Oltre la scarsità: Thomas Sowell e i limiti dell’economia neoclassica /Elliot Goodell Ugalde MR2026-09

Attraverso il lavoro dell’economista neoclassico Thomas Sowell, Elliot Goodell Ugalde analizza la visione ortodossa che dà per scontato che la scarsità sia al centro della vita economica. In un mondo caratterizzato da diverse forme di surplus, sostiene Ugalde, l’idea che la scarsità sia l’unico principio organizzatore della nostra economia è inadeguata a descrivere le complesse interazioni tra istituzioni, storia e potere sociale che costituiscono l’organizzazione economica nel capitalismo.

L’articolo di Ugalde propone un confronto tra due modi di organizzare l’analisi economica: quello che assume la scarsità come categoria fondamentale della scelta e dell’allocazione e quello che pone al centro la produzione e la realizzazione del surplus capitalistico.

Attraverso Polanyi, Luxemburg, Baran, Sweezy, Clarke, Arrighi e Harvey, l’autore interpreta sovraccumulazione, concentrazione monopolistica e finanziarizzazione come fenomeni connessi alle dinamiche dell’accumulazione. L’intelligenza artificiale diventa il caso contemporaneo attraverso cui discutere la ricerca di nuovi sbocchi per il capitale e la relazione tra investimento tecnologico, aspettative di redditività e concentrazione economica.

Monthly Review Pubblicazione: settembre 2026, vol. 78, n. 4.

Traduzione di Beyond Scarcity: Thomas Sowell and the Limits of Neoclassical Economics by Elliot Goodell Ugalde 

Articolo originale URL https://monthlyreview.org/articles/beyond-scarcity/

Pubblicazione: settembre 2026, vol. 78, n. 4.

Classificazione editoriale: Political Economy → Economic Theory; Financialization; Monopoly; Technology Critique.

L’intensa speculazione che circonda l’intelligenza artificiale (IA) viene spesso presentata come la prova di una nuova era tecnologica. La tecnologia potrebbe effettivamente rivelarsi rivoluzionaria, ma l’ondata di capitali investiti nell’IA si inserisce anche in uno schema più antico: quando le opportunità di profitto si riducono, il capitale accumulato cerca settori in grado di assorbire investimenti e sostenere ambiziose previsioni sul futuro. Questo schema è difficile da comprendere solo attraverso il linguaggio della scarsità.

I limiti di questo approccio diventano particolarmente evidenti quando i mercati contemporanei vengono esaminati attraverso il problema della finanziarizzazione. Le teorie neoclassiche hanno relativamente poco da dire sul peso crescente dei mercati finanziari, degli intermediari non bancari, dell’inflazione dei prezzi degli asset e delle pretese speculative sui redditi futuri. Eppure, questi non sono sviluppi marginali. Sono sempre più centrali nell’organizzazione dell’accumulazione. Una teoria che li tratti principalmente come distorsioni di un coordinamento di mercato altrimenti efficiente non coglie la loro relazione strutturale con il capitale in eccesso e la difficoltà di reinvestire in modo redditizio. 1

Il libro “Basic Economics” di Thomas Sowell offre una delle più chiare e divulgative esposizioni della visione neoclassica della vita economica. Le sue premesse centrali promuovono un’ortodossia ben nota: (1) le risorse sono limitate; (2) i desideri superano i mezzi disponibili per soddisfarli; e (3) i mercati coordinano le richieste concorrenti attraverso i prezzi. Sowell lo afferma esplicitamente: “La scarsità implica che i desideri di tutti non possano essere soddisfatti completamente… pertanto la competizione tra le persone per queste risorse è intrinseca”.² Questa affermazione pone la scarsità come principio organizzativo centrale attraverso il quale si comprende la vita economica.

Basic Economics è un’espressione concisa della più ampia tradizione neoclassica incentrata sulla scarsità, piuttosto che un semplice testo da valutare in sé. La questione centrale riguarda la capacità del quadro teorico di Sowell (indubbiamente chiaro ed efficace dal punto di vista retorico), organizzato attorno ai concetti di scarsità, allocazione ed equilibrio, di spiegare adeguatamente un’economia caratterizzata da surplus persistente, crisi ricorrenti, concentrazione monopolistica ed espansione della finanza oltre gli investimenti produttivi. Ciò si fonda su due premesse principali. In primo luogo, il quadro teorico di Sowell non è in grado di spiegare adeguatamente queste caratteristiche del capitalismo contemporaneo. In secondo luogo, l’omissione di queste caratteristiche deriva dalla struttura stessa del quadro teorico, piuttosto che da una svista nella sua applicazione .

L’alternativa proposta parte da una premessa diversa: la scarsità è importante, ma non può costituire il fondamento universale dell’economia politica. Le economie capitaliste sono definite anche dalla produzione di surplus che devono essere appropriati, distribuiti e realizzati. Una volta che il surplus viene riportato al centro dell’analisi, le crisi non appaiono semplicemente come shock esterni, fallimenti politici o deviazioni dall’equilibrio, ma come caratteristiche endogene dell’accumulazione. Allo stesso modo, il monopolio e la finanziarizzazione non appaiono come eccezioni al capitalismo competitivo, ma come forme istituzionali attraverso le quali le sue contraddizioni vengono gestite e spostate.⁴

L’attrazione della scarsità

Una volta, dopo la lezione, uno studente mi si avvicinò con in mano una copia di “Economia di base” e menzionò Sowell per nome. L’implicazione era abbastanza familiare: se vuoi la spiegazione più chiara di come funzionano i mercati, questo è il libro che ti danno i libertari. 5

Le basi intellettuali della posizione di Sowell sono strettamente allineate con la definizione di economia di Lionel Robbins come “la scienza che studia il comportamento umano come relazione tra fini e mezzi scarsi che hanno usi alternativi” .⁶

Sowell adotta lo stesso schema quando definisce il costo di una scelta economica in termini delle alternative a cui si rinuncia: “Dal punto di vista della società nel suo complesso, il ‘costo’ di qualsiasi cosa è il valore che essa ha negli usi alternativi”.⁷ In questa formulazione, l’economia diventa una scienza formale della scelta in condizioni di vincolo. Le questioni relative alle istituzioni, alla storia e al potere sociale sono secondarie rispetto all’allocazione di mezzi limitati.⁸

L’attrattiva analitica di questo approccio è evidente. La sua astrazione permette di applicare lo stesso vocabolario di ottimizzazione, incentivi e compromessi a contesti diversi. Tuttavia, come avvertiva Robert Cox, i concetti “non possono essere utilmente considerati in astratto dalle loro applicazioni”, perché l’astrazione può nascondere contraddizioni e ambiguità che diventano visibili solo in contesti storicamente specifici.⁹ In effetti , la scarsità può essere una caratteristica importante della vita economica senza per questo fungere da principio organizzativo universale di ogni economia.

La critica di Karl Polanyi all’economia formale è cruciale in questo contesto.<sup> 10 </sup> Polanyi ricondusse la definizione di economia incentrata sulla scarsità alla restrizione neoclassica associata a Carl Menger. L’economia venne compresa attraverso “l’allocazione di mezzi insufficienti per provvedere al sostentamento dell’uomo”, una formulazione che Polanyi identificò come “la prima enunciazione del postulato di scarsità o massimizzazione”.<sup> 11</sup> Questa definizione era potente perché coglieva la logica dell’azione razionale all’interno delle istituzioni di mercato. La sua debolezza risiedeva nel fatto che convertiva una forma di organizzazione economica storicamente specifica in una concezione universale del sostentamento. <sup>12</sup>

In risposta, Polanyi distinse il significato formale di economia dal suo significato sostanziale. Il significato formale riguarda la scelta razionale in condizioni di scarsità. Il significato sostanziale riguarda i processi istituzionali attraverso i quali le società organizzano l’approvvigionamento materiale. Una volta universalizzata la definizione formale, la questione più ampia del sostentamento viene messa in secondo piano. Come osservò Polanyi, “il significato più tradizionale, ma apparentemente banale, di materialità, che non era necessariamente legato alla scarsità, perse il suo status accademico e fu infine dimenticato” .¹³

Il problema, quindi, non è che il comportamento economico sia assente dalla vita sociale in sé . Individui e istituzioni si confrontano regolarmente con dei vincoli. L’affermazione più forte e meno difendibile è che l’economizzazione fornisce “i principi organizzativi universali delle relazioni tra gli uomini nella produzione e distribuzione” dei beni materiali.<sup> 14</sup> L’argomentazione di Polanyi è che queste condizioni non sono universalmente presenti. L’attività economica è sempre istituzionalmente radicata e diverse società organizzano la produzione e la distribuzione attraverso diverse combinazioni di reciprocità, redistribuzione, gestione familiare e scambio di mercato.<sup> 15</sup>

