Una lettura critica del libro di Alessandro Volpi e dell’analisi di Michele Blanco sulla concentrazione finanziaria, la regressività fiscale e la crisi della democrazia.
La finanziarizzazione dell’economia mondiale ha progressivamente trasferito il potere economico dalle attività produttive ai grandi operatori finanziari, concentrando proprietà, risorse e capacità decisionale nelle mani di pochi fondi d’investimento transnazionali.
A partire dal libro di Alessandro Volpi, La finanza è colpevole, Michele Blanco sviluppa un’analisi delle conseguenze di questa trasformazione sull’economia italiana, soffermandosi sul ruolo dei grandi gestori finanziari, sulla concentrazione proprietaria nelle imprese strategiche, sulle disuguaglianze distributive e sul progressivo indebolimento della fiscalità redistributiva.
La recensione amplia il discorso attraverso il contributo di economisti e pensatori critici: da Thomas Piketty, Amartya Sen e Joseph Stiglitz a John Rawls e Jürgen Habermas. Il filo conduttore è il rapporto tra concentrazione della ricchezza, potere economico e svuotamento della democrazia.
Particolare attenzione è dedicata al sistema fiscale italiano, all’articolo 53 della Costituzione, ai paradisi fiscali europei e alle tecnologie finanziarie automatizzate. In conclusione, vengono delineate alcune possibili misure di contrasto: tassazione progressiva dei redditi finanziari, imposta sui grandi patrimoni, regolamentazione delle transazioni speculative e contrasto all’elusione fiscale internazionale.
Il problema centrale è il rapporto tra finanza e democrazia: chi controlla il risparmio, determina l’allocazione delle risorse e condiziona le scelte economiche degli Stati esercita un potere che supera sempre più spesso i confini del controllo democratico.
NOTA. Il lavoro di analisi e di sintesi critica è stata effettuata con ChatGPT il 5-11-26

Volpi, Alessandro <1963- >
La finanza è colpevole : storia e cronache dall’abisso / Alessandro Volpi. – Torino : Einaudi, 2026. – 169 p. ; 18 cm.. – (Vele ; 278).) – [ISBN] 978-88-06-27134-3.
Il volume analizza il processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale negli ultimi tre decenni, con particolare attenzione alla concentrazione del potere finanziario nelle mani di pochi grandi fondi d’investimento statunitensi. L’autore esamina le conseguenze di questo processo sulla società italiana, sulla distribuzione della ricchezza, sul risparmio nazionale e sulle disuguaglianze sociali. Particolare rilievo viene attribuito alle responsabilità delle politiche pubbliche, soprattutto in materia fiscale, e alle possibilità di superamento dell’attuale predominio della rendita finanziaria.
Scheda editore
Negli ultimi tre decenni l’economia mondiale si è finanziarizzata e il monopolio si è concentrato nelle mani di pochi grandi fondi americani. È l’ora di denunciare le straordinarie responsabilità della finanza per quanto riguarda gli effetti che ha generato nel nostro Paese. Negli ultimi tre decenni l’economia mondiale si è finanziarizzata; il monopolio si è concentrato nelle mani di pochi grandi fondi americani, che gestiscono il risparmio globale e hanno acquisito partecipazioni praticamente ovunque. Anche la società italiana è parte di questo processo e ha conosciuto una profonda accentuazione delle disuguaglianze sociali, che dipendono dalla centralità che la finanza ha assunto in interi settori. Soprattutto, la finanza si è impossessata del risparmio del nostro Paese e ne ha fatto lo strumento per innumerevoli speculazioni con l’indispensabile sostegno di politiche conniventi, a partire dal tema decisivo della tassazione. Alessandro Volpi indaga e denuncia le straordinarie responsabilità della finanza per quanto riguarda l’ingiustizia sociale e propone alcune ipotesi di uscita da una simile, asfissiante, condizione.
Recensione di Michele Blanco.
Titolo: L’ecosistema estrattivo della finanza globale.
Sottotitolo: Monopoli, asimmetrie fiscali, erosione democratica. Considerazioni a partire dal libro di Alessandro Volpi, La finanza è colpevole. Storia e cronache dall’abisso (Einaudi).
Pubblicazione: Sinistrainrete.
Data di pubblicazione: 4 novembre 2026.
Data di redazione: 29 ottobre 2026.
Fonte originaria: COMUNE info.
URL: https://www.sinistrainrete.info/neoliberismo/33934-michele-blanco-l-ecosistema-estrattivo-della-finanza-globale.html
Genere documentario: Recensione critica, saggio di economia politica e analisi politico-sociale.
Oggetto: La finanziarizzazione dell’economia globale, la concentrazione proprietaria nei grandi fondi d’investimento, la regressività fiscale, l’erosione della sovranità democratica e le possibili politiche di contrasto.
