L’ascesa della Cina a leader tecnologico: implicazioni per lo sviluppo del Sud del mondo /John Ross

Ascesa tecnologica della Cina come risultato dell’integrazione fra elevati investimenti, ricerca e sviluppo, socializzazione del lavoro, politica industriale e indipendenza nazionale, e sua rilevanza come possibile modello strategico per lo sviluppo autonomo del Global South

10 punti chiave

  1. La Cina ha raggiunto una leadership tecnologica in numerosi settori strategici.
  2. Questo risultato non viene spiegato come “miracolo”, ma come prodotto di una strategia pluridecennale.
  3. I due pilastri macroeconomici sono elevati investimenti e crescente R&S.
  4. Ross riconduce entrambi alla crescente socializzazione del lavoro.
  5. La tecnologia diventa forza produttiva quando viene incorporata nel capitale fisso.
  6. L’autonomia tecnologica richiede indipendenza economica e controllo delle risorse nazionali.
  7. Il sistema cinese combina settore statale, settore privato, mercato, controllo finanziario e orientamento strategico.
  8. L’elevato investimento cinese viene interpretato come prosecuzione di una tendenza storica di lungo periodo.
  9. La leadership nelle energie rinnovabili viene utilizzata come esempio dell’integrazione fra R&S, investimento e produzione.
  10. L’esperienza cinese non è meccanicamente esportabile, ma può fornire principi strategici agli altri paesi del Global South.

Traduzione di China’s Emergence as a Technological Leader: Implications for Global South Development

Di John Ross (Pubblicato il 24 luglio 2026 )

Capitalismo , Classe sociale , Ecologia , Teoria economica , Ambiente , Geografia , Storia , Ideologia , Imperialismo , Disuguaglianza , Marxismo , Ecologia marxista , Movimenti , Economia politica , Rivoluzioni , SocialismoCina , GlobaleCommentoIn primo piano

Introduzione

La Cina ha raggiunto un traguardo mai raggiunto prima da nessun altro Paese del Sud del mondo: diventare leader tecnologico in una vasta gamma di settori, tra cui veicoli elettrici, droni, batterie, energie rinnovabili, telecomunicazioni e, in misura crescente, i settori farmaceutico e dell’intelligenza artificiale. Tali conquiste tecnologiche, e lo sviluppo nazionale indipendente che ne deriva, rappresentano un obiettivo strategico a cui ogni Paese del Sud del mondo aspirerebbe come culmine del proprio percorso di sviluppo.

Sono stati condotti numerosi studi eccellenti sugli aspetti storici e tecnologici di questo sviluppo in Cina; particolarmente consigliato è “Breaking the Stranglehold: How China is Shattering US Technological Hegemony” di Bappa Sinha, pubblicato dal Tricontinental Institute for Social Research. Tuttavia, alla base di questo sviluppo tecnologico, e indispensabili per renderlo possibile, vi sono processi macroeconomici, politiche e strategie, che costituiscono l’oggetto di questo articolo.

Indipendenza nazionale e percorso di sviluppo socialista

L’obiettivo fondamentale della Repubblica Popolare Cinese, fin dalla rivoluzione del 1949, era lo sviluppo nazionale avanzato e l’indipendenza, da raggiungere attraverso un percorso di sviluppo socialista. Ciò significava rifiutare il paradigma creato dall’imperialismo, e perpetuato nelle politiche concrete promosse dal FMI, secondo il quale i paesi del Sud del mondo avrebbero dovuto perseguire politiche di integrazione in un sistema globale in cui sarebbero stati produttori di prodotti a basso valore aggiunto, materie prime e manufatti a bassa o media tecnologia, mentre le componenti ad alto valore aggiunto e ad alta tecnologia della catena del valore sarebbero rimaste in mano al Nord del mondo.

Al contrario, lo sviluppo nazionale della Cina dopo il 1949, fin dall’inizio, ha mirato strategicamente al raggiungimento di elevati livelli tecnologici e di alto valore aggiunto, per quanto remoto potesse apparire tale obiettivo all’inizio del processo di sviluppo, quando la Cina, dopo un secolo di interventi stranieri, era uno dei paesi più poveri del mondo, con uno dei PIL pro capite più bassi. Dato il punto di partenza estremamente basso – in termini relativi inferiore a quello della maggior parte degli altri paesi del Sud del mondo all’epoca – ci sono voluti decenni per raggiungere questo obiettivo economico, ma l’obiettivo strategico era stato fissato fin dall’inizio.

Nel raggiungimento di questo obiettivo, come illustrato di seguito, in Cina due processi macroeconomici sono stati fondamentali.

  • La Cina ha progressivamente aumentato il livello degli investimenti in rapporto al PIL. Dal 1962 al 2013, la percentuale di formazione lorda di capitale fisso sul PIL è passata dal 15,4% del 1962 al 44,1% del 2013, con un incremento medio annuo dello 0,57% per un periodo di cinquantuno anni. Il livello attuale è del 39,9%, il più alto tra le principali economie mondiali.
  • La Cina ha progressivamente aumentato la percentuale di spesa in ricerca e sviluppo (R&S) sul PIL. Questo è stato il prerequisito indispensabile per raggiungere uno sviluppo indipendente, innovativo, tecnologico e scientifico. Per le ragioni che analizzeremo in seguito, un simile obiettivo macroeconomico può essere raggiunto solo nell’arco di decenni. Di fatto, si tratta di un processo tuttora in corso in Cina.

Di seguito verranno esaminati gli sviluppi politici e i rapporti di classe socialisti che hanno reso possibile questo percorso di sviluppo. Tuttavia, per chiarezza riguardo ai processi specificamente economici, questi verranno analizzati per primi.

La crescente socializzazione del lavoro

Questi due processi erano interconnessi e guidati da un unico sviluppo economico di fondo: l’analisi di Marx, che costituisce la base del materialismo storico, secondo cui il processo di sviluppo economico, e attraverso quello della società umana, è guidato dalla crescente socializzazione del lavoro. Un aspetto chiave di questa crescente socializzazione del lavoro è il progressivo sviluppo della scienza e della tecnologia e la sua crescente concretizzazione negli investimenti. Si trattava sia di investimenti nella socializzazione del lavoro all’interno di un singolo ciclo produttivo, ovvero nello sviluppo di capitale circolante/prodotti intermedi, sia di investimenti fissi, ossia la socializzazione del lavoro nel tempo/su numerosi cicli produttivi.

Questi sono i processi economici alla base dell’aumento percentuale degli investimenti nell’economia, ovvero la crescente “composizione organica del capitale”, analizzata da Marx. I fatti storici relativi a questo fenomeno sono stati analizzati nel mio articolo “250 anni di crescita della composizione organica del capitale: la correttezza fattuale di Marx, Smith e Keynes”.

Scienza, produzione e sviluppo incentrato sulle persone

Ma questa crescente socializzazione del lavoro non si verifica solo separatamente nei settori della scienza/tecnologia e della produzione. Marx analizza la crescente interazione tra i due, in particolare nell’incarnazione della scienza e della tecnologia negli investimenti fissi.

Questo spiega perché entrambi gli aspetti economici dello sviluppo cinese fossero necessari per il suo successo e la loro interrelazione. Dimostra la correttezza dell’analisi di Marx.

Questa analisi marxista spiega anche altre caratteristiche dello sviluppo della Cina. L’aumento del livello degli investimenti fissi in Cina rispetto al PIL è stato enorme, con un incremento cumulativo del 28,7% del PIL, ovvero più del doppio. Ma è stato graduale: come si vedrà in seguito, un aumento medio dello 0,57% del PIL all’anno. Non c’è stato un aumento improvviso, estremamente rapido e consistente della percentuale di investimenti sul PIL.

Oltre alle ragioni tecnico-gestionali, ovvero all’impossibilità di gestire in modo ottimale enormi e improvvisi aumenti degli investimenti, vi erano motivazioni più fondamentali. In un’analisi marxista, come verrà spiegato in seguito, lo sviluppo è “centrato sulle persone”. Ciò significa che l’obiettivo dello sviluppo non è la crescita astratta del PIL, lo sviluppo del “cemento e dell’acciaio”, bensì il massimo miglioramento sostenibile possibile delle condizioni di vita delle persone. Le persone, e soprattutto la classe lavoratrice, sono lo strumento più potente per lo sviluppo della produzione.

Dal punto di vista strategico, la crescita più rapida possibile del PIL e dei consumi, base materiale del benessere della popolazione, non sono obiettivi contraddittori. Al contrario, esiste una forte correlazione positiva tra il tasso di crescita del PIL a medio/lungo termine e il tasso di crescita dei consumi. Nel breve termine, tuttavia, può verificarsi una contraddizione.

I consumi e gli investimenti insieme costituiscono il 100% dell’economia nazionale. Pertanto, aumentare la percentuale degli investimenti sul PIL implica necessariamente ridurre la percentuale dei consumi. È necessario un certo periodo di tempo affinché la crescita più rapida dei consumi, generata dalla crescita più rapida del PIL prodotta da questi investimenti, compensi tale effetto e porti a un aumento più rapido del tenore di vita. Ciò avverrà in un breve periodo se la riduzione iniziale della percentuale dei consumi sul PIL è modesta.

Una volta avviato questo processo, si crea un circolo virtuoso: l’aumento della percentuale di investimenti nel PIL porta a una crescita più rapida del PIL stesso, che a sua volta determina una crescita più rapida dei consumi e consolida il consenso politico. Tuttavia, se l’aumento della percentuale di investimenti nel PIL è troppo elevato e repentino, ciò comporterà un calo così drastico della percentuale di consumi da ridurre il tenore di vita e compromettere il sostegno politico a breve termine.

La Cina non poteva sottrarsi a queste scelte. Contrariamente ai miti, diffusi persino in alcuni ambienti della sinistra, il rapido sviluppo economico cinese è stato finanziato in larga parte da investimenti interni, e non esteri. Pertanto, il lento ma costante aumento della percentuale di investimenti sul PIL è stata la corretta strategia, sia politica che economica. Ha generato un costante miglioramento del tenore di vita medio, nonché una riduzione della povertà, creando il sostegno politico necessario al governo e alle politiche economiche. Questa enfasi strategica sull’aumento graduale della percentuale di investimenti sul PIL, ma in modo moderato e controllato, è una questione chiave che deve essere studiata da qualsiasi governo progressista.

Cina e sviluppo internazionale

Naturalmente, anche al livello più elementare, considerando in seguito gli aspetti politici e quelli di classe a essi interconnessi, la Cina possiede caratteristiche che gli altri paesi del Sud del mondo non possono replicare meccanicamente: in particolare, la sua vastissima popolazione, la seconda più numerosa al mondo, contribuisce a generare le dimensioni imponenti della sua economia e il conseguente vantaggio derivante dalla dimensione del suo mercato interno. Ciò ha permesso alla Cina di superare gli Stati Uniti non solo in termini di percentuale di investimenti sul PIL, ma anche per quanto riguarda l’ammontare totale degli investimenti nell’economia. Tuttavia, la dinamica fondamentale dell’economia cinese, che può essere studiata da altre economie, affonda le sue radici nell’analisi di Marx sulla crescente socializzazione del lavoro.

Inoltre, il livello di investimenti in ricerca e sviluppo nel PIL cinese, di gran lunga il più alto tra i paesi in via di sviluppo, non può essere raggiunto rapidamente: ci sono voluti decenni per conseguirlo. Ma un obiettivo del genere è indispensabile per qualsiasi paese che desideri raggiungere uno sviluppo nazionale indipendente. Pertanto, come nel caso della Cina, ci vorrà un lungo periodo per raggiungerlo, ma è un obiettivo strategico decisivo.

Come verrà analizzato in seguito, le politiche con cui la Cina ha realizzato questo straordinario risultato tecnologico sono di carattere universale, non puramente nazionale. Esse rappresentano una conferma lampante dell’analisi di Marx, secondo cui la crescente socializzazione del lavoro è la forza trainante dello sviluppo economico storico e il socialismo è il modo più efficace per consolidare tali conquiste.

L’articolo che segue, la cui versione originale cinese è stata pubblicata su guancha.cn , prende quindi come esempio gli straordinari successi tecnologici della Cina. Ma i processi coinvolti, sebbene non la loro specifica combinazione, si applicano a tutti i paesi, in particolare al Sud del mondo. La Cina non è solo una gigantesca svolta economica materiale per il Sud del mondo, ma si fonda anche su processi economici, analizzati da Marx, che sono di carattere generale – sebbene la loro specifica combinazione, e quindi la combinazione stessa, sia unica per ogni paese. Questi processi macroeconomici, come già accennato, sono:

  • L’obiettivo deve essere quello di aumentare la quota di ricerca e sviluppo nell’economia. Per ragioni oggettive, ciò non può essere raggiunto rapidamente e pertanto deve essere una politica a lungo termine, da attuare nell’arco di decenni.
  • L’obiettivo deve essere quello di raggiungere progressivamente un elevato livello di investimenti fissi nel PIL, un processo che, per ragioni sia economiche che politiche, come discusso in precedenza, non può essere realizzato rapidamente e che deve quindi configurarsi come una politica strategica di lungo termine.

