Per Patnaik il socialismo non coincide con la proprietà statale: la sua caratteristica fondamentale è una società cooperativa, senza disoccupazione e senza un “fuori”.
Definizione del socialismo come sistema fondato sulla cooperazione, sulla proprietà comune dei mezzi di produzione e sulla piena occupazione, in contrapposizione al capitalismo fondato sulla competizione, sull’esistenza di una “riserva di lavoro” e sulla coercizione esercitata attraverso la minaccia della disoccupazione.
10 punti chiave
- La proprietà statale dei mezzi di produzione non è sufficiente a definire il socialismo.
- Il socialismo si fonda sulla cooperazione, mentre il capitalismo si fonda sulla competizione.
- La proprietà comune è necessaria perché rende possibile la cooperazione.
- Il capitalismo deve essere concepito come sistema costituito da un “inside” e da un “outside”.
- L’“outside” è costituito dalla riserva di lavoro e dalla disoccupazione.
- La disoccupazione svolge una funzione disciplinare nei confronti dei lavoratori.
- Il capitalismo è quindi strutturalmente un sistema “punitivo”.
- Il welfare capitalism può attenuare ma non eliminare questo meccanismo.
- Il socialismo deve essere caratterizzato dalla piena occupazione e dall’assenza di un “outside”.
- Il socialismo può utilizzare il mercato, ma non può fondarsi sulla competizione generalizzata fra unità produttive.
Di Prabhat Patnaik (pubblicato il 27 luglio 2026 )
Originariamente pubblicato su: Democrazia Popolareil 26 luglio 2026 (altro da Peoples Democracy ) |
SocialismoGlobaleAgenzia di stampa
Traduzione di What is socialism? by Prabhat Patnaik
Oggigiorno l’ideologia borghese è talmente pervasiva che persino molti che aderiscono pienamente alla visione del socialismo nutrono idee completamente errate al riguardo. Non sarebbe quindi fuori luogo tornare ancora una volta su questa questione fondamentale. La percezione comune del socialismo è che si tratti di una società caratterizzata dalla proprietà sociale dei mezzi di produzione, di cui la proprietà statale è considerata un surrogato. Ma questa, pur essendo una condizione necessaria, non è sufficiente. L’ex Jugoslavia, ad esempio, pur essendo caratterizzata prevalentemente dalla proprietà statale dei mezzi di produzione, presentava molte delle caratteristiche associate al capitalismo, come disoccupazione, inflazione e disuguaglianza sia personale che regionale (sebbene non così estrema come quella che il capitalismo neoliberista ha “raggiunto” oggi); allo stesso modo, esistono molti paesi capitalisti come la Francia in cui è presente un settore nazionalizzato significativo, ma questo fatto non rende la Francia un paese socialista. Il socialismo, quindi, significa chiaramente qualcosa di più della semplice proprietà sociale o statale.
Ciò che il capitalismo promuove fondamentalmente tra gli agenti economici è la concorrenza : concorrenza tra capitalisti, che li costringe ad accumulare, in modo da poter introdurre le ultime innovazioni di processo e di prodotto, altrimenti fallirebbero; e concorrenza tra i lavoratori (che ovviamente i lavoratori superano formando quelle che Marx chiamava “combinazioni” o sindacati, che i capitalisti cercano incessantemente di spezzare o indebolire). Il socialismo, al contrario, si basa sulla cooperazione tra gli agenti economici; poiché tale cooperazione è impossibile in assenza di proprietà comune dei mezzi di produzione, e quindi in assenza della scomparsa della classe capitalista, il socialismo implica la cooperazione tra i lavoratori, ovvero l’abbandono della concorrenza. La Jugoslavia, il caso citato in precedenza, perseguì un “socialismo di mercato” che consisteva sostanzialmente in imprese statali in competizione tra loro sul mercato, in modo simile a quanto avviene nel capitalismo per le imprese private; ed è per questo che presentava alcune caratteristiche del capitalismo.
Essendo la competizione la modalità operativa fondamentale del sistema capitalistico, ciò implica che coloro che perdono nella corsa competitiva debbano subire una qualche penalità. Questa penalità deve consistere nell’essere “esclusi” dal sistema, il che suggerisce l’esistenza di un “esterno” al sistema a cui tali “fallimenti” possano essere relegati. Questo “esterno”, che Marx ed Engels chiamavano “esercito di riserva del lavoro”, svolge un ruolo ancora più importante nel capitalismo, che è il seguente.
Ogni sistema di produzione richiede un meccanismo per imporre la motivazione e la disciplina al lavoro dei lavoratori. Nella schiavitù, lo schiavo stesso era di proprietà del “padrone”, il quale poteva usare la coercizione fisica per imporre la motivazione e la disciplina al lavoro. Allo stesso modo, nel feudalesimo, la coercizione fisica, la frusta del signore feudale, era il mezzo utilizzato per imporre la motivazione e la disciplina al lavoro. Ma nel capitalismo, almeno idealmente, non c’è spazio per usare la coercizione fisica sui lavoratori; perché allora questi sono motivati a lavorare in modo disciplinato? La risposta è che verrebbero “licenziati” se non lo facessero, cioè verrebbero estromessi dal sistema; e affinché ciò sia possibile, deve esserci un “esterno” al sistema.
