A cent’anni dalla Dialettica della Natura, l’articolo difende Engels dalle critiche di Saito, che vede una frattura teorica tra Marx ed Engels sull’ecologia. Contro questa lettura, gli autori dimostrano l’unità materialista e dialettica dei due pensatori di fronte alla crisi ecologica. Traduzione del testo inglese e sintesi analitica.
Monthly Review Vol. 78, n. 01 (maggio 2026)
Sintesi per punti
- Il contesto: centenario della Dialettica della Natura. La pubblicazione postuma nel 1925 dell’opera incompiuta di Engels torna al centro del dibattito. La nuova edizione critica MEGA² ha stimolato studi sull’ecologia di Marx, facendo emergere inaspettatamente critiche a Engels, soprattutto da parte dello studioso giapponese Kohei Saito.
- La tesi di Saito: una “divisione Marx-Engels”. Saito sostiene che Engels, concentrato sulla scoperta di leggi oggettive trans-storiche della natura, non avrebbe compreso la teoria marxiana della frattura metabolica e avrebbe sviluppato una visione apocalittica della “vendetta della natura”, divergente dall’analisi storico-sociale di Marx.
- Le tre critiche specifiche di Saito. Primo: Engels avrebbe taciuto gli studi scientifici di Marx per enfatizzare la propria divisione del lavoro intellettuale. Secondo: avrebbe modificato un passaggio chiave del Capitale (eliminando la parola “naturale”), oscurando la distinzione marxiana tra metabolismo sociale e metabolismo naturale. Terzo: la sua dialettica, incentrata su leggi transstoriche, non permetterebbe un’analisi adeguata delle contraddizioni storicamente specifiche del capitalismo.
- La confutazione: Engels riconobbe gli studi di Marx. Contrariamente a Saito, Engels citò esplicitamente nella prefazione al secondo volume del Capitale gli studi di Marx in agronomia, geologia, fisiologia e scienze naturali. La tesi del “silenzio strategico” di Engels non regge documentalmente.
- La confutazione: la modifica al Capitale non altera il senso. L’omissione dell’aggettivo “naturale” da parte di Engels non cambia il significato del passo, poiché Marx stesso indicava nella frase che il metabolismo sociale alienato è in conflitto con le leggi naturali della vita, intese come metabolismo universale della natura.
- La Dialettica della Natura come dialettica della storia della natura. Lungi dall’essere una teoria di leggi trans-storiche e statiche, la dialettica di Engels introduce la storicità nella natura, unifica natura e storia, evidenzia l’interdipendenza ecologica e fonda una critica delle contraddizioni del capitalismo. Si conclude significativamente con un saggio sul lavoro e le crisi ecologiche del capitalismo.
- La “vendetta della natura” non è apocalitticismo. Engels analizza la distruzione ecologica come esito storicamente specifico della produzione capitalistica, che privilegia il profitto immediato. Riconosce la capacità di autoregolazione del capitalismo, ma ne denuncia i limiti strutturali. La soluzione è la rivoluzione socialista, non la rassegnazione al collasso.
- Libertà, necessità e socialismo in Engels. La libertà per Engels non è dominio assoluto della natura, ma comprensione e applicazione consapevole delle sue leggi, combinata con la trasformazione dei rapporti sociali capitalistici. Il “salto verso la libertà” richiede sia rivoluzione ecologica sia rivoluzione sociale: posizione pienamente coerente con Marx.
- Unità e differenza tra Marx ed Engels. Le due ecologie non sono identiche nei dettagli, ma condividono una coerenza materialista fondamentale: entrambi fondano la critica ecologica sul metabolismo umanità-natura, sulla frattura prodotta dal capitalismo e sulla prospettiva socialista come via d’uscita.
- Rilevanza contemporanea. La tradizione dialettica engelsiana è stata raccolta da scienziati come Levins, Lewontin e Gould. In Cina, il concetto di “civiltà ecologica” promosso da Xi Jinping attinge esplicitamente all’avvertimento di Engels sulla “vendetta della natura”, integrando ecologia marxista e pianificazione socialista dello sviluppo.
Concetti chiave
- Dialettica della natura (Engels)
- Divisione Marx-Engels / marxismo occidentale
- Frattura metabolica (Marx)
- Metabolismo sociale / metabolismo naturale / metabolismo universale
- Vendetta della natura (Rache der Natur)
- Determinismo ecologico / apocalitticismo
- Leggi trans-storiche vs. specificità storica
- Storicità della natura
- Totalità interconnessa / emergentismo
- Lavoro come mediazione umanità-natura
- Raubbau / agricoltura predatoria (Liebig)
- Regno della necessità / regno della libertà
- Negazione della negazione
- Materialismo dialettico / materialismo storico
- Ecologia marxista / ecosocialismo
- MEGA² (Marx-Engels-Gesamtausgabe)
- Civiltà ecologica (Cina)
- Intelletto generale / individuo sociale
- Decrescita (critica a Saito)
- Corpo inorganico / metabolismo universale (Marx)
Traduzione di Engels’s Dialectics of Nature and Marxist Ecology by Chen Yiwen
Monthly Review Issue: Vol. 78, No. 01 (May 2026)
È trascorso un secolo dalla prima pubblicazione della Dialettica della Natura di Friedrich Engels nel 1925. Pur essendo un manoscritto incompiuto, rivela l’ambiziosa visione di Engels di integrare le conquiste scientifiche con il pensiero dialettico, un concetto che si riflette anche nel suo Anti-Dühring , pubblicato nel 1878. Mentre la Dialettica della Natura è stata a lungo oggetto di dibattito e di plauso negli ambienti accademici più ampi, nell’ambito della teoria ambientale ha tradizionalmente incontrato poche contestazioni, essendo spesso considerata una manifestazione chiave dell’ecologia di Engels. Negli ultimi anni, tuttavia, la pubblicazione degli estratti dei quaderni di Karl Marx nella nuova Marx-Engels-Gesamtausgabe (MEGA 2 ) ha riorientato la ricerca accademica e, con la crescente attenzione rivolta all’ecologia di Marx, sono emerse inaspettatamente critiche a Engels. In particolare, lo studioso giapponese Kohei Saito ha offerto interpretazioni approfondite della prospettiva ecologica di Marx, arrivando persino a ritrarre Marx, in modo esagerato, come un sostenitore della decrescita. Allo stesso tempo, egli sottolinea quelle che definisce le “sottili ma decisive differenze teoriche tra Marx ed Engels”, sostenendo che la radice di questa divergenza risiede nella dialettica della natura di Engels.<sup> 1</sup> Secondo Saito, la dialettica della natura di Engels rappresenta una visione del mondo incentrata sulla scoperta delle leggi oggettive della natura esterna. Questo quadro, egli sostiene, impedisce a Engels di cogliere appieno il concetto marxiano di frattura metabolica e il suo significato ecologico-critico, e lo porta a sviluppare una nozione apocalittica della “vendetta della natura”.
