Deindustrializzazione, una strada senza ritorno /v.Comito SiR

FONTE Vincenzo Comito. Deindustrializzazione, una strada senza ritorno.

Pubblicato su Sbilanciamoci 13-4-26 Pubblicato su Sinistrainrete il 16-4-26

L’Occidente riscopre l’importanza dell’industria proprio mentre ne perde il controllo: delocalizzazioni, crisi energetiche e politiche inefficaci hanno spostato capacità produttive e tecnologie verso l’Asia, lasciando Europa e Stati Uniti in una spirale di dipendenza e declino industriale.

Abstract per punti

  • Focus — Le crisi globali e la guerra con l’Iran riportano al centro la vulnerabilità industriale di UE e USA, dopo decenni di smantellamento produttivo.
    “Le crisi e le guerre fanno riscoprire l’importanza dell’industria”.
  • Il declino in cifre — Dal 2000 al 2025 il peso dell’industria sul Pil cala ovunque: Germania 20,3→17,6%, Italia 17,7→15%, Francia 14,4→9,5%, Spagna 16,3→10,5%, USA 16→10%.
    “Tutti ne hanno dunque sofferto, anche se in misura differente”.
  • L’ascesa asiatica — I paesi dell’area confuciana dominano ormai la produzione mondiale: 95% del naviglio, 80% dei chip, 60% delle auto, 85–90% dei televisori, 75–80% dei robot industriali. La Cina da sola controlla circa il 40% dell’industria globale.
  • Cause strutturali — Delocalizzazioni spinte dagli anni ’80, sottovalutazione della produzione, finanziarizzazione, ideologia neoliberista e ritardi nelle politiche industriali europee.
    “La globalizzazione non è stata utile all’Occidente… è una politica che è fallita” (Lutnik).
  • Shock energetico — Il rincaro dell’energia dopo il blocco delle forniture russe accelera il declino, soprattutto nei settori energivori.
  • Reindustrializzazioni fallite —
    • Francia: il piano France 2030 (54 mld) non arresta la perdita di capacità produttiva.
    • UE: l’Industrial Accelerator Act e lo European Chip Act appaiono velleitari e in ritardo.
    • USA: i dazi di Trump non rilanciano l’industria; anzi, si perdono 100.000 posti e cresce l’incertezza.
  • Vincoli interni agli USA — Carenza di ingegneri e tecnici specializzati: 140.000 laureati annui contro 1,8 milioni in Cina e 1,4 milioni in India.
  • Perché l’industria conta — Dipendenze critiche (sanità, fertilizzanti, alluminio, energie pulite), forte legame con servizi avanzati, R&S, occupazione qualificata, infrastrutture digitali e IA che richiedono massicce produzioni hardware.
  • Conclusione del testo — L’Occidente continua a perdere capacità produttive e tecnologiche; i tentativi di reindustrializzazione sono insufficienti; l’offensiva industriale asiatica appare “inarrestabile”.