Questo “esterno” è importante anche per altri due scopi cruciali: in primo luogo, per garantire che i salari reali siano tenuti sotto controllo rispetto alla produttività del lavoro, il che rende possibile una continua appropriazione del plusvalore da parte del capitalista; in secondo luogo, per garantire che le rivendicazioni salariali monetarie siano tenute sotto controllo, cosa che è alla base della stabilità del valore della moneta. Il modo di produzione capitalistico deve quindi essere definito come una totalità composta sia da un “interno” che da un “esterno”. Questo “esterno” è una componente logica del sistema; è essenziale quanto l’“interno” nella definizione del sistema nel suo complesso.
Solo il marxismo riconosce questo fatto, a differenza di qualsiasi altra corrente economica. La corrente economica più diffusa, quella walrasiana, ad esempio, vede un equilibrio di mercato raggiunto quando domanda e offerta sono uguali in tutti i mercati , compreso quello del lavoro. In altre parole, il sistema è caratterizzato dalla piena occupazione in ogni periodo; non esiste un esercito di riserva, né disoccupazione involontaria, e quindi non esiste un “esterno”, ma solo un “interno”. Non viene spiegato cosa garantisca la motivazione e la disciplina al lavoro in un sistema del genere, il che significa, di fatto, che non c’è produzione. Persino l’economia politica classica non riesce a spiegare la produzione, poiché non è in grado di spiegare la motivazione e la disciplina al lavoro, nonostante Marx avesse, con grande generosità, definito David Ricardo, figura centrale tra gli economisti classici, un “teorico della produzione per eccellenza”.
Questo ci porta al cuore della differenza tra capitalismo e socialismo: mentre il capitalismo, pur non basandosi sulla coercizione fisica per costringere le persone a lavorare, si fonda sulla coercizione del “licenziamento”, del gettare le persone nella disoccupazione, o del buttarle “dall’interno” all'”esterno”, il socialismo non ha un “esterno”. Nel socialismo le persone lavorano non per coercizione, ma per il bene della comunità a cui appartengono, comunità che possiede anche i mezzi di produzione. La proprietà sociale dei mezzi di produzione è essenziale per la formazione di tale comunità; non definisce di per sé il socialismo, ma ne costituisce una condizione necessaria per la sua esistenza.
Da questa differenza fondamentale tra capitalismo e socialismo, ne deriva un’altra altrettanto importante. Il capitalismo è, e deve essere, un sistema punitivo , un sistema basato sulla punizione dei ritardatari, mentre il socialismo, la cui essenza è la cooperazione, non può essere un sistema punitivo. Questa punitività è intrinseca al funzionamento del sistema capitalistico, non è necessariamente il risultato della cattiveria di qualcuno. I capitalisti che non accumulano e quindi non dispongono delle risorse per introdurre nuovi processi e prodotti, vengono puniti perdendo il loro posto nel sistema; e il loro posto viene preso da capitalisti che accumulano di più e introducono più tecnologia, che in genere sono anche più grandi, un fenomeno che Marx aveva descritto con il termine “centralizzazione” del capitale. E i lavoratori che non si impegnano a sufficienza per soddisfare i capitalisti vengono puniti da questi ultimi perdendo il loro posto nel sistema e finendo tra i disoccupati. L'”esterno”, o l’esercito di riserva del lavoro, è quindi sia un ricettacolo per coloro che vengono puniti, sia, allo stesso tempo, un meccanismo per affermare il potere del capitale sul lavoro.
Ne conseguono immediatamente due conclusioni. La prima è che qualsiasi passo verso il “capitalismo del benessere”, verso il miglioramento delle condizioni generali della popolazione, comporta simultaneamente una riduzione del potere punitivo del sistema e, di conseguenza, anche del potere del capitale sul lavoro. Questo è un punto che Keynes aveva trascurato, poiché, pur riconoscendo i difetti del sistema capitalistico così come concettualizzato dai walrasiani, lo interpretava comunque in termini sostanzialmente walrasiani, nel senso di considerarlo non come composto da un “interno” e un “esterno”, ma solo da un “interno”. L’obiezione del capitale alle misure keynesiane, che Keynes riteneva derivante unicamente da una scarsa comprensione del funzionamento del sistema e destinata a scomparire col tempo con l’affermarsi di una migliore comprensione, era in realtà più fondata; non solo la piena occupazione era impossibile sotto il capitalismo, ma qualsiasi passo in questa direzione tendeva a minare il potere del capitale sul lavoro (il che non significa che in determinate situazioni il capitale non avrebbe accettato tale passo ). Il fatto che le misure keynesiane volte a stabilizzare il capitalismo siano oggi passate di moda non dovrebbe sorprendere. Un “capitalismo riformato” o un “capitalismo del benessere” è una chimera, poiché ignora il fatto che il sistema è punitivo.