La posizione di Saito è degna di nota proprio per il suo potenziale di rafforzare la nozione di una “divisione Marx-Engels” endemica al marxismo occidentale, che ha come una delle sue componenti principali il rifiuto della dialettica della natura.² La sua argomentazione sottolinea la necessità di riesaminare la rilevanza della dialettica della natura di Engels per le crisi ecologiche contemporanee, in particolare in relazione alla critica ecologica di Marx. Attraverso un’analisi rigorosa della Dialettica della Natura di Engels e delle opere correlate, possiamo giungere a una concezione dell’ecologia marxista fondata sulla realtà materiale, una concezione che evita di contrapporre l’ecologia di Engels a quella di Marx. Fondamentalmente, l’ecologia marxista postula che la visione materialistica della storia e della natura, così come la dialettica della storia e della natura, siano indissolubilmente legate.³ La critica ecologica dell’economia politica si basa su una comprensione scientificamente fondata delle leggi generali che governano la natura e il suo sviluppo storico . Adottando questo approccio olistico, possiamo apprezzare meglio il valore teorico della dialettica della natura e cogliere in modo più completo la critica ecologica insita nella metafora della vendetta della natura di Engels, fornendoci così gli strumenti intellettuali necessari per superare le crisi ecologiche e progredire verso una civiltà ecologica.
Engels contro Marx?
La critica di Saito alla dialettica della natura di Engels offre una chiave di lettura attraverso cui possiamo ricostruire il suo ragionamento e la sua reinterpretazione del pensiero di Engels. Tale critica scaturisce da una riflessione sulla tradizione marxista occidentale. Nel tentativo di scagionare Marx dalle accuse di materialismo meccanicistico e determinismo economico, molti teorici marxisti occidentali hanno deliberatamente enfatizzato una divisione teorica del lavoro tra Marx ed Engels, sostenendo che Marx si sia concentrato sulle scienze sociali mentre Engels sulle scienze naturali. Saito respinge la comune interpretazione della divisione del lavoro tra i due pensatori, almeno per quanto riguarda il Marx della maturità, osservando che, dopo il 1868, Marx intraprese approfonditi studi in vari campi delle scienze naturali, tra cui chimica, geologia, mineralogia, fisiologia e botanica, nonché sullo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali e sul degrado ambientale, in relazione ai suoi studi di economia politica dell’agricoltura. Marx cercò quindi di integrare le scienze naturali nella sua critica dell’economia politica.
Allo stesso tempo, Saito sostiene che Engels stesso fu la fonte della caratterizzazione predominante della divisione del lavoro tra lui e Marx. A riprova di ciò, Saito cita la prefazione all’edizione del 1885 di Anti-Dühring , pubblicata dopo la morte di Marx. In essa, Engels scrisse: “Marx era molto versato in matematica, ma noi potevamo stare al passo con le scienze naturali solo a tratti, in modo intermittente e sporadico. Per questo motivo, quando mi ritirai dagli affari e trasferii la mia casa a Londra, potendo così dedicarvi il tempo necessario, mi sottoposi a una “muta” quanto più completa possibile, come la chiama Liebig, in matematica e scienze naturali”.⁴ Qui , afferma Saito, Engels rivelò il suo piano di studio delle scienze naturali, ma non fece alcun riferimento specifico all’impegno di Marx in questo campo. Su questa base, Saito conclude: “L’onesto Engels (inconsciamente) evitò di fare riferimento al serio impegno di Marx nelle scienze naturali e si limitò invece a sottolineare la loro divisione intellettuale del lavoro”. 5 (Va precisato che la riflessione di Marx sulle scienze naturali, sottolineata da Saito, è composta principalmente da appunti, che consistono quasi interamente in citazioni tratte da testi di altri autori sui quali Marx raramente commenta.)
Saito estrapola da questo presunto silenzio di Engels riguardo agli estratti di Marx sulle scienze naturali — omettendo completamente di riconoscere che Engels fa riferimento agli studi scientifici di Marx in numerosi punti , come nella prefazione al volume 2 del Capitale , dove cita le esplorazioni di Marx in agronomia, nelle scienze naturali in generale e nella matematica — per sostenere che il presunto silenzio di Engels implicava che i due avessero visioni incompatibili nelle loro indagini scientifiche.⁶ Secondo Saito, la successiva svolta di Marx verso le scienze naturali fu principalmente motivata dal desiderio di esaminare le trasformazioni fondamentali delle condizioni naturali e le emergenti tendenze alla crisi ecologica sotto lo sviluppo capitalistico. Al contrario, ci viene detto che Engels cercò di applicare le scoperte delle scienze naturali per comprendere e afferrare le leggi generali della natura, rafforzando così il controllo umano sul mondo esterno e raggiungendo una forma di libertà umana. In linea con l’imperativo pratico di rispettare le leggi oggettive, come sottolineato nella Dialettica della natura , Engels propose l’idea della vendetta della natura, avvertendo: «Non insuperbiamoci però per le nostre vittorie umane sulla natura. Per ogni vittoria di questo tipo, la natura si vendica di noi» .7
Per dimostrare la divergenza teorica tra Marx ed Engels, Saito sostiene che Engels abbia erroneamente rivisto la discussione di Marx sul “metabolismo” nel Capitale . Marx, rifacendosi alla critica di Justus von Liebig all'”agricoltura predatoria”, riconosceva che l’agricoltura capitalista produceva (secondo la traduzione di Ben Fowkes) “una frattura irreparabile nel processo interdipendente del metabolismo sociale, un metabolismo prescritto dalle leggi naturali della vita stessa”.⁸ Saito , tuttavia, afferma che Engels abbia erroneamente modificato la frase di Marx, eliminando la parola “naturale” in un punto, cosicché, secondo la traduzione di Saito della frase originale di Marx, la frase avrebbe dovuto in realtà recitare: “una frattura irreparabile nel processo interdipendente tra metabolismo sociale e metabolismo naturale prescritto dalle leggi naturali del suolo”.⁹ Qui , scrive Saito, Marx distingue chiaramente tra il “metabolismo sociale” guidato dal capitale e il “metabolismo naturale” governato dalle leggi ecologiche, sottolineandone la contraddizione e il conflitto intrinseci. Saito sostiene che la revisione di Engels abbia oscurato il contrasto tra metabolismo sociale e metabolismo naturale, contribuendo così all’emarginazione della teoria marxiana della frattura metabolica. Altri, tuttavia, come John Bellamy Foster, hanno sostenuto che Engels abbia semplicemente eliminato una ridondanza nella frase, dato che il metabolismo sociale fa parte del metabolismo universale della natura e Marx indicava chiaramente nella frase che il metabolismo sociale alienato è in conflitto con le leggi naturali della vita (vale a dire, il metabolismo universale della natura) .¹⁰
Partendo da questo giudizio discutibile, Saito sostiene inoltre che la riformulazione di Engels dovrebbe essere vista come un’estensione della sua prospettiva della “vendetta della natura”, che mira a sottolineare le conseguenze potenzialmente catastrofiche della violazione delle leggi naturali per la civiltà umana. Questo, secondo Saito, si pone in sostanziale contrasto con l’analisi di Marx, che si concentra su come la legge del valore nel capitalismo ristrutturi il metabolismo materiale naturale attraverso processi metabolici sociali e ne metta a nudo le contraddizioni interne. In altre parole, Marx enfatizza il metabolismo tra umanità e natura dalla prospettiva di specifiche formazioni socio-storiche, mentre Engels, secondo Saito, affronta la dialettica di “controllo” e “vendetta” tra umanità e natura da una prospettiva più generale e trans-storica. Da ciò, Saito trae una seconda affermazione fondamentale: Marx, a differenza di G.F.W. Hegel o Friedrich Schelling, non operava all’interno della tradizione della filosofia naturale che cercava di costruire una visione del mondo onnicomprensiva in grado di spiegare ogni fenomeno dell’universo. Engels, invece, mirava a fornire una spiegazione materialistica dell’universo basata sui risultati delle scienze naturali. Secondo Saito, questa differenza fondamentale spiega le loro posizioni divergenti nel campo della teoria ecologica.
