Il debito pubblico fuori dalla speculazione: la proposta di Mélenchon e il ruolo della BCE
Il debito pubblico non è necessariamente un vincolo insuperabile per le politiche economiche e sociali. Dalla proposta di Mélenchon di congelare una parte dei titoli detenuti dalla BCE alle alternative di trasformazione delle scadenze, Gianni rilancia il problema del rapporto tra Stati, banche centrali e mercati finanziari, indicando nella sottrazione del debito alla speculazione una possibile via d’uscita dall’austerità europea.
Fonte: Sinistrainrete, 31 ottobre 2026
Autore: Alfonso Gianni
Testo originariamente pubblicato da: volerelaluna, 31 ottobre 2026
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2. Elenco dei punti salienti
- Il debito pubblico e la crisi italiana: il crescente rapporto debito/PIL e la debolezza strutturale dell’economia italiana rendono sempre più urgente affrontare il problema del debito.
- Il debito non è un male in sé: può sostenere investimenti pubblici, innovazione e sviluppo qualitativo, purché la crescita economica sia superiore al costo del servizio del debito.
- La responsabilità delle politiche economiche: la stagnazione italiana non è riconducibile soltanto all’attuale governo, ma a una condizione strutturale che dura da oltre un quarto di secolo.
- La critica all’austerità: l’avanzo primario italiano dimostra, secondo l’autore, che il problema non deriva da un eccesso sistematico di spesa pubblica.
- La proposta di Mélenchon: cancellare o, più precisamente, congelare una quota del debito pubblico francese detenuta dalla BCE, sottraendola alle dinamiche del mercato.
- Il ruolo della BCE: la banca centrale potrebbe rinnovare i titoli pubblici in scadenza anziché ridurre il proprio bilancio, stabilizzando così il finanziamento degli Stati.
- Il confronto con gli Stati Uniti: le operazioni di riacquisto dei titoli pubblici da parte del Tesoro e della Federal Reserve mostrano che esistono margini di intervento differenti rispetto alla politica monetaria europea.
- L’indipendenza delle banche centrali: viene rimesso in discussione il principio secondo cui l’autonomia delle banche centrali dai governi rappresenterebbe necessariamente una garanzia di stabilità.
- Le alternative tecniche: congelamento dei titoli, trasformazione in obbligazioni a lunghissima scadenza o conversione in titoli perpetui.
- La questione politica europea: il problema del debito si intreccia con la crisi dell’Unione europea, con il rapporto franco-tedesco e con la necessità di ripensare il futuro dell’Europa.
3. Scheda per punti lineari
1. Il problema del debito italiano
L’articolo parte dalla situazione del debito pubblico europeo, con particolare attenzione all’Italia. I dati riportati collocano il nostro paese tra quelli con il più elevato rapporto debito/PIL. La tendenza, secondo Gianni, è preoccupante perché la crescita del debito si accompagna a una persistente debolezza dell’economia.
2. Il debito come strumento di sviluppo
L’autore contesta l’idea che il debito pubblico costituisca necessariamente un elemento negativo. Il suo giudizio dipende dalla destinazione della spesa: investimenti e interventi sociali possono produrre sviluppo, innovazione e incremento della ricchezza nazionale. Il problema nasce quando gli interessi assorbono le risorse generate dalla crescita.
3. La stagnazione italiana e la politica economica
La debolezza dell’economia italiana viene ricondotta a una crisi di lungo periodo. Gianni critica il Governo Meloni, ma sottolinea che le responsabilità sono più estese e coinvolgono le politiche economiche degli ultimi decenni. Particolare rilievo assume il vincolo del pareggio di bilancio introdotto nell’articolo 81 della Costituzione nel 2012.
4. Il significato dell’avanzo primario
L’Italia ha mantenuto un avanzo primario per quasi tutto il periodo 1991-2025, con le eccezioni indicate dall’autore. Questo elemento viene utilizzato per contestare la rappresentazione dell’Italia come paese caratterizzato da una spesa pubblica eccessiva e irresponsabile.
5. La proposta di Jean-Luc Mélenchon
Il riferimento politico ed economico centrale è la proposta avanzata dal leader di La France insoumise. L’idea consiste nel sottrarre al mercato una quota consistente del debito pubblico francese detenuta dalla BCE, evitando che essa debba essere rimborsata secondo le normali dinamiche finanziarie.
6. Il congelamento del debito
L’espressione «mettere il debito in frigorifero» descrive la possibilità che la BCE rinnovi i titoli pubblici in proprio possesso, invece di ridurre progressivamente il proprio bilancio. In questo modo una parte del debito verrebbe sottratta alla circolazione sul mercato e alle pressioni speculative.
7. Il confronto con la normativa europea
La proposta incontra obiezioni sul piano giuridico, in particolare con riferimento all’articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. I sostenitori della proposta richiamano però la giurisprudenza europea sugli acquisti di titoli pubblici effettuati dalla BCE sul mercato secondario.