In secondo luogo, poiché il socialismo per sua stessa natura non è un sistema punitivo, deve essere caratterizzato dalla piena occupazione. Il suo carattere punitivo, sia nel senso di non raggiungere la piena occupazione, sia nel senso di utilizzare metodi più direttamente coercitivi per imporre la motivazione e la disciplina al lavoro, può al massimo essere un fenomeno transitorio che caratterizza il periodo in cui si sta affermando, ma non è una caratteristica del socialismo; anzi, è antitetico al socialismo.
Non sorprende che le uniche economie dell’epoca moderna caratterizzate dalla piena occupazione siano state l’Unione Sovietica e le economie socialiste dell’Europa orientale. Con il crollo del socialismo in quei paesi, siamo tornati alla diffusa presenza della disoccupazione. Ma a prescindere dalle deviazioni e distorsioni introdotte durante la nascita del socialismo, considerarle caratteristiche permanenti del sistema è un grave errore.
Monthly Review non condivide necessariamente tutte le opinioni espresse negli articoli ripubblicati su MR Online. Il nostro obiettivo è condividere una varietà di prospettive di sinistra che riteniamo interessanti o utili per i nostri lettori. —Redazione
ANALISI by ChatGPT 11-9-26
Sì. Questo testo di Prabhat Patnaik è particolarmente importante per il nostro lavoro, forse ancora più del precedente Neo-liberalism and the Intelligentsia, perché qui l’autore affronta direttamente una domanda fondativa: che cosa dobbiamo intendere per socialismo?
Ho verificato il testo originale/ripubblicato e una versione integrale indipendente. MR Online lo indica come pubblicato il 27 luglio 2026, originariamente apparso su Peoples Democracy il 26 luglio 2026. (mronline.org)
T15 — Prabhat Patnaik, What is Socialism?
1. Scheda bibliografica
Autore: Prabhat Patnaik
Titolo originale: What is socialism?
Fonte: MR Online
Pubblicazione: 27 luglio 2026
Fonte originale: Peoples Democracy, 26 luglio 2026
Tipologia: saggio breve di teoria marxista ed economia politica
Tema principale: definizione sostanziale del socialismo e distinzione fra socialismo e semplice proprietà statale dei mezzi di produzione. (mronline.org)
Ambiti disciplinari:
- Marxismo
- Economia politica
- Teoria del socialismo
- Economia del lavoro
- Teoria dei modi di produzione
- Storia economica contemporanea
Analisi e sintesi: GPT-5.6 Luna, 11 settembre 2026.
2. Soggetto principale
Soggetto:
Definizione del socialismo come sistema fondato sulla cooperazione, sulla proprietà comune dei mezzi di produzione e sulla piena occupazione, in contrapposizione al capitalismo fondato sulla competizione, sull’esistenza di una “riserva di lavoro” e sulla coercizione esercitata attraverso la minaccia della disoccupazione.
Occhiello — entro 25 parole
Per Patnaik il socialismo non coincide con la proprietà statale: la sua caratteristica fondamentale è una società cooperativa, senza disoccupazione e senza un “fuori”.
3. Abstract
Patnaik parte dalla constatazione che persino molti sostenitori del socialismo possiedono, a suo giudizio, una concezione riduttiva di esso: identificano il socialismo con la proprietà sociale o statale dei mezzi di produzione. Questa è una condizione necessaria, ma non sufficiente. L’esempio della Jugoslavia socialista e quello di paesi capitalistici con importanti settori nazionalizzati vengono utilizzati per dimostrare che proprietà statale e socialismo non coincidono. (networkideas.org)
La distinzione fondamentale viene individuata nel diverso principio organizzativo dei due sistemi:
capitalismo → competizione
socialismo → cooperazione.
Nel capitalismo la competizione produce necessariamente vincitori e perdenti. I perdenti vengono espulsi dal sistema sotto forma di disoccupati. Da qui il concetto centrale dell’articolo: il capitalismo deve essere concepito come una totalità costituita da un “inside” e da un “outside”, dove l’“outside” è rappresentato dalla riserva di lavoro.
La disoccupazione non è quindi un incidente esterno al capitalismo: svolge una funzione strutturale. Contribuisce a disciplinare i lavoratori, contenere i salari reali e mantenere il potere del capitale sul lavoro.
Il socialismo, al contrario, deve eliminare questo “outside”. La piena occupazione diventa quindi non una semplice politica sociale, ma una caratteristica costitutiva del socialismo.
Da qui Patnaik deriva una critica sia del welfare capitalism sia del market socialism. Il primo cerca di attenuare le conseguenze punitive del capitalismo senza superarne la struttura; il secondo conserva la competizione fra unità produttive e quindi riproduce elementi fondamentali del capitalismo.
La conclusione è radicale: una società socialista può utilizzare il mercato, ma non può organizzare interamente i rapporti fra produttori attraverso il mercato competitivo. (networkideas.org)
4. La tesi centrale
La tesi può essere formulata in forma molto precisa:
Il socialismo non è definito semplicemente dalla proprietà statale dei mezzi di produzione, ma dalla trasformazione dei rapporti sociali di produzione da rapporti di competizione a rapporti di cooperazione.
