La Repubblica degli ἰδιώτης /p.Fargan -fb

La Repubblica degli Idioti. Sul tema della democrazia: formale, sostanziale, ideologica, un interessante spunto di dibattito tra Pierluigi Fagan e Francesco Gelmini, monitorati in una scheda di ChatGpt.
Seguono riferimenti bibliografici del libro citato: Butti de Lima, Paulo. Democrazia : l’invenzione degli antichi e gli usi dei moderni. Firenze, 2019

Nell’immagine la parte della mia ristretta biblioteca dedicata all’argomento “Democrazia”. Mancano tutti i filosofi politici, gli economisti, altra parte di testi e degli studiosi dei Greci antichi e i testi di storia specie antica che stanno da altre parti. Solo per dire che è un argomento complesso sebbene i più pensino di conoscerlo.

Appena terminata la lettura dell’ennesimo studio dell’argomento nel pensiero politico occidentale (P. Butti de Lima, Democrazia, Le Monnier Università, 2019, dalla scrittura non invitante), ho trovato riferite due posizioni già espresse in pensatori del passato che però mi permettono di commentare.

La prima è formale attiene cioè alla forma del voluminoso contributo di critiche e idee prodotto dalla lunga sequenza di filosofi politici che ne hanno parlato ed è di Machiavelli. Il fiorentino aveva simpatie per il governo popolare, forse poco note e nei Discorsi sentenzia che sino ad allora (ma vale anche per il dopo di allora) gli intellettuali si erano conformati al potere dominante per cui straparlavano contro il popolo tanto quanto erano cauti e servili quando parlavano dei dominanti.

In effetti, la casta intellettuale, spesso non solo è generalmente parte del potere in atto o risente dei suoi condizionamenti (anche gli intellettuali “tengono famiglia”), ma si diletta spesso a parlare di cose che neanche conosce e più spesso si riferisce a concetti astratti o l’uno fa polemica contro l’altro stante che entrambi parlano di cose appese per aria.

Va ricordato che la trasmissione romana e cristiano-medioevale ha visto bene di perdere tutti i testi politici antico-greci, tranne quelli contro la democrazia dall’Anonimo Oligarca a Platone. Quanto ad Aristotele la meritoria “Politica” torna in lettura solo nel ‘200-‘300 poiché ritrovata nelle biblioteche musulmane spagnole in seguito alla Reconquista. Niente Protagora, niente Anassagora, niente Democrito (o solo frammenti), Clistene o Efialte chi li ha visti? Di Pericle solo un discorsetto riferito da Tucidide che aveva simpatie oligarchiche. Un sistematico sterminio delle fonti.

Fino al 1880 quando per caso vennero rinvenuti antichi rotoli di pergamena in Egitto di quella che chiamiamo “La Costituzione degli Ateniesi” (erroneamente attribuita ad Aristotele), tutti i pensatori politici che hanno discettato sulla democrazia ateniese, non si sa di cosa stessero parlando ignorando la complessità delle sue forme procedurali e funzionali ben oltre l’istituto assembleare dell’ecclesia.

Tutti i Romani hanno scritto sotto il potere della forma imperiale. Per mille anni tutti i medioevali hanno scritto sotto la forma della doppia monarchia del re o del principe e della Chiesa con papa delegato da Dio. I moderni hanno scritto da dentro il dominio di élite determinate dalla ricchezza. Noi occidentali, non siamo mai stati “democratici”, né nei fatti, né nel pensiero.

Così, fatta parziale eccezione per un secondario Spinosa, Rousseau (per altro più di orientamento spartano che ateniese) e alcuni minori, una stimabile cinquantina di filosofi, giuristi, studiosi dal V secolo a.C. all’altro ieri, ha fatto coro quasi unanime contro il concetto che pure si vuole identificare oggi come essenza della tradizione occidentale. Tale consenso semi-unanime ha fatto massa nella formazione del pensiero politico generale.

