Una nuova Europa: Confederazione vs Unione; Moneta comune vs Moneta unica. Le proposte di Enrico Grazzini

In due interventi complementari Enrico Grazzini critica l’architettura di Maastricht e propone una Confederazione di Stati sovrani, una moneta comune europea e nuove politiche economiche e fiscali. Nel primo (A) la diagnosi politica della crisi dell’UE e la proposta di una Confederazione di democrazie sovrane; nel secondo (B) l’argomento economico-monetario che la sostiene, con la moneta comune di Lordon al posto della moneta unica.

Testo A. Enrico Grazzini, Dopo il fallimento dell’UE: una Confederazione di democrazie sovrane, La Fionda, 26 ottobre 2026; ripubblicato su Sinistrainrete il 31 ottobre 2026. URL: https://www.sinistrainrete.info/europa/33902-enrico-grazzini-dopo-il-fallimento-dell-ue-una-confederazione-di-democrazie-sovrane.html

Testo B. Enrico Grazzini, La gabbia dell’euro e l’alternativa della moneta comune europea, La Fionda, 14 settembre 2026, rubrica «Visioni». URL: https://www.lafionda.org/2026/09/14/la-gabbia-delleuro-e-lalternativa-della-moneta-comune/

Grazzini sostiene che l’Unione europea di Maastricht non sia riformabile e stia crollando. La sinistra, che continua a difenderla, ne subisce il declino elettorale. Per lui l’alternativa è una Confederazione europea fondata sulla sovranità dei parlamenti nazionali, con regolazione della finanza, un fondo fiscale comune e una moneta comune ma non unica. A è un articolo di intervento politico, scritto con tono polemico e riferito all’attualità. B ha un impianto più analitico e didattico, ed è il fondamento teorico di A.

Principali argomenti trattati:

  1. Crisi e disgregazione dell’UE (politica, economica, geopolitica)
  2. L’avanzata delle destre sovraniste e la loro idea di Europa
  3. Federalismo (Draghi, Mattarella, Schlein) contro confederalismo
  4. Maastricht come architettura antidemocratica e antistatale
  5. La critica della moneta unica (instabilità, mancanza di garanzia fiscale, austerità)
  6. La guerra in Ucraina e il ruolo di NATO e USA
  7. L’alternativa: Confederazione e moneta comune (Lordon, Stiglitz)
  8. Il compito della sinistra

Analisi del Testo A Dopo il fallimento dell’UE by Claude 1-11-26

1. Crisi politica dell’UE

  • L’UE è descritta come «un fantasma impotente»; la sinistra la sostiene per fermare le destre, ma la «maggioranza Ursula» ha fallito (le destre avanzano ovunque).
  • Merz è un’anatra zoppa e Macron è screditato e in uscita in primavera.
  • Il bilancio 2028-2034 è bloccato dal rifiuto degli Stati di finanziare l’Unione.
  • Von der Leyen è descritta come «impiegata della NATO», ossessionata dalla guerra.

2. Contesto geopolitico

  • Trump è ostile all’UE e ridimensiona la presenza americana in Europa, premiando i paesi più fedeli.
  • Il giudizio sull’Ucraina è che la Russia vinca e che Kiev abbia scelto una guerra evitabile, trascinata dalla spinta alla NATO.
  • La sinistra, storicamente per la pace, è accusata di bellicismo dal 2022.
  • Bruxelles è militarmente impotente, non sanziona Israele e ha perso legittimità morale.

3. Le destre e il progetto confederale

  • RN e AfD puntano a svuotare l’UE dall’interno: ritorno di sovranità, Parlamento europeo sostituito da delegati nazionali, Corte di giustizia ridotta a tribunale arbitrale, opt-out e, per l’AfD, possibile uscita.
  • Sull’euro le posizioni divergono: Le Pen chiede una BCE a doppio mandato, mentre l’AfD vuole una BCE rigidamente ancorata alla stabilità dei prezzi, contraria al QE e all’euro digitale.
  • Grazzini osserva che esiste un’idea di Confederazione anche non fascista (de Gaulle) e che la sinistra dovrebbe farla propria in versione democratica.