Da questa tesi discendono quattro proposizioni:
- la proprietà sociale è necessaria ma non sufficiente;
- il capitalismo è strutturalmente fondato sulla competizione;
- la competizione capitalistica richiede un “outside”, cioè una popolazione espulsa dal processo produttivo;
- il socialismo, essendo cooperativo, deve eliminare strutturalmente questo “outside”.
5. La coppia concettuale fondamentale
CAPITALISMO ↔ SOCIALISMO
Patnaik costruisce praticamente tutto l’articolo attraverso questa opposizione:
| Capitalismo | Socialismo |
|---|---|
| competizione | cooperazione |
| proprietà privata | proprietà comune |
| capitale | comunità dei produttori |
| classe capitalistica | scomparsa della classe capitalistica |
| mercato competitivo | coordinamento cooperativo |
| disoccupazione | piena occupazione |
| “inside” + “outside” | assenza di “outside” |
| esercito industriale di riserva | assenza della riserva di lavoro |
| coercizione del licenziamento | motivazione sociale al lavoro |
| sistema punitivo | sistema non punitivo |
| potere del capitale sul lavoro | cooperazione fra lavoratori |
Questa opposizione costituisce la struttura semantica primaria del testo.
6. Proprietà statale ≠ socialismo
Questo è il primo passaggio decisivo.
Patnaik distingue:
Condizione necessaria
proprietà comune/sociale dei mezzi di produzione
da:
Definizione sostanziale
cooperazione sociale + assenza di classe capitalistica + piena occupazione + assenza di un “outside”.
L’esempio utilizzato è la Jugoslavia, caratterizzata da ampia proprietà statale ma anche da:
- disoccupazione;
- inflazione;
- disuguaglianze personali;
- disuguaglianze regionali.
Patnaik considera quindi il caso jugoslavo un esempio di “market socialism” che conservava elementi strutturali del capitalismo. (networkideas.org)
7. Il concetto di COOPERAZIONE
Per Patnaik la cooperazione non è semplicemente un valore morale.
È una forma di organizzazione economica.
Capitalismo
I produttori sono separati e competono.
Socialismo
I produttori appartengono a una comunità e cooperano.
La proprietà comune dei mezzi di produzione è necessaria proprio perché permette questa cooperazione.
Da qui:
proprietà comune
→ comunità dei produttori
→ cooperazione
→ assenza della competizione fra lavoratori
→ socialismo.
Questo è un nodo teorico importante per il nostro thesaurus.
8. Il concetto più originale: “INSIDE” / “OUTSIDE”
Questo è probabilmente il contributo concettuale più forte dell’articolo.
Patnaik sostiene che il capitalismo debba essere concepito come:
un sistema costituito contemporaneamente da un “dentro” e da un “fuori”.
INSIDE
- occupati;
- lavoratori integrati nel processo produttivo;
- imprese funzionanti;
- capitale in accumulazione.
OUTSIDE
- disoccupati;
- riserva di lavoro;
- imprese espulse dalla competizione;
- soggetti penalizzati dal sistema.
L’“outside” non è quindi un elemento accidentale.
È una componente logica del capitalismo.
9. Esercito industriale di riserva
Il concetto marxiano della:
RISERVA DI LAVORO
diventa il perno della teoria.
Patnaik individua tre funzioni principali.
1. Disciplina del lavoro
Il lavoratore sa che può essere licenziato.
2. Controllo dei salari
La presenza di disoccupati esercita pressione sui salari reali.
3. Potere del capitale
La possibilità di espellere il lavoratore rafforza il potere contrattuale del capitale.
Quindi:
riserva di lavoro
→ disciplina
→ contenimento salariale
→ appropriazione del plusvalore
→ potere del capitale.
10. Il capitalismo come sistema “punitivo”
È una definizione forte e caratterizzante.
Patnaik sostiene che il capitalismo sia intrinsecamente punitivo.
Non nel senso che i capitalisti siano necessariamente persone crudeli.
La “punizione” è incorporata nel funzionamento impersonale del sistema.
Capitalista inefficiente
Non accumula abbastanza
→ perde la competizione
→ viene espulso.
Lavoratore che non soddisfa il capitale
Non raggiunge gli standard richiesti
→ viene licenziato
→ entra nella riserva di lavoro.
Quindi:
la punizione è un meccanismo sistemico, non una caratteristica psicologica dei capitalisti.
Questo è un punto teorico molto interessante.
11. Centralizzazione del capitale
Il meccanismo vale anche per il capitale.
La competizione costringe i capitalisti ad accumulare:
accumulazione insufficiente
→ perdita della competizione
→ uscita dal sistema
→ concentrazione delle quote di mercato nei concorrenti più forti.
Patnaik collega questo processo alla categoria marxiana della:
centralizzazione del capitale
Quindi la competizione produce contemporaneamente:
concentrazione/centralizzazione del capitale
e
riserva di lavoro.
12. Capitalismo e motivazione al lavoro
Questa è un’altra parte importante.
Ogni sistema produttivo deve risolvere il problema:
perché le persone lavorano?
Schiavitù
Coercizione fisica.