Tra questi, spiccano i liberali, con le loro lagne sulla “libertà” intenti a pervertire il significato proprio di democrazia svuotandone il nome e riempiendolo poi di lodi per il sistema rappresentativo-parlamentare-costituzionale che è un regime misto con un Uno determinato da Pochi, in qualche modo votati una volta ogni quattro anni da gente che non sa nulla della reale complessità dei fatti attinenti al proprio Stato e la cui delega è spesso priva di contenuto ed è non revocabile. Peggio ancora quando l’Uno è determinato direttamente dai Molti. Il sistema rappresentativo è oligarchico di sua definizione (viepiù se la delega è vaga, il voto dilatato e il tasso culturale della società basso e al posto dell’informazione c’è la propaganda) a volte repubblicano ma altre volte (vedi Inghilterra) neanche tale. Secondo i più accreditati “scienziati” politici, la delega politica è storicamente di origine aristocratica.

Di contro abbiamo i social-comunisti che parlano criticamente per lo più di forme economiche da un secolo e mezzo e non si capisce mai bene come pensano politicamente di cambiare lo stato di cose che criticano o costruire fattivamente, cioè politicamente, il mondo che vorrebbero. Baloccatisi a lungo con il concetto di “rivoluzione” (ed altre idee bizzarre come la “dittatura del proletariato” e l’estinzione dello Stato), tornati alla realtà, non sono andati oltre l’accettazione acritica del sistema liberal-pseudo democratico che democratico non è già nelle sue fondamenta e a parte la decennale deriva post-democratica recente.

La seconda nota interessante ed anche più fondamentale nel discorso sulla democrazia è di un giurista tedesco post-weberiano degli anni ‘20, tale Richard Thoma, il quale nota che la questione davvero fondamentale in termini di logica politica non va oltre quanto già scritto da Erodoto due millenni e mezzo fa ovvero rispondere alla domanda “chi decide?”. Chi decide delle tante cose che danno forma e sostanza alla vita politica di una comunità? Uno? Pochi? Molti?

In tal senso, per il Thoma, democrazia è solo: “comunità di tutti i cittadini adulti che governa sé stessa”. Cittadini (ovvero connazionali diremmo oggi) di opinioni politiche e ideologiche del tutto diverse, possono e dovrebbero essere tutti ugualmente democratici. Oppure pensate sia meglio che le decisioni politiche siano riservate ai migliori (aristocrazia variamente determinata), i potenti (oligarchia variamente determinata), i ricchi (plutocrazia) ovvero un qualche forma di élite di cui vi fidate facendovi loro servi volontari? O preferite un uomo (o una donna secondo altri contemporanei annebbiati), forte che “sa come si fa” e vi guida come un buon padre (o madre) di famiglia come foste bimbi smarriti? E che garanzie avete che costoro quando eserciteranno il potere concreto effettivamente corrisponderanno alle vostre necessità e opinioni?

Dovremmo iniziare dalla forma preliminare della decisione politica. Solo dopo ci saranno gli amanti dell’uguaglianza o del merito asimmetrico, della libertà individuale o delle opportunità (libertà da o libertà di), del socialismo o del libero mercato, del progressismo o del conservatorismo, dell’individualismo o del comunitarismo, tutte opinioni legittime che nella democrazia si disputeranno la preminenza di maggioranza, semplice, qualificata o persa nell’estenuante ricerca dell’improbabile unanimità.

Ne conseguono molte e diverse cose. Ma la più importante è il tasso di acculturazione generale e viepiù politica (sociale, economica, geopolitica, logistica, educativo-culturale etc. etc.) del gruppo umano che si vuol dare un modo democratico di prendere le decisioni. È chiaro che ci deve essere una formazione potente, costante e variegata, una informazione davvero plurale, una distribuzione della conoscenza se non perfettamente egalitaria almeno tendente a…, ampie e continue possibilità di scambiarsi informazioni, idee e giudizi in forma di dibattito. Tutte cose che richiedono tempo personale e sociale da erodere al tempo di lavoro e al tempo di cura di sé e delle proprie incombenze materiali. Come altro decidere se non sai di cosa devi decidere? Decidere della forma associata è capire che logica strutturale reale ha e sopra poggiarci la propria opinione, occorre avere responsabilità civica e culturale per un impegno del genere.