Questi sono i fondamenti macroeconomici per un percorso di sviluppo nazionale e indipendente, caratterizzato da una qualità sempre più elevata. Si tratta di una conclusione chiara e concreta, dimostrata dallo sviluppo e dai risultati tecnologici raggiunti dalla Cina. Le condizioni politiche per tale sviluppo saranno esaminate più avanti.

L’incredibile successo tecnologico della Cina

Per comprendere la portata storica del traguardo raggiunto dalla Cina, un’impresa mai realizzata prima da nessun altro Paese in via di sviluppo, ovvero diventare leader tecnologico in una vasta gamma di settori, è importante notare che in passato alcuni Paesi in via di sviluppo, come le “Tigri asiatiche”, avevano registrato una rapida crescita quantitativa, sebbene non così rapida e prolungata come quella cinese. Tuttavia, ciò si era verificato in un contesto in cui questi Paesi non avevano raggiunto l’indipendenza nazionale, rimanendo subordinati all’imperialismo, e sempre all’interno di una frontiera tecnologica globale preesistente, definita dall’esterno. Ora, invece, la Cina si è affermata come leader tecnologico in settori economici chiave: veicoli elettrici, droni, energia solare, energia eolica, aree strategiche delle telecomunicazioni, settori farmaceutici in espansione, batterie, gran parte di Internet per i consumatori, aree sempre più importanti dell’intelligenza artificiale e altro ancora.

Inoltre, i settori in cui la Cina sta consolidando la sua leadership tecnologica non sono solo importanti oggi, ma rappresentano anche settori chiave per la crescita futura. Ad esempio, il mondo intero sta passando alle energie rinnovabili e ai trasporti alimentati da fonti rinnovabili per sostituire i combustibili fossili: una transizione che durerà diversi decenni, dato che rappresenta una rottura con il modello di sviluppo che ha caratterizzato i 250 anni successivi alla Rivoluzione Industriale.

Man mano che i settori in cui la Cina ha già raggiunto la leadership tecnologica ampliano il loro ruolo nell’economia internazionale, la Cina aumenterà organicamente il suo peso nell’economia globale, espandendosi al contempo in nuovi settori in cui raggiunge per la prima volta la leadership tecnologica. Ciò trasforma necessariamente il rapporto della Cina con l’economia mondiale. Significa infatti che la Cina non fornisce più beni a media tecnologia che possono essere prodotti altrove, ma, come si vedrà, produce componenti chiave delle economie di altri Paesi, componenti che non possono essere sostituiti da altri Stati fornitori. Questo colloca la Cina in una posizione sempre più centrale nell’economia mondiale.

Dal punto di vista tecnologico, la Cina ha già compiuto con successo la transizione da una crescita puramente quantitativa a una crescita qualitativa, e questa tendenza continua. Un compito strategico decisivo del 15 ° Piano quinquennale, iniziato quest’anno, è quello di estendere il primato tecnologico cinese a una gamma sempre più ampia di settori economici.

Quali sono i fondamenti macroeconomici che hanno permesso di raggiungere questo straordinario risultato? Cosa è necessario per mantenere questo ritmo di progresso per tutto il periodo di sviluppo necessario al raggiungimento degli obiettivi della Cina per il 2035?

Come si vedrà, questo risultato è prodotto da due processi macroeconomici: (1) l’elevato livello di spesa in ricerca e sviluppo nell’economia cinese e (2) l’elevato livello di investimenti nel PIL cinese.

Le relazioni politiche e di classe che hanno reso possibile questo processo economico saranno esaminate alla fine di questo articolo. Prima, tuttavia, per chiarirle al meglio, analizzeremo i processi macroeconomici che esse hanno reso possibili.

Il primo di questi processi, lo sviluppo della ricerca e sviluppo e della tecnologia, è abbastanza ben compreso. Le sfide in questo campo sono, pertanto, di natura pratica. Ovvero, aumentare il livello di R&S nel PIL è un processo che, per ragioni oggettive, può essere realizzato solo in un lungo periodo di tempo. Tuttavia, sulla seconda questione, il FMI e i media occidentali promuovono politiche che, come si vedrà, si contrappongono direttamente al compito strategico decisivo dell’aggiornamento tecnologico.

Questo articolo si concentra pertanto sugli aspetti macroeconomici di questo processo. Nella Parte 1 verrà esaminato il quadro strategico e teorico. Nella Parte 2 verranno analizzati i dati economici più precisi necessari per attuare questa strategia.

Verrà mostrato il legame indissolubile tra questi due elementi. Come si vedrà, i fatti presentati nella seconda parte confermano pienamente l’analisi teorica del marxismo.

Parte 1: Strategia – Il progresso tecnologico della Cina

L’analisi di Marx sullo sviluppo delle forze produttive

La Cina ha confermato nella pratica l’analisi marxista delle caratteristiche delle forze produttive tecnologicamente avanzate. La concreta possibilità di trasformare questa strategia in successo si basa, a sua volta, su parametri macroeconomici quantitativi che consentano l’integrazione pratica dei due pilastri teorici: scienza/tecnologia e sviluppo economico. La loro integrazione, a sua volta, richiede che altre caratteristiche macroeconomiche dello sviluppo siano coerenti con questo obiettivo strategico. Tuttavia, queste si comprendono meglio nel quadro dell’analisi marxista del processo che sottende la relazione tra scienza, tecnologia e produzione.

L’analisi di Marx sulla crescente socializzazione del lavoro

Il punto di partenza fondamentale della politica economica cinese, come Xi Jinping ha ripetutamente sottolineato, è il marxismo: “il nostro studio dell’economia politica deve basarsi sull’economia politica marxista e non su qualsiasi altra teoria economica”. [1] Il compito è: “integrarlo [il marxismo] con le condizioni reali dello sviluppo economico della Cina”. [2] Ovvero, il marxismo deve essere applicato a una situazione specifica, sia “geograficamente” – cioè in un paese specifico – sia “temporalmente” – in termini di una situazione specifica e di una fase di sviluppo economico.

Partendo dal fondamento dell’economia di Marx, ovvero il materialismo storico, l’analisi marxista sostiene che lo sviluppo della società umana è guidato da una crescente socializzazione del lavoro. Questa tesi fu esposta per la prima volta nella sua opera con Engels, oggi nota come ” L’ideologia tedesca” , del 1845-46, e fu ribadita in tutte le sue opere successive. La storia dell’umanità, quindi, è stata caratterizzata da una crescente integrazione sociale, prodotta proprio da questa progressiva socializzazione del lavoro.

Partendo da unità familiari e tribali sparse, procedendo storicamente attraverso lo sviluppo di città-stato, stati-nazione, imperi e altri sviluppi, passando attraverso vari modi di produzione, l’umanità è progressivamente giunta all’odierna società globalizzata. Come affermava Marx a proposito dell’umanità, nella sua celebre sesta tesi su Feuerbach: “l’essenza umana non è un’astrazione inerente a ogni singolo individuo. Nella sua realtà è l’insieme delle relazioni sociali”. L’economia di Marx, ne Il Capitale , è l’applicazione tecnica delle implicazioni di questa analisi della crescente socializzazione del lavoro sotto il capitalismo.

Traducendo questo concetto in termini economici specifici, il fondamento di questo processo fu la crescente divisione/socializzazione del lavoro: Marx sviluppò inizialmente la sua analisi utilizzando la terminologia di “divisione del lavoro”, per poi adottare in seguito una terminologia più ampia di “socializzazione del lavoro”, senza tuttavia rinnegare il concetto fondamentale originario.

Lo sviluppo economico si basava quindi su questa crescente socializzazione/divisione del lavoro. Come notò Marx: “Il grado di sviluppo delle forze produttive di una nazione si manifesta in modo più evidente nel grado in cui è stata attuata la divisione del lavoro”. [3]

Lo sviluppo scientifico e tecnologico fa parte della crescente socializzazione del lavoro.

Lo sviluppo della scienza e della tecnologia, e l’ammodernamento tecnologico dell’economia, costituiscono una parte specifica di questo processo fondamentale di socializzazione del lavoro. In un’economia avanzata, tra gli altri processi, la crescente divisione/socializzazione del lavoro ha portato allo sviluppo di un enorme apparato di ricerca scientifica/tecnologica, che coinvolge milioni di persone nei principali paesi e una spesa di centinaia di miliardi di dollari. Parte di questo è direttamente integrata con le imprese e la produzione, mentre altre grandi parti vengono svolte in università, istituti di ricerca, dipartimenti specializzati di ricerca e sviluppo, ecc. Come osserva Marx a proposito di quest’ultimo sviluppo, in particolare nelle economie avanzate su larga scala: «la produzione porta alla separazione della scienza dal lavoro». [4]

La ricerca scientifica/tecnologica, che è il processo che crea l’innovazione, si integra poi con la produzione diretta non solo attraverso lo sviluppo manageriale, ma anche incarnandosi in investimenti fissi: passi avanti qualitativi nei macchinari, nuovi mezzi tecnologici di produzione, ecc. Come affermava Marx: «lo sviluppo del capitale fisso indica in che misura la conoscenza sociale generale è diventata una forza diretta di produzione e in che misura, quindi, le condizioni del processo stesso della vita sociale sono passate sotto il controllo dell’intelletto generale e sono state trasformate in conformità ad esso». [5] Pertanto, per completare la citazione precedente: «la produzione porta alla separazione della scienza dal lavoro e, al tempo stesso, all’uso della scienza nella produzione materiale». [6]

L’analisi di Marx, condotta secondo un rigoroso metodo scientifico, porta a previsioni verificabili sperimentalmente. Queste previsioni indicano che la crescente socializzazione della produzione comporterà un aumento della quota dell’economia destinata alla ricerca scientifica/tecnologica, un aumento della quota destinata agli investimenti fissi e una crescente interazione tra queste due componenti. Le previsioni di Marx sono pienamente confermate dai fatti, come si vedrà.

La Cina sta effettuando la transizione verso un’economia ad alto reddito.

Passando all’integrazione di questa analisi del marxismo con le specifiche condizioni della Cina, tra la creazione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949 e la nomina di Xi Jinping a Segretario Generale del PCC nel 2012, la Cina è riuscita a compiere la transizione da uno dei paesi più poveri del mondo, dopo un secolo di interventi stranieri, a un’economia a “reddito medio-alto”, secondo la definizione internazionale – il livello più alto di un’economia in via di sviluppo. Si è trattato di un risultato storico straordinario, ma ciò ha comportato per la Cina una nuova e inedita sfida: come realizzare la transizione da paese in via di sviluppo a paese ad alto reddito?

È oggettivamente impossibile realizzare completamente una transizione di questo tipo in un breve periodo; ci vorranno necessariamente molti anni. I recenti piani quinquennali cinesi lo hanno ribadito chiaramente, fissando l’obiettivo della Cina di diventare “un paese moderatamente sviluppato” entro il 2035. Un’analisi economica in grado di realizzare con successo questa transizione verso un’economia ad alto reddito/sviluppata deve quindi includere non solo risposte alla situazione economica immediata, alle tendenze economiche a breve termine, ecc., ma deve essere un’analisi strategica completa di un intero periodo di sviluppo economico. Questo è ciò che la politica economica cinese ha realizzato da quando Xi Jinping è diventato segretario generale del PCC nel 2012: ovvero, integrare con successo questa analisi fondamentale del marxismo con le condizioni specifiche della Cina.

Lo sviluppo incentrato sulle persone in Cina

Da un punto di vista fondamentale, questa questione rientra nel quadro di riferimento cinese di un “approccio allo sviluppo incentrato sulle persone”. Questo perché “incentrato sulle persone” non significa solo che l’obiettivo della politica economica deve essere “al servizio del popolo”, ma anche che la forza più potente nello sviluppo nazionale è il popolo stesso. In altre parole, la forza produttiva più potente all’interno della Cina è il popolo cinese.

All’interno di tale quadro generale, Xi Jinping ha affermato: “Dobbiamo assicurarci che la classe operaia sia la nostra forza principale. La classe operaia è la classe dirigente della Cina; rappresenta le forze produttive avanzate della Cina e i rapporti di produzione”. [7]

La ragione di ciò non risiede in un’idealizzazione sentimentale o romantica della classe operaia, bensì in una motivazione strettamente teorica e scientifica. La classe operaia è specifica perché è portatrice, incarnazione, della produzione socializzata. Vale a dire, è portatrice della produzione integrata su larga scala e della sua integrazione con la scienza, l’istruzione e numerosi altri settori.