8. Il confronto con gli Stati Uniti
Gianni richiama le operazioni di riacquisto del debito pubblico statunitense e il rapporto tra Tesoro e Federal Reserve. Il confronto evidenzia come gli strumenti di intervento sui titoli pubblici possano essere utilizzati anche per influenzare le condizioni di finanziamento dello Stato.
9. Il rapporto tra Tesoro e banca centrale
L’autore torna sul divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia degli anni Ottanta. L’indipendenza della banca centrale viene sottoposta a una valutazione critica: non è scontato che essa garantisca la sovranità finanziaria degli Stati o la stabilità del sistema economico.
10. Le alternative al congelamento
Viene presentata anche la proposta di Guido Ortona, che prevede la trasformazione dei titoli pubblici in obbligazioni a lunghissima scadenza, ad esempio cinquantennale, rinnovabili, oppure perpetue. Le diverse soluzioni potrebbero essere complementari.
11. La questione europea e politica
La conclusione sposta il discorso dal terreno tecnico a quello politico. La crisi dei principali paesi dell’Unione, Francia e Germania, e le tensioni internazionali mettono in discussione gli equilibri europei. La sinistra deve quindi elaborare una strategia per il futuro dell’Europa, superando gli attuali assetti istituzionali.
4. Analisi per la pubblicazione su 42rosso
4.1 Il debito pubblico: da problema contabile a questione di politica economica
Il contributo di Alfonso Gianni affronta una delle questioni fondamentali della politica economica contemporanea: il rapporto tra debito pubblico, sviluppo economico e potere dei mercati finanziari.
Il punto di partenza è una critica alla rappresentazione del debito come problema prevalentemente contabile, da risolvere attraverso la riduzione della spesa pubblica e il perseguimento dell’equilibrio di bilancio.
Questa impostazione, secondo l’autore, trascura la funzione economica del debito. Il ricorso all’indebitamento può infatti consentire allo Stato di finanziare investimenti, servizi pubblici e trasformazioni strutturali del sistema produttivo. Il giudizio sulla sostenibilità del debito non può quindi prescindere dalla qualità della spesa e dai suoi effetti sulla crescita.
La questione decisiva diventa il rapporto tra il rendimento economico e sociale degli investimenti pubblici e il costo finanziario dell’indebitamento.
Quando gli interessi assorbono le risorse prodotte dalla crescita, il debito diventa un fattore di impoverimento e di subordinazione delle politiche pubbliche ai creditori.
4.2 La specificità della crisi italiana
L’autore individua nella stagnazione italiana un problema strutturale, precedente all’attuale governo.
La critica alla politica economica del Governo Meloni si inserisce pertanto in una valutazione più ampia delle politiche adottate negli ultimi decenni.
Un elemento importante è rappresentato dall’avanzo primario: lo Stato italiano ha prodotto per lunghi periodi entrate superiori alle spese al netto degli interessi.
Questo dato viene contrapposto alla narrazione di un paese incapace di controllare la propria spesa pubblica.
La questione, quindi, non è semplicemente quanto lo Stato spenda, ma quali vincoli condizionino la sua capacità di utilizzare la politica fiscale come strumento di sviluppo.
In questa prospettiva, l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione nel 2012 rappresenta uno dei passaggi istituzionali più significativi della subordinazione della politica economica a un’impostazione restrittiva.
4.3 La proposta di Mélenchon: sottrarre il debito alla speculazione
Il nucleo innovativo dell’articolo è rappresentato dalla proposta di Jean-Luc Mélenchon.
La soluzione non consiste nell’uscita dall’euro, né nella rinuncia al debito nei confronti dei creditori privati. Il progetto riguarda una quota del debito pubblico francese detenuta dalla BCE.
L’operazione ipotizzata consiste nel rinnovare i titoli in scadenza, evitando che la banca centrale proceda alla loro progressiva restituzione al mercato.
La formula «mettere il debito in frigorifero» indica proprio questa possibilità: mantenere i titoli nel bilancio della banca centrale, sottraendoli alle normali dinamiche di mercato e alle conseguenti pressioni speculative.
È importante sottolineare che non si tratta di una cancellazione generalizzata del debito pubblico, ma di un intervento circoscritto alla componente detenuta dalla banca centrale.
La proposta apre una questione di particolare rilievo: se la banca centrale può acquistare titoli pubblici sul mercato secondario, perché dovrebbe essere obbligata a ridurre progressivamente tali attività, anche quando questa scelta rischia di accrescere la pressione finanziaria sugli Stati?
4.4 Il ruolo della BCE e i limiti dell’architettura monetaria europea
La proposta di Mélenchon investe direttamente l’assetto istituzionale dell’Unione monetaria.
L’articolo 123 del TFUE vieta il finanziamento monetario diretto degli Stati da parte della BCE e delle banche centrali nazionali. Gianni richiama la distinzione tra finanziamento diretto e acquisto di titoli sul mercato secondario, ricordando che quest’ultimo è stato ammesso dalla giurisprudenza europea.
La questione non è quindi soltanto tecnica.
Riguarda la natura stessa della politica monetaria europea e la distribuzione del potere tra istituzioni pubbliche e mercati finanziari.