Quello che spesso non capiamo è che la democrazia è “solo” un regolamento dell’intenzione sociale che dipende dal tasso culturale della società. Dove una società diventa adulta e decide di sé da sé. Il problema solo in un secondo tempo è nelle sue forme, materia da giuristi o economisti o teorici politici o nei vari contenuti del menù politico comunque poi da decidere assieme, in primis dipende dallo spessore e dalla vivacità culturale del gruppo sociale. Come ogni agricoltore sa, il problema non è la pianta ma l’irrigazione, la concimazione, la salinità del suolo, i parassiti, il clima ovvero nelle condizioni di possibilità intorno alla pianta.

Nella nostra immagine di mondo, quella ateniese fu la prima democrazia quando invece fu più o meno l’ultima. La nostra forma di regolamento politico è detta “democrazia” ma non lo è né nei principi, né nei fatti. Siamo convinti sia storicamente una prerogativa occidentale cosa del tutto falsa. Non c’è “una” democrazia, ma molte forme, ha poi le sue possibili patologie (demagogia) che vanno curate, ma non sono inevitabili mali intrinseci alla forma. Non c’è alcuna dicotomia tra “diretta” e “rappresentativa” quando oggi non si potrebbe far diversamente che avere forme complementari tanto dell’una, che dell’altra. Non c’è alcuna tempesta ideologica da alimentare per dire che dovrebbe esser così o colà, sarà come la comunità di cittadini deciderà con metodo democratico sarà. Tutto sta a come metterli nelle condizioni di possibilità di farlo.

Viviamo in società che ti ossessionano con la necessità di formarsi ed assumere competenze personali, tenersi in forma e salute, vestirsi e apparire così o colà, occuparti di te, ma che parimenti ti invita a non occuparti del fatto che ognuno di noi è socio naturale della società in cui vive. C’era una parola greca antica che indicava un cittadino privato, disinteressato agli affari pubblici e alla politica, concentrato solo sui propri affari personali: Idiotes (ἰδιώτης). L’idiotismo politico è coltivato intenzionalmente da cinquanta anni in accordo a quanto diceva il marchese d’Argenson: Laissez faire cioè “lasciateci fare”.

Le nostre repubbliche (res publica, la cosa pubblica) sono in mano ad un coltivato branco di idioti dediti alla servitù volontaria, altro che democrazie.

Francesco Gelmini

Mi ha molto colpito il termine idiota e ho pensato a quel detto di Eraclito che dice degli uomini svegli e dei dormienti. Chi dorme è idiota perché sogna ed il sogno è sempre un racconto personale. Certo ci sono degli elementi sociali anche nel sogno ma chi sogna è catturato in un suo film personale. Oggi con le filter bubble e le camere dell eco e la profilazione a fini pubblicitari possiamo leggere la stessa pagina di un giornale online ma il giornale viene personalizzato in tempo reale sulle mie preferenze quindi ognuno legge il suo giornale quindi ognuno è intrappolato nel suo sogno. The daily me. La personalizzazione va ad erodere quel mondo che si abita in comune ed in cui ci si espone altri in pubblico. Il mondo non dei mortali ma dei sorgivi e dei natali direbbe la Arendt di vita activa il mondo in cui nasciamo in uno spazio pubblico come cittadini. Comunicare con chat gpt comunicare con Gemini è comunicare con entità che rispondono di continuo non potranno mai dirti non so non potranno mai rispondere alle tue domande con risposte sbagliate non potranno mai darti risposte a domande che non ha posto perché non posso uscire dal tuo sogno privato. La serendipità come può generarsi su Gemini li non puoi trovare ciò che non hai cercato come per le scoperte scientifiche in cui si trova ciò che non si stava cercando – vedi i neuroni specchio. Gemini ti gratifica dice sempre le tue intuizioni sono stupende ma quando vuoi cambiare discorso ti comprime tutto sulle tue intuizioni precedenti comprime tutto a forza nel tuo sogno. La civiltà è fatta anche di disagio della civiltà di procrastinazione di confrontarsi con la frustrazione con il non sapere e penso che le nuove intelligenze artificiali vadano ad aggredire gli strumenti con cui le persone si formano un sé stabilmente nevrotico capace di rispondere al dolore tramite la formazione di un sintomo. Come può esserci democrazia per persone che davanti al dolore non hanno nemmeno la cassetta degli attrezzi standard non riescono nemmeno a costruirsi un sintomo. In Italia quanti minorenni si suicidano al giorno ? Non è solo un problema di tempo qui stiamo rinunciando alla mente formata dal linguaggio fatto di turni conversazionali normali tra esseri umani stiamo rinunciando alla civilizzazione per una vita senza una cassetta degli attrezzi mentale che ci porterà a passaggi all atto gravi. Le nuove generazioni sono una bomba ad orologeria e i clinici non hanno più davanti a sé persone con sintomi standard come negli anni 90. Io penso ci sia molta paura di quello che possono fare i minori. Secondo me bisogna mettere dei limiti di età per l uso dell intelligenza artificiale – in modo da mantenere una formazione mentale basata sulla scrittura e sulla lettura visto che le persone che stimiamo sono venute su così. Donatella di Cesare rappresenta questo mondo ma questo mondo rischia di perdersi. Il tempo per leggere un libro può essere anche un libro di poche pagine ma bisogna combattere per avere il tempo di leggere un libro di guardare un film. Io sono molto preoccupato per le nuove generazioni. Ogni giorno ci sono dei casi di cronaca deliranti sempre più orribili

