Saito Kohei. Il capitale nell’Antropocene. Einaudi, 2024

Il capitalismo non è la soluzione alla crisi climatica, ma la sua causa. Saito Kohei rilegge Marx per mostrare perché crescita, green economy e tecno-utopismo falliscono. Nell’Antropocene, o si cambia sistema o si va verso il collasso.

Il report contiene:

  • Indice del libro
  • Presentazione dell’editore
  • Scheda sintetica
  • Recensione (sintesi e link) di Ruggero D’Alessandro

Saitō, Kōhei
Il capitale nell’Antropocene / Saitō Kōhei ; traduzione di Alessandro Clementi degli Albizzi. – Torino : Einaudi, 2025. – 299 p. ; 21 cm. – (Super ET).) – [ISBN] 978-88-06-26705-6.  (ed. orig. giapponese 2020)

Indice

 1  Copertina
 1  L’immagine
 2  Il libro
 3  L’autore
 4  Frontespizio
 5  Copyright
 6  Il capitale nell’Antropocene
 7  Prefazione. Gli SDGs, ovvero l’«oppio dei popoli»!
 8  Capitolo I. Cambiamento climatico e modello di vita imperiale
 1  1. Le colpe del Nobel per l’economia.
2. Punto di non ritorno.
 3  3. Previsioni di impatto sui paesi sviluppati.
 4  4. L’età della Grande accelerazione.
 5  5. Le ripetute calamità provocate dall’essere umano nel Sud globale.
 6  6. Il modello di vita imperiale, basato sul sacrificio.
 7  7. Invisibilità del sacrificio e società dell’esternalizzazione.
 8  8. Lavoratori e ambiente, entrambi oggetto di sfruttamento.
 9  9. Come viene esternalizzato l’impatto ambientale.
 10  10. La negazione della colpa e i benefici del procrastinare.
 11  11. L’«esempio errato dell’Olanda»: possono i paesi sviluppati essere rispettosi dell’ambiente?
 12  12. L’Antropocene e lo sfruttamento totale della periferia.
 13  13. Il tempo sprecato dalla fine della Guerra fredda in poi.
 14  14. La profezia di Marx sulla crisi ambientale.
 15  15. La traslazione tecnologica. Lo sconvolgimento dell’ecosistema.
16. La traslazione spaziale. Esternalizzazione e imperialismo ecologico.
 17  17. La traslazione temporale. «Dopo di noi, il diluvio!»
 18  18. Il duplice carico imposto alla periferia.
 19  19. Prima del capitalismo, sarà la Terra a finire.
 20  20. Una crisi ormai non piú invisibile.
 21  21. Un’epoca al bivio.
 22  Capitolo 2. I limiti del modello keynesiano applicato al clima
 1  1. Che speranze si accompagnano al Green New Deal?
 2  2. L’opportunità di business offerta da una «crescita economica verde».
 3  3. SDGs: una crescita illimitata è veramente possibile?
 4  4. Planetary boundaries .
 5  5. È possibile perseguire una crescita economica diminuendo nel contempo le emissioni di anidride carbonica?
 6  6. Il decoupling .
 7  7. La necessità di ridurre il quantitativo assoluto di CO 2 .
 8  8. La trappola della crescita economica.
 9  9. La trappola della produttività.
 10  10. L’illusione del decoupling .
11. Di fatto, un recoupling .
 12  12. Il paradosso di Jevons: un aumento di efficienza porta a un maggiore impatto ambientale.
 13  13. I cambiamenti climatici non possono essere fermati con la sola volontà del mercato.
 14  14. La grande quantità di CO 2 emessa dalle classi agiate.
 15  15. Il costo reale delle autovetture elettriche.
 16  16. L’imperialismo ecologico dell’Antropocene.
 17  17. Le tesi a favore di una tecnologia che ci verrà in aiuto servono a poco.
 18  18. Nuove tecnologie che permettono di eliminare l’anidride carbonica dall’atmosfera?
 19  19. I trastulli intellettuali dell’Ipcc.
 20  20. «La strada per l’estinzione è lastricata di buone intenzioni».
 21  21. Il mito di una società dematerializzata.
 22  22. È possibile o no fermare i cambiamenti climatici?
 23  23. La decrescita come scelta possibile.
 24  Capitolo 3. La scommessa della decrescita nel sistema capitalista
1. Dalla crescita economica alla decrescita.
 2  2. «Economia a ciambella»: la base sociale e il tetto ambientale.
 3  3. Cosa è necessario per correggere l’iniquità.
 4  4. Esiste una correlazione tra crescita economica e grado di felicità?
 5  5. Una distribuzione equa delle risorse.
