Dal lavoro classico al lavoro dell’«intelletto generale» /Te Li MR 2026-apr

Marxismo e intelligenza artificiale — un confronto necessario

FONTE Te Li From Classic Labor to the Labor of the ‘General Intellect’ Monthly Review Vol. 77, n. 11 (aprile 2026)

Il saggio di Te Li ripercorre i fondamenti della teoria marxista del lavoro — dal lavoro concreto/astratto al plusvalore e all’alienazione — confrontandoli con l’economia digitale. Automazione, algoritmi e piattaforme emergono come nuove forme di sfruttamento, mentre il socialismo è proposto come risposta istituzionale capace di orientare i benefici tecnologici verso la piena realizzazione umana.


Sintesi per punti

  • La teoria marxista individua nel lavoro il fondamento ontologico dell’essere umano e la fonte del valore, distinguendo tra lavoro concreto (che crea valore d’uso) e lavoro astratto (che costituisce la sostanza del valore di scambio).
  • Il capitalismo distorce questa condizione attraverso l’alienazione: il lavoratore è separato dal prodotto, dal processo, dagli altri e dalla natura.
  • L’intelligenza digitale trasforma soggetti, oggetti e processi del lavoro: emergono sistemi collaborativi uomo-macchina, i dati diventano fattore produttivo chiave, gli algoritmi sostituiscono la sorveglianza taylorista.
  • Le nuove contraddizioni includono: monopolio tecnologico delle piattaforme, controllo algoritmico della forza lavoro, distribuzione asimmetrica dei “dividendi digitali” e nuove forme di alienazione digitale.
  • Il socialismo viene proposto come risposta strutturale: proprietà pubblica dei mezzi di produzione digitali, regolamentazione degli algoritmi, tutela dei lavoratori delle piattaforme, redistribuzione fiscale.
  • L’orizzonte prospettato è quello dell'”intelletto generale” marxiano: riduzione del tempo di lavoro necessario, emancipazione dal lavoro ripetitivo, pieno sviluppo individuale reso possibile dalla tecnologia guidata da principi socialisti.

Traduzione : Dal lavoro classico al lavoro dell’«intelletto generale» di Te Li

Esposizione classica della teoria marxista del lavoro

La teoria marxista del lavoro funge da fondamento teorico del materialismo storico e della teoria del plusvalore, permeando l’analisi critica del modo di produzione capitalistico di Karl Marx. Questo sistema teorico assume il lavoro come categoria centrale e costruisce un quadro cruciale per la comprensione delle leggi dello sviluppo sociale umano, rivelando le caratteristiche socio-storiche, duali e soggettive del lavoro. La seguente esposizione classica si articola in quattro dimensioni: la determinazione essenziale del lavoro, la teoria del suo duplice carattere, il meccanismo della produzione di plusvalore e l’obiettivo di uno sviluppo umano libero e completo.

Marx definì il lavoro come il “metabolismo” tra l’uomo e la natura, sottolineandone il duplice attributo: da un lato, è un’attività naturalmente necessaria per produrre i mezzi materiali di sussistenza; dall’altro, è un’attività oggettivante che conferma le capacità essenziali dell’uomo. <1> Nei Manoscritti economico-filosofici del 1844 , Marx affermò: “L’intero carattere di una specie, il suo carattere di specie, risiede nella natura della sua attività vitale… Il carattere di specie dell’uomo è precisamente l’attività libera e cosciente”.<2> Questo posizionamento filosofico del lavoro trascende la prospettiva ristretta dell’economia politica classica che considera il lavoro semplicemente come una fonte di ricchezza, conferendogli un significato ontologico: è sia la caratteristica essenziale che distingue gli esseri umani dagli animali, sia il legame che forma le relazioni sociali.

Una caratteristica fondamentale della concezione marxista del lavoro è la sua spiccata storicità e socialità. Il lavoro non è semplicemente l’espressione del comportamento individuale, ma un’attività collettiva svolta in un contesto socio-storico. Con lo sviluppo delle forze produttive, le forme, la natura e il contenuto del lavoro, così come il suo ruolo nella struttura sociale, cambiano continuamente. Nel quadro teorico di Marx, il lavoro è intimamente connesso alle formazioni sociali, ai modi di produzione, alle strutture di classe e allo sviluppo umano nel suo complesso.

La natura sociale del lavoro determina che esso esista sempre all’interno di specifici rapporti di produzione. Marx si oppose esplicitamente alle discussioni astratte sul lavoro, sostenendo che le sue forme concrete debbano essere esaminate all’interno di formazioni sociali concrete. Ad esempio, il lavoro degli schiavi, il lavoro dei servi della gleba e il lavoro salariato, pur condividendo il nome di “lavoro”, presentano in realtà nature sociali fondamentalmente diverse a causa delle differenze nella proprietà dei mezzi di produzione. Questa intuizione metodologica ci insegna che un’analisi del lavoro isolata, slegata dai rapporti di produzione, oscurerà l’essenza dello sfruttamento.

La teoria della duplice natura del lavoro (lavoro concreto e lavoro astratto), proposta da Marx nel primo volume del Capitale , rappresenta una grande innovazione nella storia dell’economia politica. Il lavoro concreto crea valore d’uso, incarnando il rapporto di scambio materiale tra l’uomo e la natura; il lavoro astratto costituisce la sostanza del valore, riflettendo le relazioni sociali tra i produttori di merci. Questa distinzione ha completamente smantellato l’erronea interpretazione degli economisti classici, che confondevano il lavoro con i fattori di produzione generali.

Nel contesto dell’intelligenza digitale moderna, la creazione di valore da parte del lavoro rimane il fulcro dello sviluppo della forza produttiva sociale. Tuttavia, con la diffusione dell’automazione, dell’intelligenza artificiale e dei big data, sia la creazione di valore da parte del lavoro sia le forme di sfruttamento del plusvalore hanno subito cambiamenti significativi. Ciò significa che la teoria del valore di Marx necessita di essere riesaminata nel contesto dell’era dell’intelligenza digitale per affrontare le sfide e le trasformazioni portate dal lavoro intelligente.

Particolarmente degna di nota è l’enfasi posta da Marx sul fatto che “ogni lavoro è un dispendio di forza lavoro umana, in senso fisiologico, ed è in questa qualità di essere uguale, o astratto, lavoro umano che esso costituisce il valore delle merci”.<3> racchiude due livelli di significato profondo: in primo luogo, il lavoro astratto non è un dispendio di energia fisica, bensì un’unità di misura del tempo di lavoro socialmente necessario; in secondo luogo, l’essenza del valore risiede nelle relazioni sociali reificate, non negli attributi naturali. Questo pensiero dialettico ha gettato le basi teoriche per svelare il segreto del plusvalore.

