Il paradigma dell’IA e la nuova lotta di classe /Andrea Fumagalli

L’intelligenza artificiale generativa non rappresenta soltanto una nuova tecnologia produttiva: secondo Andrea Fumagalli, sta trasformando il rapporto tra capitale, lavoro e conoscenza, estendendo i processi di sfruttamento all’intera vita sociale. Da qui la necessità di ripensare l’organizzazione sindacale e le forme del conflitto di classe.

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Analisi by ChatGPT 1-11-26

1. Premessa

  • L’IA generativa come possibile nuovo paradigma tecnologico, caratterizzato dall’ibridazione tra umano e macchinico.
  • La piattaforma digitale come dispositivo organizzatore della produzione, del consumo e dello scambio.
  • L’appropriazione capitalistica della conoscenza collettiva, dei dati e delle attività degli utenti.
  • La trasformazione della composizione tecnica e politica del lavoro.
  • L’estensione del controllo capitalistico dalla prestazione lavorativa alla vita quotidiana.
  • La sorveglianza predittiva come nuova forma di controllo sociale e possibile strumento repressivo.
  • La vulnerabilità crescente del lavoro cognitivo e delle professioni intellettuali.
  • La necessità di un nuovo modello di organizzazione sindacale: il bio-sindacato.

2. Scheda bibliografica

Autore: Andrea Fumagalli.
Titolo: Il paradigma dell’IA e la nuova lotta di classe.
Pubblicazione: Sinistrainrete, 1 novembre 2026.
Prima pubblicazione: Effimera, 1 novembre 2026.
Fonte: Effimera.
URL:
https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/33910-andrea-fumagalli-il-paradigma-dell-ia-e-la-nuova-lotta-di-classe.html
Tipologia documentaria: saggio breve di analisi politico-economica e sociale.
Ambito disciplinare: economia politica; sociologia del lavoro; teoria critica del capitalismo; studi sull’intelligenza artificiale; relazioni industriali; teoria dei movimenti sociali.
Contesto editoriale: materiali del Seminario sull’IA, n. 08.
Nota dell’autore: l’articolo dichiara di non aver usufruito di supporto dell’intelligenza artificiale.

Riferimenti bibliografici citati nel testo:

  • Raniero Panzieri, «Sull’uso capitalistico delle macchine nel neocapitalismo», Quaderni Rossi, n. 1, 1961, pp. 53-72.
  • Andrea Fumagalli, «Per una teoria del valore-rete: big data e processi di sussunzione», in D. Gambetta (a cura di), Datacrazia. Politica, cultura algoritmica e conflitti al tempo dei big data, D Editore, Ladispoli, 2018, pp. 46-69.
  • Shoshana Zuboff, Il capitalismo della sorveglianza, Luiss University Press, Roma, 2019.
  • Renato Curcio, Cybercrazia, Sensibili alle foglie, Roma, 2026.
  • Anton Korinek, Charles I. Jones, S. Sacher, T. Cotter e P. McCrory, Economic Scenarios for Transformative AI, Working Paper n. 2026-02, The Anthropic Institute, San Francisco, 2026.

3. Abstract

Il saggio di Andrea Fumagalli affronta l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa sulla struttura del capitalismo contemporaneo e sulle possibilità di organizzazione del conflitto sociale. La tesi centrale è che l’IA non costituisca semplicemente un’ulteriore fase dell’automazione informatica, ma concorra alla formazione di un nuovo paradigma tecnologico, nel quale si modifica profondamente il rapporto tra attività umana e sistema macchinico.

Le piattaforme digitali e gli algoritmi non si limitano a coordinare lo scambio e a rendere più produttiva l’attività lavorativa: organizzano direttamente processi di produzione, consumo, comunicazione e relazione sociale. La conoscenza umana, i dati personali e le attività degli utenti diventano risorse appropriabili e valorizzabili dalle imprese tecnologiche. In questo quadro, la produzione di valore non è più riconducibile esclusivamente al lavoro salariato riconosciuto e remunerato.

L’autore individua due dimensioni fondamentali del nuovo conflitto di classe: la sorveglianza predittiva, che può anticipare e condizionare i comportamenti individuali, e lo sfruttamento, che investe una filiera produttiva dell’IA caratterizzata da profonde gerarchie, precarietà e dispersione geografica. A essere coinvolti non sono soltanto i lavoratori direttamente impiegati nella produzione tecnologica, ma anche gli utenti delle piattaforme e le diverse forme di attività cognitiva e relazionale.