Indice dei principali argomenti
- Dalla produzione industriale alla finanziarizzazione dell’economia.
- La concentrazione monopolistica del capitale nei grandi fondi transnazionali.
- BlackRock, Vanguard e State Street: proprietà finanziaria e controllo delle imprese.
- La presenza di BlackRock nell’economia italiana e nelle imprese strategiche.
- Rendita finanziaria, concentrazione della ricchezza e disuguaglianze sociali.
- La critica economica e sociale: Piketty, Sen, Stiglitz e Rawls.
- Finanza, potere politico e crisi della democrazia.
- Privatizzazione e finanziarizzazione dei servizi e dei diritti sociali.
- L’articolo 53 della Costituzione e la regressività del sistema fiscale italiano.
- Paradisi fiscali europei, società transnazionali ed erosione della base imponibile.
- High-Frequency Trading e automazione delle transazioni finanziarie.
- Le proposte di riforma: tassazione progressiva, patrimoniale, Tobin Tax ed Exit Tax.
- Armonizzazione fiscale europea e contrasto all’elusione internazionale.
- Riaffermazione della sovranità democratica e della giustizia distributiva.
Leggi il testo di Michele Blanco
3. Scheda completa
L’ecosistema estrattivo della finanza globale
Monopoli, asimmetrie fiscali, erosione democratica. Considerazioni a partire dal libro di Alessandro Volpi, La finanza è colpevole. Storia e cronache dall’abisso (Einaudi).
Di Michele Blanco
Pubblicato su Sinistrainrete il 4 novembre 2026.
Il tema e la tesi centrale
La recensione di Michele Blanco affronta uno dei processi fondamentali di trasformazione del capitalismo contemporaneo: il progressivo predominio della finanza sull’economia produttiva e la conseguente concentrazione del potere economico nelle mani di pochi grandi operatori finanziari.
Il punto di partenza è il volume di Alessandro Volpi, che denuncia le responsabilità della finanziarizzazione nella crescita delle disuguaglianze, nell’indebolimento dell’economia italiana e nella subordinazione del risparmio nazionale a strategie speculative internazionali.
Blanco sviluppa questa impostazione in una prospettiva più ampia, considerando la finanza non soltanto come un settore economico, ma come un sistema di potere capace di condizionare le imprese, le istituzioni pubbliche, le politiche fiscali e le condizioni materiali della popolazione.
La sua tesi è che il capitalismo finanziarizzato abbia assunto caratteristiche estrattive: anziché sostenere gli investimenti produttivi e la crescita collettiva, tende a trasferire risorse dall’economia reale ai circuiti della rendita e dell’accumulazione finanziaria.
1. La trasformazione del capitalismo e il predominio della finanza
Negli ultimi tre decenni, secondo la ricostruzione proposta, il baricentro dell’economia mondiale si è spostato progressivamente dalla produzione industriale e dall’economia reale verso i mercati finanziari.
Il capitale viene sempre più orientato alla massimizzazione dei rendimenti finanziari e alla remunerazione degli azionisti nel breve periodo.
In questo quadro, operazioni come i riacquisti di azioni proprie (buyback) diventano strumenti di valorizzazione finanziaria che possono prevalere sugli investimenti produttivi, sulla creazione di occupazione e sulle strategie industriali di lungo periodo.
La trasformazione descritta non riguarda soltanto le modalità di funzionamento dei mercati, ma investe la funzione stessa dell’impresa e il rapporto tra accumulazione, produzione e distribuzione della ricchezza.
2. I grandi fondi e la concentrazione del potere proprietario
Il secondo elemento centrale è la concentrazione della proprietà finanziaria.
Blanco individua nei cosiddetti Big Three — BlackRock, Vanguard e State Street — i principali protagonisti di un sistema nel quale pochi grandi gestori detengono partecipazioni in un numero molto elevato di imprese.
La diffusione trasversale delle partecipazioni azionarie può determinare una concentrazione del potere di influenza sulle decisioni societarie, riducendo l’autonomia delle singole imprese e modificando le condizioni della concorrenza.
La questione non è soltanto quantitativa: riguarda la possibilità che soggetti finanziari comuni a imprese concorrenti esercitino un’influenza sulle strategie aziendali, sulla governance e sulle scelte d’investimento.
3. BlackRock e l’economia italiana
La recensione dedica particolare attenzione alla presenza di BlackRock nelle principali società italiane.
Vengono riportate partecipazioni nel settore bancario, energetico, infrastrutturale e industriale, con riferimento a UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM, BPER, Monte dei Paschi di Siena, Enel, Prysmian, Terna, Snam, Telecom Italia, Italgas, Rai Way, EI Towers e Leonardo.
L’argomentazione intende mostrare come la presenza dei grandi gestori finanziari non sia limitata ai mercati internazionali, ma riguardi direttamente settori strategici dell’economia nazionale.