Attraverso l’analisi del processo produttivo capitalistico, Marx ha rivelato la condizione distorta del lavoro sotto il dominio del capitale. Nel Capitale , ha diviso la giornata lavorativa in tempo di lavoro necessario e tempo di lavoro plus, con il primo che riproduce il valore della forza lavoro e il secondo che crea plusvalore gratuitamente per i capitalisti. Questa divisione porta a due gravi conseguenze: in primo luogo, i lavoratori possono ricevere solo una remunerazione equivalente al valore della loro forza lavoro, dando luogo a un regime radicato nella relativa miseria; in secondo luogo, i prodotti del lavoro stesso diventano strumenti per la valorizzazione del capitale che a sua volta domina sui lavoratori, creando una condizione in cui “il lavoro morto domina e assorbe il lavoro vivo” <4>

Manoscritti economico-filosofici del 1844 evidenziarono in modo più acuto la quadruplice alienazione del lavoro operata dal capitalismo: l’alienazione dei lavoratori dai prodotti del loro lavoro, da se stessi, dagli altri e dalla natura. La radice di questo stato di alienazione risiede nell’esternalizzazione del lavoro causata dalla proprietà privata: il lavoro, che dovrebbe essere un mezzo di autorealizzazione, diventa semplicemente un mezzo di sopravvivenza. Marx concluse quindi: “Solo nella comunità con gli altri ogni individuo ha i mezzi per coltivare i propri talenti in tutte le direzioni” <5>

La teoria marxista del lavoro punta in ultima analisi alla liberazione umana. Il Manifesto del Partito Comunista dichiara solennemente: “Al posto della vecchia società borghese, con le sue classi e i suoi antagonismi di classe, avremo un’associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno sia la condizione per il libero sviluppo di tutti”. <6> Questo “libero sviluppo” si fonda sulla superazione dell’alienazione capitalistica del lavoro: quando la proprietà pubblica dei mezzi di produzione elimina le basi dello sfruttamento, il lavoro può ritornare al suo stato autentico, essendo al contempo mezzo di sostentamento e mezzo di autorealizzazione.

Nella Critica del Programma di Gotha , Marx immaginava una fase superiore della società comunista basata sul principio “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”, in cui il lavoro non sarebbe più soggetto a coercizione esterna e diventerebbe veramente “il bisogno primario della vita”. Tuttavia, sottolineava che il raggiungimento di questo stato ideale richiede un lungo processo storico e che il compito attuale è quello di spezzare il controllo del capitale sul lavoro attraverso la rivoluzione socialista e ricostruire la condizione soggettiva dei lavoratori.

La teoria marxista del lavoro non solo critica la natura oppressiva dei rapporti di lavoro capitalistici, ma propone anche la teoria della liberazione del lavoro nella società socialista. Marx affermò chiaramente nel Manifesto del Partito Comunista che l’obiettivo ultimo della rivoluzione socialista è eliminare le differenze di classe e realizzare la liberazione dei lavoratori: “L’emancipazione del proletariato deve essere opera dell’intera umanità” <7> Egli credeva che la società socialista dovesse eliminare la proprietà privata dei mezzi di produzione, consentendo ai lavoratori di determinare collettivamente i metodi di produzione e distribuzione, permettendo così il godimento comune della ricchezza sociale. La società socialista immaginata da Marx è una società che realizza uno sviluppo umano libero e completo. In questa società, il lavoro non è più identificato con l’alienazione individuale, non è più una mera attività di sopravvivenza, ma un mezzo per uno sviluppo individuale completo. Il lavoro nella società socialista è libero, significativo e capace di servire il progresso umano nella sua interezza.

La teoria marxista del lavoro penetra la nebbia dei fenomeni economici con una profonda dialettica, affermando la grande forza del lavoro nella creazione della civiltà e al contempo smascherando senza pietà l’alienazione del lavoro all’interno del sistema capitalistico. Questa teoria rimane il nostro strumento intellettuale per analizzare le contraddizioni nei rapporti di lavoro nell’era dell’economia digitale, svelando come la ricerca della liberazione del lavoro fornisca una direzione per lo sviluppo umano nell’era dell’intelletto universale.

L’ondata dell’intelligenza digitale sta rimodellando la determinazione essenziale del lavoro

Con la profonda integrazione tra tecnologia digitale e tecnologia intelligente (di seguito denominata “intelligenza digitale”), il paradigma produttivo della società umana sta subendo una trasformazione rivoluzionaria. Questa trasformazione non solo modifica le forme fisiche degli strumenti e degli oggetti di lavoro, ma scuote in modo più profondo la determinazione essenziale del lavoro, così come delineata dalla teoria marxista del lavoro. Il lavoro non è più semplicemente lo “scambio materiale tra uomo e natura”, ma si è evoluto in un sistema complesso che comprende elementi di dati, mediazione algoritmica e collaborazione intelligente. Questa ricostruzione amplia i confini teorici del lavoro e pone nuove esigenze di interpretazione teorica. La seguente analisi multidimensionale esamina gli effetti di trasformazione dell’intelligenza digitale sulla determinazione essenziale del lavoro.

La teoria classica del lavoro si concentra sui lavoratori umani, enfatizzando la loro posizione centrale nella creazione di valore. Tuttavia, nell’era dell’intelligenza digitale, i bracci robotici sulle linee di produzione industriale possono completare autonomamente assemblaggi di precisione, i veicoli senza conducente nei magazzini logistici possono ottimizzare dinamicamente i percorsi e persino alcuni lavori creativi hanno iniziato a coinvolgere l’intelligenza artificiale generativa. Tali scenari indicano che la principale forza motrice della produzione diretta di materiali si è gradualmente evoluta in sistemi collaborativi uomo-macchina. Il tradizionale rapporto di “lavoro vivo che domina il lavoro morto” è stato infranto, sostituito da nuove relazioni lavorative in cui lavoratori e macchine intelligenti sono soggetti che si costituiscono reciprocamente. Questa trasformazione ci obbliga a riesaminare la connotazione della soggettività del lavoro: quando le macchine possiedono capacità di apprendimento e possono adattarsi attivamente all’ambiente, i ruoli dei lavoratori umani si spostano sempre più verso supervisori, coordinatori e decisori innovativi, insieme a formatori di macchine e altri operatori di supporto.

Con l’avvento dell’intelligenza digitale, i ruoli dei lavoratori hanno subito profondi cambiamenti. In primo luogo, le mansioni dei lavoratori non sono più principalmente quelle di operatori e manovali, ma si stanno spostando sempre più verso il supporto tecnico, l’analisi dei dati e il lavoro innovativo. Con l’ascesa dell’intelligenza artificiale, i lavoratori tradizionali potrebbero correre il rischio di essere sostituiti dalle macchine, soprattutto coloro che svolgono lavori ripetitivi e standardizzati, rischiando di perdere opportunità di impiego. Un rapporto del World Economic Forum del 2020 prevedeva che entro il 2025 oltre 85 milioni di posti di lavoro in tutto il mondo sarebbero scomparsi a causa dell’automazione, mentre ne sarebbero stati creati 97 milioni di nuovi, la maggior parte dei quali avrebbe richiesto competenze digitali e capacità innovative <8>.