Dopo aver delineato la divergenza teorica tra Engels e Marx sulle questioni ecologiche, Saito sottolinea anche le conseguenze negative di questa scissione: ovvero, ignorare la teoria marxiana della frattura metabolica, accettando acriticamente la visione engelsiana della “vendetta della natura”, rischia di sfociare in una sorta di apocalitticismo. Secondo Saito, a differenza di Engels, Marx non equiparava la frattura metabolica nel capitalismo alla vendetta della natura, bensì riconosceva la notevole elasticità del capitale nel modificare e spostare tale frattura. Per Marx, l’estrema alienazione del rapporto uomo-natura poteva, paradossalmente, generare la necessità rivoluzionaria di resistere al capitale. Il regno della libertà immaginato da Marx non si limitava alla nozione engelsiana di padronanza e applicazione abile delle leggi naturali; implicava invece il superamento del regno della necessità attraverso il controllo collettivo e la regolazione razionale del metabolismo tra società e natura, consentendo in ultima analisi il pieno sviluppo delle capacità individuali dell’uomo. Ancora più significativo è il fatto che, negli ultimi anni della sua vita, Marx studiò (come fece Engels) le opere di Carl Fraas, Georg Maurer e altri, attraverso le quali esplorò le varie forme di metabolismo sociale nelle società precapitaliste. Attraverso questa indagine, Marx giunse a riconoscere una certa superiorità storica nei modi di produzione egualitari e sostenibili esistenti all’interno di alcune comunità rurali. Così facendo, evitò due tendenze problematiche: una spiegazione riduttiva del crollo di tutte le civiltà premoderne attraverso la lente della “vendetta della natura” e la visione lineare del progresso storico che presuppone che la mera scoperta delle leggi naturali e il progresso delle forze produttive portino al miglioramento della civiltà. Pertanto, Saito conclude: “Fu proprio a causa di questa differenza tra gli ‘scritti tardivi di Marx’ e la ‘comprensione della dialettica di Engels’ che il concetto di metabolismo e le sue implicazioni ecologiche furono marginalizzati per tutto il XX secolo” .¹¹
In sintesi, la tesi di Saito sulla “divisione Marx-Engels” si compone di tre argomenti principali: (1) Per sottolineare l’importanza della dialettica della natura, Engels evitò deliberatamente di discutere i progressi di Marx nella ricerca scientifica naturale; (2) La dialettica della natura di Engels rappresenta una visione del mondo focalizzata esclusivamente sulla comprensione delle leggi trans-storiche della natura, discostandosi così dalla teoria della frattura metabolica di Marx, che si basa sull’analisi della contraddizione tra forma (“Form”) e materia (“Stoff”) in specifiche fasi storiche; e (3) L’insufficiente attenzione di Engels alla specificità sociale e storica lo portò a sottovalutare la flessibilità del capitale e la razionalità ecologica precapitalista, con conseguente tesi apocalittica della “vendetta della natura” e una convinzione semplicistica secondo cui il dominio della natura avrebbe garantito la libertà. Come afferma Saito: “Engels finì per dare eccessiva enfasi ad alcuni aspetti della teoria di Marx, come il ‘razionalismo’, il ‘positivismo’, la ‘visione progressista della storia’, il ‘produttivismo’ e l”eurocentrismo’”. 12
Affrontare le critiche di Saito a Engels non è un compito particolarmente difficile, dato che gli studiosi hanno già offerto controargomentazioni che meritano seria considerazione. 13
Per quanto riguarda l’affermazione (1), vi sono ampie prove documentali che dimostrano che Engels riconobbe e confermò pubblicamente la ricerca di Marx nelle scienze naturali. Ad esempio, nel 1885, lo stesso anno in cui fu pubblicata la seconda edizione di Anti-Dühring , Engels scrisse nella prefazione al secondo volume del Capitale : “Ci fu un’altra interruzione dopo il 1870, dovuta principalmente alla cattiva salute di Marx. Come di consueto, Marx impiegò questo tempo per gli studi; agronomia, rapporti rurali in America e, soprattutto, in Russia, il mercato monetario e bancario, e infine scienze naturali come geologia e fisiologia, e soprattutto lavori matematici indipendenti, costituiscono il contenuto dei numerosi quaderni di appunti di questo periodo”. 14 Anche ammettendo che Engels possa non aver compreso appieno il piano di ricerca di Marx, è difficile sostenere che egli abbia intenzionalmente nascosto il lavoro.