Ne deriva una questione di carattere politico: quale capacità conservano le istituzioni nazionali di indirizzare le scelte economiche quando una parte significativa della proprietà azionaria e dell’influenza societaria è riconducibile a grandi soggetti finanziari internazionali?
4. Finanziarizzazione e disuguaglianze sociali
Blanco richiama Thomas Piketty e la relazione tra rendimento del capitale e crescita economica.
Quando il rendimento del capitale supera stabilmente il tasso di crescita dell’economia e dei redditi, la ricchezza tende a concentrarsi presso i detentori di patrimoni e attività finanziarie.
Questa dinamica contribuisce ad ampliare la distanza tra redditi da capitale e redditi da lavoro.
La recensione affianca a questa interpretazione il pensiero di Amartya Sen, per il quale lo sviluppo deve essere valutato in relazione alle libertà sostanziali e alle capacità effettive delle persone.
La finanziarizzazione viene così considerata anche nei suoi effetti sociali: precarizzazione, riduzione delle opportunità, indebolimento delle protezioni collettive e subordinazione dei bisogni sociali alle esigenze di redditività.
5. Rendita, potere monopolistico e cattura delle istituzioni
Il riferimento a Joseph Stiglitz introduce la critica alle asimmetrie informative e ai fallimenti dei mercati.
Il problema non è soltanto la concentrazione del capitale, ma la capacità dei soggetti economicamente dominanti di influenzare le istituzioni e le regole che governano i mercati.
Il concetto di rent-seeking consente di interpretare la ricerca della rendita come un processo di appropriazione di risorse e privilegi attraverso il controllo delle condizioni istituzionali.
Blanco sottolinea inoltre l’asimmetria tra profitti privati e rischi collettivi: quando le crisi finanziarie producono conseguenze sistemiche, i costi possono essere trasferiti sulla collettività attraverso interventi pubblici.
6. La giustizia distributiva e la concentrazione della ricchezza
La riflessione si amplia attraverso John Rawls, il cui principio di differenza stabilisce che le disuguaglianze economiche e sociali sono giustificabili soltanto quando producono il massimo beneficio per i membri meno avvantaggiati della società.
La concentrazione finanziaria e la distribuzione regressiva del carico fiscale vengono considerate incompatibili con questo criterio di giustizia.
Il richiamo ad Anthony Atkinson e James Meade rafforza la possibilità di un diverso modello distributivo, fondato sulla tassazione progressiva e sulla diffusione della proprietà del capitale.
La recensione richiama anche Bernie Sanders, come interprete della critica alla concentrazione oligarchica della ricchezza e alla capacità delle élite economiche di condizionare le decisioni politiche.
7. Finanza e crisi della democrazia
Il riferimento a Jürgen Habermas consente di spostare l’attenzione dal piano economico a quello istituzionale.
La subordinazione delle politiche pubbliche ai vincoli dei mercati finanziari viene interpretata come una forma di colonizzazione della sfera pubblica da parte degli imperativi economici.
Le decisioni relative alla fiscalità, al welfare, ai servizi pubblici e ai beni comuni rischiano di essere sottratte al confronto democratico e trasferite in ambiti tecnocratici e finanziari.
La questione democratica diventa quindi inseparabile da quella economica: la concentrazione della ricchezza comporta anche una concentrazione della capacità di orientare le decisioni collettive.
8. La trasformazione dei diritti sociali in attività finanziarie
Un ulteriore aspetto riguarda l’ingresso dei grandi fondi nei settori che erogano servizi essenziali.
Sanità, abitazione, istruzione, infrastrutture e servizi collettivi vengono considerati nella prospettiva della loro valorizzazione finanziaria.
La recensione denuncia il rischio che beni e diritti fondamentali vengano trasformati in attività finanziarie, sottoposte a criteri di redditività e di rendimento.
Le conseguenze indicate riguardano l’aumento dei costi, la compressione salariale, la precarizzazione del lavoro e la riduzione dell’accessibilità dei servizi.
9. La regressività del sistema fiscale italiano
Questa parte costituisce uno dei nuclei più rilevanti della recensione.
Blanco richiama l’articolo 53 della Costituzione, che stabilisce il dovere di concorrere alle spese pubbliche in ragione della capacità contributiva e il principio della progressività del sistema tributario.
Viene ricostruito il progressivo indebolimento della funzione redistributiva della fiscalità italiana, con particolare riferimento alla riduzione degli scaglioni IRPEF e alla diffusione di regimi sostitutivi per diverse categorie di redditi.
Il risultato denunciato è una distribuzione del carico fiscale nella quale i redditi da lavoro dipendente e le pensioni sostengono una parte rilevante del finanziamento pubblico, mentre alcune forme di reddito finanziario e patrimoniale beneficiano di regimi più favorevoli.