L’ondata di intelligenza digitale ha, in una certa misura, intensificato il rapporto di sfruttamento tra capitale e lavoro. Con l’applicazione dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie di automazione, le imprese possono sostituire il lavoro umano con le macchine, riducendo i costi di produzione e aumentando i profitti. Tuttavia, ciò comporta anche un peggioramento della condizione lavorativa dei lavoratori, in particolare di quelli meno qualificati, che si trovano ad affrontare disoccupazione o una riduzione dei salari. Secondo un rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, l’ondata di digitalizzazione potrebbe ampliare ulteriormente le disparità salariali globali, con una diminuzione dei redditi dei lavoratori meno qualificati e un aumento più significativo di quelli dei lavoratori altamente qualificati <9>

Nell’economia dell’intelligenza digitale, i dati in grandi quantità diventano un fattore di produzione chiave, costituendo un oggetto di lavoro specifico. Le operazioni quotidiane dei raccoglitori di dati consistono nella trasformazione del mondo fisico in segnali digitali, mentre il processo di formazione degli ingegneri degli algoritmi si basa essenzialmente sull’estrazione e la raffinazione di modelli di dati. A differenza delle materie prime tradizionali, i dati possiedono caratteristiche di non consumo, replicabilità e costi marginali prossimi allo zero, cambiando radicalmente il modo in cui gli oggetti di lavoro vengono elaborati: dalla trasformazione di entità materiali all’elaborazione di simboli informativi. Ancora più importante, i dati stessi veicolano attributi relazionali sociali, con i loro processi di raccolta, circolazione e utilizzo profondamente radicati nella logica del capitale e delle strutture di potere sociale, conferendo agli oggetti di lavoro una complessità sociale senza precedenti.

Applicazioni negli app store per smartphone, creazione di contenuti su piattaforme di video brevi, liste di prodotti consigliati su piattaforme di e-commerce: questi tipici prodotti del lavoro dell’era dell’intelligenza digitale possiedono significative caratteristiche virtuali. Non occupano alcuno spazio fisico, eppure generano un enorme valore attraverso l’economia dell’attenzione. Questo meccanismo di acquisizione del valore evidenzia le specifiche contraddizioni del lavoro contemporaneo: da un lato, il valore d’uso dei prodotti virtuali dipende fortemente dall’esperienza soggettiva degli utenti; dall’altro, il loro valore di scambio segue rigorosamente le leggi del mercato. Quando il numero di “mi piace” determina la quota di ricavi dei creatori di contenuti, i criteri di misurazione del valore del lavoro hanno compiuto un pericoloso salto dal tempo di lavoro all’attenzione dell’utente.

La tecnologia dell’intelligenza digitale ha infranto i vincoli spazio-temporali del lavoro tradizionale, dando origine a nuove forme come l’occupazione flessibile, il lavoro a distanza e la gig economy. La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente accelerato questa tendenza, trasformando il lavoro a distanza da una situazione eccezionale a una scelta di routine.<10>

Nella dimensione temporale, il lavoro digitale presenta caratteristiche “24 ore su 24, 7 giorni su 7”. I lavoratori delle piattaforme possono accettare ordini in qualsiasi momento, i creatori di contenuti non hanno orari di lavoro fissi e i programmatori devono spesso rispondere a improvvisi guasti di sistema. Il concetto tradizionale di “giornata lavorativa” si fa sfumato, con i confini tra tempo di lavoro e tempo di riposo sempre più labili. Questo cambiamento offre ai lavoratori flessibilità temporale, ma comporta anche problemi di intensità lavorativa incontrollabile.<11>

Nella dimensione spaziale, i luoghi di lavoro non sono più limitati a spazi fisici come fabbriche e uffici. La tecnologia del cloud computing consente di lavorare ovunque ci sia una connessione Internet, mentre la tecnologia della realtà virtuale amplia ulteriormente le possibilità di collaborazione a distanza. La mobilità e la collaborazione globale dei talenti diventano possibili, con team di progetto transnazionali che raggiungono un’integrazione senza soluzione di continuità attraverso piattaforme digitali.<12>

Questa ricostruzione spazio-temporale pone nuove esigenze per la gestione del lavoro e la tutela dei diritti. Le questioni tradizionali del diritto del lavoro, come la definizione dell’orario di lavoro, il calcolo degli straordinari e la garanzia della sicurezza sul lavoro, diventano più complesse negli ambienti digitali. Allo stesso tempo, essa crea le condizioni tecniche per realizzare accordi di lavoro più umani e personalizzati.

L’intelligenza digitale non ha invalidato il quadro teorico marxista del lavoro, ma ne ha piuttosto confermato la potente e unica capacità esplicativa. Così come il sistema di fabbrica emerso nell’era della macchina a vapore non ha rovesciato la teoria del plusvalore, allo stesso modo la governance algoritmica nell’era dell’intelligenza artificiale necessita di essere analizzata nel quadro della duplice natura del lavoro. La chiave sta nel comprendere la relazione dialettica tra cambiamento e continuità: ciò che cambia sono solo le specifiche forme di manifestazione e i vettori tecnologici del lavoro; ciò che rimane costante è il fatto fondamentale del lavoro come base per la riproduzione del sociale. Attualmente, è urgente sviluppare la teoria marxista del valore del lavoro in relazione alle pratiche dell’intelligenza digitale, in particolare attraverso l’innovazione teorica in ambiti quali la definizione dei diritti di proprietà sui dati, la regolamentazione dell’etica algoritmica e la tutela dei diritti dei lavoratori digitali.

Nuove contraddizioni create dal lavoro digitale e dalle soluzioni socialiste

Una delle contraddizioni più evidenti nell’era dell’intelligenza digitale è il conflitto tra le posizioni monopolistiche create dalle grandi aziende tecnologiche grazie ai loro vantaggi tecnologici e l’esigenza diffusa di tutela dei diritti dei lavoratori. Questo monopolio si differenzia dai tradizionali monopoli sulle risorse; si basa sul controllo di risorse digitali quali dati, algoritmi e piattaforme, caratterizzate da maggiore occultamento e penetrazione.<13>

L’ascesa delle economie di piattaforma ha permesso a poche grandi imprese tecnologiche di controllare enormi quantità di dati degli utenti e tecnologie algoritmiche avanzate, formando di fatto degli “oligarchi digitali”. Prendendo gli Stati Uniti come esempio, giganti della tecnologia come Google, Amazon, Apple e Meta possiedono vantaggi schiaccianti nei rispettivi settori. Non solo controllano i nodi chiave della circolazione delle informazioni, ma determinano anche il reddito e le opportunità di lavoro di milioni di lavoratori delle piattaforme attraverso gli algoritmi.<14> Questo monopolio tecnologico pone i lavoratori in posizioni estremamente svantaggiose nell’economia digitale: la regolamentazione unilaterale delle piattaforme, le operazioni algoritmiche a scatola nera, la distribuzione del reddito fortemente iniqua e l’assenza di garanzie di lavoro stanno diventando problemi sempre più gravi.<15> Sebbene la regolamentazione antitrust sia stata continuamente rafforzata in diversi paesi, le contraddizioni strutturali nelle economie di piattaforma persistono. I lavoratori di nuove forme di business come la consegna di cibo a domicilio e i conducenti di servizi di trasporto privato si trovano ad affrontare difficoltà nel riconoscimento del rapporto di lavoro, l’assenza di sicurezza sociale e sfide nella tutela dei diritti in caso di infortuni sul lavoro.