Pierluigi Fagan

Francesco Gelmini Sul riferimento a Eraclito concordo, Eraclito era un filosofo fortemente politico. Costanzo Preve nella sua Storia della filosofia, sosteneva che la gran parte della antica filosofia greca era politica anche quando parlava apparentemente d’altro. In parte penso avesse ragione perché la convenzione culturale della vita associata nelle antiche poleis, non solo Atene, era eminentemente politica.


SINTESI CHATGPT

1. Pierluigi Fagan – Nucleo teorico

Critica della “democrazia occidentale”

  • La democrazia è un concetto storicamente complesso, banalizzato e svuotato nel dibattito contemporaneo.
  • L’Occidente non è mai stato realmente democratico, né nei fatti né nel pensiero:
    • antichità: perdita sistematica delle fonti democratiche greche;
    • medioevo: pensiero politico sotto monarchia e Chiesa;
    • modernità: dominio delle élite economiche.
  • La tradizione filosofica occidentale è strutturalmente anti-democratica:
    • da Platone ai liberali moderni;
    • la democrazia è stata criticata o deformata quasi unanimemente.

Intellettuali e potere

  • Riprende Machiavelli:
    • gli intellettuali tendono a conformarsi al potere dominante;
    • sono aggressivi verso il popolo, servili verso le élite.
  • La produzione teorica è spesso:
    • astratta;
    • autoreferenziale;
    • funzionale alla legittimazione del potere.
  • Gli intellettuali sono parte della struttura di potere, anche per vincoli materiali (“tengono famiglia”).

Critica del sistema rappresentativo

  • Il sistema rappresentativo:
    • è oligarchico per definizione;
    • nasce storicamente come delega aristocratica.
  • La delega politica:
    • è vaga;
    • non revocabile;
    • esercitata da cittadini spesso privi degli strumenti per comprendere la complessità statale.
  • Il parlamentarismo costituzionale è un regime misto, non una democrazia:
    • Uno (capo/esecutivo),
    • Pochi (élite politiche),
    • Molti (elettori occasionali e disinformati).

Questione fondamentale: “chi decide?”

  • Riprende Richard Thoma (anni ’20, post-weberiano):
    • la domanda chiave della politica è chi prende le decisioni.
  • Democrazia =
    “Comunità di tutti i cittadini adulti che governa sé stessa”
  • Alternative non democratiche:
    • aristocrazia (i migliori);
    • oligarchia (i potenti);
    • plutocrazia (i ricchi);
    • autoritarismo carismatico (“uomo forte”).