Le affermazioni (2) e (3) si fondano su un’errata interpretazione del testo. L’omissione dell’aggettivo “naturale” da parte di Engels nell’edizione del terzo volume del Capitale non ha sostanzialmente alterato il significato inteso da Marx. In quel passaggio, Marx aveva già fatto riferimento a “un metabolismo prescritto dalle leggi naturali”, che presuppone il processo più ampio del metabolismo materiale della natura, e in effetti tale riferimento alla natura in questo senso viene ripetuto alla fine della frase che si riferisce alla “frattura irreparabile”. Il metabolismo sociale, invece, si riferisce al metabolismo specifico dell’umanità in relazione al metabolismo universale della natura attraverso il lavoro. Inoltre, l’identificazione e la spiegazione delle leggi sono il compito fondamentale dell’indagine scientifica e la base per una critica della storia sociale. Comprendere filosoficamente la natura e le sue leggi oggettive non è in conflitto con l’analisi concreta delle contraddizioni ecologiche del capitalismo. La “frattura irreparabile” nel processo di metabolismo sociale e naturale, dopotutto, non è altro che l’espressione storicamente specifica di come la produzione capitalistica violi le leggi naturali.
La critica principale di Saito alla dialettica della natura si concentra sulla sua formulazione come visione del mondo focalizzata sul moto cosmico universale e caratterizzata da uno “schema filosofico e trans-storico” .¹⁵ Questo quadro, a suo avviso, può concepire il conflitto tra umanità e natura solo in modo statico, non riuscendo quindi a offrire un’analisi realistica della crisi ecologica sotto il capitalismo o del suo potenziale di trasformazione. Pertanto, è necessario concentrarsi più direttamente sulle implicazioni ecologiche della dialettica della natura, in particolare chiarendone il valore fondante nel plasmare una visione del mondo ecologica e il suo significato per una diagnosi critica dell’ecologia capitalista. Saito, tuttavia, ignora in gran parte il fatto che Dialettica della natura si conclude con una discussione sull’evoluzione in “Il ruolo del lavoro nella transizione dalla scimmia all’uomo”, che fa esplicito riferimento alle crisi ecologiche causate dal capitalismo.¹⁶
La dialettica della natura e la visione ecologica del mondo
La critica di Saito a Engels riguarda direttamente l’interpretazione della visione del mondo espressa nella sua dialettica della natura e le sue implicazioni ecologiche. Secondo Saito, la dialettica della natura di Engels cerca di articolare leggi transstoriche inerenti alla natura stessa, fornendo così una base ontologica ed epistemologica per il controllo umano sulla natura.
Engels cercò di costruire una visione del mondo onnicomprensiva che abbracciasse sia la natura che la società. Sosteneva che la dialettica non fosse un mero strumento di produzione di dimostrazioni, ma che “contenesse il germe di una visione più completa del mondo”.¹⁷ Fondamentalmente , tuttavia, la dialettica della natura di Engels si occupava di comprendere la totalità del mondo reale e di stabilire un fondamento teorico scientifico per la trasformazione storica. Questo era direttamente collegato alla politica proletaria del suo tempo.¹⁸ Come sosteneva Engels, “la concezione materialistica della storia e la sua specifica applicazione alla moderna lotta di classe tra proletariato e borghesia erano possibili solo per mezzo della dialettica”.¹⁹ Pertanto , vi era un’urgente necessità di “recuperare la dialettica consapevole dalla filosofia idealista tedesca e applicarla alla concezione materialistica della natura e della storia”. 20 Pertanto, l’obiettivo teorico di Engels non era quello di spiegare la natura alla maniera degli scienziati naturali borghesi, ma piuttosto di attingere criticamente ai loro risultati per costruire una dialettica materialista, raggiungendo così una prospettiva completa sul “mondo reale, sia della natura che della storia”. 21 In altre parole, la nuova visione del mondo che Engels cercava di articolare implicava anche una nuova concezione sia della natura che della storia.
In questo contesto, la dialettica della natura di Engels, fondata su una critica del pensiero metafisico e delle nozioni idealistiche, ha introdotto la storicità nel dominio della natura. Essa non solo ha spiegato il moto dialettico e le leggi oggettive del mondo naturale, ma ha anche enfatizzato l’attività sensoriale umana e il rapporto storicamente plasmato tra l’umanità e la natura. In tal modo, ha gettato le basi, sulla base di una visione scientifica del mondo, per una critica delle contraddizioni ecologiche del capitalismo.
In primo luogo, la dialettica della natura considera la natura come una totalità interconnessa. Distinta dalla modalità di pensiero metafisica, la visione dialettica della natura “considera le cose nel loro movimento, nel loro cambiamento, nella loro vita, nella loro reciproca influenza l’una sull’altra”, riconoscendo che tutti i livelli del mondo naturale non solo possiedono attributi materiali distinti, ma esistono anche all’interno di un sistema di mutua interrelazione. 22 Come scrisse Engels, “l’intera natura accessibile a noi forma un sistema, una totalità interconnessa di corpi”. 23 Questa comprensione della totalità della natura è strettamente allineata con l’idea di emergenza. Sottolinea la complessità della natura e l’interdipendenza e coevoluzione delle sue parti costituenti. 24 In quest’ottica, non esistono individui assolutamente isolati in natura; una singola entità naturale può realizzare il proprio sviluppo solo impegnandosi nella costruzione del tutto ecologico, attraverso l’interazione e il vincolo reciproci con gli altri.
In secondo luogo, dal punto di vista della dialettica della natura, il mondo naturale è anche un sistema di processi in continuo movimento storico. Engels rifiutò esplicitamente la visione della natura come assolutamente immutabile, sottolineando che tutta la natura esiste in uno stato di eterno divenire e disvenire, in un incessante movimento e cambiamento. Egli sottolineò che le scienze naturali hanno dimostrato che “in ultima analisi, la Natura opera dialetticamente e non metafisicamente; che non si muove nell’eterna unità di un cerchio che si ripete perennemente, ma attraversa una reale evoluzione storica”. <sup>25</sup> Di conseguenza, Engels, dal punto di vista dell’evoluzione dei corpi celesti, della Terra, della vita e dell’umanità, descrisse un processo di sviluppo dialettico che è al tempo stesso l’autoevoluzione della natura e una trascendenza al di là del mondo naturale originario, culminante nella società umana. Ciò esprime la visione della macrostoria che unifica la storia naturale e la storia umana. Tale prospettiva storica ci aiuta a trascendere uno stretto egoismo e a promuovere la visione della Terra come una comunità vivente in continuo sviluppo storico.