I sistemi socialisti forniscono le basi istituzionali per risolvere questa contraddizione. In primo luogo, l’adesione a una struttura proprietaria con la proprietà pubblica come ente principale può prevenire in modo fondamentale un’eccessiva concentrazione dei mezzi di produzione nelle mani di pochi capitalisti. Nel campo dell’economia digitale, la partecipazione di imprese statali ed economie collettive può costituire un efficace contrappeso ai monopoli privati. In secondo luogo, il rafforzamento delle funzioni di regolamentazione macroeconomica statale attraverso l’applicazione delle norme antitrust, la definizione dei diritti di proprietà sui dati e la responsabilizzazione delle piattaforme, mentre la standardizzazione garantisce una concorrenza di mercato equa. In terzo luogo, l’istituzione e il miglioramento di sistemi di tutela del lavoro adattati alle nuove caratteristiche delle forme imprenditoriali assicurano ai lavoratori delle piattaforme il godimento dei diritti lavorativi fondamentali e della sicurezza sociale.

Un’altra importante contraddizione nel lavoro intelligente è la fondamentale opposizione tra il profondo intervento dei sistemi algoritmici nei processi lavorativi e il bisogno umano di soggettività e dignità. Questa contraddizione è particolarmente evidente nelle economie delle piattaforme, dove gli algoritmi non solo determinano il contenuto e il ritmo del lavoro dei dipendenti, ma penetrano profondamente nei loro modelli comportamentali e nelle loro modalità di pensiero, dando vita a nuove forme di “disciplina algoritmica”.

Nel settore della consegna di cibo a domicilio, i sistemi algoritmici calcolano con precisione tempi e percorsi di consegna per ogni ordine, implementando il monitoraggio in tempo reale e l’adeguamento dinamico dei conducenti. Questa “gestione algoritmica”, pur migliorando l’efficienza delle consegne, trasforma anche i lavoratori in strumenti per l’esecuzione di algoritmi, danneggiando seriamente la loro autonomia e creatività.<16> Situazioni simili si riscontrano nel trasporto su richiesta, nelle consegne espresse, nei servizi domestici e in altri settori. Ancor più grave, alcuni sistemi algoritmici effettuano “valutazioni del credito” basate sulle prestazioni storiche dei lavoratori, influenzando le loro future opportunità di lavoro e formando sistemi gerarchici digitalizzati.<17>

Questo controllo algoritmico rappresenta essenzialmente una nuova forma di dominio del capitale sul lavoro. Come analizzato da Marx, l’obiettivo dei processi produttivi capitalistici è la massimizzazione del plusvalore, con i lavoratori che fungono semplicemente da strumenti per raggiungere tale scopo. Nell’era dell’intelligenza digitale, gli algoritmi diventano nuovi strumenti a disposizione del capitale per controllare il lavoro, con una precisione e una portata che superano di gran lunga i metodi di gestione tradizionali.

L’obiettivo fondamentale del socialismo, ovvero il raggiungimento di uno sviluppo umano globale, fornisce un orientamento critico per la risoluzione delle contraddizioni del controllo algoritmico. In primo luogo, l’adozione di un concetto di sviluppo tecnologico “centrato sulle persone” richiede che la progettazione e l’applicazione degli algoritmi siano al servizio delle esigenze di sviluppo umano, e non viceversa. In secondo luogo, la creazione di sistemi di trasparenza e interpretabilità degli algoritmi tutela il diritto dei lavoratori a conoscere e supervisionare, prevenendo operazioni algoritmiche a scatola nera. In terzo luogo, il miglioramento dei meccanismi di partecipazione dei lavoratori alla governance delle piattaforme attraverso le organizzazioni sindacali e la contrattazione collettiva dà voce ai lavoratori nella definizione delle regole algoritmiche.<18>

La tecnologia dell’intelligenza digitale ha generato un’enorme ricchezza sociale, ma la distribuzione di questi “dividendi digitali” è estremamente squilibrata, creando nuove disparità di ricchezza. Questo squilibrio si manifesta non solo tra imprese e lavoratori, ma anche tra diverse tipologie di lavoratori, regioni e fasce d’età.

A livello globale, lo sviluppo dell’economia digitale ha permesso ad alcuni giganti della tecnologia di accumulare una ricchezza senza precedenti. Le statistiche mostrano che la capitalizzazione di mercato totale delle prime dieci aziende tecnologiche al mondo supera il PIL di molti paesi. Queste aziende hanno un numero relativamente basso di dipendenti, il che significa che il valore per unità di lavoro è estremamente elevato.<19> Al contrario, un gran numero di lavoratori del settore tradizionale si trova ad affrontare i problemi di competenze obsolete, redditi in calo e instabilità occupazionale. Questo “divario digitale” non solo aggrava la disuguaglianza sociale, ma minaccia anche la stabilità sociale.

Il requisito essenziale del socialismo di raggiungere la prosperità comune fornisce una guida fondamentale per risolvere la disuguaglianza nella distribuzione dei dividendi digitali, secondo i seguenti principi. In primo luogo, i risultati dello sviluppo condivisi dalla popolazione attraverso misure redistributive come la regolamentazione fiscale e i trasferimenti contribuiscono a ridurre le disparità di reddito. In secondo luogo, l’aumento degli investimenti nella costruzione di infrastrutture digitali nelle aree sottosviluppate e la promozione della digitalizzazione rurale consentono a un maggior numero di persone di beneficiare dei dividendi dello sviluppo dell’economia digitale. In terzo luogo, il miglioramento dei sistemi di istruzione e formazione professionale aiuta i lavoratori del settore tradizionale ad adattarsi alla trasformazione digitale, prevenendo la disoccupazione strutturale su larga scala.<20>

L’era dell’intelligenza digitale ha visto emergere nuove forme di alienazione lavorativa che, da un lato, perpetuano l’alienazione tradizionale e, dall’altro, presentano manifestazioni specifiche della digitalizzazione. Questa nuova alienazione costituisce una profonda contraddizione con l’ideale socialista di perseguire uno sviluppo umano integrale.

L’alienazione nel lavoro digitale si manifesta innanzitutto come alienazione dei lavoratori dai prodotti del proprio lavoro. Nell’economia dei dati, ogni clic, navigazione e acquisto degli utenti diventa patrimonio di dati della piattaforma, ma gli utenti stessi non possono condividere il valore creato da questi dati. Questo “lavoro gratuito” separa completamente i lavoratori dai risultati del loro lavoro. In secondo luogo, l’alienazione dei lavoratori dai processi lavorativi è accentuata dal fatto che il controllo algoritmico rende il lavoro altamente standardizzato e meccanizzato, con i lavoratori che perdono il controllo sul ritmo e sui metodi di lavoro. In terzo luogo, aumenta l’alienazione delle relazioni umane, poiché le piattaforme digitali, pur connettendo masse di utenti, portano anche a una riduzione della comunicazione faccia a faccia e a relazioni sociali frammentate.