Per comprendere questo concetto, è necessaria un’analisi scientifica corretta, e non “approssimativa”, della classe operaia. Marx non definiva la classe operaia come “solo coloro che si sporcano le mani al lavoro”, né solo coloro che svolgevano lavori manuali, né solo la classe operaia industriale – sebbene, ovviamente, includesse anche questi ultimi. Si trattava di tutti coloro che vendevano la propria forza lavoro. Chi erano Albert Einstein o Tu Youyou, premio Nobel per la medicina che salvò milioni di vite con il suo lavoro nella lotta contro la malaria, responsabili di scoperte rivoluzionarie nella scienza teorica e applicata, o Theodore Harold Maiman (inventore del laser), o Jack Kilby e Robert Noyce (inventori del circuito integrato) – ovvero coloro che hanno compiuto passi avanti fondamentali nella tecnologia? Erano membri della classe operaia: vivevano vendendo la propria forza lavoro (altamente qualificata). Scienziati e tecnologi, il nucleo della ricerca e sviluppo, sono quasi esclusivamente membri altamente qualificati e formati della classe operaia.

Ciò, pertanto, si ricollega direttamente ai compiti che ci attendono. Come li ha definiti Xi Jinping, essi devono includere il fatto che “alle forze produttive di nuova qualità… deve essere data una posizione strategica più rilevante. Guidati dall’innovazione scientifica e tecnologica e basandoci sull’economia reale, dobbiamo promuovere simultaneamente la trasformazione e l’ammodernamento globale delle industrie tradizionali, sviluppare attivamente le industrie emergenti e pianificare in modo proattivo le industrie del futuro, accelerando la costruzione di un moderno sistema industriale. Dobbiamo migliorare il sistema nazionale di innovazione, stimolare la vitalità dei vari innovatori, puntare alle frontiere tecnologiche mondiali, concentrarci continuamente sul rafforzamento della ricerca di base e sul miglioramento delle capacità di innovazione originali e accelerare le scoperte nelle tecnologie chiave di base e all’avanguardia. Dobbiamo promuovere in modo completo lo sviluppo integrato di istruzione, scienza, tecnologia e talenti per gettare solide basi per lo sviluppo fondamentale e strategico delle forze produttive di nuova qualità”. [8]

La crescente integrazione del processo produttivo diretto con la scienza, la tecnologia, l’istruzione, le scienze ambientali e molte altre forze è proprio quel processo analizzato, come già osservato da Marx, come la crescente “socializzazione del lavoro”. Si tratta dell’integrazione di numerosi aspetti della società e della produzione in processi che possono essere individualmente più specializzati, ma che al contempo risultano sempre più interconnessi, formando un sistema produttivo socializzato avanzato su larga scala.

Il vantaggio decisivo del sistema socialista cinese

Questa dinamica chiarisce anche perché il sistema socialista cinese, un socialismo con caratteristiche cinesi, abbia il vantaggio economico decisivo che sta dimostrando nell’attuale fase di sviluppo. La parola “socialismo” ha la stessa radice di “socializzazione del lavoro”, ovvero, nella sua forma sviluppata, una produzione su larga scala che coinvolge numerose unità produttive specializzate, l’integrazione della scienza e della tecnologia con la produzione diretta, ecc. Ma nella società capitalista, dove la stragrande maggioranza della produzione su larga scala è di proprietà privata, non esiste un meccanismo di coordinamento strategico che garantisca un adeguato sviluppo integrato di tutti questi diversi settori produttivi. L’unica eccezione si verifica durante le emergenze nazionali estreme, come la Seconda Guerra Mondiale, quando persino negli Stati Uniti lo Stato assunse il controllo diretto di tutti i settori essenziali dell’economia. Al contrario, come è noto, una società capitalista si affida quasi esclusivamente alla “mano invisibile”.

Questo fenomeno è attualmente visibile negli Stati Uniti, ad esempio, anche nello sviluppo di settori cruciali come l’intelligenza artificiale (IA). Nell’attuale panorama statunitense, singole grandi aziende del settore stanno cercando di creare monopoli (dannosi) per sé stesse, a discapito dello sviluppo più rapido dell’intero settore; inoltre, non si assiste a uno sviluppo integrato dell’enorme fornitura di energia elettrica necessaria per i data center dedicati all’IA, ecc.

Per comprendere gli svantaggi che ciò comporta, prendiamo un esempio recente. Inizialmente, gli Stati Uniti detenevano un notevole vantaggio tecnologico a livello internazionale nei settori delle energie rinnovabili, come l’energia solare. Ora, però, questo vantaggio è andato completamente perduto. I produttori di petrolio e altri combustibili fossili hanno sistematicamente e con successo esercitato pressioni e agito per bloccare lo sviluppo su larga scala delle energie rinnovabili, nel tentativo di proteggere i propri profitti derivanti dall’estrazione di petrolio e gas. Il risultato è che gli Stati Uniti sono ora un attore di secondo piano nel settore delle energie rinnovabili, avendo perso completamente il primato a favore della Cina, e sono vincolati all’estrazione di combustibili fossili, inquinanti e ad alto costo, come fonte di energia: nell’86% dei casi a livello mondiale, ad esempio, le soluzioni basate sulle energie rinnovabili sono ora le più economiche per la produzione di elettricità.

Al contrario, come ha affermato Xi Jinping, la Cina ha il vantaggio di utilizzare sia lo Stato che il mercato, ovvero sia la mano visibile che la mano invisibile: “La nostra economia di mercato è socialista, naturalmente. Dobbiamo sfruttare la superiorità del nostro sistema socialista e lasciare che il Partito e il governo svolgano le loro funzioni positive. Il mercato gioca un ruolo decisivo nell’allocazione delle risorse, ma non è l’unico attore in questo senso. Per sviluppare l’economia di mercato socialista, è necessario dare leva sia al mercato che al governo, con funzioni differenziate… il controllo macroeconomico scientifico e la governance efficace sono i requisiti intrinseci per dare maggiore leva ai vantaggi dell’economia di mercato socialista.” [9]

Politiche del PCC sull’economia

Ma per essere efficace, questa combinazione di mani visibili e invisibili necessita di una corretta strategia centrale, che crei l’integrazione di tutti i diversi elementi di questa produzione socializzata avanzata.

Pertanto, la produzione più avanzata richiede processi che coinvolgono centinaia di migliaia, nei casi più avanzati milioni, di persone non solo nel lavoro diretto di assemblaggio e sviluppo dei prodotti, ma anche nella tecnologia e nella scienza che ne sono alla base. Questo è il processo che la politica economica cinese analizza e applica al suo attuale stadio di sviluppo, consentendo l’integrazione di tutti questi diversi elementi della produzione socializzata avanzata. Alcune delle sue applicazioni pratiche, così come i processi macroeconomici coinvolti, saranno esaminati di seguito.

Il mito diffuso dai media statunitensi, secondo cui il progresso della produzione high-tech sarebbe dovuto a geni solitari e ispirati che lavorano nei garage (come nel caso della fondazione di Apple Computer), è una favola ingenua. Il cuore della Silicon Valley statunitense è l’Università di Stanford, uno dei più grandi e potenti istituti di ricerca al mondo. La scienza e la tecnologia sono il frutto del lavoro congiunto di numerose persone: se Einstein fosse morto, la Teoria della Relatività sarebbe comunque stata creata perché ha risolto problemi sviluppati da numerosi scienziati; se la meccanica quantistica non fosse stata fondata da Planck nel 1900, un altro scienziato l’avrebbe scoperta all’incirca nello stesso periodo; e se Maiman fosse morto, i laser sarebbero comunque stati sviluppati da qualcun altro.

Lo stesso vale per la Cina. Il passaggio della Cina da paese che segue le tendenze tecnologiche a paese leader non è dovuto a un aumento dell’intelligenza del popolo cinese, né a un miracoloso incremento del numero di geni in Cina. È dovuto, piuttosto, alle maggiori risorse investite nella scienza e nella tecnologia.

Parte 2: Fattori quantitativi nella leadership tecnologica della Cina

I progressi della Cina in ricerca e sviluppo

Passando ora all’analisi numerica della fase precisa di integrazione di queste questioni strategiche fondamentali con le condizioni concrete della Cina odierna, il primo pilastro del successo cinese risiede nel fatto che ha già ampiamente superato tutti gli altri paesi in via di sviluppo in termini di percentuale del suo PIL destinata alla ricerca e sviluppo (si veda la Figura 1). Secondo gli ultimi dati OCSE, la Cina spende il 2,5% del suo PIL in ricerca e sviluppo, quasi il doppio rispetto all’1,3% del secondo paese in via di sviluppo in classifica, la Turchia.

Il grande vantaggio della Cina nella percentuale dell’economia destinata alla ricerca e sviluppo rispetto a qualsiasi altro paese in via di sviluppo spiega perché sia ​​così avanti in termini di tecnologia rispetto a questi ultimi.

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Figura 1

La Cina ha inoltre superato tre delle economie avanzate del G7 per quanto riguarda la percentuale del PIL destinata alla ricerca e sviluppo: Francia, Italia e Canada. Tuttavia, nonostante i progressi costanti, la percentuale di R&S sul PIL in Cina rimane ancora inferiore a quella delle quattro economie tecnologicamente più avanzate del G7: Stati Uniti, Giappone, Germania e Regno Unito (vedi Figura 3). In particolare, secondo gli ultimi dati OCSE disponibili, la percentuale di R&S sul PIL negli Stati Uniti è di un punto percentuale superiore a quella cinese: 3,5% del PIL contro il 2,5% del PIL.

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Figura 2

È importante comprendere che ci vorrà un periodo considerevole prima che la percentuale di spesa in Ricerca e Sviluppo (R&S) sul PIL della Cina raggiunga quella degli Stati Uniti. Negli ultimi 30 anni, in media, la percentuale di R&S sul PIL cinese è aumentata dello 0,07% annuo, rispetto allo 0,03% degli Stati Uniti. A questo ritmo, ci vorrebbero 23 anni, dal 2023 al 2046, perché la percentuale di R&S sul PIL della Cina raggiunga quella degli Stati Uniti. La Cina potrebbe essere in grado di accelerare questo processo, ma non può essere ridotto a un periodo brevissimo. Il motivo è che lo sviluppo della capacità di R&S è limitato non solo dalle risorse finanziarie, ma anche dalle risorse umane. Occorrono 20 anni da quando una persona inizia gli studi a quando consegue un dottorato di ricerca in ingegneria o matematica, ovvero il tipo di persone cruciali per la R&S. Non c’è quindi modo di accelerare questo processo oltre un certo punto. Ciò significa che la politica macroeconomica di aumento della percentuale di spesa in ricerca e sviluppo sul PIL in Cina deve proseguire, non per un periodo di pochi anni, ma per decenni.

Ma se la Cina non ha ancora raggiunto il livello delle economie più avanzate del G7 in termini di percentuale di R&S sul PIL, come mai può assumere un ruolo guida nello sviluppo di una gamma sempre più ampia di prodotti? Il motivo è che l’impatto dell’innovazione non si manifesta come “un’idea” – se qualcosa rimane solo un’idea, ha scarso effetto sulla produzione – ma tipicamente attraverso il suo investimento in capitale fisso. O, come affermava Marx, già citato: “lo sviluppo del capitale fisso indica in che misura la conoscenza sociale generale è diventata una forza produttiva diretta”. In altre parole, l’effetto della R&S non si limita alle idee, ma si manifesta attraverso il processo di socializzazione del lavoro già analizzato, ovvero l’integrazione della scienza con la produzione materiale mediante la concretizzazione di questi progressi tecnologici in investimenti fissi.

Ricerca e sviluppo e crescita economica

La conferma della correttezza pratica dell’analisi di Marx può essere vista, in primo luogo, dal fatto che la connessione tra ricerca e sviluppo e sviluppo economico non è diretta. Per le grandi economie, esiste una bassa correlazione diretta tra la percentuale di spesa in ricerca e sviluppo sul PIL e il tasso di crescita economica: per le 10 maggiori economie mondiali, la correlazione è pari a -0,37, il che, con un R quadro di 0,14, significa essenzialmente che non esiste una correlazione significativa (vedi Figura 3).

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Figura 3

La correlazione tra scienza, tecnologia e sviluppo è indiretta e si realizza attraverso l’incarnazione della ricerca e sviluppo nel ruolo decisivo svolto dagli investimenti fissi nello sviluppo economico. Per le 10 maggiori economie, tra cui ovviamente la Cina, la correlazione tra la percentuale di investimenti fissi netti nel PIL e la crescita economica, come mostrato nella Figura 4, è incredibilmente elevata, pari a 0,95, un valore quanto mai vicino alla correlazione perfetta tra quelli osservati in qualsiasi fenomeno reale.