La retorica di Sowell rende particolarmente evidente questa riduzione concettuale. Egli scrive: “Il Giardino dell’Eden era un sistema per la produzione e la distribuzione di beni e servizi, ma non era un’economia, perché tutto era disponibile in abbondanza illimitata. Senza scarsità, non c’è bisogno di risparmiare, e quindi non c’è economia”. 16 Questa formulazione considera l’abbondanza assoluta come l’unica alternativa concepibile alla scarsità. Esclude quindi una possibilità più importante: che le società possano generare eccedenze senza eliminare il conflitto economico e che la produzione e l’appropriazione di tali eccedenze possano diventare il problema centrale dell’economia politica. 17

La questione del surplus

Fondamentalmente, un approccio incentrato sul surplus riconosce la realtà della scarsità, chiedendosi al contempo cosa scompaia quando la scarsità viene trattata come categoria fondamentale. Paul A. Baran e Paul M. Sweezy definiscono il surplus economico come “la differenza tra ciò che una società produce e i costi di produzione” .¹⁸ Questa categoria sposta l’analisi dall’allocazione di mezzi limitati all’organizzazione dell’eccesso: chi lo produce, chi lo controlla, come viene assorbito/valorizzato e cosa accade quando gli sbocchi redditizi diventano insufficienti.¹⁹

Un quadro incentrato sulla scarsità mette in primo piano la scelta tra alternative. Un quadro incentrato sul surplus evidenzia il potere sociale. Una volta che la produzione supera i requisiti di sussistenza immediati, le questioni centrali riguardano l’appropriazione, la distribuzione e il controllo istituzionale. L’affermazione di Sowell secondo cui “il profitto è il prezzo pagato per l’efficienza” riduce queste questioni a una giustificazione allocativa: il profitto appare come prova di un coordinamento efficace piuttosto che come rivendicazione di un surplus prodotto socialmente. 20 Un approccio incentrato sul surplus non presuppone che redditività e necessità sociale coincidano. 21

Polanyi illustra questa distinzione attraverso i dibattiti sulla transizione che circondano l’Africa occidentale coloniale. In alcune comunità, l’introduzione dei salari monetari non creò automaticamente l’accesso al cibo perché “nessun altro aveva prodotto un surplus di cibo da vendere” .22 A prima vista, il problema sembra essere la scarsità. Più in profondità, il lavoro salariato era stato introdotto senza riorganizzare l’economia sostanziale attorno alla produzione in eccesso e allo scambio generalizzato di merci.23

Polanyi notò anche che le comunità potevano essere “sia parsimoniose che al tempo stesso non orientate al mercato”. 24 Un comportamento che appare irrazionale da un punto di vista neoclassico può essere coerente all’interno di una diversa logica istituzionale. Mary Kingsley osservò che le persone potevano “chiedere lo stesso prezzo quando il mercato è saturo come quando c’era grande scarsità” mentre percorrevano lunghe distanze per risparmiare sugli acquisti. 25 Tali pratiche rivelano i limiti del considerare l’ottimizzazione mediata dal mercato come un modello universale di condotta economica. 26

Ciò implica che la scarsità dovrebbe essere trattata come una categoria tra le altre, piuttosto che come una categoria universale. Descrive i vincoli che sorgono all’interno di particolari contesti istituzionali. Non può sostituire una teoria dell’economia. L’economia politica inizia laddove la teoria formale della scelta diventa insufficiente: con le relazioni storicamente specifiche attraverso le quali la produzione è organizzata, il surplus è appropriato e il sostentamento è garantito. 27

Sovraaccumulo e crisi

Una volta che il surplus torna ad essere prioritario nell’analisi, il problema centrale cambia. La questione non è più semplicemente come le risorse vengono allocate tra usi concorrenti, ma come un sistema orientato all’accumulazione continua gestisce il surplus che produce. La produzione capitalistica non è organizzata principalmente per soddisfare un programma fisso di bisogni. È organizzata attraverso pressioni competitive che costringono le imprese ad espandersi, ridurre i costi e reinvestire nel perseguimento della redditività. Il sistema genera quindi tensioni persistenti tra la capacità produttiva e le condizioni in cui la produzione può essere realizzata in modo redditizio. 28

Il modello di Sowell considera i prezzi come segnali di coordinamento che indirizzano le risorse verso i loro usi più apprezzati. Come scrive, “in un libero mercato i beni tendono a confluire verso i loro usi più apprezzati, e i beni sono più preziosi per coloro che possono gestirli in modo più efficiente in una data fase” .29 Questa teoria presuppone che la redditività fornisca una misura affidabile del valore economico . In condizioni di produzione in eccesso, gli investimenti confluiscono verso attività che promettono una realizzazione redditizia piuttosto che verso quelle socialmente necessarie, una distinzione fondamentale per questa analisi.30

Rosa Luxemburg formulò il problema in termini di domanda effettiva. Ne L’accumulazione del capitale , sostenne che il plusvalore non poteva essere pienamente realizzato all’interno di un sistema capitalistico chiuso perché il consumo dei lavoratori era vincolato dai salari e la spesa capitalistica non poteva assorbire l’intero surplus. La realizzazione richiedeva quindi “strati di acquirenti al di fuori della società capitalistica”, poiché il plusvalore “non può essere realizzato vendendo solo ai lavoratori o ai capitalisti”.31 La sua argomentazione individuava la crisi non nella cattiva allocazione delle risorse scarse, ma nella contraddizione tra la produzione espansa e i limiti sociali della realizzazione.32

Sweezy respinse l’affermazione di Luxemburg secondo cui la realizzazione interna era logicamente impossibile, ma mantenne il problema centrale. La sua domanda era concisa: “Dov’è la domanda per il plusvalore [sovra]accumulato?”. 33 Il capitalismo può generare ulteriore domanda attraverso investimenti, occupazione, spesa pubblica ed espansione del credito. Tuttavia, questi meccanismi non creano un equilibrio stabile. Assorbono il surplus in modo provvisorio e disomogeneo, rimandando la contraddizione. Simon Clarke avanzò un argomento simile: le condizioni di crisi “non possono essere scoperte nelle condizioni del processo immediato di produzione, ma solo nel processo di riproduzione capitalistica nel suo complesso”. 34 La crisi nasce dall’interdipendenza di produzione, circolazione, credito e realizzazione, piuttosto che da una singola carenza, fallimento del mercato o deviazione temporanea dall’equilibrio. 35

La sovraaccumulazione è dunque una categoria decisiva. Il problema centrale non è che esistano troppo pochi beni rispetto a bisogni illimitati. Il problema è che l’accumulazione competitiva genera capacità produttiva e capitale investibile al di là delle opportunità disponibili per un reinvestimento redditizio. Come scrive Clarke, la concorrenza è «il presupposto e il mezzo per realizzare la tendenza alla sovrapproduzione insita nella forma sociale della produzione capitalistica», perché la produzione si espande «senza riguardo ai limiti del mercato» .36

Questa dinamica è impossibile da cogliere all’interno di un quadro centrato sull’equilibrio. Se i mercati normalmente indirizzano i beni verso i loro usi più apprezzati, la sovrapproduzione persistente e la crisi possono apparire solo come anomalie. Un’analisi centrata sul surplus parte dalle pressioni generate dalla concorrenza, che spinge all’espansione, riproduce la sproporzione e intensifica la ricerca di nuovi sbocchi per il capitale accumulato. La crisi non è l’opposto della normale accumulazione; è uno dei suoi esiti ricorrenti. 37

Concorrenza, concentrazione e monopolio

Lo stesso cambiamento di prospettiva modifica l’interpretazione del monopolio. Sowell tende a considerare il monopolio come un’eccezione sostenuta da privilegi legali o distorsioni normative. Sostiene che “i monopoli sono molto difficili da mantenere senza leggi che li proteggano dalla concorrenza” e critica l’elasticità delle definizioni legali che classificano come monopolistiche le imprese con quote di mercato relativamente modeste. 38 Il presupposto di base è che le pressioni competitive di solito dissolvano i profitti in eccesso e ripristinino l’equilibrio del mercato. 39

Questa ipotesi trascura gli effetti storici della concorrenza stessa. La concorrenza non riproduce un campo stabile di imprese equivalenti. Produce vantaggi diseguali, economie di scala, asimmetrie tecnologiche e accesso differenziato ai finanziamenti. Le imprese di successo si espandono, assorbono i concorrenti e consolidano il potere di mercato. Il risultato è una tendenza alla concentrazione e alla centralizzazione: la concorrenza genera il monopolio come uno dei suoi esiti, anziché semplicemente contrastarlo. 40