Più seriamente, la tecnologia digitale potrebbe esacerbare l’alienazione dell’uomo dalla natura. Sebbene l’economia digitale sia spesso definita “economia verde”, problemi come il consumo energetico dei data center e la produzione e lo smaltimento dei prodotti elettronici stanno diventando sempre più rilevanti. L’addestramento e il funzionamento dell’intelligenza artificiale richiedono un enorme consumo di elettricità e un impatto ambientale sempre maggiore.<21>

I sistemi socialisti, ponendo lo sviluppo umano integrale come obiettivo centrale, offrono garanzie istituzionali per superare le nuove forme di alienazione del lavoro. In primo luogo, attraverso la proprietà pubblica e la distribuzione secondo i sistemi lavorativi, il socialismo assicura che i lavoratori possano condividere i frutti del proprio lavoro, ricostruendo il legame intrinseco tra lavoratori e prodotti del lavoro. In secondo luogo, promuove concetti di sviluppo tecnologico incentrati sull’uomo, facendo sì che il progresso tecnologico serva i bisogni dello sviluppo umano anziché assoggettare l’uomo alla tecnologia. In terzo luogo, costruisce nuove relazioni sociali nell’era digitale, promuovendo un’interazione e una collaborazione umana complete attraverso strumenti digitali e realizzando un’unità organica tra sviluppo individuale e sviluppo sociale.

Le nuove contraddizioni create dal lavoro intelligente mostrano complessità e profondità, riflettendo sia le contraddizioni tra progresso tecnologico e ritardo istituzionale, sia i conflitti tra logica capitalistica e valori umanistici. I sistemi socialisti, con i loro peculiari vantaggi istituzionali e la loro ricerca di valori, possono fornire soluzioni fondamentali per risolvere queste contraddizioni. Tuttavia, ciò richiede di promuovere l’esplorazione pratica basata sull’innovazione teorica e di perfezionare continuamente i sistemi istituzionali socialisti per adattarli alle esigenze dell’era dell’intelligenza digitale.

Percorsi per lo sviluppo contemporaneo della teoria socialista del lavoro

Di fronte alla profonda trasformazione delle forme di lavoro nell’era dell’intelligenza digitale e alle nuove contraddizioni introdotte dal lavoro intelligente, la teoria socialista del lavoro deve evolversi in chiave contemporanea, pur rimanendo fedele ai principi fondamentali. Tale evoluzione non consiste in una semplice revisione della teoria classica, bensì in un’interpretazione creativa e in un’espansione pratica della teoria marxista del lavoro in un contesto storico nuovo. Lo sviluppo contemporaneo della teoria socialista del lavoro richiede un progresso coordinato su tre livelli: costruzione teorica, innovazione istituzionale ed esplorazione pratica, al fine di costruire un nuovo sistema teorico del lavoro che incarni i requisiti essenziali del socialismo e si adatti alle caratteristiche dell’era dell’intelligenza digitale. Questo percorso di sviluppo non si limita al miglioramento dei sistemi teorici, ma mira anche alla piena realizzazione della superiorità del sistema socialista e all’effettiva tutela degli interessi fondamentali del popolo.

Lo sviluppo contemporaneo della teoria socialista del lavoro richiede innanzitutto una ricostruzione innovativa dei sistemi concettuali e dei quadri analitici a livello di costruzione teorica. Questo processo deve costruire un sistema teorico che rifletta accuratamente l’essenza delle relazioni di lavoro contemporanee, ereditando il nucleo scientifico della teoria marxista del lavoro e integrandolo con le nuove caratteristiche dell’era dell’intelligenza digitale.

In termini di ricostruzione del sistema concettuale, i concetti tradizionali di lavoro necessitano di essere ampliati e approfonditi. In primo luogo, si procede all’espansione del concetto di soggetto lavorativo, passando dai lavoratori puramente umani ai “soggetti lavorativi collaborativi uomo-macchina”, riconoscendo lo status di quasi-soggetto dei sistemi di apprendimento automatico in condizioni specifiche, pur chiarendo il predominio umano nei processi lavorativi. In secondo luogo, si assiste alla trasformazione digitale dei concetti di oggetto lavorativo, incorporando elementi immateriali come dati, algoritmi e risorse virtuali nella categoria degli oggetti lavorativi, stabilendo sistemi di classificazione degli oggetti lavorativi adattati alle caratteristiche dell’economia digitale.<22> In terzo luogo, si procede alla trasformazione computazionale dei concetti di processo lavorativo, evidenziando nuove caratteristiche come la partecipazione algoritmica, l’interazione uomo-macchina e i processi basati sui dati, formando quadri concettuali che riflettono l’essenza dei processi lavorativi nell’era dell’intelligenza digitale.

In termini di innovazione dei quadri analitici, è necessario costruire sistemi analitici multidimensionali e multilivello. Verticalmente, ciò richiede la creazione di catene analitiche che vadano dal lavoro micro-individuale al lavoro macro-sociale, comprendendo l’adattamento delle competenze dei singoli lavoratori, la trasformazione organizzativa a livello aziendale, l’adeguamento strutturale a livello di settore e l’innovazione istituzionale a livello sociale. Orizzontalmente, è indispensabile costruire quadri analitici completi che includano le dimensioni economiche, politiche, culturali, sociali ed ecologiche per cogliere appieno la complessità e la diversità delle relazioni lavorative nell’era dell’intelligenza digitale.

Particolarmente importante è lo sviluppo innovativo della teoria della creazione di valore. Pur attenendosi ai principi fondamentali della teoria del valore del lavoro, è necessaria un’analisi approfondita dei meccanismi attraverso i quali nuovi elementi come i fattori dei dati, i sistemi algoritmici e gli effetti di rete funzionano nella creazione di valore, al fine di costruire una teoria della creazione di valore adatta alle caratteristiche dell’economia digitale. Allo stesso tempo, occorre prestare attenzione all’espropriazione del lavoro non retribuito in forme di lavoro non di mercato come lo sviluppo di software open source, la condivisione della conoscenza e il servizio alla comunità.<23> 

L’innovazione teorica deve combinarsi con l’innovazione istituzionale per realizzare appieno lo sviluppo contemporaneo della teoria socialista del lavoro. Il fulcro dell’innovazione istituzionale consiste nella creazione di meccanismi di sicurezza del lavoro e sistemi di governance adeguati alle esigenze dell’era digitale, fornendo un supporto istituzionale per la tutela dei diritti dei lavoratori e per un armonioso sviluppo sociale.

In termini di meccanismi di adeguamento delle relazioni di lavoro, è necessario stabilire standard di riconoscimento delle relazioni lavorative e sistemi di gestione adattati alle nuove forme di impiego. Per affrontare la difficoltà del riconoscimento delle relazioni di lavoro nelle economie delle piattaforme, l’esplorazione dei concetti di “quasi-rapporto di lavoro” può fornire una tutela giuridica per le nuove forme di rapporto di lavoro, a metà strada tra i tradizionali rapporti di lavoro subordinato e il lavoro autonomo a tempo pieno. Allo stesso tempo, è necessario migliorare i meccanismi di contrattazione collettiva, supportando la partecipazione dei lavoratori delle piattaforme alla definizione delle regole della piattaforma attraverso organizzazioni come i sindacati, al fine di tutelare i loro legittimi diritti.