4. Federalismo e «federalismo pragmatico»

  • Draghi propone coalizioni dei volenterosi e voto a maggioranza nel Consiglio europeo; per Grazzini la proposta non passerà perché richiede l’unanimità dei 27.
  • Mattarella e Schlein condividono l’«illusione federalista».
  • Meloni, favorevole all’unanimità, risulta paradossalmente «più democratica» di loro.
  • Perfino la NATO decide all’unanimità.

5. Critica di Maastricht

  • Maastricht è confuso a sinistra con il Manifesto di Ventotene: è un trattato che toglie potere a democrazie e Stati per darlo a tecnocrazie, mercati e big business.
  • Il Parlamento europeo è «uno specchietto per le allodole»: non propone leggi e non nomina la Commissione.
  • La BCE è «autocratica», indipendente da ogni controllo e non può salvare gli Stati.
  • I partiti tradizionali, di destra, di centro e soprattutto socialisti, sono stati distrutti dalle politiche di Bruxelles.

6. Economia europea

  • L’Europa è in stagflazione, con crescita dell’1% e colpita dalla guerra americano-israeliana in Iran.
  • Francia e Germania sono in crisi strutturale: la Francia ha un deficit cronico mai sanzionato perché coperto da Berlino, mentre la Germania ha perso il gas russo a basso costo e deve affrontare la concorrenza cinese.
  • Il riarmo a debito è giudicato insensato.
  • I capitali fuggono verso dollaro, borsa americana e oro.

7. Prospettiva

  • Sono elencati gli scenari che potrebbero rompere l’euro: Vox in Spagna a novembre, Le Pen in Francia in primavera, CDU-AfD in Germania, Legge e Giustizia in Polonia nel 2027, vittoria russa, crisi finanziaria da petrolio, IA e debiti.
  • Il programma è una Confederazione di Stati democratici con regolazione stretta della finanza, fondo fiscale comune e moneta comune ma non unica, in cui gli Stati tornano sovrani della propria moneta.
  • Stiglitz suggerisce due aree monetarie (Nord e Mediterraneo), mentre Grazzini preferisce Lordon.

Analisi del Testo B La gabbia dell’euro by Claude 1-11-26

1. Tesi e programma

  • L’eurozona è l’area che è cresciuta meno al mondo dal 1999 (UE all’1% annuo), e le condizioni di famiglie, lavoratori, giovani e donne sono peggiorate.
  • La soluzione è una Confederazione di un numero limitato di Stati omogenei, con fondo fiscale comune per politiche keynesiane (ricerca, tecnologie sostenibili, infrastrutture, difesa) e moneta comune da contrapporre al dollaro.

2. L’euro come moneta «scoperta»

  • Una moneta unica per 21 economie diverse impone lo stesso tasso, la stessa politica monetaria e lo stesso cambio.
  • Oggi la BCE alzerebbe i tassi, in direzione opposta alle esigenze dell’Italia, con la scusa di guerra in Iran, petrolio e inflazione.
  • Senza Stato e senza fondo fiscale europeo, e quindi senza imposta europea, l’euro non ha una garanzia fiscale. Solo la Germania lo ha finora «coperto», e male.
  • Il caso della Grecia (2,5% del PIL) mostra la fragilità del sistema.
  • La BCE non può dare liquidità agli Stati in difficoltà, solo alle banche, e gli Stati sono quindi «nudi di fronte ai mercati».

3. Unione di monete, non moneta

  • Non esistono Eurobond (salvo le eccezioni dei titoli Covid e del programma SAFE per la difesa), perciò gli investitori scelgono tra 21 titoli diversi, cioè 21 «euri».
  • L’instabilità deriva dal fatto che un solo Stato in difficoltà mette a rischio l’intera costruzione.

4. L’euro che strangola gli Stati

  • Prima di Maastricht valevano la monetizzazione del debito, i controlli sui capitali e la fissazione politica dei tassi (i «Trenta gloriosi» 1945-1975).
  • Dopo Maastricht la BCE è indipendente, i capitali sono liberi e gli Stati dipendono dai mercati, con interessi e spread determinati da questi ultimi.
  • La conseguenza è l’austerità, definita «necessità strutturale» e non scelta dei burocrati.
  • Senza svalutazione il paese debole può ricorrere solo alla svalutazione interna (tagli di salari e spesa), con effetto moltiplicativo negativo. Il debito italiano al 138% sarebbe l’esito di questa impossibilità.