In terzo luogo, la dialettica della natura rivela le connessioni intrinseche all’interno del moto dialettico della natura. Engels sosteneva che uno dei compiti chiave dell’analisi teorica è quello di scoprire le interconnessioni e le leggi oggettive dei processi storici, a partire dalle varie forme materiali e dalle varie forme di movimento della materia. Sintetizzando le scoperte delle scienze naturali e trasformando materialmente la dialettica hegeliana, Engels ha articolato tre leggi fondamentali (o proposizioni ontologiche) della dialettica: “la legge della trasformazione della quantità in qualità e viceversa; la legge dell’interpenetrazione degli opposti; la legge della negazione della negazione” .26 In questo modo, la dialettica della natura rivela una visione del mondo dialettica che unifica natura e storia. Questa visione del mondo postula che “esiste un processo storico contingente e in continua evoluzione in cui ogni nuova realtà emergente porta in sé un’incompletezza e diverse relazioni contraddittorie, che conducono a ulteriori sviluppi trasformativi”. 27 A causa della storicità della natura, le sue leggi generali assumono espressioni storiche concrete nel mondo reale, e «le leggi eterne della natura si trasformano sempre più in leggi storiche». 28 Pertanto, a differenza delle leggi causali positiviste utilizzate per la quantificazione e la previsione, le leggi della dialettica sono generalizzazioni filosofiche del moto dialettico del mondo, formate attraverso l’uso logico di concetti umani, e quindi intrinsecamente storiche sia nel contenuto che nella forma.
In primo luogo, la dialettica della natura sostiene l’unità tra umanità e natura dal punto di vista dello sviluppo storico del mondo naturale. Engels credeva che gli esseri umani fossero il prodotto della continua evoluzione e differenziazione della natura. In quanto organismo complesso generato dalla natura, l’esistenza e lo sviluppo umano dipendono fondamentalmente dal mondo naturale. Questo non solo perché l’elemento essenziale della vita risiede nel “continuo scambio metabolico con l’ambiente naturale”, ma anche perché l’interazione tra umanità e natura è inseparabile dalla mobilitazione e dall’utilizzo delle forze naturali attraverso il lavoro. La natura fornisce i materiali e il lavoro li trasforma in ricchezza. 29 Dalla prospettiva più ampia del movimento dialettico di generazione e dissoluzione materiale, “il tempo del massimo sviluppo, il tempo della vita organica e ancor più quello della vita di esseri consapevoli della natura e di se stessi, è altrettanto ristretto quanto lo spazio in cui la vita e l’autocoscienza entrano in azione”. 30 L’attività umana può solo alterare le forme concrete dell’esistenza materiale; non può distruggere i cicli materiali e i meccanismi rigenerativi della natura. Pertanto, nel senso più fondamentale, proteggere la natura come luogo abitabile per l’uomo equivale a proteggere la sopravvivenza e lo sviluppo sostenibile dell’umanità stessa. Solo mantenendo un sano rapporto tra l’umanità e la natura possiamo raggiungere grandi traguardi nella civiltà.
In secondo luogo, la dialettica della natura si concentra sul lavoro umano per spiegare l’unicità degli esseri umani all’interno della natura e per definire i limiti oggettivi dell’azione umana. Secondo Engels, il processo lavorativo è il luogo in cui l’unità e la contraddizione tra umanità e natura si esprimono più chiaramente e dove la totalità della natura si costruisce concretamente nella realtà. Il lavoro è la condizione fondamentale per tutta l’esistenza umana perché, attraverso il lavoro, gli esseri umani non solo dominano la natura, creando nuove condizioni di vita e strumenti di produzione ed elevandosi così al di sopra dell’unità naturale primitiva e delle forme di vita comuni, ma conferiscono anche uno scopo alla natura, avviando un processo in cui la natura viene continuamente trasformata in un mondo vitale per l’uomo. Altrettanto importante, Engels ha sottolineato che “noi, con carne, sangue e cervello, apparteniamo alla natura ed esistiamo in mezzo ad essa, e che tutto il nostro dominio su di essa consiste nel fatto che abbiamo il vantaggio, rispetto a tutte le altre creature, di poter apprendere le sue leggi e applicarle correttamente”. 31 La differenza tra gli esseri umani e gli altri animali nella trasformazione della natura risiede nella loro capacità di imprimere la propria volontà sulla terra e di comprendere e controllare consapevolmente l’impatto di vasta portata delle loro azioni sulla natura attraverso un’azione premeditata e pianificata, diretta verso fini predeterminati. 32 In questo modo, l’umanità può veramente superare la propria alienazione dalla natura e rimodellarla in conformità con lo sviluppo umano sostenibile. In altre parole, l’unicità o la superiorità umana non implica un privilegio irresponsabile sulla natura, ma dovrebbe manifestarsi come una soggettività ecologica che si orienta verso la necessità e realizza sia la libertà umana sia lo sviluppo naturale sostenibile.
In terzo luogo, la dialettica della natura elabora la complessità sociale dell’interazione tra l’umanità e la natura e propone percorsi di trasformazione sociale per migliorare questo rapporto. Engels sottolineò che il lavoro da un lato approfondiva la comprensione umana del mondo naturale e dall’altro stimolava una più stretta cooperazione tra gli esseri umani, dando origine al fattore sociale. In questo processo, “grazie al funzionamento combinato di mano, organi della parola e cervello, non solo in ogni singolo individuo ma anche nella società, gli uomini divennero capaci di eseguire operazioni sempre più complesse e furono in grado di porsi, e raggiungere, obiettivi sempre più elevati” .33 La socializzazione del lavoro implica anche che l’interazione tra l’umanità e la natura non sia più semplicemente uno scambio biologico di materia ed energia, ma un complesso processo di metabolismo sociale realizzato attraverso la produzione e il consumo. Data la natura socialmente e storicamente condizionata di questo rapporto, la soluzione dei problemi ecologici richiede un approccio metodologico sistematico. Engels riteneva che il pensiero dialettico mirasse a raggiungere “la conoscenza sistematica dell’universo esterno”. 34 Su questa base, si cerca di promuovere una trasformazione completa del rapporto tra l’umanità e la natura, nonché tra gli esseri umani stessi, giungendo infine alla loro riconciliazione storica. A causa del carattere antagonistico dei rapporti sociali capitalistici, l’attività produttiva umana ha contribuito sempre più all’alienazione nel rapporto uomo-natura. Pertanto, per regolare adeguatamente questo rapporto, è necessaria “una rivoluzione completa del nostro modo di produzione finora esistente e, contemporaneamente, una rivoluzione di tutto il nostro ordine sociale contemporaneo”. 35
Saito riduce la dialettica della natura a una teoria di leggi transstoriche inerenti al mondo esterno, oscurandone così le profonde implicazioni socioecologiche. La dialettica della natura di Engels può essere compresa in modo più completo come una dialettica della storia della natura , che incarna una visione ecologica dialettica radicata nell’unità degli opposti tra natura e storia, pensiero ed essere, soggetto e oggetto. 36 Pertanto, sebbene apparentemente indipendente, la dialettica della natura è intrinsecamente legata alla dialettica della storia. Utilizzando le scienze naturali per descrivere il movimento dialettico del mondo naturale, Engels ha stabilito una dialettica materialista olistica, unificando così la visione marxista della natura e della storia, e della filosofia teoretica e pratica. Solo comprendendo questa unità possiamo cogliere appieno il valore unico della dialettica della natura nella critica ecologica e articolare più chiaramente che il nucleo dell’ecologia marxista non consiste semplicemente nell’affermazione dell’interconnessione tra umanità e natura o dei vincoli imposti dalle leggi naturali all’attività umana, ma piuttosto nell’offrire una risposta pratica alla questione di come realizzare una coesistenza armoniosa tra umanità e natura nella società moderna.