È inoltre necessario costruire sistemi unificati di sicurezza sociale che coprano tutti i lavoratori. L’attenzione dovrebbe concentrarsi sulla creazione di sistemi di assicurazione sociale per i lavoratori con contratti flessibili e sulla risoluzione dei problemi di sicurezza sociale per categorie come i lavoratori delle piattaforme digitali e i liberi professionisti. L’istituzione di “fondi di sicurezza per i lavoratori digitali”, finanziati congiuntamente dalle aziende delle piattaforme, dal governo e dai lavoratori stessi, può fornire una sicurezza di base ai lavoratori di queste nuove forme di impiego.

Inoltre, è necessario implementare meccanismi di tutela dei diritti digitali, sistemi di tutela dei diritti di proprietà dei dati e sistemi di protezione dei diritti dei lavoratori digitali. Chiarire la proprietà dei dati personali e creare meccanismi di condivisione del valore dei dati consente ai produttori di dati di partecipare ai benefici derivanti dalla commercializzazione degli stessi. Allo stesso tempo, è fondamentale disporre di sistemi di trasparenza algoritmica, che impongano ai sistemi algoritmici che coinvolgono i diritti dei lavoratori di divulgare ai lavoratori la logica di base e le basi decisionali, tutelando il loro diritto di conoscere e supervisionare tali sistemi.

Nell’ambito della formazione professionale e dei servizi per l’impiego, è fondamentale implementare sistemi di apprendimento permanente e piattaforme intelligenti per i servizi per l’impiego. La creazione di sistemi di formazione professionale con la partecipazione congiunta di governo, imprese e organizzazioni sociali aiuta i lavoratori ad adattarsi alle esigenze della trasformazione tecnologica. L’utilizzo dell’intelligenza artificiale per fornire servizi per l’impiego mirati consente un abbinamento intelligente e personalizzato tra domanda e offerta di lavoro.

Lo sviluppo contemporaneo della teoria socialista del lavoro richiede in ultima analisi la verifica e il perfezionamento attraverso l’esplorazione pratica. Tale esplorazione pratica diversificata deve essere condotta in diversi ambiti e a livelli distinti, accumulando esperienza e formando modelli di sviluppo replicabili e promuovibili.

A livello aziendale, è necessario incoraggiare le imprese statali e private a esplorare modelli di gestione intelligente umanizzati. Promuovere approcci gestionali che combinino “algoritmi + intervento umano” sfrutta l’efficienza dei sistemi algoritmici, mantenendo al contempo cura e flessibilità di tipo umanistico. Supportare le imprese nella creazione di meccanismi di partecipazione dei lavoratori alla governance digitale, come l’istituzione di “comitati algoritmici” e lo svolgimento di “audit algoritmici”, conferisce ai lavoratori maggiore voce in capitolo nelle applicazioni tecnologiche.

Nella governance delle piattaforme, è fondamentale implementare meccanismi di governance collaborativa con la partecipazione di più soggetti. Il governo svolgerebbe un ruolo di regolamentazione e guida, le imprese che gestiscono le piattaforme si assumerebbero le responsabilità principali, le organizzazioni dei lavoratori rappresenterebbero gli interessi collettivi e le istituzioni professionali fornirebbero supporto tecnico, creando una sinergia di governance complessiva.

Nell’ambito dello sviluppo regionale, è fondamentale un coordinamento tra le regioni digitalmente avanzate e quelle in via di sviluppo. Nella cooperazione internazionale, è indispensabile una partecipazione attiva alla costruzione di un sistema globale di governance digitale che promuova un ordine economico digitale internazionale equo e ragionevole.

I tre livelli di sviluppo contemporaneo della teoria socialista del lavoro non sono isolati, ma costituiscono un insieme organico di reciproca connessione e promozione. È necessaria una considerazione sistematica delle relazioni tra costruzione teorica, innovazione istituzionale ed esplorazione pratica per elaborare strategie di sviluppo sistematiche.

Nell’ambito degli assetti temporali, è fondamentale gestire con attenzione il rapporto tra eredità e innovazione. È necessario procedere aderendo in modo incrollabile ai principi fondamentali della teoria marxista del lavoro e, al contempo, conducendo un’innovazione teorica in base alle caratteristiche dell’epoca; imparando dalle esperienze straniere più avanzate e traendone ispirazione, ed esplorando percorsi di sviluppo adeguati alle condizioni nazionali sulla base delle circostanze concrete.

Nei compiti chiave, la questione è coniugare l’orientamento al problema con l’orientamento agli obiettivi. È essenziale concentrare gli sforzi sulle principali contraddizioni e problematiche delle relazioni lavorative nell’era dell’intelligenza digitale, focalizzandosi al contempo sugli obiettivi a lungo termine di sviluppo umano globale e progresso sociale comune, e pianificando sistematicamente i percorsi di sviluppo.

Nei meccanismi di sviluppo, è fondamentale sfruttare la superiorità del sistema socialista. Ciò include il rafforzamento della leadership del Partito, l’utilizzo del ruolo di coordinamento del governo, la mobilitazione dell’entusiasmo di tutti i settori e la creazione di una forte sinergia per promuovere lo sviluppo contemporaneo della teoria del lavoro. Allo stesso tempo, è necessario rispettare uno spirito pionieristico pragmatico, incoraggiando la sperimentazione e l’innovazione dal basso, per imparare dalle esperienze di successo e condividerle.

Lo sviluppo contemporaneo della teoria socialista del lavoro è un processo storico di lungo periodo che richiede continua esplorazione e perfezionamento nella pratica. Solo aderendo alla combinazione di teoria e pratica, all’unità di eredità e innovazione e al coordinamento tra condizioni attuali e tendenze globali, possiamo costruire un nuovo sistema teorico del lavoro che incarni i requisiti essenziali del socialismo e si adatti alle caratteristiche dell’era dell’intelligenza digitale, fornendo una guida scientifica per il raggiungimento di uno sviluppo di alta qualità e il miglioramento della vita delle persone.

La visione di una civiltà del “lavoro intellettuale generale”: verso il regno della libertà

Nel Capitale , Marx ha descritto il processo storico della società umana che si muove dal “regno della necessità” al “regno della libertà”, sottolineando che “il vero regno della libertà” può fiorire solo se costruito sulle fondamenta del “regno della necessità”.<24> Nell’era dell’intelligenza digitale, lo sviluppo della tecnologia intelligente fornisce condizioni materiali e tecniche senza precedenti per la realizzazione di questo grande ideale. Attraverso la guida e la regolamentazione dei sistemi socialisti, l’implementazione dell’intelletto generale promette di costruire una nuova visione di civiltà che liberi pienamente le forze produttive e sviluppi in modo completo le capacità umane, realizzando veramente la società ideale immaginata da Marx, in cui “il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti”.