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Figura 4

Un elevato livello di ricerca e sviluppo e sviluppo indipendente

Sebbene sia l’elevato livello di investimenti fissi nel PIL, e non direttamente la ricerca e sviluppo, a determinare la crescita economica, entrambi gli aspetti dello sviluppo cinese – un elevato livello di investimenti fissi e un elevato livello di ricerca e sviluppo – sono stati decisivi per il suo percorso di sviluppo. Senza un elevato livello di ricerca e sviluppo nell’economia, la Cina avrebbe potuto, in teoria, raggiungere un alto tasso di crescita – a livelli di sviluppo inferiori questo è il modello osservato in alcuni Stati del Sud del mondo, come Bangladesh, Etiopia e altri – ma non avrebbe conseguito l’indipendenza tecnologica. Sarebbe rimasta tecnologicamente dipendente da altri Paesi imperialisti. Si tratta indubbiamente di un grande sforzo, dati i requisiti sia finanziari che umani, in particolare per quanto riguarda il sistema educativo, ecc., necessari per raggiungere tale obiettivo. Pertanto, un Paese in via di sviluppo può conseguirlo solo in un lungo periodo di tempo, della durata di decenni. Ma tale sviluppo scientifico/tecnologico indipendente è stato un obiettivo che la Cina si è posta fin dall’inizio. È anche una condizione preliminare per qualsiasi Paese del Sud del mondo che miri a uno sviluppo indipendente. Altrimenti, sarà inevitabilmente condannata a rimanere nei settori della produzione a basso valore aggiunto, mentre i settori ad alto valore aggiunto saranno dominati dagli stati imperialisti.

La realtà della rivoluzione di Internet negli Stati Uniti

La reale relazione tra innovazione/ricerca e sviluppo e produttività, con il suo impatto sulla crescita del PIL, si può osservare nell’ultima grande ondata di innovazione tecnologica: lo sviluppo di Internet, iniziato e per lungo tempo guidato dagli Stati Uniti.

Poiché il settore delle TIC (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) è cruciale per un’economia moderna, sono stati condotti numerosi studi sullo sviluppo delle TIC negli Stati Uniti e sul suo effetto sull’efficienza economica. Questi studi giungono a conclusioni chiare che dimostrano come l’innovazione nelle TIC e gli investimenti di capitale siano indissolubilmente legati nel promuovere lo sviluppo economico.

Questi esempi illustrano perché, da una prospettiva economica fondamentale, è importante comprendere che non è la pura tecnologia di Internet e delle TIC di per sé ad aumentare la produttività e la crescita economica. Il premio Nobel per l’economia Robert Solow aveva già osservato, in una celebre frase del 1987, sei anni dopo l’inizio dell’introduzione di massa dei personal computer nell’economia, che la tecnologia informatica non stava accelerando la crescita della produttività, ma che in quel momento la crescita della produttività stava addirittura rallentando. Come notò Solow: “un rallentamento della crescita della produttività, non… un’accelerazione. Si può vedere l’era informatica ovunque tranne che nelle statistiche sulla produttività” .

Questo processo è illustrato nella Figura 5, che mostra la crescita della produttività statunitense dal 1980, l’anno precedente all’introduzione dell’uso di massa dei moderni personal computer, al 2007, anno della crisi finanziaria internazionale che ha arrestato lo sviluppo iniziale del boom di Internet negli Stati Uniti, utilizzando una media quinquennale per eliminare gli effetti delle fluttuazioni a breve termine del ciclo economico. Osservando la situazione in modo informale, senza ricorrere a misure statistiche, ciò che appare immediatamente evidente è che la crescita o il declino della produttività statunitense segue il contributo degli investimenti fissi alla crescita del PIL, con un certo ritardo temporale. In altre parole, un’impennata nella crescita della produttività segue un aumento degli investimenti fissi e un calo della produttività segue una diminuzione degli investimenti fissi.

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Figura 5

L’analisi statistica conferma pienamente questa impressione visiva. La correlazione tra la crescita annua della produttività negli Stati Uniti e il contributo degli investimenti fissi alla crescita del PIL, con un ritardo di due anni, è elevata, pari a 0,70, mentre con un ritardo di tre anni raggiunge l’altissimo valore di 0,77. In breve, è un elevato livello di investimenti che si ripercuote, con un ritardo di due o tre anni, sulla crescita della produttività.

La Figura 6 lo mostra visivamente, illustrando la crescita della produttività con un ritardo di tre anni rispetto al contributo degli investimenti fissi alla crescita del PIL. Non vi è alcuna prova o ragione per supporre che l’innovazione tecnica stessa, in termini di scoperte e idee, sia stata prodotta da e abbia seguito un ciclo simile. L’impatto del cambiamento/innovazione tecnologica è stato invece mediato dalle variazioni degli investimenti fissi, esattamente in linea con l’analisi di Marx.

Come ha osservato Dale Jorgenson, il principale analista statunitense del periodo di accelerazione della crescita negli Stati Uniti negli anni ’90 e nei primi anni 2000: “L’insolita combinazione di crescita più rapida e inflazione più bassa negli Stati Uniti dal 1995 al 2000 ha scatenato un acceso dibattito tra gli economisti… Questo dibattito ha ora dato origine a un… consenso sul fatto che il ruolo della tecnologia dell’informazione sia la chiave per comprendere la ripresa della crescita americana… Gli investimenti in IT sono la fonte predominante di questa ripresa.” [11] Nel periodo che ha portato al 2003, la crescita annua della produttività del lavoro negli Stati Uniti ha raggiunto il suo livello più alto in mezzo secolo: il 3,6%. Gli investimenti statunitensi, focalizzati sugli investimenti in ICT, sono aumentati dal 19,8% del PIL nel 1991 al 23,1% del PIL nel 2000, sono diminuiti leggermente dopo il crollo della bolla delle ‘dotcom’, per poi raggiungere il 22,9% nel 2005. Dopo di che gli investimenti statunitensi sono diminuiti, portando al forte rallentamento della produttività.

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Figura 6

Queste lezioni economiche provenienti dal settore tecnologico più avanzato e innovativo degli Stati Uniti sono, pertanto, pienamente in linea con le conclusioni generali già analizzate: non sono state solo le idee alla base di Internet a determinare la rapida crescita dell’efficienza economica, ma queste dovevano essere integrate in un’ondata di investimenti focalizzati sulle TIC per produrre effetti significativi sulla produttività economica.

Lo sviluppo dell’innovazione nell’economia non porterà quindi alla sostituzione degli investimenti di capitale con la produttività totale dei fattori (PTF) nella crescita economica, bensì all’integrazione dell’innovazione e dei progressi tecnologici negli investimenti di capitale. In altre parole, gli investimenti non consisteranno in un’espansione quantitativa di un livello tecnologico esistente, bensì in un aggiornamento a un livello tecnologico superiore. È stato proprio per spiegare gli effetti di questa innovazione che sono stati adottati metodi econometrici moderni e precisi per misurare le cause dello sviluppo economico.

L’integrazione di ricerca e sviluppo e investimenti

È l’elevato livello di investimenti della Cina che permette di trasformare la ricerca e lo sviluppo e l’innovazione in prodotti molto più rapidamente che negli Stati Uniti. Questo è ciò che si è visto in modo spettacolare nel settore delle energie rinnovabili e dei veicoli elettrici, che possono essere considerati un esempio di questi processi economici generali.

Gli investimenti fissi della Cina, secondo gli ultimi dati comparabili internazionali disponibili, ammontano al 39,9% del PIL rispetto al 21,7% degli Stati Uniti. Il primato della Cina negli investimenti fissi netti, ovvero tenendo conto degli ammortamenti secondo gli ultimi dati internazionali della Banca Mondiale, è pari al 15,8% del PIL rispetto al 5,1% degli Stati Uniti.

Traducendo queste percentuali in termini monetari, ciò significa che la Cina ha ora un grande vantaggio assoluto annuo in termini di investimenti rispetto agli Stati Uniti. La formazione lorda annua di capitale fisso in Cina è di 7.400 miliardi di dollari rispetto ai 6.200 miliardi di dollari degli Stati Uniti. In termini di formazione netta di capitale fisso, secondo gli ultimi dati internazionali disponibili, il vantaggio della Cina sugli Stati Uniti è di oltre 2 a 1: 2.800 miliardi di dollari contro 1.200 miliardi di dollari.

Gli scienziati in Cina e negli Stati Uniti sono ugualmente intelligenti e competenti. Ma questi dati dimostrano che per ogni dollaro disponibile per trasformare l’innovazione di uno scienziato/tecnologo statunitense in un nuovo prodotto, ne sono disponibili due per uno scienziato o tecnologo cinese. Questo elevato livello di investimenti fissi nell’economia è il motivo per cui la Cina, pur avendo ancora un livello di R&S in rapporto al PIL inferiore rispetto alle economie più avanzate del G7, in particolare gli Stati Uniti, ha la capacità di trasformare l’innovazione/R&S in prodotti concreti più rapidamente degli Stati Uniti.

Il fatto che l’impatto della ricerca e sviluppo/innovazione non si manifesti a livello di idee, ma attraverso investimenti fissi, spiega perché la Cina possa assumere una posizione di leadership così elevata, anche nel campo delle nuove forze produttive. L’altissimo livello di investimenti cinesi in rapporto al PIL, superiore a quello di qualsiasi altra grande economia, rappresenta l’ultima fase di un processo in atto da 250 anni, a partire dalla Rivoluzione Industriale (per un’analisi approfondita, si veda “250 Years of the Rising Organic Composition of Capital: The Factual Correctness of Marx, Smith, and Keynes”).

Consumo e produzione

Questa inscindibile interrelazione tra ricerca e sviluppo e investimenti nell’aggiornamento tecnologico chiarisce perché la confusione in materia di consumo, e quindi di investimenti, sia pericolosa per la strategia economica.

Investimenti e consumi insieme costituiscono il 100% dell’economia nazionale. Pertanto, aumentare la percentuale dei consumi sul PIL, come auspicato dal FMI per la Cina, implica necessariamente ridurre la percentuale degli investimenti sul PIL.

La confusione sul consumo in sé è già stata analizzata in dettaglio in “误读提振消费策略,对中国应对美国竞争非常不利”. I fatti, in linea con la teoria economica, dimostrano che aumentare la percentuale del consumo sul PIL rallenta il tasso di crescita del consumo e quindi rallenta il tasso di crescita del tenore di vita: sia i fatti, che lo dimostrano in modo inequivocabile, sia la ragione teorica di questo fenomeno sono trattati nell’articolo sopra citato.

Tuttavia, per quanto riguarda l’attuale questione dell’ammodernamento tecnologico della Cina e dello sviluppo di nuove forze produttive, aumentare la percentuale dei consumi sul PIL implica necessariamente ridurre la percentuale degli investimenti. Ciò è quindi in diretta contraddizione con l’obiettivo dell’ammodernamento tecnologico cinese. Coloro che sostengono un aumento della percentuale dei consumi sul PIL, come il FMI, riducono pertanto la capacità della Cina di assumere un ruolo guida nello sviluppo di nuove forze produttive, poiché la leadership cinese in questo campo dipende proprio dal suo livello di investimenti sul PIL superiore a quello degli Stati Uniti e di altre economie.

Pertanto, per riassumere, il mantenimento della leadership cinese nell’aggiornamento tecnologico e nello sviluppo di nuove forze produttive dipende necessariamente dalla sua politica macroeconomica complessiva. I due requisiti decisivi a tal fine sono: (1) un’elevata e crescente percentuale di spesa in ricerca e sviluppo sul PIL e (2) un elevato livello di investimenti sul PIL.

Entrambi questi processi rappresentano aspetti della socializzazione della produzione ed entrambi sono cruciali per l’ammodernamento tecnologico della Cina. Aumentare la percentuale dei consumi sul PIL, riducendo la percentuale degli investimenti sul PIL, è quindi una politica macroeconomica in diretta contraddizione con il rapidissimo processo di ammodernamento tecnologico della Cina.

Critiche imperialiste alla Cina

Il FMI, l’OCSE e i media occidentali hanno condotto una campagna incessante affinché la Cina aumentasse la percentuale dei consumi sul PIL e riducesse quella degli investimenti fissi. Le ragioni di ciò, dal punto di vista dell’interesse imperialista, sono evidenti.

Innanzitutto, riflette l’arroganza storica occidentale. Chiunque osservi l’economia cinese nota immediatamente che la sua percentuale di investimenti sul PIL è molto più alta di quella delle economie occidentali – i dati sul confronto con gli Stati Uniti sono stati forniti in precedenza. A causa del loro presupposto di superiorità imperialista, il FMI e altri istituti simili presumono immediatamente che questa differenza debba essere dovuta al fatto che la Cina ha torto e le economie occidentali hanno “ragione”.

