L’euro, la crisi e le illusioni della sinistra

di Enrico Grazzini

L’articolo analizza la crisi dell’eurozona come espressione di contraddizioni strutturali dell’Unione monetaria europea, concentrandosi sul debito pubblico, sui vincoli fiscali e sui rapporti tra Stati e mercati finanziari. Grazzini critica le strategie della sinistra che puntano a riformare l’UE senza superare l’assetto definito dai trattati e considera rischiosa anche l’uscita unilaterale dall’euro. Propone invece il ritorno alla sovranità monetaria nazionale, una moneta europea comune ma non unica e una Confederazione di Stati sovrani dotata di strumenti fiscali condivisi per sostenere investimenti pubblici, occupazione e politiche industriali.

Scheda dell’Articolo

  • Titolo dell’articolo: L’euro, la crisi e le illusioni della sinistra
  • Sottotitolo: Critica agli economisti di sinistra: non capiscono che la crisi della Francia è la crisi dell’euro, la moneta della grande finanza e del debito pubblico
  • Autore: Enrico Grazzini
  • Date e Testate:
    • Pubblicato originariamente su La Fionda il 12 ottobre 2026
    • Riproposto su Sinistrainrete il 17 ottobre 2026
  • Leggi articolo origibale URL Sinistrainrete

L’articolo di Enrico Grazzini affronta la crisi dell’Unione europea a partire dalle contraddizioni strutturali dell’euro e dai vincoli economici e istituzionali che regolano l’Eurozona. La crisi del debito pubblico francese, le difficoltà dell’economia tedesca e l’indebitamento crescente dell’Italia sono interpretati dall’autore come manifestazioni di una crisi sistemica della moneta unica, non riducibile agli errori dei singoli governi.

Grazzini critica in particolare gli orientamenti di una parte significativa della sinistra italiana ed europea, accusata di voler correggere gli effetti dell’attuale sistema monetario senza metterne in discussione i fondamenti. Il confronto con le proposte di Alessandro Volpi e Gabriele Guzzi consente all’autore di esaminare due strategie differenti: la riforma dell’assetto europeo e l’uscita unilaterale dall’euro. Entrambe vengono giudicate insufficienti o impraticabili nelle condizioni attuali.

La proposta alternativa è una trasformazione radicale dell’architettura europea: superamento delle regole di Maastricht, recupero della sovranità monetaria nazionale, introduzione di una moneta europea comune ma non unica e costituzione di una Confederazione di Stati sovrani. Quest’ultima dovrebbe disporre di un fondo fiscale condiviso e promuovere politiche industriali, investimenti pubblici, piena occupazione e cooperazione monetaria.

Il testo propone quindi una lettura politico-economica della crisi europea nella quale moneta, debito pubblico, finanza e democrazia risultano strettamente connessi. Il suo interrogativo centrale riguarda la possibilità di costruire un’alternativa all’attuale integrazione europea senza ricadere né nell’accettazione dell’assetto esistente né nei rischi di una rottura unilaterale.

L’articolo è particolarmente rilevante per discutere il rapporto tra sovranità nazionale e integrazione europea, le alternative alle politiche di austerità e le prospettive di una strategia economica della sinistra. Le tesi dell’autore, fortemente critiche nei confronti dell’euro e delle istituzioni dell’UE, vanno lette come una specifica interpretazione della crisi, le cui argomentazioni e previsioni richiedono una valutazione distinta dalla ricostruzione delle posizioni sostenute.

Fonte: Enrico Grazzini, “L’euro, la crisi e le illusioni della sinistra”, pubblicato da Sinistrainrete il 17 ottobre 2026; testo originariamente pubblicato da La Fionda il 12 ottobre 2026.


Sintesi dei Contenuti

1. La Nuova Fase della Crisi dell’Eurozona

  • Dalla periferia al centro: La crisi non riguarda più soltanto i paesi periferici (PIGS), ma colpisce direttamente i paesi guida dell’UE: la Francia (debito in crescita e opposizione sociale all’austerità) e la Germania (stagnazione economica e spese di riarmo).
  • La debolezza strutturale dell’euro: L’euro viene definito come una valuta senza copertura, priva di un fondo fiscale comune e legata ai vincoli del Trattato di Maastricht. Gli Stati, non potendo autofinanziarsi con moneta propria, sono costretti a indebitarsi sui mercati finanziari privati.
  • Il paradosso della sopravvivenza: L’euro sopravvive temporaneamente solo perché la finanza globale e gli Stati Uniti temono le ripercussioni sistemiche di un suo crollo.

2. Critica alla Sinistra e agli Economisti “Pro-UE”

  • L’illusione di Maastricht: La sinistra parlamentare e molti economisti (tra cui l’esempio citato di Alessandro Volpi) confondono il Trattato di Maastricht (ritenuto ultraliberista) con l’ideale del Manifesto di Ventotene.
  • L’inapplicabilità delle riforme “dall’interno”: Proposte come la monetizzazione del debito da parte della BCE, la lotta alle disuguaglianze o la tassazione dei capitali risultano impraticabili a causa dei vincoli costitutivi dei trattati europei (es. artt. 63 e 123 del TFUE).
  • Il costo del debito in Italia: L’Italia versa ogni anno tra i 90 e i 100 miliardi di euro in soli interessi sui mercati finanziari, alimentando un circolo vizioso di austerità e deindustrializzazione.

3. I Limiti dell’Uscita Unilaterale (Italexit)

  • Grazzini prende le distanze anche dai sostenitori dell’uscita unilaterale (Gabriele Guzzi): un’Italexit provocata da un singolo paese scatenerebbe fughe di capitali, attacchi speculativi, l’obbligo di dichiarare default sul debito in euro e reazioni internazionali ingestibili, gestibili eventualmente solo da un regime autoritario.

4. La Proposta: Dalla Moneta Unica alla Confederazione Europea

  • Abbandono dell’euro unico per una moneta comune: Sfruttare l’inevitabile crisi politica ed economica per concordare (principalmente con Parigi e Berlino) il superamento della moneta unica in favore di una moneta comune e del ripristino delle sovranità monetarie nazionali.
  • Confederazione di Stati Sovrani: Sostituire l’illusione federalista degli “Stati Uniti d’Europa” con una Confederazione di democrazie nazionali sovrane guidate da:
    • Un fondo fiscale comune per politiche keynesiane di piena occupazione;
    • Cooperazione e investimenti nei beni pubblici europei (ricerca, innovazione, difesa, transizione ecologica);
    • Una moneta comune contrapposta al predominio del dollaro.