L’IA generativa, inoltre, mette in discussione la relativa protezione di cui avevano goduto le professioni intellettuali durante le precedenti trasformazioni tecnologiche. Le capacità di scrittura, analisi, gestione, consulenza e organizzazione possono essere parzialmente automatizzate o sostituite da sistemi algoritmici.

Da queste trasformazioni Fumagalli ricava la necessità di superare il perimetro del sindacalismo tradizionale. Propone il bio-sindacato, un’organizzazione capace di rappresentare non soltanto il lavoratore salariato, ma la vita sociale nella sua interezza, in quanto coinvolta nei processi di produzione e valorizzazione capitalistica. Il reddito di base incondizionato, il welfare, la difesa delle libertà individuali e l’accesso ai beni comuni diventano così componenti di una nuova strategia di emancipazione.

4. Analisi per punti

4.1. La questione del nuovo paradigma tecnologico

Fumagalli apre il saggio ponendo una questione teorica: l’intelligenza artificiale generativa determina effettivamente la nascita di un nuovo paradigma tecnologico?

Per rispondere, richiama una definizione che considera necessario il concorso di innovazioni radicali in tre ambiti:

  • Innovazione di processo: trasformazione delle modalità con cui si produce.
  • Innovazione di prodotto: trasformazione dei beni e servizi e delle abitudini di consumo.
  • Innovazione organizzativa: trasformazione delle forme di organizzazione del lavoro e della produzione.

L’autore intende verificare se l’IA generativa soddisfi queste condizioni e, soprattutto, quali conseguenze produca sull’organizzazione della forza lavoro e sulla lotta di classe.

Il riferimento storico è il passaggio dal modello dell’operaio di mestiere all’operaio massa, determinato dall’affermazione della grande fabbrica fordista. Quel cambiamento aveva imposto una trasformazione delle forme di rappresentanza e organizzazione sindacale. Analogamente, il nuovo paradigma tecnologico richiederebbe oggi una revisione delle forme del conflitto.

L’autore precisa che il contributo ha carattere esplorativo: presenta fatti e ipotesi di lavoro destinati a essere approfonditi attraverso successive attività di ricerca e conricerca.

4.2. IA e trasformazione del rapporto capitale-lavoro

Il secondo passaggio riguarda la modificazione del rapporto tra macchina e lavoro.

Fumagalli riprende la critica di Raniero Panzieri all’uso capitalistico delle macchine: il progresso tecnologico non è neutrale, perché il suo impiego concreto è subordinato alle esigenze di valorizzazione del capitale e all’incremento dello sfruttamento.

Nelle precedenti trasformazioni industriali, tuttavia, permaneva una separazione relativamente definita tra elemento umano ed elemento macchinico.

Con le nuove tecnologie algoritmiche questa distinzione tende a diventare meno netta. L’autore descrive il fenomeno attraverso due processi complementari:

  • il divenire macchinico dell’umano, ossia l’adattamento delle attività e dei comportamenti umani alle logiche dei sistemi tecnologici;
  • il divenire umano della macchina, ossia l’acquisizione da parte dei sistemi tecnologici di capacità linguistiche, cognitive e operative che intervengono direttamente nei processi organizzativi.

L’ibridazione tra uomo e macchina modifica quindi le condizioni nelle quali si realizza la subordinazione del lavoro al capitale.

4.3. Dall’ICT alle piattaforme digitali

Fumagalli distingue tre passaggi storici.

a. Informatizzazione e automazione

Il paradigma ICT ha trasformato le prestazioni lavorative, aumentando il peso delle capacità cognitive e relazionali. Tuttavia, il rapporto tra lavoratore e macchina rimaneva fondamentalmente distinto.

b. Piattaforme digitali

Con la diffusione delle piattaforme si verifica un cambiamento organizzativo più profondo. La piattaforma diventa un terzo soggetto che interviene nello scambio, organizzando contemporaneamente domanda e offerta, produzione e consumo.

Il confine tra produttore e consumatore diventa più incerto. Si afferma la figura del prosumer, cioè del produttore-consumatore.

Questa trasformazione non comporta però una maggiore sovranità del consumatore: tanto il produttore quanto il consumatore risultano condizionati e diretti dai dispositivi algoritmici.

c. IA generativa

L’IA accelera ulteriormente il processo di ibridazione, trasformando il sistema macchinico in un insieme integrato di elementi tecnologici, umani, sociali e semiotici.