Feudalesimo
Coercizione fisica.
Capitalismo
Coercizione economica:
“se non lavori secondo le esigenze del capitale, perdi il lavoro”.
Socialismo
Secondo Patnaik:
il lavoro deve essere motivato dall’appartenenza alla comunità e dalla realizzazione attraverso il lavoro.
È una vera e propria teoria della motivazione al lavoro.
13. Critica all’economia neoclassica
Patnaik contrappone la propria analisi soprattutto alla tradizione walrasiana.
Secondo il modello neoclassico di equilibrio:
domanda = offerta
anche nel mercato del lavoro.
Quindi:
piena occupazione
→ nessun esercito industriale di riserva
→ nessun “outside”.
Ma, secondo Patnaik, questo crea un problema teorico:
se tutti sono sempre occupati e nessuno rischia di essere espulso, quale meccanismo garantisce disciplina e motivazione al lavoro?
La teoria walrasiana, sostiene l’autore, non fornisce una risposta adeguata.
14. Marx contro Walras
Possiamo schematizzare:
Economia walrasiana
equilibrio
→ piena occupazione
→ nessun outside
→ problema della disciplina non spiegato.
Marx
capitalismo
→ competizione
→ esercito industriale di riserva
→ outside
→ disciplina
→ contenimento salariale.
Questa è una delle opposizioni teoriche più nette dell’articolo.
15. Critica a Ricardo e all’economia classica
Patnaik estende la critica anche all’economia classica.
Marx aveva definito Ricardo, con grande generosità secondo Patnaik, un teorico della produzione par excellence.
Ma secondo Patnaik anche l’economia classica non spiega completamente il meccanismo attraverso il quale viene assicurata la disciplina del lavoro.
Quindi:
Walras → problema dell’outside
Classici → problema della motivazione/disciplina
Marx → spiegazione strutturale attraverso la riserva di lavoro.
16. La differenza fondamentale fra capitalismo e socialismo
Arriviamo al cuore dell’articolo:
CAPITALISMO
ha un outside.
SOCIALISMO
non deve avere un outside.
Da qui discende una definizione molto forte:
la piena occupazione è una caratteristica costitutiva del socialismo.
Non semplicemente:
“una buona politica socialista”.
Questa distinzione è fondamentale.
17. Socialismo e piena occupazione
Patnaik sostiene che una società socialista deve garantire che ogni persona abbia:
- un lavoro;
oppure
- anche in assenza temporanea di un lavoro specifico, un reddito garantito dalla società.
La responsabilità dell’occupazione passa quindi:
dall’individuo → alla società.
Questo è un cambiamento radicale nel rapporto fra individuo e sistema economico.
18. Socialismo come società senza “fuori”
Questa potrebbe essere una delle formulazioni più utili per il nostro sistema.
Capitalismo
società
→ occupati
→ disoccupati
Socialismo
società
→ comunità dei produttori
→ nessuna espulsione strutturale.
Quindi:
SOCIALISMO = società senza un “outside” economico strutturale.
È una definizione concettualmente molto forte e relativamente originale.
19. Welfare capitalism
Patnaik introduce quindi la critica al:
WELFARE CAPITALISM
L’espansione del welfare:
→ migliora le condizioni dei lavoratori
→ riduce la minaccia della disoccupazione
→ riduce il potere punitivo del sistema
→ riduce il potere del capitale sul lavoro.
Quindi il welfare è progressivo, ma non elimina il capitalismo.
Anzi, proprio perché riduce la capacità disciplinare della disoccupazione, incontra una resistenza strutturale del capitale.
20. Critica a Keynes
Questo è un passaggio importante.
Secondo Patnaik, Keynes non avrebbe colto completamente la funzione politica della piena occupazione.
Keynes considera la resistenza del capitale alle politiche espansive principalmente come risultato di una incomprensione del funzionamento dell’economia.
Patnaik sostiene invece:
il capitale ha una ragione strutturale per opporsi alla piena occupazione.
Perché:
piena occupazione
→ riduzione della riserva di lavoro
→ maggiore potere contrattuale dei lavoratori
→ pressione sui salari
→ riduzione del potere disciplinare del capitale.
Quindi la resistenza del capitale non è semplicemente ideologica o cognitiva.
È strutturale.
21. “Welfare capitalism” come chimera
Da qui la conclusione:
un capitalismo completamente riformato e stabilmente fondato sul benessere generale è una contraddizione perché non elimina il carattere punitivo del sistema.
Il welfare capitalism può:
- attenuare;
- compensare;
- limitare;
ma non eliminare la struttura:
competizione → espulsione → riserva di lavoro → disciplina.
22. Il problema del “market socialism”
Questo punto è importantissimo per il nostro progetto sulla Cina.
Patnaik sostiene che:
“market socialism” è una contraddizione in termini se con esso si intende un sistema in cui le unità produttive competono fra loro sul mercato come imprese capitalistiche.
La critica non è rivolta all’uso del mercato in quanto tale.
Questa distinzione va assolutamente conservata.
Patnaik NON sostiene:
socialismo = abolizione di ogni mercato.