Democrazia come forma intenzionale, non solo istituzionale

  • La democrazia è prima di tutto:
    • una forma di intenzione collettiva;
    • dipende dal livello culturale e politico della società.
  • Condizioni di possibilità della democrazia:
    • alta acculturazione diffusa;
    • informazione plurale reale;
    • tempo sottratto al lavoro e alla sopravvivenza;
    • dibattito pubblico continuo.
  • Senza queste condizioni:
    • le forme giuridiche sono vuote;
    • la democrazia degenera in demagogia o oligarchia.

Idiotes e servitù volontaria

  • Recupero del concetto greco di idiotes:
    • cittadino privato, disinteressato alla cosa pubblica.
  • L’idiotismo politico è:
    • coltivato intenzionalmente dal neoliberismo (“laissez faire”);
    • funzionale al dominio delle élite.
  • Le repubbliche contemporanee sono:
    • “res publica” solo nominalmente;
    • governate da cittadini politicamente infantilizzati.

2. Francesco Gelmini – Nucleo critico contemporaneo

Idiota, sogno e mondo comune

  • Richiamo a Eraclito:
    • gli “addormentati” vivono nel proprio sogno;
    • il sogno è sempre individuale, non condiviso.
  • L’idiota moderno:
    • è intrappolato in una narrazione personalizzata del mondo;
    • perde l’accesso a uno spazio pubblico comune.

Tecnologia, media e dissoluzione dello spazio pubblico

  • Filter bubble, echo chamber, profilazione:
    • ognuno legge “il suo giornale”;
    • nasce il “Daily Me”.
  • Effetto politico:
    • erosione del mondo condiviso;
    • impossibilità del confronto pubblico.
  • Riferimento ad Hannah Arendt (Vita activa):
    • scompare lo spazio pubblico dei “nati” e dei “sorgivi”;
    • resta solo la dimensione privata.

IA, soggettività e crisi democratica

  • Comunicazione con IA:
    • rafforza il “sogno privato”;
    • non introduce alterità reale;
    • riduce la serendipità.
  • L’IA:
    • gratifica;
    • non frustra;
    • non espone al non-sapere.
  • Conseguenza antropologica:
    • erosione della formazione del Sé;
    • perdita degli strumenti simbolici per elaborare il dolore.

Crisi delle nuove generazioni

  • Le nuove generazioni:
    • non sviluppano più “sintomi” strutturati;
    • rispondono al disagio con passaggi all’atto.
  • Implicazioni politiche:
    • soggetti incapaci di sostenere conflitto, frustrazione, mediazione;
    • incompatibilità strutturale con la democrazia.
  • Proposta implicita:
    • limiti di età all’uso dell’IA;
    • difesa della formazione tramite lettura, scrittura, linguaggio.

3. Asse comune Fagan – Gelmini

Esercizio del potere oggi

  • Il potere non si esercita solo tramite:
    • istituzioni;
    • leggi;
    • coercizione.
  • Ma tramite:
    • controllo cognitivo;
    • gestione dell’attenzione;
    • frammentazione del senso comune.

Forme di governo contemporanee

  • Le società moderne:
    • si definiscono democratiche;
    • funzionano come oligarchie cognitive.
  • Il cittadino:
    • è formalmente sovrano;
    • sostanzialmente eterodiretto.
  • La crisi della democrazia è:
    • prima antropologica e culturale;
    • solo dopo istituzionale.

Il libro citato: Butti de Lima, Democrazia

Butti de Lima, Paulo
Democrazia : l’invenzione degli antichi e gli usi dei moderni / Paulo Butti de Lima. – Firenze : Le Monnier università ; Milano : Mondadori education, 2019. – XVIII, 395 p. : 24 cm. – [ISBN] 978-88-00-74909-1.
Soggetti – Democrazia – Storia Classificazione
Dewey 321.809 (23.) GOVERNO DEMOCRATICO. Storia, geografia, persone