La macchina non è più considerata soltanto uno strumento esterno al lavoro: diventa parte di un sistema complesso che organizza e orienta l’attività produttiva.

4.4. Dalla Business Intelligence all’IA generativa

L’autore distingue la gestione aziendale dei dati, propria della Business Intelligence, dalle nuove capacità dell’intelligenza artificiale generativa.

La Business Intelligence raccoglie e organizza i dati aziendali, li sottopone a processi di pulizia, validazione, elaborazione e analisi e li utilizza per sostenere le decisioni strategiche e operative.

Secondo Fumagalli, questo processo trasforma il valore d’uso contenuto nel dato grezzo in valore di scambio per l’impresa che ne controlla l’utilizzo. È il processo che viene ricondotto alla teoria del valore-dato e alla valorizzazione economica delle informazioni.

L’IA generativa compie un salto ulteriore: non si limita a elaborare dati e produrre informazioni, ma genera nuovi contenuti e sviluppa capacità analitiche e prescrittive.

Il processo viene descritto attraverso tre fasi:

  1. Training: acquisizione e analisi di grandi quantità di dati, attraverso le quali il modello individua regolarità e relazioni statistiche.
  2. Prompt: formulazione della richiesta da parte dell’utente.
  3. Generazione dell’output: produzione del risultato attraverso il funzionamento del modello, basato sulla previsione progressiva degli elementi successivi.

Fumagalli sottolinea la dipendenza dei modelli linguistici dalla conoscenza umana, sia nella fase di pre-addestramento sia in quella di perfezionamento mediante supervisione umana.

La conoscenza collettiva costituisce quindi la base materiale e cognitiva sulla quale si sviluppa il sistema generativo.

4.5. Il nuovo conflitto di classe: sorveglianza e sfruttamento

La terza parte del saggio individua due livelli strettamente collegati del conflitto di classe nell’epoca dell’IA:

  • sorveglianza predittiva e repressione;
  • sfruttamento e trasformazione delle condizioni lavorative.

Il primo livello riguarda la possibilità che i sistemi algoritmici non si limitino a registrare comportamenti già avvenuti, ma siano in grado di prevedere comportamenti futuri.

Richiamando Shoshana Zuboff, Fumagalli distingue il controllo esercitato dal capitalismo della sorveglianza dalla nuova possibilità di anticipazione algoritmica.

La sorveglianza predittiva può consentire interventi preventivi su comportamenti ancora non realizzati. Il rischio individuato dall’autore è quello di una repressione anticipata delle intenzioni, con conseguenze per le libertà individuali, l’autorganizzazione e la possibilità stessa di esercitare il conflitto sociale.

Il riferimento a Renato Curcio e al concetto di cybercrazia introduce la dimensione politica della questione: il potere delle grandi imprese tecnologiche e dei sistemi algoritmici può assumere una funzione di controllo sempre più estesa sulla società.

Da qui la necessità di includere la difesa delle libertà democratiche nell’agenda sindacale.

4.6. La nuova composizione tecnica del lavoro nella filiera dell’IA

Fumagalli descrive la filiera produttiva dell’intelligenza artificiale come una struttura gerarchica, articolata in diversi livelli.

La base materiale e immateriale

Alla base si trovano due gruppi di lavoratori:

  • i minatori, impegnati nell’estrazione dei metalli e delle terre rare necessari alla produzione dei microchip;
  • i clickworker, impegnati nell’addestramento e nel perfezionamento degli algoritmi attraverso attività di classificazione, valutazione e trattamento dei dati.

I primi costituiscono la base materiale dell’infrastruttura tecnologica; i secondi contribuiscono alla sua componente cognitiva e immateriale.

Il livello infrastrutturale

Un secondo livello comprende:

  • lavoratori dei data center;
  • addetti alla gestione e conservazione dei dati;
  • lavoratori impegnati nella classificazione e organizzazione delle informazioni.

Si tratta di attività indispensabili al funzionamento delle infrastrutture digitali, ma spesso caratterizzate da condizioni di lavoro eterogenee.

Il vertice tecnologico

Al livello superiore si collocano data scientist e ingegneri, che progettano, sviluppano e gestiscono l’evoluzione dei sistemi algoritmici.

La struttura complessiva presenta una forte gerarchizzazione e una marcata segmentazione professionale. Con l’eccezione del vertice progettuale, l’autore segnala diffuse condizioni di precarietà, cottimo, individualizzazione e dispersione geografica.