Ma chiunque guardi i fatti senza la lente dell’imperialismo si accorge immediatamente del contrario. La Cina ha raggiunto la crescita sostenuta più rapida di qualsiasi altra grande economia nella storia dell’umanità. Il suo tasso di crescita continua a essere molto più elevato di quello delle economie occidentali, producendo un aumento del tenore di vita medio molto più rapido rispetto a quello delle economie occidentali. Esaminando questi fatti in modo obiettivo si giungerebbe alla conclusione che la Cina aveva ragione e le economie capitaliste occidentali torto. Ma l’arroganza imperialista occidentale, sia di organizzazioni come il FMI che di società come Goldman Sachs, rende impossibile ammetterlo e sostenere che le altre economie dovrebbero seguire il loro esempio e non quello della Cina.

Per fare un paragone, sarebbe come se, ad esempio, a Goldman Sachs venisse chiesto di consigliare un’azienda sull’ingresso in un nuovo settore e la società rispondesse così: “Notiamo che in questo settore un’azienda sta crescendo molto più rapidamente e con maggiore successo rispetto alle altre. Dovreste fare attenzione a non imparare da questa azienda, ma piuttosto da quelle con una crescita inferiore e meno successo”. Qualsiasi azienda che ricevesse un consiglio del genere ne riderebbe, prima di rescindere il contratto con Goldman Sachs. Ma quando si tratta di sviluppo nazionale, anche nel Sud del mondo, questo è esattamente il tipo di assurdità propinata dal FMI, da Goldman Sachs e dagli altri baluardi dell’imperialismo occidentale.

Naturalmente, se la Cina seguisse tale consiglio di ridurre la percentuale di investimenti nel PIL per allinearla ai livelli occidentali, il suo tasso di crescita si allineerebbe a quello delle economie occidentali, rimanendo quindi permanentemente indietro e scongiurando qualsiasi minaccia al loro predominio. Inoltre, data la stretta correlazione tra il tasso di crescita del PIL e quello dei consumi, rallenterebbe anche il tasso di crescita del tenore di vita in Cina, generando, auspicabilmente, da un punto di vista imperialista, malcontento sociale nel Paese. Servire tali interessi imperialisti è proprio lo scopo di un simile consiglio.

Rapporti di classe in Cina e imperialismo

Il raggiungimento di un elevato livello di investimenti e di un’alta produzione di ricerca e sviluppo in Cina ha richiesto che il Paese perseguisse e ottenesse l’indipendenza dall’imperialismo. Ciò significava che le risorse, compresi i profitti, generate in Cina dovevano essere utilizzate per lo sviluppo economico nazionale e non esportate verso i Paesi imperialisti – come accade invece nei Paesi del Sud del mondo sotto il dominio imperialista. Solo l’utilizzo delle risorse nazionali per il proprio sviluppo avrebbe permesso alla Cina di raggiungere un livello di investimenti e una produzione di ricerca e sviluppo così elevati. Descrivere tutti i meccanismi che hanno portato a questo risultato richiederebbe un articolo a parte, ma i seguenti sono stati cruciali.

  • Controlli rigorosi sui movimenti di capitale nei pagamenti internazionali. La Cina ha progressivamente mirato alla liberalizzazione del commercio internazionale, man mano che un numero crescente di settori economici è diventato competitivo. Questo per consentirle di partecipare alla socializzazione del commercio internazionale. Tuttavia, la Cina non ha attuato alcuna liberalizzazione di questo tipo per quanto riguarda i movimenti di capitale. L’esportazione di capitali dalla Cina è soggetta a controlli rigorosi. Ciò è essenziale per garantire che il capitale creato in Cina venga utilizzato per lo sviluppo economico del Paese e non, al contrario, per gli stati imperialisti.
  • Un sistema bancario dominato dallo Stato. Le banche statali cinesi, che sono le più grandi al mondo per patrimonio, controllano completamente il sistema finanziario del paese. Ciò garantisce che le risorse finanziarie prodotte a livello nazionale siano utilizzate per lo sviluppo interno, indirizzate verso settori prioritari e non esportate.
  • Il settore statale svolge un ruolo dominante nell’economia, affiancato da un settore privato. Gli articoli 6 e 7 della Costituzione della Repubblica Popolare Cinese lo affermano chiaramente: “Il fondamento del sistema economico socialista della Repubblica Popolare Cinese è la proprietà pubblica socialista dei mezzi di produzione, ovvero la proprietà da parte di tutto il popolo e la proprietà collettiva da parte dei lavoratori… Nella fase primaria del socialismo, lo Stato deve sostenere un sistema economico fondamentale in cui la proprietà pubblica è il pilastro e diverse forme di proprietà si sviluppano insieme… Il settore statale dell’economia, ovvero il settore dell’economia socialista di proprietà di tutto il popolo, deve essere la forza trainante dell’economia. Lo Stato deve garantire il consolidamento e lo sviluppo del settore statale dell’economia”. Queste non sono parole. Le più grandi aziende in Cina sono di proprietà statale. Gli investimenti delle aziende statali rappresentano il 50% di tutti gli investimenti in Cina e, data la struttura aziendale, sono concentrati nelle aziende più grandi. Tra le grandi aziende industriali, quelle con un fatturato superiore a 20 milioni di yuan (circa 3 milioni di dollari), solo il 31% degli utili proviene da società private, mentre il 69% proviene dal settore non privato, dominato dalle imprese statali.

Critiche confuse della sinistra alla Cina

Purtroppo, le critiche confuse provenienti da alcuni settori della sinistra occidentale riecheggiano gli appelli pragmatici delle potenze imperialiste affinché la Cina aumenti la percentuale dei consumi sul PIL e riduca il livello degli investimenti. Tali critiche si basano su una distorsione del pensiero di Marx.

Questi sostengono che una quota crescente di investimenti nell’economia porti a un problema di realizzazione del capitale. Ciò è analogo all’errore, presente nell’economia occidentale più comune, di ridurre la domanda al consumo, anziché considerarla come la somma di consumo e investimenti. Questo errore di interpretazione “sottoconsumistica” di Marx fu proposto per la prima volta da Rosa Luxemburg e, oltre ad essere stato contraddetto dallo stesso Marx, venne demolito da Lenin e Bucharin.

I famosi schemi di riproduzione del Volume II del Capitale mostrano l’interrelazione nell’economia tra il Dipartimento 1, produzione di mezzi di produzione, e il Dipartimento 2, produzione di mezzi di consumo. Questi due dipartimenti mostrano non solo la produzione, ma anche la sua realizzazione (vendita). In questa errata interpretazione di Marx si afferma che il peso crescente del Dipartimento 1, la crescente composizione organica del capitale, implichi un problema di realizzazione (vendita) della produzione. Ma questo è semplicemente falso. Gli schemi di riproduzione di Marx mostrano che la crescente quota di produzione nel Dipartimento 1 è realizzata da una crescente quota di domanda proveniente dal Dipartimento 1 dell’economia. Non vi è, quindi, alcun problema di realizzazione (vendita) della produzione creato dalla crescente quota dell’economia rappresentata dagli investimenti in Cina.

Lo sviluppo verde della Cina

Un esempio fondamentale che illustra questa socializzazione della produzione e il suo impatto sullo sviluppo globale è quello delle energie rinnovabili. Ciò riveste particolare importanza, naturalmente, in quanto interagisce direttamente con un’altra sfida decisiva per questo periodo di sviluppo economico.

Xi Jinping ha sottolineato: “acque limpide e montagne rigogliose sono risorse inestimabili”. [12] E: “L’ambiente ecologico stesso è l’economia. Proteggere l’ambiente significa sviluppare la produttività”. [13] Pertanto, come affermato nel libro bianco dell’Ufficio informazioni del Consiglio di Stato cinese, intitolato “Lo sviluppo verde della Cina nella nuova era”, “lo sviluppo verde è uno sviluppo che segue le leggi della natura per promuovere la coesistenza armoniosa tra l’umanità e la natura, uno sviluppo che ottiene i massimi benefici sociali ed economici al minimo costo in termini di risorse e impatto ambientale, e uno sviluppo sostenibile e di alta qualità che protegge l’ambiente ecologico”. [14]

Per comprendere la straordinaria importanza e portata storica di questo fenomeno, è necessario notare che per 250 anni, a partire dalla Rivoluzione Industriale, l’intero sviluppo di un’economia avanzata si è basato sull’energia prodotta da combustibili fossili: prima il carbone, poi il petrolio e il gas, con altre fonti energetiche, come la produzione di elettricità, basate su questi. Per gran parte di questa storia, è rimasto sconosciuto un fatto che la scienza ha ora chiarito: se questo utilizzo di combustibili fossili continua, con il conseguente accumulo di carbonio nell’atmosfera, la Terra si troverà ad affrontare una catastrofe ecologica. Come ha affermato Xi Jinping: “Da quando l’umanità è entrata nell’era industriale, la rapida industrializzazione tradizionale, pur generando grande ricchezza materiale, ha accelerato il consumo di risorse naturali e ha spezzato il ciclo e l’equilibrio originari degli ecosistemi, determinando un rapporto teso tra l’umanità e la natura”. [15]

La leadership della Cina nella rivoluzione energetica globale

L’intera base energetica dell’economia industrializzata, esistente da oltre due secoli, deve essere sostituita con risorse rinnovabili. Ed è la combinazione di scienza, tecnologia e potenza manifatturiera della Cina che rende ciò possibile. La Cina rappresenta oltre l’80% della produzione globale di energia solare, [16] oltre il 70% dell’installazione di energia eolica, [17] e oltre il 75% della produzione di celle per batterie. [18]

Il risultato economico dell’integrazione della scienza e della tecnologia con la produzione in Cina è stata una vera e propria rivoluzione nei prezzi dell’energia. Nel 2010, l’energia solare era il 710% più costosa della soluzione più economica basata sui combustibili fossili, mentre entro il 2022 costava il 29% in meno rispetto alla soluzione più economica basata sui combustibili fossili. [19] Per l’energia eolica onshore a livello globale, nel 2010 il suo costo era il 95% superiore rispetto all’alternativa più economica basata sui combustibili fossili, ma entro il 2022 era il 52% più economico. [20] Entro il 2022, l’86% di tutta la nuova capacità rinnovabile nella nuova generazione di elettricità era più economica delle alternative basate sui combustibili fossili, rappresentando un completo ribaltamento della situazione esistente meno di 20 anni prima. [21]

Sono i successi tecnologici e manifatturieri della Cina, gli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo e nella produzione di energia rinnovabile, a permettere alla Terra di evitare una catastrofe ambientale. Queste cifre sui prezzi stroncano il tentativo di Trump di riportare il pianeta a un sistema energetico basato sui combustibili fossili: Trump sta spingendo gli Stati Uniti in un vicolo cieco. L’acquisizione della leadership tecnologica da parte della Cina la rende ora un fornitore indispensabile di prodotti che sono sempre più al centro delle economie di altri Paesi.

Le energie rinnovabili rappresentano solo un esempio particolarmente importante, che illustra il processo complessivo le cui caratteristiche macroeconomiche sono state, in termini fondamentali, descritte sopra.

Lezioni dalla Cina per altri paesi

Tutti questi processi dimostrano la potenza del marxismo, grazie alla correttezza della sua analisi fattuale. Come ha sottolineato Xi Jinping: “C’è chi crede che l’economia politica marxista e Il Capitale siano obsoleti, ma questo è un giudizio arbitrario ed errato”. [22] In realtà è la Cina che è stata in grado di assumere un ruolo guida nello sviluppo di nuove forze produttive.

La politica economica marxista cinese è stata sviluppata per affrontare le esigenze di un paese specifico, la Cina, che si trovava in una particolare fase di sviluppo. Ciò non significa, tuttavia, che non sia rilevante per altri paesi. Rappresenta uno degli ultimi sviluppi del marxismo. Naturalmente, le precise proposte politiche cinesi non possono essere copiate meccanicamente da nessun altro paese. Ma le forze fondamentali analizzate operano anche in altri paesi, ovviamente in combinazioni diverse. Gli altri paesi non possono copiare la Cina, ma possono imparare da essa e, in particolare, dalla sua analisi delle forze fondamentali che ne spiegano il successo.

In sintesi, come ha affermato Xi Jinping: “La nazione cinese, che dall’inizio dell’epoca moderna ha sopportato così tanto per così tanto tempo, ha compiuto una trasformazione straordinaria: si è rialzata, si è arricchita e sta diventando forte; ha abbracciato le brillanti prospettive di rinascita. Ciò significa che il socialismo scientifico è pieno di vitalità nella Cina del XXI secolo e che la bandiera del socialismo con caratteristiche cinesi sventola ora alta e fiera affinché tutti possano vederla. Significa che il percorso, la teoria, il sistema e la cultura del socialismo con caratteristiche cinesi hanno continuato a svilupparsi, aprendo una nuova strada per altri paesi in via di sviluppo per raggiungere la modernizzazione. Offre una nuova opzione per altri paesi e nazioni che vogliono accelerare il loro sviluppo preservando la loro indipendenza; offre la saggezza cinese e un approccio cinese alla soluzione dei problemi che affliggono l’umanità.” [23]

Conclusione

Si può quindi constatare che il successo della Cina nello sviluppo di nuove forze produttive non può essere ridotto semplicemente a processi tecnologici. Esso è inscindibilmente legato al mantenimento di due processi macroeconomici: (1) un’elevata e crescente percentuale di ricerca e sviluppo nel PIL e (2) un elevato livello di investimenti fissi nella produttività totale dei fattori (PGL).