5. Perché l’euro sopravvive

  • L’euro è la seconda valuta di riserva e dà alla grande finanza profitti di molte centinaia di miliardi l’anno.
  • A USA e finanza internazionale conviene una valuta fragile che non faccia concorrenza al dollaro.

6. La proposta di Lordon (moneta comune)

  • Ogni Stato mantiene la propria banca centrale e la propria euro-moneta nazionale (euro-lira, euro-franco, euro-marco…).
  • Il cambio tra le euro-monete è fisso ma aggiustabile politicamente per accordo tra i governi, come nel sistema di Bretton Woods.
  • La nuova BCE è solo un «ufficio di cambio» privo di potere di politica monetaria, e tutte le conversioni, interne ed esterne, passano da lì.
  • Le conversioni esterne avvengono a cambi fluttuanti, e gli investitori extra-UE possono acquistare solo l’euro comune.
  • Sono così evitati i mercati dei cambi intraeuropei (all’origine delle crisi dello SME) e protetti i paesi da quelli extraeuropei.
  • L’esito atteso è l’annullamento della speculazione sulle singole valute, con sovranità nazionale e cooperazione europea («euro-bancor»).

Analisi ChatGPT 1-11-26

 CONCLUSIONE CRITICA COMPLESSIVA

6.1. Il merito principale: ricondurre la crisi europea ai rapporti fra istituzioni ed economia

Il contributo più significativo dei due articoli consiste nell’aver ricondotto la crisi europea a una questione di economia politica.

La crisi dell’Unione Europea non viene interpretata semplicemente come il risultato di errori amministrativi, di insufficiente coordinamento fra governi o di una leadership politica inadeguata.

Grazzini individua invece un problema strutturale nell’organizzazione dei rapporti fra istituzioni, mercati finanziari e Stati nazionali.

La costruzione europea avrebbe progressivamente separato il potere economico dalla responsabilità democratica, trasferendo competenze decisive a organismi sovranazionali e autorità monetarie indipendenti.

Questa interpretazione presenta un indubbio interesse perché invita a considerare l’architettura monetaria e istituzionale non come un insieme neutrale di regole tecniche, ma come un sistema che distribuisce potere fra soggetti economici e politici differenti.

La moneta, in questa prospettiva, non è soltanto uno strumento di scambio: è una componente fondamentale dell’organizzazione del capitalismo e della capacità dello Stato di intervenire nei processi economici.

6.2. Il nesso fra moneta, Stato e potere economico

Il secondo articolo offre un contributo particolarmente utile al dibattito sulla sovranità monetaria.

La distinzione fra moneta unica e moneta comune permette di superare una contrapposizione troppo semplice fra integrazione europea e ritorno alle monete nazionali.

Grazzini propone infatti un sistema nel quale la cooperazione monetaria non richiede necessariamente l’unificazione integrale delle politiche monetarie.

La questione centrale diventa la possibilità di coordinare valute nazionali, mantenendo margini di autonomia economica e strumenti di correzione degli squilibri.

È una proposta che merita approfondimento perché affronta un problema reale: la difficoltà di governare con un’unica politica monetaria economie che presentano strutture produttive, condizioni fiscali e livelli di competitività differenti.

Resta tuttavia da dimostrare che il modello ipotizzato possa garantire contemporaneamente stabilità monetaria, libertà di cooperazione, controllo dei movimenti speculativi e autonomia degli Stati.

6.3. I limiti della critica istituzionale

La critica di Grazzini all’Unione Europea è incisiva, ma in alcuni passaggi tende a semplificare la struttura istituzionale comunitaria.

Il Parlamento europeo, pur non disponendo in via generale di un autonomo potere di iniziativa legislativa, esercita importanti funzioni legislative e di controllo, partecipa all’approvazione del bilancio e interviene nella nomina della Commissione.

Anche il ruolo del Consiglio dell’Unione Europea, del Consiglio Europeo e della Commissione dovrebbe essere distinto con maggiore precisione.

La critica alla carenza di democrazia europea è legittima e importante, ma non dovrebbe fondarsi su una rappresentazione eccessivamente semplificata delle competenze delle istituzioni.

Occorre inoltre distinguere fra deficit democratico, deficit di rappresentanza, insufficienza dei poteri parlamentari e prevalenza degli orientamenti economici liberisti.

Sono problemi connessi, ma non equivalenti.

