrando come la competizione per il surplus, il territorio e le risorse debba oggi essere collocata entro i limiti materiali dell’Earth System.


M. CONTROLLO FINALE

  • ✓ Distinta la posizione dell’autore dalle valutazioni critiche.
  • ✓ Distinte data di pubblicazione e ambito temporale.
  • ✓ Mantenuti i classificatori originali nella lingua originale.
  • ✓ Evitate informazioni non presenti nel testo; dove necessario indicato il limite informativo.
  • ✓ Individuata la tesi centrale.
  • ✓ Distinti fatti, argomentazioni dell’autore e interpretazioni critiche.
  • ✓ Conservati i principali termini teorici originali.
  • ✓ Evitate ridondanze nella struttura.
  • ✓ La sezione critica è separata dalla ricostruzione del contenuto.
  • ✓ Le citazioni sono selezionate per funzione teorica e rappresentatività.