La BCE non è un soggetto estraneo alle dinamiche del debito sovrano: le sue decisioni sul portafoglio di titoli pubblici influenzano le condizioni di finanziamento degli Stati e la stabilità dei mercati.
L’autore propone di riconoscere alla banca centrale una funzione più attiva di stabilizzazione, contrastando l’idea che il suo ruolo debba limitarsi alla gestione monetaria indipendente dalle esigenze della politica economica.
4.5 Il confronto con gli Stati Uniti: la relazione tra Tesoro e banca centrale
Il riferimento agli Stati Uniti consente a Gianni di introdurre un ulteriore elemento di riflessione.
Le operazioni di riacquisto dei titoli pubblici e il confronto tra Tesoro e Federal Reserve mostrano che la gestione del debito può assumere configurazioni differenti da quelle prevalenti nell’Unione europea.
Il punto fondamentale è il rapporto tra autorità fiscale e autorità monetaria.
L’indipendenza della banca centrale, considerata tradizionalmente una garanzia contro l’instabilità monetaria, può trasformarsi in un vincolo quando impedisce di coordinare gli strumenti monetari con gli obiettivi di politica economica.
Il richiamo al divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia degli anni Ottanta serve a collocare storicamente anche la vicenda italiana all’interno di questa trasformazione istituzionale.
4.6 Le alternative finanziarie: debito congelato, debito perpetuo, lunghissime scadenze
Gianni non presenta il congelamento dei titoli come l’unica soluzione possibile.
Richiama la proposta di Guido Ortona, che prevede di trasformare il debito pubblico in titoli a lunghissima scadenza, rinnovabili, oppure in titoli perpetui.
Le due impostazioni hanno un obiettivo comune: ridurre la dipendenza degli Stati dal mercato finanziario e dalle continue operazioni di rifinanziamento del debito.
Si tratta di strumenti differenti, che intervengono sulla struttura temporale e sulle modalità di gestione delle obbligazioni pubbliche.
Il loro significato politico ed economico consiste nella possibilità di ridurre il potere esercitato dai mercati sulle scelte di bilancio degli Stati.
4.7 La questione politica: sovranità finanziaria e futuro dell’Europa
La conclusione dell’articolo amplia ulteriormente il problema.
La crisi del debito non può essere affrontata esclusivamente attraverso strumenti tecnici. Le soluzioni richiedono una scelta politica sulla distribuzione del potere economico e finanziario.
Gianni contesta implicitamente l’idea che il recupero della sovranità nazionale e il ritorno a una moneta nazionale possano risolvere automaticamente i problemi.
Il potere dei mercati finanziari ha infatti assunto una dimensione che supera i confini nazionali.
La questione diventa quindi come ricostruire una capacità di intervento pubblico sulle dinamiche finanziarie, senza limitarsi a riproporre la contrapposizione tra sovranità nazionale e integrazione europea.
La crisi dei rapporti franco-tedeschi e le difficoltà dell’attuale architettura europea rendono urgente una riflessione della sinistra sul futuro dell’Unione.
Il problema non è soltanto come ridurre il debito, ma come sottrarre la politica economica al condizionamento dei mercati finanziari e restituire agli Stati e alle istituzioni pubbliche la capacità di orientare lo sviluppo.
5. Conclusione critica
Il merito principale dell’intervento di Gianni è quello di spostare la discussione sul debito pubblico dal terreno della contrapposizione tra rigore e irresponsabilità fiscale a quello del rapporto tra istituzioni monetarie, mercati finanziari e autonomia della politica economica.
La proposta di Mélenchon è interessante perché individua una possibilità concreta di intervento all’interno dell’attuale architettura monetaria europea, senza assumere come condizione preliminare l’uscita dall’euro.
Il congelamento di una quota del debito detenuto dalla BCE non equivale tuttavia alla cancellazione del debito pubblico, né risolve automaticamente i problemi strutturali dell’economia italiana ed europea. Occorre interrogarsi sulle modalità operative, sulla durata dell’intervento, sui suoi effetti patrimoniali e sui rapporti con le regole europee.
Soprattutto, la sottrazione di una parte del debito alla speculazione non è sufficiente se non viene accompagnata da una diversa politica degli investimenti, della produzione e della distribuzione della ricchezza.
Qui si trova il limite e, contemporaneamente, la potenzialità politica della proposta.
Il debito pubblico è una componente dei rapporti economici e sociali: il suo finanziamento, la remunerazione dei creditori e la destinazione della spesa pubblica esprimono rapporti di potere e interessi differenti.
La questione della sovranità finanziaria deve quindi essere affrontata insieme a quella del controllo sociale sulle risorse, sugli investimenti e sulle trasformazioni del sistema produttivo.
In questa prospettiva, il problema non è semplicemente liberare lo Stato dal ricatto dei mercati, ma ricostruire una capacità pubblica di indirizzo dell’economia, capace di subordinare la gestione della finanza agli obiettivi dello sviluppo sociale.
La proposta di Gianni offre un contributo utile a questa discussione, soprattutto perché riconduce il tema del debito alla necessità di una strategia politica europea alternativa all’austerità.