4.7. Il prosumer e l’appropriazione della conoscenza collettiva

Uno dei passaggi più rilevanti del saggio riguarda l’estensione della filiera produttiva dell’IA oltre i confini dell’impresa e del lavoro salariato.

Fumagalli sostiene che il patrimonio di conoscenze prodotto storicamente dall’umanità viene incorporato nei sistemi di intelligenza artificiale e trasformato in una risorsa economica controllata dalle piattaforme.

L’autore interpreta questo processo come una forma di appropriazione capitalistica della conoscenza collettiva, favorita dall’uso asimmetrico dei diritti di proprietà intellettuale: il sapere delle imprese viene protetto, mentre dati e informazioni prodotti dagli individui circolano e possono essere acquisiti dalle piattaforme.

In questo quadro, la categoria del prosumer assume un significato nuovo.

Gli utenti, attraverso le attività di comunicazione, ricerca, interazione e partecipazione alle piattaforme, forniscono dati e contenuti che possono essere incorporati nei processi di valorizzazione.

La produzione di valore si estende quindi a una moltitudine di soggetti che non sono riconosciuti come lavoratori e non ricevono una remunerazione per queste attività.

Fumagalli definisce questa trasformazione come passaggio dalla composizione tecnica del lavoro alla composizione tecnica e politica della vita.

4.8. L’IA e la crisi delle professioni cognitive

L’autore affronta quindi gli effetti dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro.

A questo proposito richiama lo studio Economic Scenarios for Transformative AI dell’Anthropic Institute, che considera uno scenario estremo per l’economia statunitense nel quale la quota del lavoro sul reddito scenderebbe dal 60% al 45%, mentre i guadagni di produttività sarebbero interamente appropriati dal capitale.

Fumagalli utilizza questo riferimento per criticare l’approccio economico che considera la disoccupazione tecnologica un fenomeno temporaneo, destinato a essere compensato dalla riallocazione della forza lavoro.

Richiama quindi le precedenti rivoluzioni tecnologiche: il taylorismo e il fordismo avevano trovato forme di compensazione nell’espansione dei beni durevoli e dei mercati di massa; il paradigma ICT aveva favorito lo sviluppo di nuove attività nei servizi.

La situazione attuale sarebbe diversa perché l’IA generativa investe proprio quelle professioni cognitive che erano state relativamente protette dalle precedenti innovazioni informatiche.

Tra le attività esposte alla sostituzione o alla riorganizzazione algoritmica vengono indicate:

  • consulenza e gestione;
  • attività manageriali e amministrative;
  • libere professioni;
  • scrittura e produzione di contenuti;
  • traduzione;
  • formazione e comunicazione;
  • attività di coordinamento e organizzazione;
  • servizi pubblici e professioni intellettuali.

La differenza rispetto al paradigma ICT consiste nel fatto che l’IA interviene direttamente sulle capacità cognitive, linguistiche e relazionali.

Inoltre, secondo l’autore, il carattere prevalentemente organizzativo e di processo dell’innovazione generativa limita la possibilità che essa produca un’espansione compensativa dell’occupazione attraverso nuovi prodotti e nuovi mercati.

4.9. La trasformazione del controllo del lavoro

L’IA non si limita a sostituire alcune mansioni: può modificare direttamente l’organizzazione del lavoro.

Fumagalli richiama l’esempio della logistica e della gestione dei magazzini, dove i sistemi algoritmici possono intervenire sulla turnazione, sugli orari, sulla distribuzione dei compiti e sui tempi di lavoro.

Il confronto con il taylorismo è significativo:

  • il modello taylorista disciplinava il lavoro attraverso la scomposizione delle mansioni, la postura e il controllo dei corpi;
  • il sistema algoritmico può intervenire sulla distribuzione dei compiti, sulle relazioni e sui tempi, organizzando una sorta di catena di montaggio intangibile.

L’innovazione tecnologica si presenta dunque come innovazione organizzativa e, contemporaneamente, come innovazione di processo.

4.10. Dal sindacalismo tradizionale al bio-sindacato

Nell’ultima parte Fumagalli affronta le conseguenze politiche e sindacali delle trasformazioni descritte.

La difesa dei posti di lavoro e la richiesta di piani industriali alle imprese non sono considerate sufficienti. Si tratta di strumenti difensivi che non incidono sulle cause strutturali della trasformazione.