 6  6. Il capitalismo non è in grado di realizzare un’equità globale.
 7  7. La scelta tra quattro tipi di futuro.
 1  7.1. Fascismo climatico.
7.2. Stato selvaggio.
 3  7.3. Maoismo climatico.
 4  7.4. X.
 5  8. Perché all’interno del capitalismo una decrescita non è possibile?
 6  9. Le ragioni del persistere della povertà.
 7  10. La critica al capitalismo della generazione Z.
 8  11. Il Green New Deal: una misura di compromesso.
 9  12. La decrescita che incuriosisce.
 10  13. I limiti della teoria della decrescita delle vecchie generazioni.
14. L’ottimistica teoria della decrescita in Giappone.
 12  15. Il punto di partenza della nuova teoria della decrescita.
 13  16. Non esiste un «capitalismo della decrescita».
 14  17. Il «trentennio perduto» è una decrescita?
 15  18. Correggere il significato di «decrescita».
 16  19. Per una decrescita equa, all’insegna di libertà e uguaglianza!
 17  20. La rinascita di Marx nell’Antropocene.
Capitolo 4. Marx nell’Antropocene
 1  1. Riabilitare Marx.
 2  2. La terza strada di ciò che è comune.
 3  3. Una gestione comune della Terra.
 4  4. Il comunismo ristabilisce il bene comune.
 5  5. L’associazione che ha creato l’assistenza sociale.
 6  6. Mega: il progetto di una nuova edizione delle opere complete.
 7  7. Il giovane Marx, ovvero il primato della produzione.
 8  8. Il Capitale incompiuto e la conversione del tardo Marx.
 9  9. Le caratteristiche della visione progressista della storia: primato della produzione ed eurocentrismo.
 10  10. Le problematiche legate al primato della produzione.
 11  11. La nascita della teoria metabolica: la conversione ecologica del Capitale .
 12  12. Lo scompiglio metabolico innescato dal capitalismo.
 13  13. La frattura insanabile.
 14  14. L’approfondimento della ricerca ecologica dopo Il Capitale .
 15  15. L’addio definitivo al primato della produzione.
16. Verso un socialismo ecologico che punti a uno sviluppo economico sostenibile.
 17  17. La visione progressista della storia e il suo vacillamento.
 18  18. L’eurocentrismo nel Capitale .
 19  19. La critica di Said: l’orientalismo del giovane Marx.
 20  20. Prospettiva sulle società pre – capitaliste non occidentali.
 21  21. La Lettera a Zasulič : l’addio all’eurocentrismo.
 22  22. La comprova della versione in lingua russa del Manifesto del Partito comunista .
 23  23. Il comunismo di Marx ha mutato forma?
 24  24. Perché la stesura del Capitale è durata piú del previsto?
 25  25. Culture che collassano e comunità che sopravvivono.
 26  26. L’incontro con l’egualitarismo all’interno delle comunità.
 27  27. Le fondamenta di un nuovo comunismo: sostenibilità e uguaglianza sociale.
 28  28. Rileggere la Lettera a Zasulič in un’ottica ecologica.
 29  29. La lotta tra capitalismo ed ecologisti.
 30  30. Una nuova razionalità: per una gestione sostenibile della Terra.
 31  31. La vera svolta teorica. Il cambiamento del comunismo.
 32  32. Marx verso un addio alla crescita.
 33  33. Un comunismo della decrescita come punto di arrivo.
 34  34. Il comunismo della decrescita: una nuova arma.
 35  35. Una nuova lettura della Critica al programma di Gotha .
 36  36. Per raccogliere le ultime volontà di Marx.
 37  Capitolo 5. Accelerazionismo: una fuga dalla realtà
 1  1. Verso Il Capitale nell’Antropocene.
 2  2. Una definizione di accelerazionismo.
 3  3. Ecomodernismo spavaldo.
 4  4. Qual è la politica realmente «ingenua»?
 5  5. Il costo del politicismo. Andare a votare porta a cambiare la società?
 6  6. Il rinnovamento democratico attraverso le assemblee cittadine.
 7  7. Noi, impotenti a causa della sussunzione al capitale.
 8  8. Dalla sussunzione al capitale alla sua dittatura.
 9  9. Tecnica e potere.
 10  10. La teoria della tecnologia di André Gorz.
 11  11. Le tecnologie chiuse mal si adattano alla crisi globale.
 12  12. Tecnologie che ci privano dell’immaginazione.
 13  13. Considerare un diverso tipo di abbondanza.