Baran e Sweezy sostengono quindi che l’unità tipica del capitalismo avanzato non fosse più la piccola impresa, bensì “una grande impresa… in grado di controllare i propri prezzi, il volume della propria produzione e i tipi e gli importi dei propri investimenti” .41 La questione riguarda la portata e il potere di un numero relativamente piccolo di imprese di plasmare i prezzi, i modelli di investimento e le condizioni di concorrenza, indipendentemente dal fatto che una singola impresa controlli un intero mercato nel senso stretto del termine.42

Il monopolio è strettamente legato al problema dell’assorbimento del surplus perché le grandi imprese utilizzano il loro potere di mercato per stabilizzare la domanda e proteggere il capitale accumulato dalle pressioni distruttive della concorrenza. La concentrazione è quindi una risposta istituzionale alle pressioni competitive e alla difficoltà di realizzare il surplus in modo redditizio in mercati saturi o a crescita lenta. 43

L’opposizione tra concorrenza e monopolio è pertanto fuorviante. La concorrenza spinge alla concentrazione, mentre la concentrazione riorganizza la concorrenza. Le grandi imprese continuano a competere, ma lo fanno all’interno di una struttura plasmata da barriere all’ingresso, controllo sulle infrastrutture, proprietà intellettuale, potere finanziario e capacità di influenzare le politiche statali. 44

La finanza come soluzione temporanea

La finanziarizzazione si riferisce al ruolo crescente dei crediti finanziari, dei prezzi degli asset, della leva finanziaria e degli intermediari non bancari nell’organizzazione dell’accumulazione, estendendosi ben oltre la sola espansione delle banche o dei mercati mobiliari. La finanziarizzazione diventa particolarmente significativa quando gli investimenti produttivi non riescono ad assorbire il capitale accumulato a un tasso sufficientemente redditizio. La finanza opera quindi come sbocco per il surplus e come meccanismo per spostare le contraddizioni presenti nel futuro. 45

Giovanni Arrighi descrisse l’espansione finanziaria come una risposta ricorrente alla sovraaccumulazione. Le opportunità produttive si riducono, il capitale accumulato cerca sbocchi alternativi e le pretese sui redditi futuri proliferano. Arrighi caratterizzò questi meccanismi come “soluzioni” temporanee per le crisi derivanti dalla “tendenza cronica del capitale ad accumularsi oltre quanto può essere reinvestito proficuamente nella produzione e nello scambio di merci” .46 Il termine “ soluzione ” è importante: l’espansione finanziaria posticipa la contraddizione, ma non la risolve.47

David Harvey esprime lo stesso concetto in relazione al capitale fittizio: il denaro viene immesso in circolazione “come capitale senza alcuna base materiale in beni o attività produttive”.48 Credito , titoli e inflazione degli asset rappresentano diritti sul valore futuro. Permettono all’accumulazione di continuare nonostante le deboli opportunità immediate di reinvestimento produttivo. Tuttavia, il processo rimane fragile perché il reddito futuro deve alla fine convalidare i diritti accumulati nel presente.49

La crescita dell’intermediazione finanziaria non bancaria illustra il carattere strutturale di questo cambiamento. Il Financial Stability Board ha riferito che le istituzioni finanziarie non bancarie rappresentavano quasi la metà delle attività finanziarie globali e sono cresciute dell’8,5% nel 2023, più del doppio del ritmo di crescita del settore bancario. 50 Anche l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha avvertito che le dimensioni e l’interconnessione delle istituzioni non bancarie aumentano il rischio che gli shock si propaghino rapidamente tra i mercati. 51

La finanziarizzazione dell’economia statunitense è illustrata nel Grafico 1. L’aumento stratosferico della capitalizzazione di mercato in percentuale del PIL negli ultimi quattro decenni, a partire dagli anni ’80, ha costituito un (parziale) disaccoppiamento della finanza dall'”economia reale” della produzione, rappresentata qui dal reddito da salari e stipendi in percentuale del reddito interno lordo (RIL)/PIL, il cui trend secolare rimane sostanzialmente invariato, se non addirittura in leggero calo. La crescente contraddizione tra produzione e finanza indica un sistema incline a una crescente instabilità finanziaria, come dimostra il drastico calo della capitalizzazione di mercato in percentuale del PIL nel 2008.

Grafico 1. Confronto tra la capitalizzazione di mercato azionario statunitense e gli stipendi e salari maturati, 1986-2025

Grafico 1. Capitalizzazione di mercato azionario statunitense in percentuale del PIL rispetto al totale dei salari in percentuale del PIL, 1986-2025

Note e fonti: Questo grafico illustra la crescente divergenza tra inflazione patrimoniale e remunerazione del lavoro nell’ambito del capitalismo finanziarizzato. Per la capitalizzazione di mercato, si veda World Bank, “Market Capitalization of Listed Domestic Companies (% of GDP)—United States”, indicatore CM.MKT.LCAP.GD.ZS, data.worldbank.org. Per i salari, si veda FRED, “Shares of Gross Domestic Income: Compensation of Employees, Paid: Wage and Salary Accruals”, serie di dati A4102E1A156NBEA, fred.stlouisfed.org. I valori percentuali in entrambi i casi sono divisi per 100 per esprimerli come rapporti.

Questa traiettoria non può essere spiegata unicamente come il prodotto di una regolamentazione errata. La politica statale è fondamentale: i governi stabiliscono il quadro giuridico, forniscono liquidità, stabilizzano le istituzioni finanziarie e (forse l’aspetto più importante) socializzano le perdite quando le crisi minacciano il collasso sistemico. Tuttavia, la persistenza dell’espansione finanziaria in diversi regimi normativi suggerisce che le sue cause siano più profonde del semplice errore politico. La finanziarizzazione è radicata nella ricerca di sbocchi attraverso i quali il capitale accumulato possa essere valorizzato quando gli investimenti produttivi sono insufficienti. 52

Harry Magdoff e Sweezy hanno inquadrato la questione in modo preciso quando si sono chiesti perché “un’economia stagnante” fosse diventata “un terreno fertile per un’esplosione finanziaria”. 53 Lavori successivi nella stessa tradizione hanno descritto la finanza come uno “sfogo per l’assorbimento del surplus” e come una risposta alla stagnazione nell’economia produttiva. 54 La finanziarizzazione non è quindi esterna all’accumulazione. È una delle forme attraverso cui le contraddizioni dell’accumulazione vengono differite, ridistribuite e intensificate. 55

Intelligenza artificiale e ricerca di nuovi sbocchi

L’ondata contemporanea di investimenti nell’IA offre un utile esempio di questa tesi. L’IA può generare cambiamenti tecnologici sostanziali, e sarebbe riduttivo considerare tutti gli investimenti nel settore come speculativi. Tuttavia, la portata, la concentrazione e il carattere promettente della spesa attuale sollevano una questione politico-economica più ampia: perché l’IA è diventata una calamita così potente per i capitali prima che i suoi effetti produttivi sull’intera economia siano stati chiaramente stabiliti? 56

Un’interpretazione incentrata sulla scarsità descrive il processo in termini familiari. Il capitale viene allocato verso una tecnologia emergente perché i mercati prevedono una domanda futura e aumenti di produttività. Questa spiegazione coglie solo una parte della storia. Non spiega, tuttavia, l’intensità degli investimenti, la concentrazione della spesa in un gruppo ristretto di imprese dominanti, né la misura in cui le valutazioni dipendono dalle aspettative di trasformazione futura piuttosto che dai rendimenti attuali dimostrati. 57

Un’analisi incentrata sul surplus colloca il boom dell’IA all’interno della più ampia storia dell’accumulazione finanziarizzata. In condizioni di sovraaccumulazione, il capitale cerca settori in grado di assorbire investimenti su larga scala e di sostenere narrazioni di redditività futura. L’IA è particolarmente adatta a questo ruolo perché combina notevoli requisiti infrastrutturali con aspettative aperte in termini di produttività, automazione e trasformazione tecnologica. Non è semplicemente una tecnologia. È anche uno strumento per organizzare rivendicazioni sul valore futuro. 58

Radhika Desai descrive il modello della Silicon Valley come una fusione di promesse tecnologiche e speculazione finanziaria: le aziende attraggono capitali “esaltando ciò che le tecnologie [che offrono] possono fornire”, combinando così “scienza e finzione finanziaria”. 59 L’innovazione tecnologica è reale, ma la valutazione finanziaria dipende da narrazioni i cui rendimenti promessi si estendono oltre i risultati produttivi attualmente verificabili. L’attrattiva dell’IA risiede in parte nella sua capacità di organizzare le aspettative e assorbire il capitale in eccesso prima che la domanda si realizzi. 60