L’autore ritiene che il sindacato debba ampliare il proprio campo d’intervento, superando i confini tradizionali del rapporto di lavoro.

La precarietà, infatti, non riguarda soltanto il contratto e la condizione occupazionale: si accompagna alla crescente appropriazione gratuita delle attività umane e della conoscenza sociale.

La vita quotidiana diventa parte integrante dei processi di produzione del valore.

Da qui la proposta del bio-sindacato, un’organizzazione che si occupi non soltanto del lavoro remunerato, ma anche delle attività non riconosciute, dei diritti individuali, della libertà di autodeterminazione e delle condizioni materiali dell’esistenza.

Il concetto di bio-sindacato rappresenta quindi un tentativo di ridefinire il soggetto della rappresentanza sindacale: non più esclusivamente il lavoratore salariato, ma l’insieme dei soggetti coinvolti, direttamente o indirettamente, nei processi di valorizzazione capitalistica.

4.11. Reddito di base incondizionato e welfare

La proposta del reddito di base incondizionato costituisce uno degli esiti politici più importanti del ragionamento.

Fumagalli lo considera un reddito primario, non una misura assistenziale, perché dovrebbe riconoscere la produttività sociale della vita che il capitale incorpora e utilizza senza necessariamente remunerarla.

Il finanziamento dovrebbe avvenire attraverso un fondo collettivo alimentato dalla redistribuzione del reddito dalle fasce più ricche della popolazione.

La misura dovrebbe perseguire due obiettivi:

  • consentire una maggiore autonomia rispetto al lavoro salariato e alle sue forme tradizionali;
  • garantire la possibilità effettiva di scegliere la propria attività lavorativa e autodeterminare la propria esistenza.

Il reddito di base si inserisce così in una concezione più ampia del welfare, che comprende accesso ai servizi sociali, beni comuni, sostenibilità ambientale, diritti di cittadinanza, lavoro e inclusione dei migranti.

4.12. Il significato politico del bio-sindacalismo

La conclusione dell’autore è che la trasformazione tecnologica richiede un cambiamento radicale delle forme di organizzazione e di lotta.

Il sindacato deve affiancare alla difesa dell’occupazione una capacità propositiva, che investa l’intera organizzazione sociale e le condizioni di riproduzione della vita.

Il bio-sindacato non è quindi concepito come una semplice estensione delle competenze del sindacato tradizionale, ma come un progetto politico di trasformazione dei rapporti sociali.

La sua dimensione rivoluzionaria deriva dalla volontà di contrastare il potere delle grandi imprese tecnologiche e di rivendicare il controllo collettivo sulle risorse, sulle conoscenze e sulle attività che concorrono alla produzione della ricchezza.

5. Dizionario dei termini, dei concetti e degli autori

5.1. Termini e concetti

Intelligenza artificiale generativa (GenAI)
Tecnologia capace di produrre nuovi contenuti, quali testi, immagini e altri materiali, elaborando regolarità statistiche individuate in grandi insiemi di dati.

Nuovo paradigma tecnologico
Configurazione storica nella quale innovazioni di processo, prodotto e organizzazione si combinano trasformando il sistema produttivo e i rapporti sociali.

Uso capitalistico delle macchine
Concetto sviluppato da Raniero Panzieri per indicare che la tecnologia non è neutrale: il suo impiego è condizionato dai rapporti capitalistici di produzione e dalle esigenze di valorizzazione.

Sistema macchinico
Insieme integrato di elementi umani, tecnologici, sociali e semiotici che concorrono a un unico processo di funzionamento e organizzazione.

Ibridazione umano-macchinica
Processo attraverso il quale le attività umane e quelle delle macchine diventano sempre più interdipendenti e integrate.

Divenire macchinico dell’umano
Adattamento delle attività e dei comportamenti umani alle logiche operative e organizzative delle macchine e degli algoritmi.

Divenire umano della macchina
Attribuzione ai sistemi tecnologici di capacità operative, linguistiche e cognitive che intervengono direttamente nell’organizzazione dei processi produttivi.

ICT (Information and Communication Technology)
Insieme delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione che hanno trasformato i processi produttivi, organizzativi e relazionali.

Piattaforma digitale
Dispositivo tecnologico e organizzativo che coordina e controlla le relazioni tra produttori, consumatori e altri soggetti, intervenendo nella produzione e nello scambio.