Sostiene:
socialismo può utilizzare il mercato, ma non può fondarsi sulla competizione generalizzata fra produttori.
È una differenza decisiva.
23. Uso del mercato ≠ economia di mercato
Questa distinzione potrebbe diventare un termine controllato del nostro thesaurus:
USO SOCIALISTA DEL MERCATO
≠
ORGANIZZAZIONE SOCIALE ATTRAVERSO IL MERCATO
Nel primo caso:
società socialista
→ usa strumenti di mercato
→ mantiene coordinamento sociale.
Nel secondo:
unità produttive autonome
→ competono
→ si selezionano attraverso il mercato
→ alcune sopravvivono
→ altre vengono espulse
→ ricompare l’outside.
24. Il problema della Cina
Anche se l’articolo non è dedicato alla Cina, per il nostro corpus è estremamente importante.
Perché ci fornisce un criterio teorico per giudicare la categoria “socialismo di mercato”.
Secondo Patnaik:
se le imprese, indipendentemente dalla loro proprietà, sono sottoposte integralmente alla competizione di mercato, vengono riprodotti elementi capitalistici fondamentali.
Questa posizione dovrà essere messa a confronto con:
- Bonali, sulla transizione al socialismo in Cina;
- John Ross, sullo sviluppo tecnologico cinese;
- Formenti, sulla Cina e il superamento dell’eurocentrismo.
È un confronto che può diventare molto importante.
25. Un punto teorico decisivo per 42R-Semantic
Abbiamo ora due significati differenti di:
“socialismo di mercato”
Uso descrittivo
economia socialista che utilizza il mercato.
Uso critico di Patnaik
sistema nel quale le unità produttive competono attraverso il mercato e quindi riproducono elementi capitalistici.
Quindi il nostro Authority File dovrebbe non trattare “socialismo di mercato” come termine univoco.
Dovremmo registrare:
Termine: Socialismo di mercato
Tipo: termine controverso/polivalente
Nota d’ambito: utilizzato con significati differenti da diverse correnti teoriche.
Questo è esattamente il tipo di problema per cui serve un Authority file ragionato e non un semplice elenco di parole.
26. Classificazione disciplinare
Principali
- Economia politica
- Teoria marxista
- Economia del lavoro
- Teoria dei modi di produzione
- Teoria del socialismo
Secondarie
- Storia economica
- Politica economica
- Economia keynesiana
- Economia neoclassica
- Sociologia del lavoro
- Teoria dello Stato sociale.
27. Ambito geografico
Il testo è teorico e generale.
Ambito primario:
- sistema capitalistico mondiale.
Casi storici:
- URSS
- Europa orientale
- Jugoslavia
- Francia.
Riferimento teorico/geografico implicito:
- economie capitalistiche avanzate.
28. Periodizzazione
XIX secolo
- Marx
- Engels
- Ricardo
- sviluppo della teoria classica.
XX secolo
- Walras
- Keynes
- URSS
- Europa orientale
- Jugoslavia.
Età contemporanea
- neoliberismo
- crisi del welfare capitalism
- discussione contemporanea sul socialismo.
29. Entità principali
Autori
- Prabhat Patnaik
- Karl Marx
- Friedrich Engels
- David Ricardo
- Léon Walras
- John Maynard Keynes.
Stati/esperienze
- Unione Sovietica
- Jugoslavia
- Francia
- economie socialiste dell’Europa orientale.
Concetti/istituzioni teoriche
- Marxismo
- economia neoclassica
- economia classica
- welfare state
- market socialism.
30. Concetti fondamentali
Nucleo A — definizione del socialismo
- Socialismo
- proprietà sociale
- proprietà comune
- mezzi di produzione
- cooperazione
- comunità
- classe capitalistica
- piena occupazione
- assenza di disoccupazione.
Nucleo B — capitalismo
- Capitalismo
- competizione
- proprietà privata
- accumulazione
- centralizzazione del capitale
- capitale
- forza-lavoro
- plusvalore
- disoccupazione
- riserva di lavoro
- disciplina del lavoro.
Nucleo C — teoria economica
- Economia marxista
- economia walrasiana
- equilibrio generale
- economia classica
- economia keynesiana
- welfare capitalism
- market socialism.
31. Thesaurus provvisorio
SOCIALISMO
BT: Sistema sociale / modo di produzione — da definire nell’architettura generale.
NT:
- Socialismo storico
- Socialismo sovietico
- Socialismo di mercato — termine controverso.
RT:
- Proprietà comune
- Cooperazione
- Piena occupazione
- Pianificazione
- Mezzi di produzione
- Classe capitalistica
- Modi di produzione.
CAPITALISMO
NT:
- Capitalismo neoliberista
- Welfare capitalism.
RT:
- Competizione
- Accumulazione
- Riserva di lavoro
- Disoccupazione
- Plusvalore
- Centralizzazione del capitale
- Disciplina del lavoro.
RISERVA DI LAVORO
UF: Esercito industriale di riserva — da verificare come relazione di equivalenza nel sistema definitivo.
RT:
- Disoccupazione
- Salari
- Disciplina del lavoro
- Plusvalore
- Potere del capitale
- Competizione.