La relazione tra IA e finanziarizzazione è quindi diretta. Gli investimenti sono sostenuti da pretese sulla produzione futura, sul dominio del mercato e sui guadagni di produttività. Karl Marx descrisse il capitale fittizio come “pretese accumulate… sulla produzione futura” .⁶¹ Questa massima è rilevante perché coglie la struttura temporale del ciclo di investimento nell’IA: la spesa e la valutazione sono giustificate dai rendimenti futuri previsti, che possono o meno realizzarsi nella misura necessaria a convalidare gli impegni presenti.⁶²

L’intelligenza artificiale intensifica anche il problema della concentrazione. Il settore favorisce le imprese che hanno accesso a infrastrutture informatiche, dati proprietari, piattaforme cloud, competenze tecniche e ingenti capitali. Gli investimenti, pertanto, confluiscono in modo sproporzionato verso un numero limitato di aziende in grado di sostenere elevati costi fissi e di godere della fiducia degli investitori. Ciò è coerente con la tendenza più ampia del capitalismo monopolistico: la concorrenza non distribuisce il capitale in modo uniforme, ma lo concentra nelle imprese e nei settori in grado di assorbire e difendere il surplus.⁶³

La contraddizione è accentuata dal potenziale di sostituzione del lavoro da parte dell’automazione. Se l’IA aumenta la produttività indebolendo al contempo la crescita salariale o riducendo l’occupazione nei settori interessati, può limitare la domanda effettiva necessaria per realizzare un aumento della produzione. Allo stesso tempo, il settore assorbe capitali attraverso investimenti e speculazioni. L’IA può quindi operare simultaneamente come sfogo temporaneo per il surplus e come forza che riproduce le condizioni di sovraaccumulazione.⁶⁴

Questa argomentazione non si basa sulla previsione che gli investimenti nell’IA falliranno inevitabilmente, né nega che l’IA possa diventare una tecnologia di uso generale con significative applicazioni produttive. Sostiene invece che una teoria incentrata sulla scarsità è inadeguata ad analizzare l’economia politica dell’attuale boom. Non può spiegare adeguatamente perché il capitale si concentra in settori definiti da rendimenti futuri incerti, perché le valutazioni finanziarie superano gli effetti produttivi immediati o perché l’espansione tecnologica può coesistere con la stagnazione in altri settori dell’economia. 65

Oltre la scarsità

I limiti del quadro teorico di Sowell non si limitano alle omissioni di un singolo testo. Basic Economics cristallizza una più ampia tendenza neoclassica a trattare la scarsità, la scelta e l’allocazione come la grammatica universale della vita economica. Questa astrazione offre chiarezza, ma ha un costo. Emargina le relazioni istituzionali e storiche attraverso le quali la produzione è organizzata, il surplus è appropriato e le crisi emergono. 66

Reintrodurre il concetto di surplus nell’analisi modifica l’oggetto dell’indagine. La questione centrale non è come i mezzi scarsi vengano distribuiti tra fini concorrenti, bensì come le economie capitalistiche generino, assorbano e realizzino i surplus in condizioni di accumulazione competitiva. Da questo punto di vista, il monopolio, la finanziarizzazione e gli investimenti speculativi sono forme istituzionali attraverso le quali le contraddizioni dell’accumulazione vengono gestite e spostate.⁶⁷

L’espansione contemporanea della finanza e l’intensità degli investimenti nell’intelligenza artificiale rendono particolarmente evidenti i limiti di un approccio incentrato sulla scarsità. Un approccio incentrato sul surplus, invece, riconosce la realtà della scarsità ma si interroga su cosa scompaia dalla vista quando la scarsità viene considerata la categoria fondamentale.

Un’economia politica capace di spiegare il capitalismo contemporaneo deve quindi andare oltre la scarsità come categoria fondante. La scarsità rimane reale, ma non è universale nel suo significato istituzionale né sufficiente a spiegare lo sviluppo capitalistico. Il compito analitico centrale è comprendere le dinamiche del surplus: come viene prodotto, chi se ne appropria, dove viene investito e perché il suo accumulo genera ripetutamente instabilità. 68