6.4. La sovranità nazionale non è di per sé garanzia di democrazia

Un’altra questione da approfondire riguarda l’identificazione fra sovranità nazionale e democrazia.

Grazzini attribuisce ai parlamenti nazionali un ruolo centrale nella ricostruzione della legittimità democratica.

Tuttavia, la sovranità statale non garantisce automaticamente politiche democratiche, socialmente equilibrate o orientate all’interesse collettivo.

Gli Stati nazionali possono essere governati da forze autoritarie, possono subire il condizionamento dei grandi interessi economici e possono perseguire politiche contrarie ai diritti sociali.

La questione decisiva non è quindi soltanto dove risieda il potere, ma chi lo eserciti, nell’interesse di quali gruppi sociali e attraverso quali strumenti di controllo.

Una Confederazione democratica dovrebbe pertanto prevedere garanzie costituzionali, sociali e politiche comuni, evitando che il recupero della sovranità nazionale si traduca nella semplice sostituzione di una tecnocrazia sovranazionale con una pluralità di poteri nazionali incontrollati.

6.5. I problemi ancora aperti della proposta monetaria

La proposta di Lordon, ripresa da Grazzini, costituisce l’aspetto più innovativo del secondo contributo, ma richiede ulteriori approfondimenti.

In particolare, restano da chiarire:

  • i criteri con cui verrebbero stabilite le parità fra le valute nazionali;
  • le procedure politiche per modificare i tassi di cambio;
  • il funzionamento concreto della nuova BCE;
  • la gestione degli squilibri commerciali fra Paesi;
  • i meccanismi di compensazione fra economie creditrici e debitrici;
  • il trattamento dei debiti pubblici esistenti;
  • la gestione delle riserve valutarie;
  • le modalità di controllo dei movimenti speculativi;
  • la transizione dall’euro alle nuove valute;
  • la sostenibilità politica degli accordi fra Stati con interessi divergenti.

Particolarmente importante è la questione dei rapporti fra moneta comune e fondo fiscale comune.

La sola riforma monetaria non sarebbe sufficiente a garantire uno sviluppo equilibrato se non fosse accompagnata da strumenti di solidarietà fiscale, investimenti comuni e politiche di riequilibrio economico.

È necessario inoltre approfondire il rapporto fra autonomia delle banche centrali nazionali e coordinamento monetario europeo, per evitare che la nuova architettura riproduca sotto altra forma le contraddizioni del sistema precedente.

6.6. Il problema politico: quale soggetto sociale dovrebbe realizzare l’alternativa?

I due articoli pongono correttamente il problema della responsabilità della sinistra nel processo di integrazione europea.

Tuttavia, la proposta di una Confederazione di democrazie sovrane rimane prevalentemente delineata sul piano istituzionale e monetario.

Manca ancora una definizione sufficientemente articolata del soggetto sociale e politico capace di promuoverla.

Una trasformazione di questa portata non può essere affidata esclusivamente alla volontà dei governi nazionali.

Dovrebbe fondarsi su una convergenza fra lavoratori, organizzazioni sindacali, movimenti sociali, forze progressiste, istituzioni democratiche e soggetti economici interessati a un diverso modello di sviluppo.

La questione fondamentale è quale modello di capitalismo e quale distribuzione del reddito e del potere economico dovrebbe sostenere la nuova Confederazione.

La critica alla finanza internazionale e all’austerità dovrebbe quindi tradursi in una proposta più precisa di trasformazione dei rapporti di produzione, di controllo democratico degli investimenti e di redistribuzione delle risorse.

6.7. La conclusione: un’altra Europa è possibile, ma occorre definirne il progetto sociale

I due articoli di Grazzini hanno il merito di riportare al centro del dibattito una questione spesso rimossa: non esiste una sola forma possibile di integrazione europea.

L’alternativa non deve necessariamente essere fra l’attuale Unione Europea e il ritorno a Stati nazionali isolati.

È possibile immaginare una diversa organizzazione della cooperazione europea, fondata su autonomia democratica, coordinamento monetario, solidarietà fiscale, politiche industriali comuni e regolamentazione della finanza.

La proposta confederale e quella della moneta comune rappresentano un tentativo interessante di definire questa alternativa.

