La marcia inarrestabile del neoliberismo /m.Sommella SiR

M. Sommella su Sinistrainrete — Dal Mont Pèlerin alla Silicon Valley, il neoliberismo ha vinto come rivoluzione antropologica: ha trasformato il cittadino in consumatore, la verità in audience, la politica in marketing. Una strategia lunga decenni che ha svuotato la democrazia europea. Riconoscerlo è resistenza.

La rivoluzione neoliberista non è stata, prima di tutto, una rivoluzione economica: è stata una rivoluzione antropologica e comunicativa, pianificata e finanziata con cura dalle élite del capitale transatlantico a partire dal 1947, quando Hayek convocò sulla riva del lago di Ginevra i fondatori della Mont Pèlerin Society. Attraverso il Powell Memorandum, la Commissione Trilaterale, la conquista della televisione commerciale e infine del capitalismo della sorveglianza digitale, il progetto ha sostituito il cittadino con il consumatore, la verità con l’audience, la politica con il marketing. L’Europa, che possedeva una tradizione antropologica diversa — aristotelica, comunitaria, pedagogica — ne è stata colonizzata cognitivamente prima ancora che economicamente, per auto-mutilazione consapevole delle proprie élite. Arrestare questa marcia richiede un’operazione culturale simmetrica e di lungo periodo: think tank, scuole di formazione, media indipendenti, riconnessione alle tradizioni critiche che il pensiero unico ha provveduto a far dimenticare.


SINTESI BY CLAUDE 4/5/26

ANALISI SINTETICA PER PUNTI

  1. La tesi centrale — Il neoliberismo non è una dottrina economica spontanea ma un progetto pianificato di trasformazione antropologica e comunicativa, avviato nel 1947 con la Mont Pèlerin Society e ancora in corso.
  2. Le radici intellettuali — Hayek, Friedman e la Scuola di Chicago costruiscono la cornice teorica; il Cile di Pinochet è il primo laboratorio applicato, con la “terapia d’urto” imposta con la forza.
  3. La macchina del consenso — Il Powell Memorandum (1971) e il rapporto Trilaterale (1975) codificano la strategia: conquistare think tank, media, università, e ridurre la partecipazione democratica per rendere il sistema “governabile”.
  4. La rivoluzione televisiva italiana — Berlusconi anticipa di un decennio la sua discesa in campo politico costruendo l’infrastruttura mediatica: dalla tv locale al duopolio Rai-Fininvest, cambia la grammatica della percezione pubblica, frammentando e spettacolarizzando.
  5. McLuhan come chiave analitica — “Il medium è il messaggio” non è una metafora: i vincoli tecnici del mezzo determinano quali contenuti sono possibili. Un social “alternativo” con la stessa logica algoritmica non produce pensiero alternativo.
  6. Dall’audience ai big data — Internet eredita e radicalizza il modello televisivo: l’esperienza umana diventa materia prima estratta (Zuboff, Surveillance Capitalism). Cambridge Analytica non è un’eccezione ma il funzionamento normale del sistema applicato alla politica.
  7. Lippmann e Bernays — La fabbrica del consenso ha un secolo: il cittadino come “mandria sbalordita” (Lippmann), la propaganda come strumento essenziale della democrazia (Bernays). Le élite tecnocratiche europee ne sono i custodi aggiornati.
  8. I due Occidenti — L’etica calvinista (Weber) fonda un’antropologia americana in cui la ricchezza è segno di grazia e la disuguaglianza è teologicamente legittima. L’Europa aveva una tradizione diversa, aristotelica e comunitaria, che le sue stesse élite hanno smantellato.
  9. Il realismo capitalista — Fisher: dopo quarant’anni di neoliberismo è più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo. Il populismo non è l’alternativa al pensiero unico, ne è la valvola di sfogo all’interno dello stesso perimetro ideologico.
  10. Il quadro 2025-2026 — La seconda amministrazione Trump integra esplicitamente capitale digitale e potere politico (Musk, DOGE, X). L’Europa regola senza costruire alternative proprie, restando subalterna.
  11. La proposta — Serve una ricostruzione culturale simmetrica e di lungo periodo: think tank, scuole di formazione, media indipendenti, riconnessione alla tradizione critica europea. La militanza paziente è l’unica risposta strutturale.

ELENCO CONCETTI CHIAVE

  • Rottura epistemologica / ordine del discorso (Foucault)
  • Mont Pèlerin Society (1947)
  • Scuola austriaca / Scuola di Chicago
  • Shock doctrine / terapia d’urto (Klein)
  • Powell Memorandum (1971)
  • Commissione Trilaterale / “eccesso di democrazia”
  • Democrazia a bassa intensità
  • TINA — There Is No Alternative (Thatcher)
  • Duopolio Rai-Fininvest / televisione commerciale
  • The medium is the message (McLuhan)
  • Audience commodity (Smythe)
  • Capitalismo della sorveglianza (Zuboff)
  • Big data / profilazione psicografica (Kosinski)
  • Cambridge Analytica
  • Fabbrica del consenso / manufacture of consent (Lippmann-Chomsky)
  • Propaganda / pubbliche relazioni (Bernays)
  • Etica protestante e spirito del capitalismo (Weber)
  • Industria culturale / pseudo-individuo (Adorno-Horkheimer)
  • Realismo capitalista (Fisher)
  • Egemonia culturale (Gramsci)
  • Omologazione antropologica (Pasolini)
  • Deep state / complesso militare-digitale
  • Oligarchia tecno-imperiale (Silicon Valley)
  • Digital Services Act / AI Act / GDPR
  • Capitale culturale e politico progressista

FONTE

La marcia inarrestabile del neoliberismo di Mario Sommella

Pubblicato su Sinistra in rete

Mario Sommella pubblica su https://mariosommella.wordpress.com