Note

  1. ↩ Giovanni Arrighi, “Espansioni finanziarie in prospettiva storica mondiale: una risposta a Robert Pollin”, New Left Review I/224 (luglio-agosto 1997); Robert Patalano e Caroline Roulet, “Sviluppi strutturali nell’intermediazione finanziaria globale: l’ascesa del debito e dell’intermediazione creditizia non bancaria”, Documento di lavoro dell’OCSE su finanza, assicurazioni e pensioni private, n. 44 (Parigi: OCSE, 2020); Financial Stability Board, Rapporto di monitoraggio globale sull’intermediazione finanziaria non bancaria 2024 (Basilea: Financial Stability Board, 2024).
  2. ↩ Thomas Sowell, Economia di base (New York: Basic Books, 2005 [ed. riveduta]), 78.
  3. ↩ Simon Clarke, Marx, marginalismo e sociologia moderna: da Adam Smith a Max Weber (Londra: Macmillan, 1982).
  4. ↩ Paul A. Baran e Paul M. Sweezy, Monopoly Capital: An Essay on the American Economic and Social Order (New York: Monthly Review Press, 1966); David Harvey, The Limits to Capital (Londra: Verso, 2018); Simon Clarke, Marx’s Theory of Crisis (New York: St. Martin’s Press, 1994).
  5. ↩ Sowell, Basic Economics ; John J. Miller, “Sowell and the Libertarians,” National Review , 29 dicembre 2008, nationalreview.com.
  6. ↩ Lionel Robbins, Saggio sulla natura e il significato della scienza economica (Londra: Macmillan 1935), 15–16.
  7. ↩ Sowell, Economia di base , 25.
  8. ↩ Robbins, Saggio sulla natura e il significato della scienza economica ; Sowell, Economia di base .
  9. ↩ Robert W. Cox, “Gramsci, egemonia e relazioni internazionali: un saggio di metodo”, Millennium 12, n. 2 (1983), 163.
  10. Sebbene Polanyi non fosse un marxista in senso stretto, Fred Block osserva che la “struttura di base” della sua opera principale si è sviluppata mentre “lavorava all’interno di uno specifico quadro marxista”. La sua critica della società di mercato, inclusa la distinzione formale-sostanziale sviluppata in Karl Polanyi, The Livelihood of Man (New York: Academic Press, 1977), rimane quindi debitrice all’economia politica marxista. Vedi Fred Block, “Karl Polanyi and the Writing of The Great Transformation “, Theory and Society 32, n. 3 (giugno 2003): 275-306, a p. 276.
  11. ↩ Polanyi, Il sostentamento dell’uomo , 21; Carl Menger, Principi di economia: prima parte generale (Glencoe, Illinois: The Free Press, 1950).
  12. ↩ Polanyi, Il sostentamento dell’uomo , 21–25.
  13. ↩ Polanyi, Il sostentamento dell’uomo , 25; Harry W. Pearson, Introduzione a Polanyi, Il sostentamento dell’uomo .
  14. ↩ Pearson, Introduzione a Il sostentamento dell’uomo .
  15. ↩ Pearson, Introduzione a Il sostentamento dell’uomo ; Karl Polanyi, La grande trasformazione (Boston: Beacon Press, 2001), 45–59.
  16. ↩ Sowell, Economia di base , 9.
  17. ↩ Sowell, Economia di base ; Baran e Sweezy, Capitale monopolistico .
  18. ↩ Baran e Sweezy, Capitale Monopolistico , 9.
  19. ↩ Baran e Sweezy, Capitale Monopolistico .
  20. ↩ Sowell, Economia di base , 114.
  21. ↩ Piero Sraffa, Produzione di merci mediante merci (Cambridge: Cambridge University Press, 1960).
  22. ↩ Lucy Mair, Un popolo africano nel ventesimo secolo (Londra: Routledge, 1934), 5; Polanyi, La grande trasformazione , 301.
  23. ↩ Mair, Un popolo africano nel ventesimo secolo ; Polanyi, La grande trasformazione .
  24. ↩ Polanyi, La grande trasformazione , 302.
  25. ↩ Mary H. Kingsley, Studi sull’Africa occidentale (Londra: Macmillan, 1899); Polanyi, La grande trasformazione .
  26. ↩ Polanyi, Il sostentamento dell’uomo ; Pearson, Introduzione a Il sostentamento dell’uomo ; Sraffa, Produzione di merci mediante merci .
  27. ↩ Polanyi, Il sostentamento dell’uomo ; Pearson, Introduzione a Il sostentamento dell’uomo ; Sraffa, Produzione di merci mediante merci .
  28. ↩ Simon Clarke, “La teoria marxista della sovraaccumulazione e della crisi”, Science & Society 54, n. 4 (1990–1991), 442–67; Clarke, La teoria della crisi di Marx .
  29. ↩ Sowell, Economia di base , 130.
  30. ↩ Sowell, Economia di base ; Clarke, “La teoria marxista della sovraaccumulazione e della crisi”.
  31. ↩ Rosa Luxemburg, L’accumulazione del capitale (New York: Monthly Review Press, 1963), 351–52.
  32. ↩ Luxemburg, L’accumulazione di capitale .
  33. ↩ Paul M. Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico: principi di economia politica marxista (New York: Monthly Review Press, 1942), 202.
  34. ↩ Clarke, “La teoria marxista della sovraaccumulazione e della crisi”, 445.
  35. ↩ Clarke, “La teoria marxista della sovraaccumulazione e della crisi”.
  36. ↩ Clarke, “La teoria marxista della sovraaccumulazione e della crisi”, 454; Harvey, I limiti del capitale .
  37. ↩ Clarke, Marx, Marginalismo e sociologia moderna ; Clarke, La teoria della crisi di Marx .
  38. ↩ Sowell, Economia di base , 114, 168.
  39. ↩ Sowell, Fondamenti di economia .
  40. ↩ Karl Marx, Il Capitale , vol. 1 (Londra: Penguin, 1976), capitolo 25; Baran e Sweezy, Capitale Monopolistico .
  41. ↩ Baran e Sweezy, Capitale Monopolistico , 6.
  42. ↩ Baran e Sweezy, Capitale monopolistico ; Paul M. Sweezy, “Domanda in condizioni di oligopolio”, Journal of Political Economy 47, n. 4 (1939): 568–73.
  43. ↩ Baran e Sweezy, Capitale monopolistico ; John Bellamy Foster e Robert W. McChesney, La crisi infinita: come il capitale finanziario monopolistico produce stagnazione e sconvolgimenti dagli Stati Uniti alla Cina (New York: Monthly Review Press, 2012).
  44. ↩ Samir Amin, “ La nuova struttura imperialista ”, Monthly Review 71, n. 3 (luglio-agosto 2019): 2-45; John Bellamy Foster e Robert McChesney, “ Capitale finanziario monopolistico e il paradosso dell’accumulazione ”, Monthly Review 61, n. 5 (ottobre 2009): 1-20.
  45. ↩ Thomas I. Palley, “Financializzazione: cos’è e perché è importante”, Working Paper n. 525, Levy Economics Institute, Bard College, Annandale-on-Hudson, New York, 2007; Patalano e Roulet, Sviluppi strutturali nell’intermediazione finanziaria globale .
  46. ↩ Giovanni Arrighi, “Correzioni spaziali e di altro tipo del capitalismo storico”, in Il lungo ventesimo secolo: denaro, potere e origini dei nostri tempi (Londra: Verso, 2006), 202.
  47. ↩ Arrighi, “Espansioni finanziarie in prospettiva storica mondiale”; Arrighi, “Soluzioni spaziali e di altro tipo”.
  48. ↩ Harvey, I limiti del capitale , 95.
  49. ↩ Harvey, I limiti del capitale ; Cédric Durand, Il capitale fittizio (Londra: Verso, 2017).
  50. ↩ Financial Stability Board, Rapporto di monitoraggio globale .
  51. ↩ Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, Prospettive economiche dell’OCSE, Volume 2024, Numero 2: Resilienza in tempi incerti (Parigi: OCSE, 2024); Consiglio per la stabilità finanziaria, Rapporto di monitoraggio globale .
  52. ↩ Giovanni Arrighi, “L’economia sociale e politica della turbolenza globale”, New Left Review 20 (marzo-aprile 2003); Fred Magdoff e John Bellamy Foster, “ Implosione e stagnazione finanziaria ”, Monthly Review 60, n. 7 (dicembre 2008): 1-29; Patalano e Roulet, Sviluppi strutturali nell’intermediazione finanziaria globale .
  53. ↩ Harry Magdoff e Paul M. Sweezy, “ L’esplosione finanziaria ”, Monthly Review 37, n. 7 (dicembre 1985): 1–10.
  54. ↩ Magdoff e Foster, “Implosione finanziaria e stagnazione”.
  55. ↩ Magdoff e Sweezy, “L’esplosione finanziaria”; Magdoff e Foster, “Implosione e stagnazione finanziaria”.
  56. ↩ Nicholas Crafts, “L’intelligenza artificiale come tecnologia di uso generale: una prospettiva storica”, Oxford Review of Economic Policy 37, n. 3 (2021): 521–36; Radhika Desai, “DeepSeek ribalta il modello di business fantascientifico-finanziario della Silicon Valley”, International Critical Thought (2025): 1–19.
  57. ↩ Crafts, “L’intelligenza artificiale come tecnologia di uso generale”; Desai, “DeepSeek stravolge il modello di business fantascientifico-finanziario della Silicon Valley”.
  58. ↩ Harvey, I limiti del capitale ; Desai, “DeepSeek sconvolge il modello di business fantascientifico-finanziario della Silicon Valley”.
  59. ↩ Desai, “DeepSeek stravolge il modello di business fantascientifico-finanziario della Silicon Valley”, 1.
  60. ↩ Desai, “DeepSeek stravolge il modello di business fantascientifico-finanziario della Silicon Valley.”
  61. ↩ Karl Marx, Il Capitale , vol. 3, trad. David Fernbach (Londra: Penguin, 1991), capitolo 29.
  62. ↩ Marx, Il Capitale , vol. 3; Durand, Il Capitale Fittizio .
  63. ↩ Baran e Sweezy, Capitale monopolistico ; Andrea Coveri, Claudio Cozza e Dario Guarascio, “Big Tech e il complesso digitale-militare-industriale statunitense”, Intereconomics 60, n. 2 (2025): 81–87.
  64. ↩ Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico ; Foster e McChesney, La crisi infinita .
  65. ↩ Approfondisco questo argomento in Elliot Goodell Ugalde, “ Beyond Techno-Feudalism: A Monopoly-Capital Analysis of Artificial Intelligence Investment ”, Capital & Class , 12 maggio 2026.
  66. ↩ Sowell, Fondamenti di economia ; Polanyi, Il sostentamento dell’uomo .
  67. ↩ Baran e Sweezy, Capitale monopolistico ; Arrighi, “Soluzioni spaziali e di altro tipo”; Clarke, “La teoria marxista della sovraaccumulazione e della crisi”; Giovanni Arrighi, “Il mercato globale”, Journal of World-Systems Research 5, n. 2 (1999).
  68. ↩ Polanyi, I mezzi di sussistenza dell’uomo ; Sweezy, La teoria dello sviluppo capitalistico ; Clarke, La teoria della crisi di Marx .

ANALISI by ChatGPT 17-9-26

ANALISI completa per pubblicazione su 42rosso v.1

Testo integrale disponibile

Economia politica

Analisi editoriale

Beyond Scarcity: Thomas Sowell and the Limits of Neoclassical Economics

Elliot Goodell Ugalde · Monthly Review · settembre 2026

Fonte analizzata: testo integrale fornito dall’utente, comprensivo delle note bibliografiche.

1. Dati bibliografici e documentari

|
Campo

|

Contenuto

|
| — | — |
|

Autore

|

Elliot Goodell Ugalde

|
|

Titolo originale

|

Beyond Scarcity: Thomas Sowell and the Limits of Neoclassical Economics

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|

Rivista

|

Monthly Review

|
|

Numero

|

Vol. 78, n. 4, settembre 2026

|
|

DOI

|

10.14452/mr-078-04-2026-08_3

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Ambito geografico

|

Globale; attenzione analitica agli Stati Uniti

|
|

Tipologia

|

Articolo di teoria e critica dell’economia politica

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|

Classificazione fonte

|

Political Economy → Economic Theory; Financialization; Monopoly; Technology Critique

|

L’autore è presentato come dottorando e teaching fellow presso il Department of Political Studies e il Centre for International and Defence Policy della Queen’s University, Kingston, Ontario, Canada.

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Nota metodologica: le valutazioni e la ricostruzione teorica che seguono descrivono il testo di Ugalde. Non costituiscono una verifica indipendente di tutte le sue tesi economiche o delle fonti citate.