Prosumer
Figura che combina le funzioni di produttore e consumatore. Nel testo indica soprattutto l’utente che, attraverso la propria attività sulle piattaforme, contribuisce alla produzione di dati e contenuti utilizzabili economicamente.

Business Intelligence
Insieme di metodi, strumenti e processi per raccogliere, organizzare e analizzare i dati aziendali a supporto delle decisioni e della valorizzazione economica.

Data mining
Processo di analisi dei dati volto a individuare regolarità, relazioni e informazioni utili ai processi decisionali.

Valore-dato
Concetto utilizzato per descrivere la trasformazione dei dati prodotti dalle attività umane in risorse dotate di valore economico per le imprese che ne controllano l’utilizzo.

LLM (Large Language Model)
Modello linguistico di grandi dimensioni, addestrato su vasti insiemi di dati testuali e capace di generare sequenze linguistiche attraverso la previsione degli elementi successivi.

Training
Fase di addestramento del modello attraverso l’elaborazione di grandi quantità di dati.

Fine tuning
Fase di perfezionamento del modello attraverso ulteriori procedure di addestramento e supervisione.

Prompt
Istruzione o richiesta fornita dall’utente al sistema generativo.

Sorveglianza predittiva
Utilizzo di sistemi algoritmici per prevedere comportamenti futuri e orientare interventi di controllo o prevenzione.

Capitalismo della sorveglianza
Forma di capitalismo nella quale la raccolta, l’elaborazione e l’utilizzo dei dati relativi ai comportamenti umani assumono una funzione centrale nei processi di accumulazione e controllo.

Cybercrazia
Concetto richiamato da Renato Curcio per indicare una forma di potere e controllo sociale esercitata attraverso la tecnologia e la concentrazione del potere nelle tecno-oligarchie.

Clickworker
Lavoratore che svolge attività digitali, spesso frammentate e remunerate a cottimo, necessarie all’addestramento, alla classificazione e alla verifica dei sistemi algoritmici.

Data center
Infrastrutture fisiche destinate all’elaborazione, alla conservazione e alla gestione di grandi quantità di dati.

Data scientist
Professionista specializzato nell’analisi dei dati e nello sviluppo di modelli e strumenti computazionali.

Composizione tecnica del lavoro
Configurazione delle figure professionali, delle competenze, delle mansioni e delle relazioni che caratterizzano un determinato processo produttivo.

Composizione politica del lavoro
Dimensione che riguarda la capacità dei lavoratori di riconoscersi come soggetto collettivo, organizzarsi e sviluppare forme di conflitto e rappresentanza.

Composizione tecnica e politica della vita
Estensione delle categorie precedenti all’insieme delle attività sociali e delle esperienze individuali che concorrono, secondo l’autore, alla produzione e valorizzazione capitalistica.

Capitalismo cognitivo
Configurazione del capitalismo nella quale conoscenza, informazione, capacità cognitive e relazionali assumono un ruolo crescente nei processi produttivi e di accumulazione.

Capitalismo bio-cognitivo
Espressione utilizzata nel testo per indicare un capitalismo che incorpora e valorizza contemporaneamente capacità cognitive, relazioni, dati e attività della vita sociale.

Sussunzione della vita
Processo attraverso il quale il capitale incorpora nella propria logica di valorizzazione attività, conoscenze, relazioni e tempi di vita che oltrepassano il lavoro salariato.

Plusvalore assoluto
Categoria marxiana riferita all’incremento del plusvalore attraverso l’estensione del tempo di lavoro o l’aumento del lavoro non pagato. Fumagalli ne propone un’estensione interpretativa al saccheggio gratuito della conoscenza e delle attività sociali.

Plusvalore relativo
Categoria marxiana riferita all’incremento del plusvalore attraverso l’aumento della produttività e la riduzione del tempo di lavoro necessario.

Bio-sindacato
Proposta di organizzazione sindacale che estende la rappresentanza oltre il rapporto di lavoro salariato, includendo le attività sociali, la vita quotidiana, i diritti, la libertà e le condizioni di riproduzione dell’esistenza.

Reddito di base incondizionato
Reddito riconosciuto indipendentemente dalla condizione occupazionale e da obblighi di partecipazione al mercato del lavoro. Nel testo è concepito come remunerazione della produttività sociale della vita e strumento di autodeterminazione.

Welfare
Sistema di protezione sociale e di accesso ai servizi e ai beni necessari alla riproduzione e al benessere della collettività.

Conricerca
Metodo di indagine che valorizza la partecipazione diretta dei soggetti coinvolti nei processi sociali e lavorativi studiati.