L’ampia diffusione di tecnologie intelligenti come l’intelligenza artificiale, la robotica e i sistemi di automazione potrebbe liberare completamente l’umanità dalle catene del lavoro fisico. Nelle fabbriche “intelligenti”, i robot si occupano della stragrande maggioranza delle attività produttive, mentre i lavoratori umani si dedicano principalmente alla progettazione creativa, al controllo qualità, all’ottimizzazione dei sistemi e ad altre attività creative. Nel settore dei servizi, i sistemi intelligenti gestiscono le richieste di servizio standardizzate, mentre gli esseri umani si concentrano sul servizio personalizzato e sulla comunicazione emotiva. Questa divisione del lavoro non è una semplice sostituzione uomo-macchina, ma un’allocazione ottimizzata attraverso la collaborazione uomo-macchina.

Ancora più importante, lo sviluppo dell’apprendimento automatico ridurrà drasticamente il tempo di lavoro socialmente necessario. Come profetizzato da Marx, quando “lo sviluppo della forza produttiva sociale diventerà così rapido” che “il tempo di lavoro diretto diminuirà sempre di più”, l’umanità disporrà di più tempo libero per uno sviluppo complessivo.<25> In tali condizioni, l’orario di lavoro standard potrà essere ridotto a venti o trenta ore settimanali, o anche meno, consentendo alle persone di avere tempo sufficiente per l’apprendimento, le attività creative, lo svago e le attività sociali, raggiungendo un vero equilibrio tra lavoro e vita privata.<26>

La caratteristica fondamentale di una civiltà organizzata attorno a ciò che Marx chiamava “l’intelletto generale” è la trasformazione del contenuto del lavoro in direzioni creative, basate sulla conoscenza ed emotive.<27> Quando le macchine si occupano della maggior parte del lavoro standardizzato e programmato, il lavoro umano si concentrerà principalmente in ambiti che le macchine non possono sostituire: innovazione e creatività, processi decisionali complessi, comunicazione emotiva e giudizio di valore. Questa trasformazione fa sì che il lavoro diventi veramente l’oggettivazione delle facoltà umane essenziali, realizzando una trasformazione fondamentale da “mezzo di sostentamento” a “bisogno vitale”.

Nella civiltà del lavoro intellettuale generalizzato, dove domina l’economia della conoscenza, il lavoro ad alta intensità di conoscenza, come la ricerca scientifica, l’innovazione tecnologica, la creazione artistica, l’istruzione e la formazione, diventerà la forma di lavoro primaria. I lavoratori non saranno più “ingranaggi” meccanici che eseguono istruzioni, ma lavoratori della conoscenza con capacità di pensiero indipendente e spirito innovativo. Contemporaneamente, man mano che i bisogni materiali di base saranno soddisfatti, crescerà la domanda di prodotti spirituali e culturali, con il pieno riconoscimento del valore del lavoro emotivo, come la creatività culturale, la consulenza psicologica e il servizio sociale.

Questa civiltà dell’intelletto collettivo e del lavoratore collettivo trasformerà radicalmente i tradizionali rapporti di lavoro, costruendo nuove relazioni lavorative più eque, democratiche e cooperative. In un contesto di mezzi di produzione socializzati e processi lavorativi basati sull’intelletto collettivo, i tradizionali rapporti antagonistici tra capitalisti e lavoratori saranno sostituiti da rapporti di cooperazione tra i lavoratori stessi. I lavoratori non saranno più “risorse umane” passive, ma partner cooperativi che partecipano attivamente al processo decisionale e alla gestione aziendale.

Lo sviluppo di piattaforme digitali fornisce il supporto tecnico per la democratizzazione delle relazioni lavorative. Le Organizzazioni Autonome Decentralizzate (DAO), create tramite tecnologia blockchain, possono garantire la partecipazione diretta dei lavoratori e un processo decisionale democratico. La tecnologia degli smart contract assicura una distribuzione trasparente ed equa dei benefici, consentendo ai lavoratori di ricevere un compenso commisurato al loro contributo. Questo nuovo tipo di rapporto di lavoro incarna il principio fondamentale del socialismo, ovvero “i lavoratori come padroni”, ponendo le basi per il raggiungimento di un’autentica democrazia economica.

La civiltà dell’intelletto collettivo crea condizioni senza precedenti per uno sviluppo individuale completo. I miglioramenti della produttività e le riduzioni dell’orario di lavoro, resi possibili dal progresso tecnologico, consentono agli individui di sviluppare talenti in molteplici campi, non più strettamente limitati dalla tradizionale divisione del lavoro. Una persona può essere contemporaneamente ricercatore scientifico, creatore artistico, fornitore di servizi sociali e ricoprire molteplici altri ruoli, realizzando appieno la vita libera immaginata da Marx, fatta di “caccia al mattino, pesca al pomeriggio, allevamento alla sera e critica dopo cena”<28>

L’apprendimento permanente sta diventando una caratteristica fondamentale della civiltà intellettuale in generale. Di fronte a un contesto tecnologico in rapida evoluzione, i lavoratori devono aggiornare costantemente le proprie conoscenze e competenze; ​​questo apprendimento non è un adattamento passivo, ma un attivo sviluppo personale. La tecnologia dell’intelligenza artificiale offre programmi di apprendimento personalizzati; la tecnologia della realtà virtuale crea ambienti di apprendimento immersivi, rendendo i processi di apprendimento più efficienti e piacevoli. I confini tra istruzione e lavoro, tra apprendimento e pratica, si fanno sempre più sfumati, creando un clima sociale di apprendimento universale e sviluppo permanente.

La civiltà dell’intelletto collettivo richiede una trasformazione fondamentale delle relazioni sociali, passando dalla competizione alla cooperazione. In condizioni di estrema abbondanza di ricchezza materiale, la pressione competitiva per la sopravvivenza diminuisce drasticamente, e le persone sono più propense a raggiungere uno sviluppo comune attraverso la cooperazione. Nuovi modelli cooperativi come lo sviluppo di software open source, le piattaforme di condivisione della conoscenza e le reti di innovazione collaborativa hanno già dimostrato una grande vitalità, indicando un enorme potenziale per la futura cooperazione sociale.

Le reti digitali globalizzate forniscono le basi tecniche per la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l’umanità. Attraverso Internet, persone di diversi paesi e contesti culturali possono collaborare in tempo reale, risolvendo insieme le principali sfide che l’umanità si trova ad affrontare. Questioni globali come la gestione dei cambiamenti climatici, la prevenzione e il controllo delle malattie e l’eliminazione della povertà richiedono uno sforzo umano collettivo. La tecnologia intelligente fornisce strumenti potenti per tale cooperazione globale.

Il cammino verso una civiltà del lavoro basata sull’intelletto generale non sarà privo di ostacoli e richiederà il superamento di numerose sfide, come il monopolio tecnologico, il divario digitale e i pregiudizi algoritmici. I sistemi socialisti, con i loro vantaggi specifici, offrono percorsi concreti per la realizzazione di questo ideale. La proprietà pubblica garantisce che la tecnologia intelligente sia al servizio di tutti; la regolamentazione pianificata previene uno sviluppo tecnologico disordinato e la partecipazione democratica tutela i diritti dei lavoratori.