INDICE

Introduzione. La democrazia come oggetto storico” IX

  1. La democrazia ‘degli antichi’ XI
  2. L’antico come eredità XII
  3. Il linguaggio ordinario della politica XIV

Capitolo 1. Aristotele e il mondo della politica 1

  1. La politica sotto le lenti di Aristotele 1
  2. Nuovi vocaboli e nuovi oggetti ‘politici’: Guglielmo di Moerbeke, Tommaso d’Aquino, Alberto Magno e Pietro d’Alvernia 2
  3. Letture divergenti: Egidio Romano e Tolomeo da Lucca 9
  4. Il popolo in assemblea: Marsilio da Padova 13
  5. Un linguaggio condiviso: Guglielmo di Ockham, Bartolo, Dante 16
  6. Problemi di traduzione: Oresme, Bruni e i commentatori toscani 19
  7. Diffusione della Politica e differenti tradizioni lessicali 25

Note 27

Capitolo 2. La saggezza del popolo e la democrazia delle origini 36

  1. La superiorita della decisione popolare: Machiavelli. 37
  2. Un nuovo Aristotele: Jean Bodin. 45
  3. Premesse per nuove democrazie. 51
  4. Democrazia e consenso nel mondo riformato. 52
  5. Simbiosi politica e rappresentanza eforale: Johannes Althusius. 56
  6. I gesuiti e la democrazia originaria nominata: Bellarmino e Suarez. 58

Note 66

Capitolo 3. Non solo Atene 74

  1. Fondamenti per una nuova scienza: Ugo Grozio. 74
  2. Letture inglesi della teoria del consenso. 77
  3. Robert Filmer contro la democrazia originaria. 78
  4. Hobbes e la democrazia delle origini. 81
  5. Hobbes: il popolo rappresentato. 86
  6. Hobbes e la democrazia nel ‘presente’ inglese. 88
  7. Le origini ugualitarie della societa: i Livellatori e altri contemporanei. 91
  8. Lettori e critici di Hobbes: Spinoza. 94
  9. Lettori e critici di Hobbes: Pufendorf. 99
  10. Le origini storiche delle forme di governo: Harrington e Wren. 101
  11. Democrazia e Stato libero: Marchamont Nedham e John Milton. 104
  12. Le reazioni al Patriarca: Henry Neville e Algernon Sidney. 106
  13. Nuove risposte a Filmer: James Tyrrell e John Locke. 108

Note 113

Capitolo 4. La politica presso i selvaggi e la sfida democratica nel presente. 112

  1. La politica dei selvaggi: Lafitau e Charlevoix. 125
  2. Democrazia e rappresentanza in Montesquieu. 127
  3. Rousseau e il ricordo della liberta perduta. 132
  4. Le critiche al contratto come fondamento: Vico. 140
  5. Critiche al contratto nel Settecento britannico: Hume e altri. 143
  6. Visioni della vita primitiva: Adam Smith e Adam Ferguson. 144
  7. Democrazia e uguaglianza in terre lontane: da Morelly a Voltaire. 146

Note 151

Capitolo 5. Le radici democratiche del presente: l’indipendenza americana. 157

  1. La Rivoluzione americana e i suoi attori. 159
  2. Una vecchia democrazia per un nuovo mondo: John Adams. 162
  3. Stati in assemblea e modelli di rappresentanza: James Wilson, Brutus. 165
  4. Llimiti antichi delle democrazie: le risposte di Hamilton e Madison. 168
  5. Thomas Paine e l’Atene ingrandita. 173
  6. Thomas Jefferson e la riabilitazione democratica. 176
  7. Il presente democratico e la dimenticanza degli antichi. 180

Note 182

Capitolo 6. esperienza francese: democrazia e rivoluzione. 187

  1. Linizio francese dell’esperienza democratica. 188
  2. La parola degli attori: l’’assemblea e la sovranita della nazione. 190
  3. La rappresentanza contro la democrazia. 195
  4. La parola degli attori: la rivoluzione e il suo compimento democratico. 198

Note 207

Capitolo 7. La Grecia in lontananza. 212

  1. Gli osservatori della rivoluzione: Burke e altri. 213
  2. Benjamin Constant e la rottura tra antichi e moderni. 217
  3. Kant, i selvaggi e il ricordo del contratto. 220
  4. Il democratismo di Fichte. 224
  5. Hegel e la bella democrazia ateniese. 227
  6. Le invasioni della democrazia: tra Constant e Tocqueville. 231
  7. Tocqueville: luogo e tempo della democrazia. 236
  8. I greci alla luce dei moderni: George Grote. 240
  9. L’Atene liberale di John Stuart Mill. 243
  10. Fustel de Coulanges e la rivoluzione democratica. 246
  11. Contro la democrazia del futuro: Henry Sumner Maine 250
  12. Altre storie democratiche: Erskine May, Lord Acton, James Bryce. 252