2. Occhiello

Oltre la scarsità: surplus, crisi e contraddizioni dell’accumulazione capitalistica nella critica di Ugalde all’economia neoclassica.

3. Abstract editoriale

Nel suo articolo, Elliot Goodell Ugalde mette in discussione la centralità della scarsità nella teoria economica neoclassica, prendendo come riferimento esemplare Basic Economics di Thomas Sowell. L’autore contrappone alla prospettiva centrata su scarsità, scelta e allocazione un approccio che pone al centro la produzione, l’appropriazione e la realizzazione del surplus capitalistico. Attraverso i contributi di Karl Polanyi, Rosa Luxemburg, Paul Baran, Paul Sweezy, Simon Clarke, Giovanni Arrighi e David Harvey, l’articolo interpreta crisi, concentrazione monopolistica e finanziarizzazione come fenomeni connessi alle contraddizioni dell’accumulazione. La parte conclusiva applica questo quadro all’espansione degli investimenti nell’intelligenza artificiale, considerata anche come possibile sbocco temporaneo per capitale in cerca di valorizzazione e come ambito di crescente concentrazione economica.

Sintesi redazionale elaborata dal testo integrale, §§ iniziali e conclusivi e sezioni tematiche.

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4. Presentazione giornalistica

Che cosa accade quando la scarsità, anziché essere uno dei problemi dell’economia, diventa il suo principio universale di spiegazione?

È questa la questione dalla quale muove Elliot Goodell Ugalde, mettendo a confronto l’impostazione neoclassica rappresentata da Thomas Sowell con una prospettiva di economia politica fondata sulla categoria del surplus.

L’autore non nega l’esistenza della scarsità né l’importanza delle scelte economiche. Contesta, piuttosto, la loro sufficienza a spiegare un capitalismo caratterizzato da sovraccumulazione, concentrazione del potere economico, espansione finanziaria e investimenti tecnologici sostenuti da aspettative di rendimento futuro.

Il percorso conduce dalla critica metodologica di Karl Polanyi alla teoria marxista delle crisi e dell’accumulazione, fino al caso dell’intelligenza artificiale. L’argomento centrale è che, per comprendere le dinamiche del capitalismo contemporaneo, occorre interrogarsi non soltanto su come vengono allocati i mezzi disponibili, ma anche su come il surplus viene prodotto, appropriato, investito e realizzato.

5. Tesi centrale dell’autore

La tesi di Ugalde si articola in due affermazioni principali:

  1. Il quadro teorico di Thomas Sowell, organizzato intorno a scarsità, allocazione ed equilibrio, non è sufficiente per spiegare alcuni tratti strutturali del capitalismo contemporaneo.
  2. Queste insufficienze derivano dalla struttura stessa del quadro teorico, non soltanto da una sua applicazione incompleta.

L’autore propone di restituire al surplus una posizione centrale nell’analisi della politica economica. Da questa prospettiva, crisi, monopolio e finanziarizzazione non sono semplicemente anomalie rispetto al funzionamento ordinario della concorrenza, ma forme istituzionali attraverso le quali le contraddizioni dell’accumulazione vengono gestite e rinviate.

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6. Ricostruzione dei contenuti

6.1. L’astrazione della scarsità

Ugalde prende Basic Economics come espressione particolarmente chiara dell’impostazione neoclassica. Secondo la ricostruzione dell’autore, il modello di Sowell poggia su tre premesse:

  • Le risorse sono limitate.
  • I desideri eccedono i mezzi disponibili.
  • I mercati coordinano le pretese concorrenti attraverso i prezzi.

Il riferimento teorico è Lionel Robbins, per il quale l’economia studia il comportamento umano in rapporto a fini e mezzi scarsi suscettibili di impieghi alternativi.

La critica non riguarda l’esistenza di vincoli o l’utilità delle scelte economiche. Il problema nasce quando questa definizione formale viene estesa fino a diventare la spiegazione universale dell’organizzazione materiale della società.

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6.2. Polanyi: economia formale ed economia sostanziale

Karl Polanyi occupa una posizione decisiva nell’argomentazione.

Ugalde riprende la distinzione tra:

|
Concetto

|

Significato nel testo

|
| — | — |
|

Economia formale

|

Scelta razionale in condizioni di scarsità

|
|

Economia sostanziale

|

Processi istituzionali attraverso cui le società organizzano il proprio approvvigionamento materiale

|

Secondo questa impostazione, le attività economiche sono sempre inserite in istituzioni e relazioni storicamente determinate. Reciprocità, redistribuzione, economia domestica e scambio di mercato rappresentano modalità differenti di organizzazione della vita materiale.

La conseguenza teorica è che la scarsità dovrebbe essere considerata una categoria analitica importante, ma non necessariamente il fondamento universale di ogni economia.

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6.3. Dal problema dell’allocazione a quello del surplus

Il passaggio al surplus è il fulcro del ragionamento.

Ugalde richiama la definizione di Baran e Sweezy: il surplus economico è la differenza tra ciò che una società produce e i costi della produzione.

Questa categoria modifica le domande fondamentali dell’analisi:

  • Chi produce il surplus?
  • Chi lo controlla e se ne appropria?
  • Come viene distribuito?
  • Attraverso quali meccanismi viene assorbito o valorizzato?
  • Che cosa accade quando le opportunità di reinvestimento redditizio diventano insufficienti?

In questa prospettiva, la redditività non viene automaticamente identificata con la necessità sociale. L’analisi deve considerare i rapporti di potere e le forme istituzionali attraverso cui la produzione sociale viene organizzata.

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7. Sovraccumulazione e crisi

La sezione dedicata alla sovraccumulazione trasferisce il problema dal piano della distribuzione di risorse limitate a quello della gestione del surplus generato da un sistema orientato all’accumulazione continua.

Secondo Ugalde, la concorrenza spinge le imprese a espandere la produzione, ridurre i costi e reinvestire per perseguire la redditività. Si determina così una tensione potenziale tra:

  • Capacità produttiva crescente.
  • Condizioni di realizzazione redditizia dell’output.
  • Disponibilità di sbocchi per il reinvestimento del capitale.

Luxemburg e Sweezy

L’autore richiama Rosa Luxemburg, che colloca il problema della realizzazione del plusvalore nei limiti della domanda interna capitalistica. Paul Sweezy, pur respingendo l’idea che la realizzazione interna sia logicamente impossibile, conserva la questione dell’assorbimento del surplus accumulato.

Simon Clarke viene utilizzato per sottolineare che le condizioni della crisi non possono essere individuate soltanto nel processo produttivo immediato, ma devono essere analizzate nella riproduzione capitalistica nel suo complesso.

La crisi viene quindi interpretata come un esito ricorrente delle interdipendenze tra produzione, circolazione, credito e realizzazione, anziché come semplice deviazione da una condizione di equilibrio.

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Concetto chiave

Sovraccumulazione

Nel quadro proposto da Ugalde, l’accumulazione può generare capitale investibile e capacità produttiva superiori alle opportunità di reinvestimento profittevole disponibili.

8. Concorrenza, concentrazione e monopolio

Ugalde confronta la concezione di monopolio presente in Sowell con la lettura della concentrazione capitalistica sviluppata da Marx, Baran e Sweezy.

Sowell tende a interpretare il monopolio come una condizione sostenuta da privilegi legali o distorsioni normative. L’autore contesta che tale impostazione sia sufficiente a spiegare gli effetti storici della concorrenza.

La competizione può produrre:

  1. Vantaggi differenziali tra imprese.
  2. Economie di scala.
  3. Asimmetrie tecnologiche e finanziarie.
  4. Assorbimento dei concorrenti.
  5. Concentrazione e centralizzazione del capitale.

Ne deriva una lettura in cui monopolio e concorrenza non sono necessariamente categorie opposte: la concorrenza contribuisce alla concentrazione, mentre la concentrazione riorganizza le condizioni della concorrenza.

L’analisi richiama il ruolo delle barriere all’ingresso, delle infrastrutture, della proprietà intellettuale, della potenza finanziaria e dell’influenza sulle politiche pubbliche.

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Distinzione utile per 42rosso: l’autore discute una tendenza alla concentrazione strutturale del capitalismo; non afferma che ogni settore o ogni mercato sia necessariamente monopolistico.

9. Finanziarizzazione: una soluzione temporanea alle contraddizioni dell’accumulazione

La finanziarizzazione costituisce uno dei passaggi più importanti dell’articolo, anche in relazione ai tuoi studi su Sweezy e sul capitale monopolistico-finanziario.

Ugalde definisce la finanziarizzazione come il crescente peso di:

  • Crediti e attività finanziarie.
  • Prezzi degli asset.
  • Leva finanziaria.
  • Intermediari non bancari.
  • Pretese su redditi futuri.