5.2. Autori e riferimenti teorici

Karl Marx
Riferimento teorico generale per le categorie di capitale, lavoro, plusvalore, sfruttamento e sussunzione. Nel testo costituisce lo sfondo concettuale dell’interpretazione dei processi di valorizzazione.

Raniero Panzieri
Teorico marxista e figura centrale dell’operaismo italiano. Il suo contributo sull’uso capitalistico delle macchine è richiamato per sottolineare il carattere non neutrale dell’innovazione tecnologica.

Gilles Deleuze
Filosofo francese. Il suo pensiero è richiamato, insieme a quello di Guattari e Simondon, in relazione al concetto di sistema macchinico.

Félix Guattari
Filosofo e psicoanalista francese. Riferimento per la riflessione sui processi di assemblaggio tra dimensioni umane, sociali, tecnologiche e semiotiche.

Gilbert Simondon
Filosofo francese della tecnica. Il suo pensiero contribuisce alla riflessione sul rapporto tra esseri umani, oggetti tecnici e sistemi tecnologici.

Shoshana Zuboff
Studiosa statunitense, autrice di Il capitalismo della sorveglianza. Il suo lavoro è richiamato per l’analisi delle forme di controllo fondate sull’estrazione e sull’utilizzo dei dati comportamentali.

Renato Curcio
Sociologo e autore di Cybercrazia. Il concetto è utilizzato per interpretare la concentrazione del potere politico e sociale nelle strutture tecnologiche e nelle tecno-oligarchie.

Anton Korinek, Charles I. Jones, S. Sacher, T. Cotter e P. McCrory
Autori dello studio Economic Scenarios for Transformative AI, citato per discutere gli scenari di riduzione della quota del lavoro e di appropriazione dei guadagni di produttività da parte del capitale.

Andrea Fumagalli
Economista, autore del saggio. La sua elaborazione si colloca nel dibattito sul capitalismo cognitivo, sulla teoria del valore-rete, sulla valorizzazione dei dati e sulle trasformazioni del lavoro.

6. Conclusione critica

Il contributo di Fumagalli ha il merito di spostare la discussione sull’intelligenza artificiale dal terreno, spesso circoscritto, dell’innovazione tecnologica e delle sue conseguenze occupazionali a quello più ampio dei rapporti sociali di produzione, del potere e del conflitto di classe.

La questione non è soltanto se l’IA sostituirà una parte del lavoro umano, ma quali soggetti controllano le infrastrutture, i dati e le conoscenze che rendono possibile il suo funzionamento, chi si appropria dei guadagni di produttività e quali conseguenze ne derivano per la distribuzione della ricchezza e del potere.

Particolarmente rilevante è l’attenzione alla filiera materiale e immateriale dell’intelligenza artificiale. Dietro l’apparente autonomia dei sistemi generativi si trova una rete di attività umane: dall’estrazione delle materie prime alla produzione dei microchip, dalla gestione dei data center al lavoro dei clickworker, fino alle attività quotidiane degli utenti delle piattaforme. L’IA non elimina quindi il lavoro umano, ma ne modifica la distribuzione, la visibilità e le forme di remunerazione.

Un secondo elemento di interesse è la critica alla presunta neutralità della tecnologia. Il richiamo a Panzieri consente di ricondurre l’innovazione al rapporto sociale nel quale viene introdotta: la produttività tecnologica non determina automaticamente una riduzione della fatica o un miglioramento delle condizioni di vita. Dipende dai rapporti di proprietà, dal controllo dei processi produttivi e dalla distribuzione dei risultati.

Il saggio coglie inoltre un problema importante: l’IA generativa investe attività cognitive e professioni intellettuali che le precedenti trasformazioni informatiche avevano relativamente protetto. Questa possibilità rende più complessa la tradizionale distinzione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale e pone nuove questioni alla rappresentanza sindacale.

La proposta del bio-sindacato è la conseguenza più originale e impegnativa dell’analisi. Essa nasce dall’idea che il capitale non valorizzi più soltanto il lavoro contrattualmente riconosciuto, ma incorpori anche conoscenze, dati, relazioni e attività sociali non remunerate. Se questa interpretazione viene accolta, la rappresentanza dei lavoratori non può rimanere confinata al rapporto di lavoro subordinato: deve confrontarsi con le condizioni complessive di riproduzione della vita.

Restano tuttavia alcuni problemi teorici e politici da approfondire.