La “vendetta della natura” e la critica ecologica del capitalismo
Collocando la dialettica della natura di Engels all’interno di una più ampia dialettica materialista – e rifiutando quindi la rigida dicotomia tra materialismo dialettico e storico – i marxisti possono evitare l’errata interpretazione di Saito della “vendetta” della natura come una critica apocalittica e lineare in contrasto con la teoria della frattura metabolica di Marx. La condanna di Saito dell’argomentazione di Engels ruota principalmente attorno a tre domande: (1) La “vendetta” della natura è una formulazione metaforica applicabile solo a processi storici generali e quindi incapace di offrire un’analisi specifica della produzione capitalistica e delle sue conseguenze ecologiche? (2) Ciò implica necessariamente che la crisi ecologica sotto il capitalismo porterà inevitabilmente al collasso della civiltà, trascurando così la capacità di autoregolamentazione del capitalismo? (3) La “vendetta” della natura suggerisce che il pieno dominio delle leggi naturali sarebbe sufficiente per raggiungere il regno della libertà? Esaminando più attentamente gli scritti di Engels pertinenti, diventa difficile confermare una qualsiasi di queste ipotesi.
Nel menzionare metaforicamente che “la natura [oggettivamente]” si vendica dell’umanità, Engels evidenzia la distruzione delle foreste in Mesopotamia, Grecia, Asia Minore e nelle Alpi per illustrare come la superbia umana porti a gravi conseguenze ecologiche.37 Ciò dimostra che il disprezzo delle leggi naturali per benefici a breve termine esisteva anche nell’antichità, non solo nel capitalismo moderno. Tuttavia, Engels analizzò le interazioni uomo-natura non in modo isolato, ma attraverso le dimensioni sociali della produzione. Ad esempio, sottolineò che la coltivazione diffusa di monocolture di patate in Europa ebbe profondi effetti sulle condizioni di vita delle masse, arrivando persino a provocare carestie.38 Nel criticare il comportamento imprudente di capitalisti e mercanti, Engels si occupò anche delle ripercussioni ambientali di tali azioni. Citò l’esempio dei piantatori spagnoli a Cuba che bruciarono le foreste sui pendii delle montagne per aumentare i profitti, il che a sua volta portò al degrado ecologico. Questi casi rivelano la logica irrazionale alla base della produzione capitalistica, che Engels criticò: “In relazione alla natura, come alla società, l’attuale modo di produzione si preoccupa prevalentemente solo del risultato immediato, più tangibile; e poi ci si stupisce che gli effetti più remoti delle azioni dirette a questo scopo si rivelino del tutto diversi, per lo più di natura opposta” .39 In altre parole, la vendetta della natura non deriva solo dall’incapacità di comprendere le leggi naturali, ma anche dall’incapacità di sfuggire all’imprudenza dell’attività umana in presenza di leggi sociali non riconosciute.
Ancora più importante, Engels sottolineò che “tutti i modi di produzione finora esistenti hanno mirato unicamente a ottenere l’effetto più immediatamente e direttamente utile del lavoro”, ma “questo è stato attuato in modo più completo nel modo di produzione capitalistico oggi prevalente nell’Europa occidentale” .40 Ciò accade perché i singoli capitalisti, che dominano la produzione, si preoccupano solo degli effetti immediati a causa del solo incentivo del profitto.41 Pertanto, sebbene il degrado ambientale preceda il capitalismo, quest’ultimo ostacola strutturalmente la protezione ambientale dando priorità al profitto immediato. Di conseguenza, “la vendetta della natura” è una crisi specifica di una formazione sociale in cui l’umanità non è ancora in grado di regolare consapevolmente la propria attività e di gestire le conseguenze ecologiche.42 Non si tratta semplicemente di una critica alla violazione delle leggi naturali da parte dell’uomo nel corso della storia, ma di una critica ecologica alla produzione irrazionale sotto il dominio del capitale, colta da Marx nella nozione di frattura metabolica.
Saito sostiene che, a differenza di Engels, Marx non ha inquadrato la frattura metabolica in senso metaforico come la vendetta della natura. Al contrario, Marx ha sottolineato come il capitale sostituisca attivamente le fratture attraverso la tecnologia e il commercio globale, e che l’alienazione avrebbe infine spinto il proletariato a colmare collettivamente le fratture specifiche. Pertanto, suggerisce Saito, non si può affermare a priori che il capitalismo sia destinato a subire la vendetta della natura in tutti i suoi aspetti senza alcuna possibilità di ricorso.
In realtà, Engels non ha mai affermato che la vendetta della natura rappresenti un destino inevitabile e insormontabile. Sebbene avesse notato che le scienze naturali prevedono una fine “abbastanza certa” per l’abitabilità della Terra, sottolineò che siamo “ancora a una distanza considerevole” da quel punto di svolta discendente. 43 Inoltre, Engels riconobbe che il progresso scientifico consente sempre più all’umanità di gestire le conseguenze della produzione. Anche in ambito sociale, osservò che attraverso l’esperienza e l’analisi, “stiamo gradualmente imparando ad avere una visione chiara degli effetti sociali indiretti e più remoti della nostra attività produttiva”, offrendoci l’opportunità di regolarli. 44 In questo senso, Engels riconobbe il potenziale di una società superiore (cioè il socialismo) di correggere le sue contraddizioni sociali ed ecologiche. La soluzione fondamentale, sosteneva Engels, risiedeva nel trasferimento della leadership della produzione sociale al proletariato: “questa è la rivoluzione socialista”. 45 Su questo punto, l’analisi di Engels delle crisi e del potenziale rivoluzionario del capitalismo si allinea pienamente con quella di Marx.