Note 256

Capitolo 8. I borghesi democratici di Atene. 267

  1. Societa utopiche. 268
  2. Marx democratico. 270
  3. Tra democrazia e dittatura: lessico antico e futuro comunista. 277
  4. Morgan e la democrazia degli irochesi. 280
  5. Democrazia e comunismo: Friedrich Engels. 285
  6. Democrazia e rivoluzione: Rosa Luxemburg e Vladimir Lenin. 286
  7. Kautsky, Trockij e il progetto di una ‘riforma’ democratica. 290

Note 293

Capitolo 9. Revisionismi democratici. 299

  1. La rivincita dell’oligarchia: i teorici delle élites. 302
  2. Max Weber: tipi ideali e forme democratiche. 307
  3. Storia e fisiognomica della democrazia: Oswald Spengler. 314
  4. Democrazia, parlamento e guida autocratica: da Weber a Carl Schmitt. 318
  5. Sequenze. 327

Note 329

Capitolo 10. Altre democrazie. 338

  1. I greci all’origine della democrazia: Moses Finley. 339
  2. La democrazia in America: Robert Lowie e Claude Lévi-Strauss. 342
  3. La democrazia in Africa e in Asia: Jack Goody e Amartya Sen. 347

Note 353

Riferimenti bibliografici. 357
Indice dei nomi e dei principali argomenti. 387

Introduzione. La democrazia come oggetto storico


Democrazia é il termine centrale del vocabolario politico contemporaneo. Nessun altro termine indica oggi, allo stesso modo, un aspetto cosi ampiamente condiviso della vita politica. Una tale unanimità nasconde divergenze profonde: sono molte e spesso incompatibili le democrazie difese o propugnate. Queste divergenze derivano soprattutto dal conferimento di un valore consensuale alla forma democratica di governo: diversamente da altri vocaboli politici di origine antica, la parola ‘democrazia’ conserva un evidente vigore propositivo, non diminuito dall’uso generico, ambiguo o contraddittorio che ne viene fatto. La nascita della democrazia assume perciò un ruolo rilevante all’interno del dibattito politico attuale. Solo a partire dalla considerazione di cui gode questo tipo di governo o di organizzazione della societa nel tempo presente possiamo capire il senso di una discussione sulle origini. Non sempre é stato cosi: osservare la formazione della democrazia quando essa non rappresentava un valore ampiamente condiviso non aveva lo stesso significato che riveste una simile osservazione in un’età democratica. Alcuni studiosi hanno cercato di mettere in evidenza il fine ideologico, in ambito democratico, delle rivendicazioni di paternità, e di conseguenza hanno indicato i limiti degli appelli alle origini di una forma politica che, più di ogni altra, si pone all’orizzonte del dibattito politico contemporaneo. Trovare nella Grecia antica la fonte della riflessione e della pratica democratiche é qualcosa di più di un semplice esercizio retorico, in particolare nel momento in cui al mondo greco antico più volte viene collegata una vaga nozione di Europa o di Occidente. Se i fondamenti della democrazia si trovano nel mondo ‘europeo’ o ‘occidentale’, la posizione di chi accetta la democrazia come modello insuperato di governo sarà differente trattandosi di individui di varia provenienza. Questa differenza sarà data dal richiamo ad una tradizione oppure dal ricorso ai modi di rappresentarsi per mezzo delle origini. Sarà diversa la posizione di chi difende la democrazia in quanto cittadino proveniente da un Paese colonizzatore o invece da un Paese colonizzato. Allo stesso modo, anche chi guarda con un interesse specifico, da un punto di vista politico, al mondo antico greco e romano si sente spesso costretto ad una scelta. Può, da una parte, riaffermare la tesi fondante del classicismo, attribuendo ad un certo corpus letterario una posizione centrale o immediatamente dotata di significato tra le pratiche culturali e politiche moderne. In vista di questa posizione può tacitamente accettare che la forza militare e l’espansione coloniale siano aspetti secondari, di fronte all’imposizione di valori superiori di cui