L’interpretazione proposta collega l’espansione finanziaria alle difficoltà del reinvestimento produttivo profittevole. Il capitale accumulato cerca sbocchi alternativi e la finanza può consentire di rinviare nel tempo le contraddizioni dell’accumulazione.

Arrighi e Harvey

Giovanni Arrighi viene richiamato per il concetto di temporal fix: l’espansione finanziaria può agire come risposta alla sovraccumulazione, ma non ne elimina necessariamente le contraddizioni.

David Harvey contribuisce attraverso la categoria del capitale fittizio, inteso come insieme di pretese sul valore futuro che non corrispondono necessariamente a un’attività produttiva già realizzata.

La validazione di tali pretese dipende dalla capacità futura di generare redditi sufficienti.

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Il caso statunitense

L’autore inserisce un grafico che confronta la capitalizzazione del mercato azionario statunitense in rapporto al PIL con la quota di salari e stipendi sul PIL, per il periodo 1986–2025.

Ugalde interpreta il divario osservato come indicazione di una crescente divergenza tra l’inflazione degli asset finanziari e la remunerazione del lavoro. Il grafico è utilizzato per sostenere la tesi di un rapporto problematico tra finanza e produzione.

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Avvertenza metodologica: la lettura del grafico è quella proposta dall’autore. Il confronto tra capitalizzazione azionaria e quota salariale non costituisce, da solo, una misurazione completa della separazione tra finanza ed economia reale.

10. Intelligenza artificiale e ricerca di nuovi sbocchi

La sezione sull’AI collega l’argomentazione teorica ai processi di investimento contemporanei.

Ugalde non nega la possibilità che l’intelligenza artificiale produca trasformazioni tecnologiche rilevanti. Il suo interrogativo riguarda piuttosto la dimensione, la concentrazione e il carattere promissorio degli investimenti nel settore.

Due interpretazioni a confronto

Lettura centrata sulla scarsità e sull’allocazione

Il capitale si dirige verso una tecnologia emergente perché i mercati prevedono una domanda futura e incrementi di produttività.

Ugalde riconosce che questa spiegazione coglie una parte del fenomeno.

Lettura centrata sul surplus

Gli investimenti nell’AI vengono collocati nella storia più ampia dell’accumulazione finanziarizzata: il capitale cerca settori capaci di assorbire investimenti ingenti e sostenere aspettative di redditività futura.

L’attenzione si sposta sulla concentrazione del capitale, sulla speculazione e sulle pretese di valore futuro.

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Concentrazione e lavoro

L’AI, secondo l’autore, favorisce la concentrazione perché richiede accesso a infrastrutture di calcolo, dati proprietari, piattaforme cloud, competenze specialistiche e ingenti risorse finanziarie.

Un’ulteriore contraddizione viene individuata nel possibile effetto dell’automazione sul lavoro: se la produttività cresce mentre la dinamica salariale o l’occupazione si indeboliscono in alcuni settori, la domanda effettiva potrebbe essere sottoposta a nuove pressioni.

Ugalde precisa che questa argomentazione non equivale a prevedere necessariamente il fallimento degli investimenti nell’AI. La questione è la capacità della teoria della scarsità di spiegare il rapporto tra aspettative di rendimento, concentrazione e accumulazione capitalistica.

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11. Quadro concettuale dell’articolo

Economia centrata sulla scarsità

Risorse limitate → scelta → allocazione → prezzi

Critica dell’universalizzazione

Istituzioni, storia, rapporti di potere e organizzazione della vita materiale

Economia centrata sul surplus

Produzione → appropriazione → distribuzione → realizzazione

Contraddizioni dell’accumulazione

Sovraccumulazione → concentrazione → finanziarizzazione → ricerca di nuovi sbocchi

Applicazione contemporanea

Investimenti nell’intelligenza artificiale e pretese sul valore futuro

Schema interpretativo ricostruito sulla base dell’argomentazione di Ugalde; non è un diagramma originale dell’articolo.

12. Autori e riferimenti teorici

|
Autore

|

Funzione nell’argomentazione

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| — | — |
|

Thomas Sowell

|

Rappresentazione della prospettiva neoclassica centrata sulla scarsità

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|

Lionel Robbins

|

Definizione formale dell’economia come scelta tra mezzi scarsi

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|

Karl Polanyi

|

Distinzione tra significato formale e sostanziale dell’economia

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|

Paul A. Baran e Paul M. Sweezy

|

Categoria del surplus e analisi del capitalismo monopolistico

|
|

Rosa Luxemburg

|

Problema della realizzazione e della domanda effettiva

|
|

Simon Clarke

|

Sovraccumulazione e crisi nella riproduzione capitalistica

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|

Giovanni Arrighi

|

Espansione finanziaria e soluzione temporale

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|

David Harvey

|

Capitale fittizio e pretese sul valore futuro

|
|

Radhika Desai

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Rapporto tra promessa tecnologica e speculazione finanziaria

|

La tabella sintetizza il ruolo assegnato agli autori nel testo, non una valutazione complessiva delle rispettive teorie.

13. Analisi critica

13.1. Coerenza dell’impostazione

L’articolo presenta una struttura argomentativa coerente: parte da una definizione teorica della scarsità, ne discute i limiti attraverso Polanyi, introduce la categoria del surplus e la applica a crisi, monopolio, finanziarizzazione e AI.

Il filo conduttore è il tentativo di spostare l’attenzione dalla scelta individuale e dall’allocazione verso i rapporti sociali e le dinamiche dell’accumulazione.

13.2. Questione teorica centrale

Il punto di maggiore interesse è la distinzione tra:

  • Scarsità come condizione economica concreta.
  • Scarsità come principio universale di spiegazione della vita economica.

Ugalde non propone di ignorare i vincoli materiali. Contesta che questi possano sostituire un’analisi delle istituzioni, dei rapporti di potere e della produzione di surplus.

Questa distinzione permette di leggere l’articolo come un confronto tra differenti livelli di astrazione teorica.

13.3. Questioni da approfondire

Per una valutazione teorica più ampia, restano da esaminare alcuni aspetti:

  1. Il rapporto tra scarsità materiale e surplus capitalistico: le due categorie possono coesistere e operare su piani differenti.
  2. La dimostrazione empirica del nesso tra sovraccumulazione e finanziarizzazione nei diversi periodi storici.
  3. Il rapporto tra concentrazione monopolistica, innovazione e forme di concorrenza.
  4. Le condizioni attraverso cui gli investimenti nell’AI possono generare valore produttivo, oltre alla componente speculativa.

Questi sono punti di approfondimento critico, non obiezioni che l’autore sviluppa necessariamente nel testo.

14. Scheda di indicizzazione semantica per 42rosso v.1

14.1. Classificazione tipologica

Articolo di teoria e critica dell’economia politica

Analisi del capitalismo contemporaneo

Approccio teorico marxista / critico

Applicazione a finanza e intelligenza artificiale

14.2. Discipline

  • Economia politica
  • Teoria economica
  • Storia del pensiero economico
  • Sociologia economica
  • Studi sul capitalismo contemporaneo
  • Studi sulla tecnologia e l’innovazione
  • Finanza e accumulazione

14.3. Ambito geografico

  • Globale
  • Stati Uniti d’America (caso della capitalizzazione azionaria e della quota salariale)
  • Silicon Valley / settore tecnologico statunitense

14.4. Periodo storico

  • Teoria economica classica e neoclassica: riferimento storico-concettuale.
  • Capitalismo del XX secolo: Baran, Sweezy, Luxemburg e dibattiti sulla crisi.
  • 1986–2025: dati del grafico sugli Stati Uniti.
  • Capitalismo contemporaneo e boom degli investimenti nell’AI.

14.5. Entità nominate

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Categoria

|

Entità

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| — | — |
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Persone

|

Thomas Sowell; Elliot Goodell Ugalde; Lionel Robbins; Karl Polanyi; Karl Marx; Rosa Luxemburg; Paul A. Baran; Paul M. Sweezy; Simon Clarke; Giovanni Arrighi; David Harvey; Radhika Desai

|
|

Organizzazioni / istituzioni

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Queen’s University; Financial Stability Board; OECD

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Tecnologie

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Intelligenza artificiale; infrastrutture di calcolo; piattaforme cloud

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Opere

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Basic Economics; The Livelihood of Man; The Accumulation of Capital; Monopoly Capital; The Theory of Capitalist Development; The Limits to Capital

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14.6. Soggetti proposti

I seguenti soggetti sono proposte di indicizzazione elaborate a partire dai contenuti dell’articolo, non termini ufficiali di un thesaurus controllato.