Primo: la definizione del nuovo paradigma tecnologico.
L’autore individua nell’IA generativa un salto qualitativo rispetto all’ICT e alle piattaforme digitali. La distinzione è suggestiva, ma richiederebbe una dimostrazione più articolata. Occorrerebbe chiarire quali elementi siano realmente nuovi, quali rappresentino l’accelerazione di processi già in corso e in che misura l’IA possa essere considerata un paradigma autonomo rispetto alla precedente rivoluzione digitale.

Secondo: la teoria del valore e la produzione gratuita di dati.
Il saggio estende la categoria di lavoro produttivo alle attività sociali e alla conoscenza incorporata nei sistemi generativi. È un passaggio teorico decisivo, ma richiede una precisazione: non ogni dato prodotto da un individuo costituisce automaticamente lavoro produttivo di valore in senso marxiano. Occorre distinguere la produzione di informazioni, la loro appropriazione, la loro trasformazione in merce e la loro funzione nei processi di valorizzazione. Il rapporto tra attività non remunerata, produzione di plusvalore e realizzazione del profitto merita quindi un approfondimento specifico.

Terzo: la dimensione quantitativa degli effetti occupazionali.
Il richiamo allo studio dell’Anthropic Institute fornisce un’indicazione di scenario, non una previsione certa. La stima relativa alla riduzione della quota del lavoro è riferita a uno scenario definito estremo e all’economia statunitense. Sarebbe utile confrontarla con altri studi, dati occupazionali e analisi settoriali, distinguendo gli effetti di sostituzione da quelli di complementarità e di creazione di nuove attività.

Quarto: il rapporto tra sorveglianza predittiva e repressione.
Il rischio politico individuato è rilevante, ma occorre distinguere tra capacità tecnica di previsione, effettivo utilizzo dei sistemi di sorveglianza e decisioni istituzionali di carattere repressivo. Il passaggio dalla previsione algoritmica alla limitazione delle libertà non è automatico: dipende dalle norme, dai poteri che controllano le infrastrutture e dalle forme di controllo democratico.

Quinto: la proposta del bio-sindacato.
Il superamento dei confini del sindacalismo tradizionale appare coerente con l’analisi dell’estensione della valorizzazione alla vita sociale. Rimane però da chiarire come una simile organizzazione possa concretamente rappresentare soggetti tanto diversi: lavoratori salariati, autonomi, precari, clickworker, utenti delle piattaforme e persone coinvolte in attività non remunerate. Servono forme organizzative, strumenti di contrattazione e istituzioni capaci di dare rappresentanza a questa composizione eterogenea.

Sesto: il reddito di base incondizionato.
La proposta è coerente con l’idea di riconoscere la produttività sociale della vita, ma necessita di una definizione più precisa dei criteri di finanziamento, della dimensione del fondo collettivo, dei meccanismi redistributivi e del rapporto con i servizi pubblici e le altre forme di welfare. È inoltre necessario chiarire in che modo il reddito di base possa rafforzare il potere contrattuale dei lavoratori senza diventare uno strumento di sussidio indiretto alle imprese che utilizzano lavoro precario e gratuito.

Valutazione conclusiva

Il valore del saggio risiede soprattutto nell’aver individuato un problema che supera la questione dell’automazione: l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di riorganizzazione complessiva dei rapporti tra produzione, conoscenza, controllo e vita sociale.

La proposta del bio-sindacato invita a ripensare il soggetto del conflitto e le forme della rappresentanza in una società nella quale la distinzione tra tempo di lavoro e tempo di vita diventa sempre più difficile da mantenere.

La questione politica fondamentale può essere formulata così: se la conoscenza, le relazioni e le attività sociali dell’intera collettività concorrono alla produzione della ricchezza, perché il controllo delle infrastrutture e l’appropriazione dei risultati devono rimanere concentrati nelle mani di una ristretta élite tecnologico-finanziaria?

La sfida non consiste nel rifiutare l’innovazione tecnologica, ma nel sottrarla alla subordinazione esclusiva alla valorizzazione privata del capitale. Si tratta di rivendicare il controllo democratico e sociale delle tecnologie, la redistribuzione dei guadagni di produttività e la possibilità che il progresso tecnico si traduca in maggiore libertà, sicurezza e autodeterminazione per tutti.

È su questo terreno che il tema dell’intelligenza artificiale diventa, a pieno titolo, una questione di lotta di classe.