Questi due processi confermano pienamente l’analisi marxista dello sviluppo economico, che si fonda su una crescente socializzazione del lavoro.

Opere citate

BloombergNEF. (17 marzo 2025). I produttori cinesi guidano le installazioni globali di turbine eoliche, secondo un rapporto di BloombergNEF . BloombergNEF: https://about.bnef.com/insights/clean-energy/chinese-manufacturers-lead-global-wind-turbine-installations-bloombergnef-report-shows/

Colthorpe, A. (2022, 11 novembre). BloombergNEF: la Cina domina di nuovo la catena di approvvigionamento globale delle batterie, con i suoi seguaci in continuo cambiamento . Energy Storage News: https://www.energy-storage.news/bloombergnef-china-dominates-global-battery-supply-chain-again-with-followers-in-flux/

Global Times. (15 agosto 2025). Il concetto delle “due montagne” illumina un futuro sostenibile per il mondo: editoriale del Global Times . Global Times: https://www.globaltimes.cn/page/202508/1340898.shtml

Agenzia Internazionale dell’Energia. (2022). La Cina attualmente domina le catene di approvvigionamento globali del fotovoltaico . iea.org: https://www.iea.org/reports/solar-pv-global-supply-chains, Licenza: CC BY 4.0

Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili. (2023a, agosto). Costi di produzione di energia rinnovabile nel 2022. irena.org: https://www.irena.org/Publications/2023/Aug/Renewable-Power-Generation-Costs-in-2022

Autorità Internazionale per le Energie Rinnovabili. (29 agosto 2023b). La competitività delle energie rinnovabili accelera, nonostante l’inflazione dei costi . irena.org: https://www.irena.org/News/pressreleases/2023/Aug/Renewables-Competitiveness-Accelerates-Despite-Cost-Inflation

Jorgenson, DW, Ho, MS, & Stiroh, KJ (2003). Lezioni per il Canada dalla ripresa della crescita negli Stati Uniti . chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/https://www.csls.ca/ipm/6/jorgensonetal-e.pdf

Solow, RM (1987, 12 luglio). Meglio stare attenti . chrome-extension://efaidnbmnnnibpcajpcglclefindmkaj/http://digamo.free.fr/solow87.pdf

Ufficio informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese. (19 gennaio 2023). Testo completo: Lo sviluppo verde della Cina nella nuova era . Ufficio informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese: http://www.scio.gov.cn/zfbps/zfbps_2279/202303/t20230320_707666.html

Xi Jinping ha presieduto un simposio sullo sviluppo economico e sociale in alcune province, regioni autonome e municipalità durante il periodo del 15° Piano quinquennale (30 aprile 2025). https://www.ccps.gov.cn/xtt/202504/t20250430_166897.html

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Xi, J. (2020). Principi da applicare per la protezione dell’ambiente ecologico (18 maggio 2018). In J. Xi, La governance della Cina (Volume III) (pp. 417-424). Pechino: Foreign Languages ​​Press.

Xi, J. (2020). Discorso alla 28a sessione di studio di gruppo del Politburo del XVIII Comitato Centrale del PCC il 23 novembre 2015. Qiushi (16).

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Note

[1] Xi, Discorso alla 28a sessione di studio di gruppo del Politburo del XVIII Comitato Centrale del PCC del 23 novembre 2015, 2020.

[2] Xi, Discorso alla 28a sessione di studio di gruppo del Politburo del XVIII Comitato Centrale del PCC del 23 novembre 2015, 2020.

[3] Karl Marx e Friedrich Engels, L’ideologia tedesca (1845), 31–36.

[4] Karl Marx, Teorie del plusvalore , Capitolo XXIV: “Richard Jones”.

[5] Karl Marx, Grundrisse (Penguin Classics, edizione Kindle, 706–07.

[6] Karl Marx, Teorie del plusvalore , Capitolo XXIV: “Richard Jones”.

[7] Xi, Il duro lavoro fa avverare i sogni ( 2014), 759.

[8] Xi Jinping ha presieduto un simposio sullo sviluppo economico e sociale in alcune province, regioni autonome e municipalità durante il periodo del 15° Piano quinquennale, 2025.

[9] Xi, Note esplicative alla “Decisione del Comitato centrale del Partito comunista cinese su alcune questioni importanti riguardanti la continuazione globale della riforma” (2014), 1262–74.

[10] Solow, 1987.

[11] Jorghenson, Ho e Stiroh, 2003.

[12] Global Times , 2025.

[13] Xinhua, 2021.

[14] Ufficio informazioni del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese, 2023.

[15] Xi, “Principi da applicare nella protezione dell’eco-ambiente (18 maggio 2018)”, 418.

[16] Agenzia internazionale per l’energia, 2022.

[17] BloombergNEF, 2025.

[18] Colthorpe, 2022.

[19] Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, 2023a.

[20] Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, 2023a.

[21] Autorità internazionale per le energie rinnovabili, 2023b.

[22] Xi, “Aprire nuove frontiere per l’economia politica marxista nella Cina contemporanea”, 2020.

[23] Xi, “Assicurarsi una vittoria decisiva nella costruzione di una società moderatamente prospera sotto tutti gli aspetti e impegnarsi per il grande successo del socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”, Xinhua, 18 ottobre 2017, http://www.xinhuanet.com/english/download/Xi_Jinping’s_report_at_19th_CPC_National_Congress.pdf

Informazioni su John Ross

John Ross è ricercatore senior presso il Chongyang Institute for Financial Studies della Renmin University of China. È vincitore del Premio Speciale per il Libro della Cina, il più alto riconoscimento statale cinese per gli scrittori stranieri che si occupano di Cina. In precedenza, è stato direttore delle politiche economiche per il sindaco di Londra.


ANALISI by ChatGPT 11-6-26

Certo. Questo testo è, a mio giudizio, uno dei documenti più importanti che abbiamo finora inserito nel corpus 42R-Semantic sulla Cina. È particolarmente utile perché non si limita a descrivere l’avanzamento tecnologico cinese: tenta di costruire una spiegazione marxista delle condizioni macroeconomiche, politiche e sociali che lo hanno reso possibile, e soprattutto ne ricava indicazioni per il Global South.

L’autore è John Ross e il testo è stato pubblicato da MR Online il 24 luglio 2026; una versione ripresa da Socialist Action consente di ricostruirne integralmente l’argomentazione. (mronline.org)

ANALISI COMPLETA — 42R-Semantic

T14 — John Ross, China’s Emergence as a Technological Leader: Implications for Global South Development

1. Scheda bibliografica

Autore: John Ross
Titolo: China’s Emergence as a Technological Leader: Implications for Global South Development
Fonte: MR Online
Data: 24 luglio 2026
Fonte/versione integrale consultabile: Socialist Action, 28 luglio 2026
Origine del testo: l’articolo deriva da una versione originariamente pubblicata in cinese su Guancha. (mronline.org)

Ambito disciplinare dichiarato/ricostruibile:

  • economia politica;
  • economia dello sviluppo;
  • marxismo;
  • politica economica;
  • tecnologia e sviluppo;
  • relazioni Nord-Sud;
  • sviluppo del Global South.

Tema principale: l’emergere della Cina come leader tecnologico e le condizioni macroeconomiche e politico-sociali che hanno reso possibile tale trasformazione, con particolare attenzione alle implicazioni per lo sviluppo indipendente degli altri paesi del Global South. (socialistaction.net)


2. Soggetto principale

Soggetto:

Ascesa tecnologica della Cina come risultato dell’integrazione fra elevati investimenti, ricerca e sviluppo, socializzazione del lavoro, politica industriale e indipendenza nazionale, e sua rilevanza come possibile modello strategico per lo sviluppo autonomo del Global South.

Occhiello — entro 25 parole

La leadership tecnologica cinese viene interpretata come risultato di investimenti, R&S, socializzazione del lavoro e indipendenza economica, con implicazioni per il Global South.


3. Abstract

Ross sostiene che la Cina abbia raggiunto un risultato senza precedenti fra i paesi del Global South: non soltanto una rapida crescita economica, ma la conquista della leadership tecnologica in numerosi settori strategici, tra cui veicoli elettrici, batterie, energie rinnovabili, droni, telecomunicazioni e settori crescenti dell’intelligenza artificiale e della farmaceutica. (socialistaction.net)

La spiegazione proposta non è principalmente tecnologica. Ross individua due pilastri macroeconomici:

  1. la progressiva crescita della quota di R&S sul PIL;
  2. il mantenimento di una quota molto elevata di investimenti fissi sul PIL.

Questi due processi vengono ricondotti a un fondamento teorico marxiano: la progressiva socializzazione del lavoro, attraverso la quale scienza, tecnologia, produzione e capitale fisso diventano sempre più strettamente integrati. (socialistaction.net)

La Cina avrebbe potuto raggiungere la leadership tecnologica perché ha perseguito per decenni un processo di sviluppo nazionale indipendente, evitando di rimanere confinata nella posizione assegnata ai paesi periferici nelle catene globali del valore: materie prime, prodotti a basso valore aggiunto e manifatture a tecnologia medio-bassa. (socialistaction.net)

Ross collega inoltre questo risultato alle specifiche istituzioni dell’economia cinese: controllo dei movimenti internazionali di capitale, sistema bancario dominato dallo Stato, ruolo dominante del settore statale, combinazione fra settore pubblico e privato e destinazione delle risorse verso investimenti e sviluppo tecnologico.

La conclusione è esplicitamente politica: la Cina non può essere semplicemente “copiata”, ma altri paesi possono apprendere dalla sua esperienza i principi generali di una strategia di sviluppo indipendente. (socialistaction.net)


4. Tesi centrale

La tesi fondamentale può essere formulata così:

La leadership tecnologica cinese non è un “miracolo” né il risultato di singole innovazioni, ma l’esito di una strategia di sviluppo di lungo periodo fondata sull’elevata accumulazione, sulla R&S, sulla socializzazione del lavoro e sull’indipendenza nazionale.

Ross aggiunge una seconda tesi:

Questa esperienza, pur non essendo meccanicamente replicabile, contiene principi di validità generale per i paesi del Global South che vogliano realizzare uno sviluppo tecnologicamente autonomo.


5. La struttura profonda dell’articolo

Per 42R-Semantic questa è probabilmente la parte più importante.

L’articolo può essere rappresentato attraverso questa catena:

INDIPENDENZA NAZIONALE
↓
POLITICA DI SVILUPPO AUTONOMO
↓
INVESTIMENTI ELEVATI
+
R&S ELEVATA
↓
SOCIALIZZAZIONE DEL LAVORO
↓
INTEGRAZIONE SCIENZA–TECNOLOGIA–PRODUZIONE
↓
SVILUPPO DELLE FORZE PRODUTTIVE
↓
INNOVAZIONE TECNOLOGICA
↓
LEADERSHIP TECNOLOGICA
↓
AUMENTO DELLA PRODUTTIVITÀ E DEL REDDITO
↓
RIDUZIONE DELLA POVERTÀ / MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI DI VITA

Ma esiste contemporaneamente una seconda catena:

INDIPENDENZA DALL’IMPERIALISMO
↓
CONTROLLO DEL CAPITALE
↓
CONTROLLO DEL SISTEMA BANCARIO
↓
MOBILITAZIONE DEL RISPARMIO NAZIONALE
↓
INVESTIMENTO INTERNO
↓
SVILUPPO TECNOLOGICO AUTONOMO

Queste due catene si incontrano nella:

SOCIALIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE


6. Le due variabili strategiche

Ross è molto netto nell’individuare due grandezze fondamentali.

A. R&S/PIL

La Cina avrebbe raggiunto circa il 2,5% del PIL in R&S, quasi il doppio del secondo paese in via di sviluppo indicato da Ross, la Turchia. La quota cinese rimane tuttavia inferiore a quella di Stati Uniti, Giappone, Germania e Regno Unito. (socialistaction.net)

B. Investimento fisso/PIL

Ross indica per la Cina una quota di circa 39,9% del PIL, contro circa 21,7% negli Stati Uniti. Anche considerando l’investimento fisso netto, il divario rimane molto ampio. (socialistaction.net)

Per Ross, dunque:

R&S elevata + investimento elevato

non sono due fenomeni indipendenti.

Sono le due condizioni complementari della trasformazione della conoscenza scientifica in forza produttiva concreta.