Economia politica

Teoria neoclassica

Scarsità economica

Surplus economico

Sovraccumulazione

Crisi capitalistica

Monopolio

Concentrazione del capitale

Finanziarizzazione

Capitale fittizio

Intelligenza artificiale

Investimenti tecnologici

Domanda effettiva

Realizzazione del surplus

Economia sostanziale

14.7. Parole chiave

Thomas Sowell · economia neoclassica · scarsità · surplus · sovraccumulazione · crisi · capitalismo monopolistico · finanziarizzazione · capitale fittizio · Rosa Luxemburg · Paul Sweezy · Baran · AI · intelligenza artificiale · concentrazione · accumulazione capitalistica

14.8. Concetti fondamentali (20)

01

Scarsità

Vincolo economico e categoria centrale della teoria neoclassica discussa dall’autore.

02

Surplus economico

Differenza tra produzione sociale e costi della produzione.

03

Sovraccumulazione

Accumulo di capitale e capacità produttiva oltre le opportunità di reinvestimento profittevole.

04

Realizzazione del surplus

Problema della trasformazione della produzione in valore effettivamente realizzato.

05

Accumulazione capitalistica

Processo di espansione del capitale e reinvestimento orientato alla redditività.

06

Crisi endogena

Crisi interpretata come risultato ricorrente delle dinamiche dell’accumulazione.

07

Concentrazione del capitale

Tendenza all’accrescimento del controllo economico da parte di grandi imprese.

08

Monopolio

Forma istituzionale collegata alla concentrazione e al potere di mercato.

09

Finanziarizzazione

Crescente ruolo delle attività finanziarie nell’organizzazione dell’accumulazione.

10

Capitale fittizio

Pretese sul valore futuro prive necessariamente di una base produttiva già realizzata.

11

Domanda effettiva

Domanda rilevante per la realizzazione dell’output e del surplus.

12

Economia sostanziale

Studio dei processi istituzionali di approvvigionamento materiale.

13

Economia formale

Scelta razionale sotto vincoli di scarsità.

14

Concorrenza

Meccanismo che può contribuire alla concentrazione del capitale.

15

Accumulo di capitale

Processo di incremento del capitale disponibile per nuovi investimenti.

16

Temporal fix

Rinvio temporale delle contraddizioni mediante l’espansione finanziaria.

17

Investimenti tecnologici

Investimenti orientati a tecnologie con aspettative di rendimenti futuri.

18

Valorizzazione del capitale

Processo di trasformazione dell’investimento in valore e redditività.

19

Automazione

Potenziale sostituzione o trasformazione del lavoro attraverso la tecnologia.

20

Aspettative di valore futuro

Previsioni di redditività che sostengono investimenti e valutazioni correnti.

15. Collegamenti con il corpus di 42rosso

15.1. Collegamento prioritario: Sweezy

L’articolo presenta una connessione diretta con il tuo manoscritto Paul M. Sweezy. Monopolio e finanza nella crisi del capitalismo.

I punti di contatto sono:

  • La teoria del surplus.
  • Il problema dell’assorbimento del surplus.
  • La sovraccumulazione.
  • La relazione tra stagnazione ed espansione finanziaria.
  • Il capitalismo monopolistico.
  • Le pretese sul valore futuro.

Il contributo di Ugalde può essere registrato come testo collegato alla rete concettuale Sweezy–Baran, senza sostituire l’analisi autonoma delle opere originali.

15.2. Collegamento con il progetto tecnologico

La sezione sull’AI può essere collegata ai tuoi percorsi di ricerca su tecnocapitalismo e sui rapporti tra tecnologia, capitale e potere.

La connessione da registrare è tematica: Ugalde interpreta l’investimento nell’intelligenza artificiale attraverso le categorie di accumulazione, concentrazione e finanziarizzazione.

Non è necessario assegnare automaticamente all’articolo la categoria «tecnofascismo» o «tecnocomunismo», che richiederebbe un’analisi specifica di quei concetti.

15.3. Collegamento con il dibattito sull’economia cinese

Il testo può essere messo in relazione comparativa con i materiali sulla Cina e sui sistemi di sviluppo statale e socialista.

Tuttavia, l’articolo non sviluppa un’analisi specifica dell’economia cinese. Il collegamento è quindi da mantenere come relazione tematica potenziale, non come soggetto principale della scheda.

16. Valutazione editoriale per 42rosso

Rilevanza del contenuto

L’articolo presenta un interesse per 42rosso in particolare per il suo intreccio tra:

  • Critica dell’economia neoclassica.
  • Teoria marxista del surplus.
  • Crisi e sovraccumulazione.
  • Finanziarizzazione.
  • Monopolio e concentrazione.
  • Investimenti nell’intelligenza artificiale.

La sua utilità archivistica risiede soprattutto nella possibilità di mettere in relazione concetti teorici con un fenomeno tecnologico e finanziario contemporaneo.

Tipologia di pubblicazione consigliata

Articolo di analisi e approfondimento teorico-economico.

Per la versione pubblicabile su 42rosso v.1, manterrei il titolo originale, accompagnandolo da un occhiello e da una sintesi in italiano. Se si procedesse a una riduzione o a una rielaborazione, sarebbe opportuno distinguere chiaramente il testo originale dalla riduzione editoriale.

17. Bibliografia utilizzata dall’autore

L’articolo comprende 68 note. Di seguito una selezione delle opere direttamente funzionali alla sua struttura teorica, mantenendo i titoli originali.

Sowell, Thomas

Basic Economics. New York: Basic Books, 2005 reviseded.revised ed..

Polanyi, Karl

The Livelihood of Man. New York: Academic Press, 1977.

The Great Transformation. Boston: Beacon Press, 2001.

Baran, Paul A.; Sweezy, Paul M.

Monopoly Capital: An Essay on the American Economic and Social Order. New York: Monthly Review Press, 1966.

Sweezy, Paul M.

The Theory of Capitalist Development: Principles of Marxian Political Economy. New York: Monthly Review Press, 1942.

Luxemburg, Rosa

The Accumulation of Capital. New York: Monthly Review Press, 1963.

Clarke, Simon

Marx, Marginalism and Modern Sociology: From Adam Smith to Max Weber. London: Macmillan, 1982.

Marx’s Theory of Crisis. New York: St. Martin’s Press, 1994.

Arrighi, Giovanni

The Long Twentieth Century: Money, Power, and the Origins of Our Times. London: Verso, 2006.

Harvey, David

The Limits to Capital. London: Verso, 2018.

Desai, Radhika

“DeepSeek Upends Silicon Valley’s Sci-Fin-Fi Business Model.” International Critical Thought (2025).

Riferimenti estratti e sintetizzati dalle note dell’articolo. La bibliografia non è riprodotta integralmente: per il catalogo definitivo è possibile registrare tutte le 68 note in un campo dedicato.

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18. SEO per 42rosso v.1

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Oltre la scarsità: Sowell, surplus e crisi del capitalismo

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Elliot Goodell Ugalde critica la centralità della scarsità nell’economia neoclassica e analizza surplus, crisi, monopolio e finanziarizzazione.

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19. Sintesi conclusiva

L’articolo di Ugalde propone un confronto tra due modi di organizzare l’analisi economica: quello che assume la scarsità come categoria fondamentale della scelta e dell’allocazione e quello che pone al centro la produzione e la realizzazione del surplus capitalistico.

Attraverso Polanyi, Luxemburg, Baran, Sweezy, Clarke, Arrighi e Harvey, l’autore interpreta sovraccumulazione, concentrazione monopolistica e finanziarizzazione come fenomeni connessi alle dinamiche dell’accumulazione. L’intelligenza artificiale diventa il caso contemporaneo attraverso cui discutere la ricerca di nuovi sbocchi per il capitale e la relazione tra investimento tecnologico, aspettative di redditività e concentrazione economica.

Il contributo si presta a essere inserito nel corpus di 42rosso come approfondimento di teoria economica critica, con collegamenti particolarmente significativi ai lavori su Sweezy, capitale monopolistico e finanziarizzazione.

20. Registrazione finale per il progetto 42R-Semantic

Stato della scheda

Analisi completata

Fonte integrale

Disponibile

Scheda bibliografica

Completata

Sintesi e analisi

Completate

Indicizzazione semantica

Proposta

AF controllato

Da validare

Thesaurus

Da validare

Nota per la fase successiva: i soggetti e i concetti qui proposti sono candidati per la futura struttura di 42R-Semantic. Non sono ancora termini definitivamente autorizzati dell’Authority File o del thesaurus.