Da un punto di vista dialettico, Engels ha sottolineato che la dialettica deve essere applicata concretamente, non come una formula deterministica. Si prenda, ad esempio, il concetto di “negazione della negazione”. Da un lato, questa è “una legge di sviluppo della natura, della storia e del pensiero estremamente generale – e per questo motivo estremamente ampia e importante”. Dall’altro lato, deve essere compresa contestualmente all’interno dei processi storici, poiché la modalità di negazione dipende non solo dal carattere generale del processo, ma anche dalla “natura particolare del processo” .46 Nella sua critica a Eugen Dühring, Engels ha chiarito che Marx non ha usato questa legge per dimostrare la necessità storica. Piuttosto, Marx ha prima sviluppato la sua analisi esplorando la realtà storica e solo dopo l’ha caratterizzata dialetticamente. Pertanto, trattare la dialettica come uno strumento deduttivo per affermare l’inevitabilità dei processi – come la proprietà pubblica – è una “pura distorsione”.47 Allo stesso modo, la vendetta della natura è un fenomeno storico, non la prova di un collasso inevitabile; Ciò deve essere confermato empiricamente attraverso lo sviluppo reale.
Nei suoi scritti successivi, Engels osservò con attenzione i nuovi sviluppi all’interno del capitalismo e le emergenti tendenze rivoluzionarie. Nella prefazione del 1892 a La condizione della classe operaia in Inghilterra , analizzò le “caratteristiche civilizzatrici” del capitalismo. Notò che la borghesia aveva migliorato le condizioni igienico-sanitarie in Inghilterra al punto che molte condizioni spaventose “sono scomparse o sono state rese meno evidenti”.48 Ciò dimostra la capacità del capitalismo di autoregolamentarsi per evitare alcune delle peggiori condizioni ambientali in determinate località e in determinati periodi. Tuttavia, Engels sosteneva che questi miglioramenti affrontavano solo “lamentele minori” e che la vera causa della miseria non risiede “in queste lamentele minori, ma nel sistema capitalistico stesso ” .49 Pertanto, l’inevitabile declino del capitalismo deriva dalle sue contraddizioni sistemiche interne, non solo dai suoi effetti negativi temporanei, che possono variare nel tempo e nello spazio. Inoltre, egli osservò che questo processo di civilizzazione generò nuove forme di lotta, tra cui lotte per le condizioni sanitarie e ambientali.
Saito sostiene che la soluzione di Engels alla vendetta della natura risiede nel dominio delle leggi naturali per un controllo totale. Cita l’affermazione di Engels in Anti-Dühring secondo cui, quando le forze oggettive esterne “passano sotto il controllo dell’uomo stesso” attraverso la scienza (e il socialismo scientifico), l’umanità compie un “salto dal regno della necessità al regno della libertà”.50 Saito contrappone questa affermazione a quella di Marx, per il quale la produzione materiale “rimane un regno della necessità”.51 Saito conclude che Engels sosteneva “una visione unilaterale dello sviluppo storico” .52 Tuttavia, questa interpretazione banalizza e travisa Engels.
In primo luogo, il concetto di “vendetta” della natura di Engels si riferiva all’arroganza umana nel conquistare la natura, piuttosto che offrire una visione riduzionista secondo cui tutte le civiltà sono intrinsecamente distruttive. Al contrario, i suoi studi successivi sulla storia precapitalista suggeriscono che queste società offrono elementi positivi per lo sviluppo futuro. Arrivò persino a dichiarare: “solo i barbari sono capaci di ringiovanire un mondo che si dibatte nelle spire di una civiltà morente” .53
In secondo luogo, per Engels, la libertà non sta nello sfuggire alla necessità, ma nel dominarla, trasformando la “necessità in sé” in “necessità per noi”. Poiché la storia è governata da “leggi generali innate”, queste leggi includono sia la natura esterna sia lo sviluppo sociale umano; quando sconosciute, appaiono come forze estranee e coercitive. 54 A questo proposito, solo comprendendo e applicando correttamente le leggi oggettive sia della natura che della società, l’umanità può evitare la vendetta della natura e raggiungere la vera libertà.
In terzo luogo, Engels riconobbe che gli ostacoli moderni alla libertà derivano principalmente dalle strutture sociali, non dalla natura esterna. Sostenne che gli esseri umani diventano padroni della natura solo nella misura in cui diventano “padroni della propria organizzazione sociale”, governando così le leggi sociali che un tempo si opponevano a loro. 55 Contrariamente all’interpretazione di Saito, il passo di Engels sul “salto verso la libertà” enfatizzava l’allineamento delle “cause sociali” con i risultati desiderati. Pertanto, la vera libertà richiede una duplice trasformazione: non solo regolare il rapporto umano con la natura, ma rivoluzionare i metodi di produzione irrazionali per “elevare l’umanità al di sopra del resto del mondo animale per quanto riguarda l’aspetto sociale”. 56 Solo in questo modo si realizza la riconciliazione dell’umanità con la natura e con se stessa.
Infine, non vi è alcun disaccordo fondamentale tra Marx ed Engels sul concetto di libertà. Entrambi consideravano il metabolismo umano-natura sostenibile come il fondamento della libertà. Marx sosteneva che il lavoro materiale stesso diventa libero solo quando “gli obiettivi esterni vengono spogliati del loro carattere di mera necessità naturale esterna”, diventando “autorealizzazione” e “vera libertà”.57 Come sosteneva Engels, “La possibilità di assicurare a ogni membro della società, mediante la produzione socializzata, un’esistenza non solo pienamente sufficiente materialmente, e che diventi giorno dopo giorno più piena, ma un’esistenza che garantisca a tutti il libero sviluppo e l’esercizio delle proprie facoltà fisiche e mentali, questa possibilità è ora qui per la prima volta, ma è qui” .58 A suo avviso, la chiave per entrare nel regno della libertà sta nel comprendere le leggi storiche e nel realizzare la libertà attraverso il lavoro. Ciò si allinea con la concezione marxiana del superamento della necessità esterna.
Come osserva Paul Blackledge, “Anticipando la preoccupazione dell’ecologia moderna per l’unità dell’umanità con la natura, la concezione engeliana di una dialettica della natura apre uno spazio attraverso il quale le crisi ecologiche potrebbero essere comprese in relazione alla natura alienata dei rapporti sociali capitalistici”. 59 Sebbene Engels non si riferisse direttamente, come fece Marx, alla “frattura irreparabile nel processo interdipendente del metabolismo sociale, un metabolismo prescritto dalle leggi naturali della vita stessa”, egli, come Marx, si riferì al “furto” della natura come fonte di crisi ecologica. 60 La sua critica ecologica era altamente coerente con quella di Marx. Fondata sulla dialettica materialista, la teoria engeliana della vendetta della natura offre una critica ecologica dialettica. Essa interpreta l’interazione tra libertà e necessità nell’attività umana come un processo storicamente condizionato, che richiede una stretta attenzione alle concrete realtà storiche e sociali. Da questa prospettiva, il rapporto uomo-natura è compreso come plasmato dall’interazione tra limiti naturali e strutture sociali/metabolismo sociale. La distruzione ecologica, pertanto, non è un’astratta inevitabilità, ma affonda le sue radici nello sfruttamento economico e nel dominio di classe, guidati dalla ricerca del profitto immediato. Su questa base, la teoria individua nella transizione al socialismo o al comunismo la via fondamentale per superare la crisi della vendetta della natura.