7. Il concetto marxiano centrale

SOCIALIZZAZIONE DEL LAVORO

Questo è probabilmente il concetto teorico principale dell’articolo.

Ross interpreta la crescita tecnologica come una manifestazione della tendenza storica alla crescente socializzazione del lavoro analizzata da Marx.

La sequenza è:

socializzazione del lavoro
→ scienza
→ tecnologia
→ cooperazione produttiva
→ capitale fisso
→ conoscenza incorporata nella produzione
→ aumento delle forze produttive.

Ross collega esplicitamente questo processo alla crescente composizione organica del capitale. (socialistaction.net)


8. Scienza e capitale fisso

Un passaggio teoricamente molto importante riguarda la relazione:

SCIENZA → TECNOLOGIA → INVESTIMENTO → PRODUZIONE

L’innovazione non viene considerata semplicemente come una nuova idea.

Per diventare economicamente produttiva deve essere incorporata nel capitale fisso.

Da qui il richiamo di Ross a Marx sullo sviluppo del capitale fisso come indicatore del grado in cui il sapere sociale diventa una forza produttiva diretta. (socialistaction.net)

Questo ci offre un concetto che nel thesaurus di 42R-Semantic potrebbe essere particolarmente utile:

Conoscenza scientifica incorporata nelle forze produttive

con relazioni verso:

  • R&S;
  • capitale fisso;
  • tecnologia;
  • produttività;
  • innovazione;
  • socializzazione del lavoro.

9. Cina: da crescita quantitativa a crescita qualitativa

Ross considera decisiva la trasformazione della Cina:

prima fase

crescita quantitativa → industrializzazione → accumulazione

fase attuale

crescita qualitativa → innovazione → tecnologia → leadership tecnologica.

Secondo Ross, la Cina non è più semplicemente una grande fabbrica mondiale capace di produrre a costi bassi.

È progressivamente diventata produttrice della frontiera tecnologica in settori strategici. (socialistaction.net)

Questa distinzione è molto importante per l’indicizzazione:

Vecchio descrittore

Manifattura cinese

Nuovi descrittori

  • Leadership tecnologica cinese
  • Innovazione tecnologica
  • Alta tecnologia
  • Sviluppo delle forze produttive
  • Autonomia tecnologica
  • Politica industriale
  • R&S.

10. Settori tecnologici indicati

Ross cita in particolare:

  • veicoli elettrici;
  • batterie;
  • energia solare;
  • energia eolica;
  • droni;
  • telecomunicazioni;
  • farmaceutica;
  • intelligenza artificiale;
  • internet consumer;
  • tecnologie legate alle energie rinnovabili. (socialistaction.net)

Questi settori non devono però essere trattati come una semplice lista.

Hanno una relazione strutturale:

nuove tecnologie → nuovi settori produttivi → nuove forze produttive → trasformazione della posizione della Cina nell’economia mondiale.


11. Il Global South

Il secondo grande concetto dell’articolo è:

SVILUPPO INDIPENDENTE DEL GLOBAL SOUTH

Ross contrappone due modelli.

Modello periferico

Global South

→ materie prime
→ prodotti agricoli
→ manifatture a basso valore aggiunto
→ tecnologia importata
→ dipendenza dal capitale estero
→ subordinazione nella catena globale del valore.

Modello cinese

sviluppo nazionale

→ investimento
→ R&S
→ industria
→ tecnologia
→ innovazione
→ autonomia
→ esportazione di prodotti tecnologicamente avanzati.

Il passaggio fondamentale è quindi:

dal vantaggio comparato statico alla costruzione autonoma delle forze produttive.


12. Critica dell’IMF e dell’ordine economico internazionale

Ross presenta l’IMF come uno degli attori che hanno storicamente sostenuto un modello di inserimento dei paesi periferici nell’economia mondiale basato su specializzazioni a basso o medio valore aggiunto. (socialistaction.net)

Quindi:

IMF / politiche neoliberali

→ liberalizzazione
→ specializzazione internazionale
→ dipendenza tecnologica
→ permanenza nella periferia.

La Cina avrebbe invece seguito una strada diversa:

protezione dello sviluppo nazionale

→ accumulazione interna
→ investimento
→ R&S
→ autonomia tecnologica.


13. Il ruolo del controllo dei capitali

Questo è un nodo molto importante e va distinto dalla generica categoria di “economia statale”.

Ross individua tre strumenti istituzionali decisivi:

1. Controllo dei movimenti internazionali di capitale

Il capitale prodotto internamente viene trattenuto e indirizzato verso lo sviluppo nazionale.

2. Sistema bancario dominato dallo Stato

Le banche pubbliche controllano la parte decisiva del sistema finanziario e permettono di orientare le risorse verso settori strategici.

3. Ruolo dominante del settore statale

Il settore pubblico convive con un ampio settore privato, ma mantiene un ruolo strategico nell’economia. (socialistaction.net)

Questi tre elementi formano un vero sottosistema semantico:

SOVRANITÀ ECONOMICA

→ controllo dei capitali
→ sistema bancario pubblico
→ settore statale
→ politica industriale
→ investimento nazionale
→ autonomia tecnologica.


14. Il rapporto Stato–mercato

Ross non descrive la Cina come un’economia priva di mercato.

Al contrario, il testo insiste sulla combinazione:

settore statale + settore privato + mercato + pianificazione strategica + controllo finanziario.

Questo è particolarmente importante per il nostro lavoro sulla transizione al socialismo.

La categoria:

economia socialista di mercato

potrebbe essere collegata a:

  • mercato;
  • settore privato;
  • proprietà statale;
  • pianificazione;
  • politica industriale;
  • investimento;
  • R&S;
  • sviluppo delle forze produttive.

15. Il ruolo della classe

Nella seconda parte Ross introduce esplicitamente il problema delle class relations.

Il punto è:

l’elevato livello di investimento e di R&S non sarebbe spiegabile soltanto come scelta tecnica, perché presuppone una struttura politica e di classe capace di indirizzare le risorse verso lo sviluppo nazionale.

Da qui:

rapporti di classe

→ controllo delle risorse
→ politica economica
→ investimento
→ sviluppo tecnologico.

È un passaggio fondamentale perché impedisce di ridurre il testo a una semplice analisi di “policy”.


16. La Cina come economia socialista

Ross definisce esplicitamente la Cina come un’economia socialista e interpreta il suo sviluppo tecnologico nel quadro del socialismo con caratteristiche cinesi. (socialistaction.net)

Per l’indicizzazione, tuttavia, suggerirei di non far coincidere automaticamente:

Cina = socialismo

come fatto neutro.

Meglio registrare:

Socialismo con caratteristiche cinesi — categoria interpretativa utilizzata dall’autore.

E separatamente:

Struttura economica cinese — combinazione di settore statale, settore privato, mercato e direzione strategica statale.

Questa distinzione sarà importante anche nel confronto con Bonali.


17. “Nuove forze produttive”

Un altro concetto centrale:

NEW QUALITY PRODUCTIVE FORCES

Ross collega il concetto alla strategia cinese contemporanea e alla necessità di trasformare la struttura industriale attraverso:

  • innovazione scientifica;
  • industrie emergenti;
  • trasformazione delle industrie tradizionali;
  • industrie future;
  • modernizzazione del sistema industriale. (socialistaction.net)

Nel nostro thesaurus proporrei:

FORZE PRODUTTIVE

BT:

  • struttura economica / categorie marxiane da definire.

NT:

  • nuove forze produttive.

RT:

  • tecnologia;
  • scienza;
  • innovazione;
  • capitale fisso;
  • produttività;
  • R&S;
  • socializzazione del lavoro.

18. Energia e transizione ecologica

La parte sulle energie rinnovabili ha una funzione teorica importante.

Ross non presenta semplicemente la Cina come leader nel solare e nell’eolico.

Usa questo settore come prova empirica della connessione fra:

R&S + investimento + industria + tecnologia + riduzione dei costi.

Il testo sostiene che il forte sviluppo cinese di solare, eolico e batterie abbia contribuito alla drastica diminuzione dei costi delle tecnologie rinnovabili rispetto ai combustibili fossili. (socialistaction.net)

Quindi:

politica industriale

→ investimento

→ produzione su larga scala

→ innovazione

→ economie di scala

→ riduzione dei costi

→ diffusione internazionale delle tecnologie verdi.

Questo apre un ramo autonomo del thesaurus:

TRANSIZIONE ENERGETICA

→ energie rinnovabili
→ energia solare
→ energia eolica
→ batterie
→ veicoli elettrici
→ tecnologia cinese.


19. La tesi sull’investimento

Ross dedica grande spazio alla contestazione dell’idea che la Cina debba semplicemente ridurre il peso degli investimenti e aumentare quello dei consumi.

La sua argomentazione è:

investimento → crescita della produttività → crescita del PIL → crescita del consumo.

Pertanto:

ridurre prematuramente l’investimento per aumentare la quota dei consumi potrebbe rallentare la crescita e quindi anche l’aumento futuro dei consumi.

Questa tesi viene contrapposta alle raccomandazioni attribuite a istituzioni come IMF e Goldman Sachs. (socialistaction.net)


20. La grande comparazione storica

Ross inserisce la Cina dentro una sequenza storica:

Gran Bretagna
→ Stati Uniti
→ Germania occidentale
→ Giappone/Corea del Sud
→ Cina

La tesi è che ogni successivo paese leader avrebbe presentato una quota crescente di investimento e una maggiore capacità di crescita.

Questo permette a Ross di sostenere che:

l’elevato investimento cinese non è un’anomalia, ma la fase più recente di una tendenza storica di lungo periodo. (John Ross)

Questa parte si collega direttamente al precedente lavoro di Ross sulla crescente composizione organica del capitale. (John Ross)


21. Rapporto Marx–Smith–Keynes

Ross cerca di dimostrare che la crescente quota di investimento non sarebbe soltanto una previsione marxiana.

La collega a:

  • Adam Smith;
  • Karl Marx;
  • John Maynard Keynes;
  • studi empirici moderni.

La funzione dell’argomento è interessante:

Marx non viene presentato come un autore confermato soltanto da dati provenienti da economisti marxisti, ma da una tendenza empirica riconoscibile anche attraverso studi non marxisti.

Questo rafforza la strategia argomentativa dell’articolo.


22. Tesi economiche principali

Possiamo sintetizzarle in sette proposizioni.

T1

Lo sviluppo economico di lungo periodo comporta una crescente intensità di capitale.

T2

L’aumento dell’investimento è associato a una crescita più rapida.

T3

Lo sviluppo tecnologico richiede l’integrazione di scienza, R&S e capitale fisso.

T4

La Cina ha perseguito questa strategia per decenni.

T5

L’elevata quota di investimento cinese non è un’anomalia ma l’ultima fase di una tendenza storica.

T6

La R&S è necessaria per trasformare la crescita quantitativa in autonomia tecnologica.

T7

L’autonomia tecnologica richiede autonomia economico-finanziaria e politica.


23. Classificazione disciplinare

Principali

  • Economia politica
  • Economia marxista
  • Economia dello sviluppo
  • Politica economica
  • Economia internazionale
  • Studi sullo sviluppo
  • Politica industriale

Secondarie

  • Storia economica
  • Sociologia economica
  • Scienza politica
  • Relazioni internazionali
  • Studi sulla Cina
  • Studi tecnologici
  • Studi ambientali
  • Energia.

24. Ambito geografico

Primario

Cina

Secondario

  • Global South;
  • Stati Uniti;
  • paesi sviluppati;
  • paesi in via di sviluppo;
  • Asia;
  • paesi africani;
  • paesi latino-americani.

Relazione geografica fondamentale

Cina ↔ Global South

non semplicemente:

Cina + Global South.

Il rapporto è infatti quello di:

esperienza cinese → possibile riferimento strategico per altri paesi periferici.


25. Periodizzazione

1949

Fondazione della Repubblica Popolare Cinese.

1949–1978

Costruzione delle basi industriali e scientifiche.

1978

Riforma e apertura.

1978–2012

Grande fase di crescita e accumulazione.

2012–2026

Nuova fase strategica:

  • innovazione;
  • R&S;
  • nuove forze produttive;
  • upgrading tecnologico;
  • transizione verso economia ad alto reddito.

2035

Obiettivo di diventare un paese moderatamente sviluppato.

2049

Orizzonte strategico della modernizzazione socialista cinese. (socialistaction.net)


26. Entità principali

Persone

  • John Ross
  • Karl Marx
  • Friedrich Engels
  • Xi Jinping
  • Justin Yifu Lin
  • Adam Smith
  • John Maynard Keynes.

Istituzioni

  • Partito Comunista Cinese
  • IMF
  • World Bank
  • Goldman Sachs
  • OECD.

Paesi

  • Cina
  • Stati Uniti
  • Regno Unito
  • Germania
  • Giappone
  • Corea del Sud
  • Turchia.