PIENA OCCUPAZIONE
RT:
- Socialismo
- Welfare state
- Keynesianismo
- Potere contrattuale dei lavoratori
- Riserva di lavoro.
32. Rete semantica fondamentale
Questo testo permette una rappresentazione molto compatta:
CAPITALISMO
│
▼
COMPETIZIONE
│
├──────────────┐
▼ ▼
CAPITALISTI LAVORATORI
│ │
▼ ▼
ACCUMULAZIONE FORZA-LAVORO
│ │
▼ ▼
SELEZIONE LICENZIAMENTO
│ │
▼ ▼
CENTRALIZZAZIONE RISERVA DI LAVORO
│ │
└───────┬──────┘
▼
POTERE DEL CAPITALE
│
▼
DISCIPLINA DEL LAVORO
Contrapposta a:
SOCIALISMO
│
▼
PROPRIETÀ COMUNE
│
▼
COOPERAZIONE
│
▼
COMUNITÀ DEI PRODUTTORI
│
▼
PIENA OCCUPAZIONE
│
▼
ASSENZA DELL'“OUTSIDE”
│
▼
MOTIVAZIONE SOCIALE DEL LAVORO
Questa è naturalmente una nostra rappresentazione analitica, non uno schema presente nell’articolo.
33. Il concetto di “outside” come possibile nuovo termine 42R
A questo punto farei una proposta concreta.
Potremmo introdurre nel nostro lessico concettuale interno:
OUTSIDE ECONOMICO
Definizione provvisoria:
Posizione sociale costituita dai soggetti espulsi dal processo produttivo capitalistico e mantenuti come riserva di lavoro; nella teoria di Patnaik, componente strutturale del capitalismo.
Relazioni:
- riserva di lavoro;
- disoccupazione;
- disciplina del lavoro;
- potere del capitale;
- salari;
- plusvalore.
Questo sarebbe un ottimo esempio di concetto derivato da un autore, che non necessariamente deve diventare un descrittore bibliografico BNCF/SBN.
Ed è proprio qui che 42R-Semantic potrebbe distinguersi da un soggettario tradizionale.
34. Confronto con Patnaik, Neo-liberalism and the Intelligentsia
I due testi sono quasi complementari.
Neo-liberalism and the Intelligentsia
neoliberismo
→ disoccupazione/stagnazione
→ trasformazione dell’intellighenzia
→ perdita dell’anti-imperialismo
→ neofascismo.
What is Socialism?
capitalismo
→ competizione
→ riserva di lavoro
→ disciplina
→ potere del capitale.
Quindi il secondo articolo fornisce la teoria strutturale che sostiene alcune delle conclusioni del primo.
Questo è un ottimo esempio di:
rete semantica intra-autore.
35. Confronto con John Ross
Il collegamento con l’articolo sulla Cina è particolarmente interessante.
Ross
socialismo con caratteristiche cinesi
→ investimento
→ R&S
→ sviluppo delle forze produttive
→ tecnologia.
Patnaik
socialismo
→ cooperazione
→ proprietà comune
→ piena occupazione
→ assenza di competizione generalizzata.
Quindi emerge una questione teorica:
lo sviluppo delle forze produttive attraverso il mercato competitivo è compatibile con la definizione di socialismo proposta da Patnaik?
Questa non è una domanda a cui dobbiamo rispondere noi nell’indicizzazione.
È invece una relazione critica intertestuale che il sistema dovrebbe poter rendere visibile.
36. Confronto con Bonali
Qui la questione diventa ancora più interessante.
Bonali analizza:
Cina e transizione al socialismo.
Patnaik fornisce:
un criterio teorico per distinguere socialismo da capitalismo.
Ross fornisce:
un’analisi dello sviluppo delle forze produttive cinesi.
Potremmo quindi costruire un triangolo:
BONALI
→ transizione
ROSS
→ forze produttive / tecnologia
PATNAIK
→ definizione del socialismo.
Questo è esattamente il tipo di rete semantica interdocumentale che il progetto 42R-Semantic dovrebbe cercare di produrre.
37. Confronto con Formenti
Anche qui:
Formenti
critica il marxismo occidentale per la sua difficoltà a comprendere esperienze storiche non occidentali.
Patnaik
propone una definizione teorica del socialismo basata su:
- cooperazione;
- piena occupazione;
- proprietà comune;
- superamento della competizione.
Sono due approcci diversi ma entrambi cercano di tornare ai fondamenti del marxismo, invece di assumere categorie correnti come già definite.
38. 10 punti chiave
- La proprietà statale dei mezzi di produzione non è sufficiente a definire il socialismo.
- Il socialismo si fonda sulla cooperazione, mentre il capitalismo si fonda sulla competizione.
- La proprietà comune è necessaria perché rende possibile la cooperazione.
- Il capitalismo deve essere concepito come sistema costituito da un “inside” e da un “outside”.
- L’“outside” è costituito dalla riserva di lavoro e dalla disoccupazione.
- La disoccupazione svolge una funzione disciplinare nei confronti dei lavoratori.