La questione fiscale diventa così uno dei principali terreni di conflitto distributivo tra capitale e lavoro.
10. Paradisi fiscali e architetture societarie internazionali
La recensione affronta poi il problema dell’erosione della base imponibile attraverso strutture societarie transnazionali.
Lussemburgo e Paesi Bassi vengono indicati come esempi di giurisdizioni europee nelle quali alcune architetture societarie consentono di trasferire profitti e redditi attraverso holding, esenzioni sui dividendi, tax rulings e altri meccanismi fiscali.
Il problema investe direttamente la capacità degli Stati di finanziare i servizi pubblici e di garantire condizioni di concorrenza equilibrate tra grandi multinazionali e imprese nazionali di dimensioni inferiori.
11. High-Frequency Trading e automazione finanziaria
Un elemento di particolare interesse è l’analisi delle tecnologie applicate alla speculazione finanziaria.
L’High-Frequency Trading viene presentato come una modalità di negoziazione automatizzata, nella quale sistemi informatici ad altissima velocità eseguono un numero elevatissimo di transazioni, sfruttando differenze temporali e variazioni minime dei prezzi.
La recensione richiama anche pratiche come il front-running algoritmico e gli ordini immessi e cancellati rapidamente per influenzare le condizioni del mercato.
Il tema introduce una dimensione tecnologica del capitalismo finanziario: l’automazione non è necessariamente orientata all’aumento della produttività sociale, ma può essere utilizzata per accelerare e intensificare i processi di estrazione di rendita.
12. Le proposte di riforma
La parte conclusiva individua alcune direttrici di intervento.
La fiscalità progressiva. Integrare i redditi finanziari nell’imposizione progressiva IRPEF, superando i regimi sostitutivi che determinano trattamenti differenziati rispetto ai redditi da lavoro.
La regolamentazione delle transazioni speculative. Rivedere la Tobin Tax e applicare un’imposizione più incisiva alle operazioni di High-Frequency Trading.
La tassazione dei grandi patrimoni. Introdurre un’imposta patrimoniale progressiva rivolta alle grandi concentrazioni di ricchezza.
La Exit Tax. Contrastare i trasferimenti di capitali e asset produttivi finalizzati a sottrarsi agli obblighi fiscali e alle responsabilità economiche nei confronti del Paese.
L’armonizzazione fiscale europea. Rafforzare il coordinamento tributario tra gli Stati membri, superando le condizioni che consentono la concorrenza fiscale interna e l’erosione delle basi imponibili.
Tra gli strumenti richiamati figurano il Pillar Two, il progetto BEFIT e la direttiva Unshell.
Conclusione critica
La recensione di Michele Blanco sviluppa un quadro articolato della finanziarizzazione come trasformazione strutturale del capitalismo contemporaneo. Il suo contributo consiste nell’intrecciare tre dimensioni che spesso vengono considerate separatamente: la concentrazione proprietaria, la regressività fiscale e l’indebolimento della democrazia rappresentativa.
Il tema centrale non è semplicemente la dimensione raggiunta dai mercati finanziari, ma il potere che deriva dal controllo delle risorse, delle imprese e dei meccanismi di allocazione del capitale.
La finanza viene descritta come un sistema di intermediazione e appropriazione della ricchezza capace di condizionare l’economia produttiva, le politiche pubbliche e la distribuzione del reddito. La fiscalità diventa il terreno sul quale questa asimmetria si riproduce e si consolida.
Particolarmente significativa è la connessione tra il problema della distribuzione della ricchezza e quello della sovranità democratica: quando le scelte economiche fondamentali sono condizionate da soggetti privati sottratti al controllo dei cittadini, la stessa capacità delle istituzioni rappresentative di determinare le politiche collettive risulta compromessa.
La recensione presenta tuttavia anche alcuni punti che richiederebbero un approfondimento ulteriore: la distinzione tra proprietà azionaria, gestione patrimoniale e controllo effettivo delle imprese; la verifica delle partecipazioni societarie citate; la dimostrazione dei nessi causali tra finanziarizzazione e specifici effetti economici e sociali; la valutazione dell’effettiva applicabilità delle proposte fiscali e regolatorie.
Queste precisazioni non modificano il nucleo della questione sollevata, ma sono necessarie per rendere più rigorosa l’analisi dei meccanismi attraverso i quali il potere finanziario si esercita.
La questione di fondo è dunque come ricondurre l’allocazione del risparmio, il controllo del capitale e la distribuzione della ricchezza entro un sistema di responsabilità economica, fiscale e democratica. Non si tratta soltanto di limitare gli eccessi della speculazione, ma di restituire alla società e alle istituzioni pubbliche la capacità di determinare le finalità dell’accumulazione e dell’organizzazione economica.