Organizzazioni/aree

  • Global South
  • Global North
  • Silicon Valley.

27. Concetti fondamentali per il thesaurus

Descrittori preferiti

  • Cina
  • Sviluppo economico
  • Sviluppo indipendente
  • Global South
  • Leadership tecnologica
  • Autonomia tecnologica
  • Ricerca e sviluppo
  • Investimenti
  • Politica industriale
  • Socializzazione del lavoro
  • Forze produttive
  • Nuove forze produttive
  • Capitale fisso
  • Composizione organica del capitale
  • Innovazione tecnologica
  • Economia socialista di mercato
  • Socialismo con caratteristiche cinesi
  • Sviluppo delle forze produttive
  • Indipendenza nazionale
  • Imperialismo
  • Politica economica
  • Transizione energetica.

28. Termini associati

  • R&S/PIL
  • investimento/PIL
  • capitale umano
  • scienza
  • tecnologia
  • produttività
  • manifattura avanzata
  • veicoli elettrici
  • batterie
  • energia solare
  • energia eolica
  • intelligenza artificiale
  • telecomunicazioni
  • controllo dei capitali
  • sistema bancario statale
  • settore statale
  • settore privato
  • politica finanziaria
  • sviluppo di lungo periodo
  • catene globali del valore
  • valore aggiunto
  • dipendenza tecnologica.

29. Relazioni thesaurali

LEADERSHIP TECNOLOGICA

BT: Sviluppo tecnologico
NT: Leadership tecnologica cinese
RT: R&S
RT: Innovazione
RT: Politica industriale
RT: Investimenti
RT: Autonomia tecnologica.

AUTONOMIA TECNOLOGICA

BT: Sviluppo indipendente
RT: Sovranità economica
RT: R&S
RT: Politica industriale
RT: Investimenti
RT: Imperialismo
RT: Dipendenza tecnologica.

SVILUPPO INDIPENDENTE

BT: Sviluppo economico
RT: Sovranità nazionale
RT: Autonomia tecnologica
RT: Controllo dei capitali
RT: Politica industriale
RT: Global South.


30. Relazioni semantiche più importanti

Qui il testo diventa particolarmente prezioso.

Relazione causale

R&S elevata → innovazione tecnologica

Relazione causale

investimento elevato → sviluppo delle forze produttive

Relazione costitutiva

R&S + investimento → leadership tecnologica

Relazione strutturale

controllo dei capitali → investimento nazionale

Relazione istituzionale

settore bancario statale → mobilitazione delle risorse

Relazione politico-economica

indipendenza nazionale → sviluppo tecnologico autonomo

Relazione geopolitica

autonomia tecnologica → riduzione della dipendenza dall’imperialismo

Relazione interstatale

esperienza cinese → insegnamenti per il Global South


31. Il vero nodo teorico: tecnologia e indipendenza

Per me questo è il cuore dell’articolo.

Ross non considera:

leadership tecnologica

come un semplice indicatore economico.

La interpreta come una componente della:

SOVRANITÀ NAZIONALE

La sequenza è:

sovranità politica
↓
sovranità economica
↓
capacità di investimento
↓
R&S
↓
autonomia tecnologica
↓
leadership tecnologica.

Questo è molto importante perché consente a 42R-Semantic di collegare tecnologia, economia e geopolitica senza ridurli a categorie separate.


32. Il rapporto con l’imperialismo

Il modello teorico dell’articolo può essere espresso in opposizione a quello periferico:

Economia subordinata

capitale internazionale

→ investimento estero
→ produzione periferica
→ esportazione di profitti
→ dipendenza tecnologica
→ basso valore aggiunto.

Economia autonoma

risorse nazionali

→ investimento interno
→ R&S
→ industria avanzata
→ tecnologia
→ valore aggiunto
→ indipendenza.

È qui che il concetto di imperialismo entra organicamente nella teoria dello sviluppo.


33. Confronto con Bonali

Questo articolo è direttamente collegabile al testo di Giulio Bonali sulla Cina e la transizione al socialismo che abbiamo indicizzato.

Bonali

La questione centrale:

natura della transizione cinese al socialismo.

Ross

La questione centrale:

condizioni economiche della capacità cinese di sviluppare le forze produttive e raggiungere l’autonomia tecnologica.

Nodo comune

Socialismo con caratteristiche cinesi

→ Stato
→ mercato
→ sviluppo delle forze produttive
→ investimento
→ autonomia nazionale
→ transizione.

Quindi Ross può diventare un documento complementare a Bonali.


34. Confronto con Formenti

Anche qui il collegamento è molto forte.

Formenti:

Occidente → marxismo occidentale → eurocentrismo → incapacità di comprendere esperienze non occidentali.

Ross:

Cina → sviluppo tecnologico autonomo → superamento della subordinazione periferica.

Il nodo comune è:

SUPERAMENTO DELLA CENTRALITÀ OCCIDENTALE

Formenti lo tratta prevalentemente sul piano teorico-politico.

Ross lo tratta prevalentemente sul piano:

  • economico;
  • tecnologico;
  • dello sviluppo.

35. Confronto con Patnaik

Anche l’articolo precedente, Neo-liberalism and the Intelligentsia, entra nella rete.

Patnaik

neoliberismo → dipendenza → perdita dell’anti-imperialismo

Ross

politica neoliberale/IMF → specializzazione periferica → dipendenza tecnologica

Il concetto comune è:

DIPENDENZA

che può avere diverse dimensioni:

  • economica;
  • tecnologica;
  • finanziaria;
  • culturale;
  • politica.

Questo potrebbe essere un ottimo esempio per il futuro thesaurus poliassiale di 42R-Semantic.


36. Collegamento con Sweezy e Baran

C’è anche un collegamento interessante con il nostro lavoro su Sweezy.

Il problema è:

surplus → investimento → sviluppo delle forze produttive

ma Ross attribuisce all’investimento una funzione molto più esplicitamente strategica:

il surplus deve essere trasformato in capacità produttiva nazionale.

Questo permette di collegare:

Baran/Sweezy
→ surplus economico
→ investimento
→ accumulazione
→ sviluppo

con:

Ross
→ investimento
→ R&S
→ tecnologia
→ autonomia.

È un collegamento teorico che vale la pena conservare.


37. 10 punti chiave

  1. La Cina ha raggiunto una leadership tecnologica in numerosi settori strategici.
  2. Questo risultato non viene spiegato come “miracolo”, ma come prodotto di una strategia pluridecennale.
  3. I due pilastri macroeconomici sono elevati investimenti e crescente R&S.
  4. Ross riconduce entrambi alla crescente socializzazione del lavoro.
  5. La tecnologia diventa forza produttiva quando viene incorporata nel capitale fisso.
  6. L’autonomia tecnologica richiede indipendenza economica e controllo delle risorse nazionali.
  7. Il sistema cinese combina settore statale, settore privato, mercato, controllo finanziario e orientamento strategico.
  8. L’elevato investimento cinese viene interpretato come prosecuzione di una tendenza storica di lungo periodo.
  9. La leadership nelle energie rinnovabili viene utilizzata come esempio dell’integrazione fra R&S, investimento e produzione.
  10. L’esperienza cinese non è meccanicamente esportabile, ma può fornire principi strategici agli altri paesi del Global South. (socialistaction.net)

38. Critica dell’argomentazione

Qui, come sempre nel nostro metodo, separerei la tesi dell’autore dalla nostra valutazione.

Punti di forza

1. Integra teoria e dati

Il testo tenta continuamente di collegare:

Marx → teoria

con

dati → verifica empirica

e

politica economica → applicazione concreta.

2. Evita la spiegazione tecnologica puramente aziendale

La tecnologia viene inserita nella struttura macroeconomica.

3. Introduce il lungo periodo

È un elemento particolarmente importante: Ross non interpreta la Cina attraverso dati annuali, ma attraverso una trasformazione di decenni.

4. Collega tecnologia e sovranità

È probabilmente il contributo concettuale più interessante.

5. Non propone una semplice imitazione

Ross insiste sul fatto che gli altri paesi non possono copiare meccanicamente la Cina, ma possono apprendere dalle forze strutturali che hanno operato nel suo sviluppo. (socialistaction.net)


39. Criticità da registrare

A. Relazione investimento → crescita

Ross tende a presentare una relazione molto forte fra quota di investimento e crescita.

Per la nostra indicizzazione questa va registrata come:

relazione causale sostenuta dall’autore

non come legge empirica universale già dimostrata.

B. Socialismo → sviluppo tecnologico

La tesi secondo cui il socialismo sarebbe il sistema più efficace per realizzare le nuove forze produttive è una tesi teorico-politica dell’autore, non una categoria neutrale.

C. Cina come modello

Ross riconosce i limiti della trasferibilità, ma la struttura complessiva dell’articolo è fortemente orientata alla valorizzazione dell’esperienza cinese.

D. Dati e interpretazione

La grande quantità di dati economici aumenta la solidità documentaria, ma non elimina la necessità di distinguere:

dato empirico

da

interpretazione causale del dato.

Questa distinzione è fondamentale per 42R-Semantic.


40. Rete semantica complessiva

La rappresenterei provvisoriamente così:

INDIPENDENZA NAZIONALE
        │
        ▼
SOVRANITÀ ECONOMICA
        │
        ├───────────────┐
        ▼               ▼
CONTROLLO CAPITALI   SISTEMA BANCARIO STATALE
        │               │
        └───────┬───────┘
                ▼
        INVESTIMENTO INTERNO
                │
                ├──────────────┐
                ▼              ▼
             R&S          CAPITALE FISSO
                │              │
                └──────┬───────┘
                       ▼
             SOCIALIZZAZIONE
                DEL LAVORO
                       │
                       ▼
             FORZE PRODUTTIVE
                       │
                       ▼
             INNOVAZIONE
                       │
                       ▼
          LEADERSHIP TECNOLOGICA
                       │
                       ▼
              AUTONOMIA
             TECNOLOGICA
                       │
                       ▼
             SVILUPPO INDIPENDENTE
                       │
                       ▼
                 GLOBAL SOUTH

Questa è una modellizzazione nostra, non uno schema formalmente presente nell’articolo.


41. Importanza per il thesaurus 42R-Semantic

Questo testo ci suggerisce qualcosa di importante.

Finora abbiamo lavorato soprattutto su:

concetto → concetto

Qui dobbiamo cominciare a lavorare su:

processo → processo

e soprattutto:

condizione → meccanismo → risultato.

Ad esempio:

Controllo dei capitali → mobilitazione delle risorse interne → investimento → R&S → autonomia tecnologica.

Questa non è una semplice catena di soggetti.

È una struttura causale.

A mio avviso, questa dovrebbe essere una delle caratteristiche distintive di 42R-Semantic rispetto a un normale soggettario.


42. Valutazione finale per 42R-Semantic

IndicatoreValutazione
Densità concettualeEccezionalmente alta
Utilità per il thesaurusEccezionalmente alta
Authority fileAlta
ClassificazioneMolto alta
Rete semanticaEccezionalmente alta
Relazioni causaliEccezionalmente alta
Dati quantitativiMolto alta
CinaEccezionalmente alta
Global SouthEccezionalmente alta
Marxismo economicoEccezionalmente alta
Collegamento con BonaliDiretto
Collegamento con FormentiMolto forte
Collegamento con PatnaikForte
Collegamento con Sweezy/BaranForte

La mia valutazione complessiva

Lo collocherei come T14 — documento strategico di riferimento sull’area “Cina–sviluppo–tecnologia–Global South”.

Ma soprattutto lo utilizzerei come documento-test di livello avanzato.

Perché contiene contemporaneamente:

Marxismo

  • economia dello sviluppo
  • Cina
  • socialismo
  • investimenti
  • R&S
  • tecnologia
  • imperialismo
  • Global South
  • sovranità nazionale
  • politica industriale
  • transizione energetica.

E, cosa ancora più importante, questi non sono semplicemente argomenti compresenti: l’autore li mette in relazione causale e gerarchica. (socialistaction.net)

Un punto che suggerirei di conservare per il documento 42R-Semantic

Con questo testo abbiamo ormai almeno tre modi diversi di costruire una rete semantica:

  1. Formenti: opposizioni e relazioni teorico-politiche
    → marxismo occidentale / anti-imperialismo / Occidente / Cina;
  2. Patnaik: relazioni causali socio-politiche
    → neoliberismo → crisi → trasformazione dell’intellighenzia → neofascismo;
  3. Ross: relazioni causali economico-strutturali
    → investimento + R&S → socializzazione del lavoro → innovazione → leadership tecnologica → sviluppo indipendente.

Questo, secondo me, è un passo significativo verso la definizione dell’architettura semantica vera e propria di 42R-Semantic, oltre la semplice indicizzazione per soggetti.

Testo di John Ross su MR Online