- Il capitalismo è quindi strutturalmente un sistema “punitivo”.
- Il welfare capitalism può attenuare ma non eliminare questo meccanismo.
- Il socialismo deve essere caratterizzato dalla piena occupazione e dall’assenza di un “outside”.
- Il socialismo può utilizzare il mercato, ma non può fondarsi sulla competizione generalizzata fra unità produttive. (networkideas.org)
39. Valutazione critica
Punti di forza
1. Definizione strutturale del socialismo
Patnaik evita di ridurre il socialismo a una forma giuridica di proprietà.
2. Recupero della categoria marxiana della riserva di lavoro
La disoccupazione viene riportata al centro dell’analisi del capitalismo.
3. Collegamento fra economia e potere
Il mercato del lavoro non viene considerato soltanto come luogo di formazione del salario, ma come meccanismo di potere.
4. Distinzione mercato/socialismo
L’articolo evita la semplicistica equazione:
socialismo = abolizione del mercato.
5. Critica simultanea di capitalismo e socialismo di mercato
Patnaik cerca una terza configurazione:
uso del mercato senza subordinazione della società alla competizione di mercato.
40. Criticità
Qui è importante registrare alcune questioni come problemi teorici aperti, non come errori.
A. Piena occupazione come criterio sufficiente?
Patnaik considera la piena occupazione una caratteristica necessaria del socialismo.
Ma rimane da chiarire se sia anche sufficiente.
Un’economia potrebbe avere piena occupazione e contemporaneamente conservare:
- gerarchie;
- disuguaglianze;
- autoritarismo;
- coercizione politica.
Quindi il criterio richiede probabilmente ulteriori dimensioni.
B. Motivazione sociale del lavoro
L’idea che il lavoratore socialista lavori per autorealizzazione e appartenenza comunitaria è teoricamente forte ma empiricamente difficile da dimostrare.
C. Mercato e competizione
L’articolo distingue correttamente fra uso del mercato e competizione generalizzata, ma rimane aperto il problema di quanto mercato possa essere utilizzato senza ricostituire rapporti capitalistici.
D. Esperienze storiche
La valutazione delle economie sovietiche ed est-europee attraverso la sola categoria della piena occupazione è illuminante ma non esaurisce la complessità delle loro strutture economiche e politiche.
41. Rilevanza per 42R-Semantic
Questo testo è molto importante per il progetto, ma per una ragione diversa da Ross.
Ross è soprattutto un:
documento sulle relazioni economico-strutturali dello sviluppo.
Patnaik è:
un documento di definizione concettuale.
E questo ci serve moltissimo.
Il testo permette di estrarre criteri necessari per distinguere concetti vicini ma non equivalenti:
- proprietà statale ≠ socialismo;
- mercato ≠ capitalismo;
- uso del mercato ≠ competizione generalizzata;
- welfare ≠ socialismo;
- piena occupazione ≠ semplice politica occupazionale;
- socializzazione ≠ nazionalizzazione.
Queste distinzioni dovrebbero entrare nella nostra futura Authority File concettuale.
42. Valutazione complessiva
| Indicatore | Valutazione |
|---|---|
| Densità concettuale | Eccezionalmente alta |
| Utilità per Authority File | Eccezionalmente alta |
| Utilità per thesaurus | Eccezionalmente alta |
| Utilità per classificazione | Molto alta |
| Rete semantica | Eccezionalmente alta |
| Definizioni concettuali | Eccezionalmente alta |
| Relazioni causali | Molto alta |
| Marxismo teorico | Eccezionalmente alta |
| Socialismo | Eccezionalmente alta |
| Collegamento con Cina | Molto alto |
| Collegamento con Bonali | Diretto |
| Collegamento con Ross | Diretto ma problematico |
| Collegamento con Patnaik precedente | Direttissimo |
Una considerazione che ritengo importante
Con questo T15 abbiamo qualcosa che mancava ancora abbastanza chiaramente nel corpus: un testo che definisce esplicitamente un concetto-vertice, cioè socialismo, e lo definisce attraverso una serie di condizioni necessarie, caratteristiche distintive e relazioni oppositive.
Perciò lo conserverei nel corpus non soltanto come:
T15 — Socialismo
ma anche come:
DOCUMENTO-DEFINIZIONE
da utilizzare successivamente per verificare come il nostro sistema tratta i concetti contestati o teoricamente polisemici.
E qui vedo emergere una distinzione molto utile per il progetto:
SOGGETTARIO → Socialismo
THESAURUS → Socialismo ↔ capitalismo ↔ cooperazione ↔ proprietà comune ↔ piena occupazione
AUTHORITY FILE → “Socialismo” secondo Patnaik / secondo Bonali / secondo Ross / secondo altri autori
RETE SEMANTICA → quale relazione esiste fra queste diverse definizioni?
È, a mio avviso, un esempio molto concreto di ciò che nel documento ufficiale 42R-Semantic avevamo indicato come necessità di combinare thesaurus, authority file e rete semantica, anziché cercare di far svolgere a un unico strumento tutte e tre le funzioni. (networkideas.org)