Conclusione

Nell’era dell’intelligenza digitale, l’essenza del lavoro sta subendo una profonda trasformazione. L’ampia diffusione dell’intelligenza artificiale, delle tecnologie di automazione e dei big data ha rimodellato le relazioni lavorative, superando il concetto tradizionale della teoria marxista del lavoro, che lo definiva come “processo di scambio materiale tra esseri umani e natura”. Con la progressiva integrazione del lavoro in nuovi modelli produttivi basati su dati, algoritmi e collaborazione intelligente, i meccanismi tradizionali di creazione e sfruttamento del valore del lavoro si trovano ad affrontare nuove sfide e necessità interpretative.

Ciononostante, i principi cardine della teoria marxista del lavoro rimangono strumenti teorici fondamentali per analizzare le relazioni lavorative nell’era dell’economia digitale. Nei sistemi capitalistici, la struttura di base dello sfruttamento del lavoro persiste, sebbene le sue forme si siano modificate. Il progresso tecnologico non ha eliminato la disuguaglianza nel lavoro, soprattutto quando poche grandi aziende tecnologiche creano monopoli controllando dati e algoritmi, rendendo sempre più gravi le problematiche relative alla tutela dei diritti dei lavoratori. Pertanto, i sistemi socialisti offrono solide basi istituzionali in grado di affrontare queste nuove contraddizioni e garantire la tutela dei diritti dei lavoratori nell’era dell’intelligenza digitale.

La teoria socialista del lavoro fornisce un supporto teorico per risolvere queste contraddizioni. Attraverso l’adesione a strutture proprietarie con la proprietà pubblica come modalità principale, il rafforzamento delle funzioni di regolamentazione macroeconomica del governo e l’innovazione dei sistemi di tutela del lavoro, essa può prevenire efficacemente la disuguaglianza di ricchezza e opportunità derivante dal progresso tecnologico. Sotto la guida di un sistema socialista, la tecnologia digitale e l’intelligenza artificiale possono trasformarsi in una forza trainante per la liberazione delle forze produttive e la promozione di uno sviluppo umano globale, anziché intensificare lo sfruttamento e la disuguaglianza.

Sebbene la tecnologia dell’intelligenza digitale stia apportando una trasformazione senza precedenti nei rapporti di lavoro, l’obiettivo del socialismo di perseguire uno sviluppo umano libero e completo rimane la via fondamentale per risolvere le attuali contraddizioni lavorative. È necessario promuovere, ai giorni nostri, lo sviluppo di una teoria del lavoro socialista basata sull’innovazione teorica e sulla sperimentazione pratica, garantendo che il progresso tecnologico sia in ultima analisi al servizio del benessere comune di tutti i lavoratori.

Note

  1. Karl Marx, Il Capitale: Critica dell’economia politica , vol. 1 (Londra: Penguin, 1976), 283.
  2. Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844 (Mosca: Progress Publishers, 1959), 75.
  3. Marx, Il Capitale , vol. 1, 137.
  4. Marx, Il Capitale , vol. 1, 548.
  5. Karl Marx e Friedrich Engels, L’ideologia tedesca , a cura di C.J. Arthur (New York: International Publishers, 1970), 83.
  6. Karl Marx e Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista (Londra: Penguin, 2002), 244.
  7. Marx ed Engels, Il Manifesto del Partito Comunista , 245.
  8. Forum economico mondiale, Rapporto sul futuro del lavoro 2020 (Ginevra: Forum economico mondiale, 2020).
  9. Organizzazione Internazionale del Lavoro, Prospettive sociali e occupazionali mondiali: tendenze 2019 (Ginevra: ILO, 2019).
  10. Richard Baldwin, La rivoluzione di Globotics: globalizzazione, robotica e futuro del lavoro (Oxford: Oxford University Press, 2019).
  11. Janine Berg e altri, Piattaforme digitali per il lavoro e il futuro del lavoro: verso un lavoro dignitoso nel mondo online (Ginevra: Ufficio internazionale del lavoro, 2018).
  12. Nicholas Bloom, James Liang, John Roberts e Zhichun Jenny Ying, “Il lavoro da casa funziona? Evidenze da un esperimento cinese”, Quarterly Journal of Economics 130, n. 1 (2015): 165–218.
  13. K. Sabeel Rahman e Kathleen Thelen, “L’ascesa del modello di business delle piattaforme e la trasformazione del capitalismo del XXI secolo”, Politics & Society 47, n. 2 (2019): 177–204.
  14. Geoffrey G. Parker, Marshall W. Van Alstyne e Sangeet Paul Choudary, Platform Revolution: How Networked Markets Are Transforming the Economy and How to Make Them Work for You (New York: WW Norton & Company, 2016).
  15. Alex Rosenblat e Luke Stark, “Lavoro algoritmico e asimmetrie informative: un caso di studio sugli autisti di Uber”, International Journal of Communication 10 (2016): 3758–84.
  16. Katherine C. Kellogg, Melissa A. Valentine e Angèle Christin, “Algoritmi al lavoro: il nuovo terreno di controllo conteso”, Academy of Management Annals 14, n. 1 (2020): 366–410.
  17. A. Gandini, “Teoria del processo lavorativo e gig economy”, Human Relations 72, n. 6 (2019): 1039–56.
  18. Kurt Vandaele, I sindacati sopravvivranno nell’economia delle piattaforme?: Modelli emergenti di voce collettiva e rappresentanza dei lavoratori delle piattaforme in Europa (Bruxelles: ETUI Working Paper, 2018).
  19. “Le più grandi società pubbliche del mondo nel 2023”, Forbes Media, 2023.
  20. Christian Fuchs, Lavoro digitale e Karl Marx (New York: Routledge, 2014).
  21. Emma Strubell, Ananya Ganesh e Andrew McCallum, “Considerazioni energetiche e politiche per il deep learning nell’elaborazione del linguaggio naturale”, Atti del 57° convegno annuale dell’Association for Computational Linguistics (2019): 3645–50.
  22. Erik Brynjolfsson e Tom Mitchell, “Cosa può fare l’apprendimento automatico?: Implicazioni per il mondo del lavoro”, Science 358, n. 6370 (2017): 1530–34.
  23. Yochai Benkler, La ricchezza delle reti: come la produzione sociale trasforma i mercati e la libertà (New Haven: Yale University Press, 2006).
  24. Karl Marx, Il Capitale , vol. 3 (Londra: Penguin, 1981), 959.
  25. Karl Marx, Grundrisse: Fondamenti della critica dell’economia politica (New York: Penguin, 1993), 706.
  26. Erik Brynjolfsson e Andrew McAfee, La seconda era delle macchine: lavoro, progresso e prosperità in un’epoca di tecnologie brillanti (New York: WW Norton & Company, 2014).
  27. Marx, Grundrisse , 706.
  28. Marx ed Engels, L’ideologia tedesca , 53.

L’AUTORE

Te Li è professore assistente presso la Facoltà di Economia e Management dell’Università Aperta dello Yunnan. La sua ricerca si concentra sulla matematizzazione delle istituzioni e sull’economia politica.

Il testo originale è disponibile QUI