Ma la sua credibilità dipenderà dalla capacità di andare oltre la dimensione istituzionale e monetaria, affrontando direttamente i rapporti di potere economico e sociale che caratterizzano il capitalismo contemporaneo.

Il problema, in definitiva, non è soltanto stabilire chi debba governare la moneta o dove debbano essere assunte le decisioni politiche. È stabilire quali interessi sociali debbano orientare quelle decisioni e quali strumenti democratici possano garantire che l’economia sia subordinata alle esigenze della collettività.

Una nuova Europa democratica non potrà nascere semplicemente restituendo sovranità agli Stati: dovrà restituire ai cittadini e ai lavoratori il potere effettivo di decidere l’organizzazione della produzione, la destinazione delle risorse e le finalità dello sviluppo economico.

NOTA DI APPROFONDIMENTO

Da Gabriele Guzzi a Enrico Grazzini: la crisi dell’euro e la necessità di ripensare l’Europa

I due contributi di Enrico Grazzini si inseriscono in un dibattito che 42rosso ha già affrontato attraverso il lavoro di Gabriele Guzzi, Eurosuicidio. Come l’Unione Europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci (Fazi Editore, 2025).

Nel volume, Guzzi ricostruisce il processo che ha condotto alla progressiva perdita di autonomia economica e politica dell’Italia, individuandone le radici nell’intreccio fra liberalizzazione finanziaria, trasformazione dei rapporti fra Tesoro e Banca d’Italia, Trattato di Maastricht, introduzione dell’euro e affermazione delle politiche neoliberiste.

Il suo argomento centrale è che l’integrazione monetaria europea, anziché favorire una convergenza equilibrata fra le economie nazionali, abbia contribuito a consolidare un sistema di vincoli che limita la capacità dello Stato di intervenire nell’economia, sostenere gli investimenti, governare la moneta e perseguire politiche redistributive. Il vincolo esterno europeo avrebbe così progressivamente sostituito la responsabilità della decisione politica nazionale, subordinando le scelte economiche alla disciplina dei mercati e delle istituzioni sovranazionali.

Particolarmente significativo è il capitolo dedicato alla «teologia politica dell’euro», nel quale Guzzi interpreta l’europeismo non soltanto come un orientamento istituzionale ed economico, ma anche come una costruzione politico-ideologica. Dopo la crisi delle grandi culture politiche del Novecento, l’idea europea avrebbe assunto, per una parte rilevante delle classi dirigenti italiane, la funzione di una narrazione sostitutiva, investita di una sorta di valore salvifico. L’euro sarebbe così diventato qualcosa di più di uno strumento monetario: un principio quasi indiscutibile, sottratto alla verifica dei risultati economici e sociali e alla normale dialettica democratica.

Il confronto con Grazzini presenta numerosi punti di convergenza.

Entrambi gli autori individuano nell’architettura di Maastricht un elemento strutturale della crisi europea e considerano la perdita di sovranità monetaria e fiscale una delle cause della subordinazione delle politiche nazionali ai mercati finanziari. Entrambi contestano l’idea che l’attuale integrazione europea costituisca un processo necessariamente progressivo e irreversibile e ritengono indispensabile riaprire il problema della relazione fra Stato, moneta, democrazia e sviluppo economico.

La differenza riguarda soprattutto il livello di approfondimento e la prospettiva propositiva.

Guzzi sviluppa una ricostruzione storico-politica del declino italiano e insiste sulla necessità di rompere il vincolo che impedisce il recupero della sovranità nazionale, attraverso un Piano B e una diversa impostazione dei rapporti con l’Europa.

Grazzini, in particolare nei due articoli qui esaminati, sviluppa maggiormente la dimensione istituzionale e monetaria dell’alternativa. Non si limita a prospettare il superamento dell’attuale sistema dell’euro, ma indica una possibile architettura sostitutiva: una Confederazione di Stati democratici sovrani, dotata di un fondo fiscale comune, di strumenti di cooperazione economica e industriale e di una moneta comune distinta dalla moneta unica. Riprendendo la proposta di Frédéric Lordon, cerca quindi di individuare un modello capace di conciliare autonomia monetaria nazionale e stabilità della cooperazione europea.

Il confronto permette di individuare un’importante questione ancora aperta: il recupero della sovranità nazionale è una condizione necessaria per superare l’attuale modello europeo, ma quale forma di cooperazione economica e politica può impedire che il ritorno all’autonomia si traduca in una nuova frammentazione degli Stati europei?