 14  Capitolo 6. La scarsità del capitalismo, l’abbondanza del comunismo
 1  1. È il capitalismo a creare scarsità.
2. L’«accumulazione originaria» alla base dell’incremento artificiale della scarsità.
 3  3. Come lo smantellamento dei «beni comuni» ha fatto decollare il capitalismo.
 4  4. Dall’energia idrica come bene comune al monopolio del capitale fossile.
 5  5. Quando i beni comuni erano abbondanti.
 6  6. La ricchezza privata riduce la prosperità pubblica.
 7  7. L’opposizione tra valore di scambio e valore d’uso.
 8  8. Non la «tragedia dei beni comuni» ma la «tragedia della merce».
 9  9. Il problema non è solo il neoliberismo.
 10  10. La scarsità e l’opportunismo del capitalismo dei disastri.
 11  11. Lo stato di schiavitú dei lavoratori moderni.
 12  12. Il potere del debito.
 13  13. La scarsità relativa generata da pubblicità e brandizzazione.
 14  14. È il comunismo a riportare tra noi i commons .
 15  15. La «civitizzazione» del bene comune.
 16  16. Le cooperative di lavoratori – verso la messa in comune dei mezzi di produzione.
 17  17. Democratizzare l’economia attraverso le cooperative dei lavoratori.
 18  18. «Abbondanza radicale», un concetto diverso dal Pil.
 19  19. Un’economia dell’abbondanza creata dal comunismo della decrescita.
 20  20. Libertà buona e cattiva libertà.
 21  21. Quello che le scienze naturali non ci insegnano.
 22  22. Autoregolamentarsi per il futuro.
Capitolo 7. Il comunismo della decrescita salverà il mondo
 1  1. Anche la pandemia è un prodotto dell’Antropocene.
 2  2. Lo Stato e il sacrificio della democrazia.
 3  3. La sempre maggiore dipendenza dallo Stato causata dalla mercificazione.
 4  4. Quando lo Stato precipita nella paralisi.
 5  5. L’ordine di priorità tra valore di scambio e valore d’uso.
 6  6. «Comunismo o barbarie?»
 7  7. Thomas Piketty si è «convertito» al socialismo.
8. L’importanza dell’autogestione e della cogestione.
 9  9. Per riparare la frattura nel metabolismo.
 10  10. La trasformazione inizia dal lavoro e dal luogo di produzione.
 11  11. Un piccolo seme piantato a Detroit.
 12  12. Il superamento del «modello produttivo imperiale» attraverso i movimenti sociali.
 13  13. Il Capitale nell’Antropocene.
 14  14. I fondamenti del comunismo della decrescita. 1
 15  15. I fondamenti del comunismo della decrescita. 2
 16  16. I fondamenti del comunismo della decrescita. 3
 17  17. I fondamenti del comunismo della decrescita. 4
 18  18. I fondamenti del comunismo della decrescita. 5
 19  19. Bullshit jobs contro lavori essenziali.
 20  20. La rivolta delle classi di cura.
 21  21. La pratica della gestione autonoma.
 22  22. Il comunismo della decrescita ripara la frattura metabolica.
 23  23. Buen vivir (vivere bene).
Capitolo 8. La leva della giustizia climatica
 1  1. Pratiche analizzate attraverso la «lente» di Marx.
 2  2. Non un ritorno alla natura, ma una nuova logica.
 3  3. La dichiarazione dello stato di emergenza climatica di Barcellona, città senza paura.
 4  4. Un partito locale nato da un movimento sociale.
 5  5. La solidarietà trasversale nata dalle misure di contrasto ai cambiamenti climatici.
 6  6. Una società partecipativa attraverso le cooperative.
7. Verso un modello economico rispettoso della giustizia climatica.
 8  8. Municipalismo: l’autonomia amministrativa che oltrepassa i confini nazionali.
 9  9. Imparare dal Sud globale.
 10  10. L’inefficacia del nuovo illuminismo.
 11  11. Riconquistare la sovranità alimentare.
 12  12. Dal Sud globale al mondo intero.
 13  13. Sfidare il modello di produzione imperiale.
 14  14. La leva della giustizia climatica.
 15  15. Barcellona e l’obiettivo della decrescita.
 16  16. I difetti della sinistra tradizionale.
 17  17. Per un’«abbondanza radicale».
 18  18. Addio alle politiche che cercano di guadagnare tempo.
 19  19. Economia, politica e ambiente: la trinità da innovare.
 20  20. Il salto verso una società sostenibile ed equa.
 21  In conclusione: per non far finire la storia