Conclusione
L’intensificarsi dei problemi ambientali globali ai giorni nostri ci obbliga a rivisitare la dialettica della natura di Engels e a riconsiderare come l’ecologia marxista possa essere ulteriormente sviluppata. In questo contesto, Saito offre una riflessione critica sull’esclusione della natura e delle scienze naturali dall’orizzonte intellettuale di Marx da parte del marxismo occidentale. Così facendo, sostiene Saito, il marxismo occidentale ha gravemente ostacolato la rinascita dell’ecologia marxiana.⁶¹ Tuttavia , la ricostruzione sistematica dell’ecologia marxiana proposta da Saito tenta di marginalizzare la dialettica della natura di Engels in un modo quasi identico a quello del marxismo occidentale. Caratterizzando la dialettica della natura di Engels principalmente come una visione filosofica del mondo alla ricerca di leggi trans-storiche, Saito cade nella trappola di negare tutto ciò che nella storia naturale non può essere ridotto alla storia umana. Ancor peggio, il suo quadro teorico tende a riproporre la tradizionale dicotomia tra la “dialettica storico-rivoluzionaria” di Marx e la “dialettica naturale-scientifica” di Engels, pur negandola. Il risultato è quello di oscurare le profonde implicazioni ecologiche e la rilevanza contemporanea dell’opera di Engels e Marx, sia singolarmente che congiuntamente.
Attraverso un confronto critico con la prospettiva di Saito, possiamo sviluppare una comprensione più costruttiva del rapporto tra la dialettica della natura e l’ecologia marxista. La dialettica della natura di Engels mirava a creare un legame tra scienza naturale e filosofia, dimostrando così la possibilità di raggiungere una comprensione razionale del mondo nella sua totalità. Questo quadro è cruciale per migliorare il metabolismo sociale e per realizzare una coesistenza armoniosa tra l’umanità e la natura. Gli esseri umani necessitano sia di conoscenze scientifiche sia di un ampio pensiero filosofico per comprendere correttamente sia la natura che se stessi, il che consente loro di applicare la dialettica materialista per diventare soggetti razionali e pragmatici.
Non sorprende affatto che le idee ecologiche di Engels e Marx non siano del tutto identiche. Tuttavia, le loro idee possiedono una coerenza intrinseca. Dato l’ampio contributo di Engels alla critica marxista dell’economia politica, è difficile discutere dell’ecologia marxista ignorando completamente Engels.⁶³ Per quanto riguarda l’ecologia materialista, Engels descrisse meticolosamente il movimento dialettico della natura e la conseguente unità della storia naturale e umana attraverso la lente delle scoperte scientifiche, sviluppando così una concezione materialista sistematica della natura e della storia. Anche Marx sviluppò questa prospettiva materialista – emersa già nella sua tesi di dottorato e manifestatasi in concetti come il “corpo inorganico” e il “metabolismo universale” – come fondamento della propria ecologia.⁶⁴ Eppure , attraverso il suo approccio distinto, Engels diede contributi significativi all’ecologia marxista. Da un lato, Engels stabilì un quadro ecologico olistico fondato sull’interconnessione universale e sul movimento dialettico della natura. Concentrandosi sulla mediazione del lavoro, Engels ha chiarito la trasformazione reciproca e il condizionamento mutuo tra l’umanità (la società) e la natura, nonché le leggi storiche che governano questa relazione, ponendo così le basi teoriche per una visione ecologica dialettica del mondo. D’altra parte, partendo dai principi storici della dialettica, Engels ha analizzato lo sviluppo dialettico della libertà e della necessità all’interno del più ampio processo di civilizzazione. In tal modo, ha elaborato una critica ecologica fondamentalmente contraria al movente del profitto del capitalismo e ha articolato una visione di trasformazione socio-ecologica verso il socialismo.
La dialettica della natura di Engels continua ad essere riconosciuta come profondamente significativa. Numerosi teorici, tra cui Richard Levins, Richard Lewontin, Stephen Jay Gould e Joseph Needham, hanno portato avanti questa tradizione dialettica integrando le conoscenze scientifiche contemporanee con le realtà pratiche.⁶⁵ Nell’ambito della pratica politica, anche il concetto di civiltà ecologica della Cina contemporanea attinge profondamente al pensiero ecologico di Engels. Il presidente Xi Jinping ha spesso invocato l’avvertimento di Engels riguardo alla “vendetta” della natura nelle discussioni sulla civiltà ecologica.⁶⁶ I principi cardine dell’ecociviltà includono l’idea che l’umanità e la natura formino una comunità di vita, in cui la natura stessa costituisce ricchezza sociale, e che la violazione delle leggi naturali e il danneggiamento dell’ambiente provochino inevitabilmente condizioni in cui “la natura si vendica di noi”. Ciò sottolinea che la prosperità ecologica favorisce il progresso della civiltà, mentre il declino ecologico ne precipita la decadenza. Di conseguenza, lo sviluppo deve essere pianificato nella prospettiva di una coesistenza armoniosa tra l’umanità e la natura, guidando così la trasformazione verde della modernizzazione socialista.
In sintesi, la risoluzione delle superflue contraddizioni teoriche interne è un prerequisito per lo sviluppo dell’ecologia marxista. Solo riconoscendo la dialettica della natura di Engels come elemento fondante di questo quadro possiamo stabilire una base filosofica più solida per comprendere con precisione il rapporto tra natura e società e approfondire la critica ecologica del capitalismo, promuovendo così la pratica rivoluzionaria dell’ecosocialismo.
Note
- Kohei Saito, Marx nell’Antropocene: Verso l’idea di comunismo della decrescita (Cambridge: Cambridge University Press, 2022), 6.
- Vedi Russell Jacoby, “Western Marxism”, in A Dictionary of Marxist Thought , a cura di Tom Bottomore (Oxford: Basil Blackwell, 1983), pp. 523–26.
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Chen Yiwen è professore associato presso la Facoltà di Marxismo dell’Università Tsinghua di Pechino, Repubblica Popolare Cinese, specializzato in ecologia marxista e teoria dell’ecociviltà. Questa ricerca è stata finanziata dal Fondo per le Scienze Sociali di Pechino (25LLMLC043).