si trasmette l’eredita (potrebbero essere funzionali alla trasmissione di una tale eredita). Da parte opposta, si può rifiutare la nozione stessa di eredità antica, cercando di caratterizzare come estraneo e lontano il mondo classico assunto ad oggetto di studio — una società per la cui comprensione si rende necessario superare ogni sentimento di familiarità tra ‘quel’ passato e il momento presente. Dinanzi ad una tale situazione, questo studio ripropone un problema di tradizione e di eredità del lessico politico. La storia della democrazia nel mondo moderno corrisponde alla ricreazione continua di qualcosa che è passato, a partire dal passato, ma all’interno di schemi temporali diversi e alle volte conflittuali. La ripresa del vocabolo ‘democrazia’ avviene non solo in momenti eterogenei, ma comporta l’introduzione di una dimensione temporale di altra natura. Si devono considerare le prospettive del presente e le differenti attese sul futuro, la fiducia o diffidenza nei processi rivoluzionari e i distinti modi in cui si riaffermano i parametri del passato. Sono perciò fuorvianti le letture delle teorie democratiche secondo la visione teleologica che osserva il passato solo come una resa dei conti con il tempo attuale. Non valgono, però, nemmeno le procedure abituali di una storia dei concetti, in cui le nozioni politiche appaiono svincolate dai processi di trasmissione dei testi, dalle tradizioni che permettono di contemplare nuovi fenomeni ed esprimerli con vecchie parole. Non si deve trascurare la catena che collega ciò che si é scelto di osservare al suo orizzonte di riferimento, dal momento della introduzione di un nuovo termine fino a quando esso conserva il suo vigore, messo in relazione con il mondo presente. In effetti, la storia della democrazia nella riflessione politica moderna e contemporanea é la storia di una traduzione mancata. Già nel latino medievale non si è saputo tradurre il termine greco δημοκρατία o non si è potuto imporne una traduzione. Cosi anche nelle lingue moderne: le traduzioni suggerite non hanno avuto la forza del termine traslitterato. E quando, per mezzo della traslitterazione, il neologismo riceve una vita propria nella nuova lingua e diventa un elemento effettivo di comunicazione, ‘traspone’ di fatto il termine antico in una nuova realtà. Sin dagli inizi la parola ‘democrazia’, nata probabilmente nella lotta politica, non ha seguito un percorso lineare, né ha avuto nelle fonti antiche un’applicazione chiaramente delimitata. Dopo l’antichità, vari sono stati gli oggetti a cui si è applicato quel termine, anche dal punto di vista temporale e geografico. Ma la storia della democrazia non corrisponde alla descrizione delle sue varie espressioni, in momenti e luoghi diversi. Essa non si riduce alla storia dell’Atene periclea o della Roma repubblicana, dell’Inghilterra o della Francia rivoluzionarie, del movimento di indipendenza degli USA o dei movimenti socialisti, dei sistemi rappresentativi di governo nelle societa liberali. In questi e in altri casi, lo stesso vocabolo è stato attribuito a distinti avvenimenti storici, a svariate proposte politiche e sociali, a modi diversi di governo e di vita sociale. Ma solo quando ciò che é stato di volta in volta identificato come democratico si é distinto dal primo oggetto a cui il termine era riferito, O quando questo primo oggetto della democrazia è stato fatto precedere da altri ugualmente riconosciuti come democratici, si é potuto conferire alla riflessione sulla democrazia una dimensione storica. E stato necessario riscontrare una democrazia propria“degli antichi’ perché la deniocrazia, a partire dall’età moderna, potesse’essere vista secondo un processo di trasformazione coerente. Gli antichi sono gli inventori della parola ‘democrazia’, ma solo con l’invenzione degli antichi la democrazia ha potuto avere, per i moderni, una vera e propria storia.