È proprio su questo terreno che la proposta confederale di Grazzini aggiunge un elemento di riflessione al percorso critico di Guzzi.

I due contributi, letti insieme, consentono inoltre di distinguere tre dimensioni del problema:

  • Economica: l’euro, i vincoli di Maastricht e la liberalizzazione finanziaria condizionano le politiche economiche nazionali e i rapporti fra Stati e mercati.
  • Politico-istituzionale: il trasferimento di competenze alle istituzioni sovranazionali riduce gli spazi di decisione democratica e di responsabilità dei parlamenti nazionali.
  • Ideologico-culturale: l’europeismo acritico trasforma l’integrazione europea da progetto politico discutibile e modificabile in un principio assunto come necessario e indiscutibile.

La questione che emerge non è dunque semplicemente se mantenere o abbandonare l’euro, né se scegliere fra federalismo e confederalismo. È la necessità di ripensare complessivamente il rapporto fra democrazia, sovranità economica e organizzazione della cooperazione europea.

Per 42rosso, il confronto fra Guzzi e Grazzini costituisce un interessante nucleo di approfondimento dell’archivio sull’economia politica dell’Europa contemporanea: dalla ricostruzione delle cause del declino italiano alla critica dell’architettura monetaria europea, fino alla ricerca di una possibile alternativa istituzionale.

Letture correlate su 42rosso

  1. Gabriele Guzzi – Eurosuicidio. Come l’Unione Europea ha soffocato l’Italia e come possiamo salvarci.
    Leggi l’analisi su 42rosso
  2. Eurosuicidio: sovranità, democrazia e «teologia politica» dell’euro.
    Leggi l’approfondimento su 42rosso

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“Oltre la favola degli Stati Uniti d’Europa”: il pensiero di Enrico Grazzini

Nel suo articolo “Oltre la favola degli Stati Uniti d’Europa: la svolta confederale contro la crisi dell’UE”, Enrico Grazzini sostiene che l’Unione Europea si trova in un momento critico e che l’unica via percorribile per salvarne un nucleo di cooperazione sia un modello confederale, non un nuovo “federalismo” www.lafionda.org+1.

Critica al “federalismo pragmatico” e alla “favola” degli Stati Uniti d’Europa

Grazzini accusa il governo Draghi e i politici europeisti di centro e di sinistra di proporre soluzioni “pseudofederaliste” che, secondo lui, non risolvono la crisi. Il “sogno” degli Stati Uniti d’Europa è, secondo l’autore, inutile e dannoso, perché porta a subordinare le democrazie nazionali a organi sovranazionali centralizzati, come Bruxelles e Francoforte, con poteri superiori a quelli degli Stati membri www.lafionda.org.

La proposta di Charles de Gaulle

L’autore ripercorre l’idea di Charles de Gaulle, che riteneva possibile costruire un’Europa solo rispettando le sovranità statali e senza abolire le democrazie nazionali. Questa visione, anti-americana e anti-NATO, fu abbandonata a favore del federalismo “pro-America” di Jean Monnet, che invece imponeva la subordinazione delle democrazie nazionali a organi sovranazionali www.lafionda.org+1.

Critica alla struttura attuale dell’UE

Secondo Grazzini, l’UE è strutturalmente anti-democratica: le decisioni importanti (es. riarmo) sono prese dal Consiglio Europeo e dalla Commissione UE, nominate dai governi, mentre il Parlamento Europeo ha un ruolo marginale, limitandosi a ratificare tali decisioni www.lafionda.org+1.

La soluzione confederale

Grazzini sostiene che solo un progetto confederale — cioè una cooperazione tra democrazie sovrane — possa superare la crisi, preservando l’autonomia dei popoli e evitando la centralizzazione autoritaria tipica del federalismo. Questo modello, secondo lui, è l’unico in grado di mantenere un nucleo di cooperazione europea efficace e democratica www.lafionda.org+1.

In sintesi, il titolo “Oltre la favola degli Stati Uniti d’Europa” indica la sua denuncia dell’illusione di un’Europa federale soggetta a poteri centralizzati e la proposta di un’alternativa confederale, basata sul rispetto delle sovranità nazionali e sulla cooperazione tra democrazie indipendenti.