Presentazione dell’editore

Il libro di economia piú eversivo del decennio. Il capitalismo non ci guiderà fuori dalla crisi. Qualsiasi ricetta economica basata su una crescita continua porta alla distruzione del pianeta. L’unica possibilità è tirare il freno. E Marx, al riguardo, ha qualcosa da insegnarci. Il manifesto politico-economico con cui tutte le sinistre del mondo devono confrontarsi. «È arrivato il momento di prendere nuovamente sul serio le idee di Marx». Der Spiegel «Questo libro non è rivolto solo agli ecologisti o a chi si interessa dei problemi del capitalismo globale, è indispensabile per chiunque voglia sopravvivere, cioè tutti noi». Slavoj Zizek «Un modello fattibile per riorientare la società intorno al benessere collettivo anziché alla continua ricerca della ricchezza». The New York Times «Saito Kohei è la nuova pop star della critica al capitalismo, il nuovo Piketty». Berliner Morgenpost In un periodo di ecoansia, in cui fenomeni sempre piú estremi ci costringono a fare i conti con l’abitabilità di alcune parti del globo e con la sostenibilità del nostro modo di vivere, Saitoˉ irrompe nel dibattito con proposte coraggiose, radicali e meditate. Il tecno-utopismo, il Green New Deal, l’ecologismo di facciata delle aziende non sono una soluzione. E i piccoli gesti quotidiani dei singoli non sono sufficienti. Se non accettiamo l’idea che le risorse sono limitate e non affrontiamo il problema delle disuguaglianze, siamo destinati alla rovina. Dobbiamo tornare all’essenziale, alle cose concrete, alla comunità. Riscoprire, insomma, quella che Marx definiva «la relazione metabolica tra uomo e natura».

Il capitalismo non ci guiderà fuori dalla crisi. Qualsiasi ricetta economica basata su una crescita continua porta alla distruzione del pianeta. L’unica possibilità è tirare il freno. E Marx, al riguardo, ha qualcosa da insegnarci. Il manifesto politico-economico con cui tutte le sinistre del mondo devono confrontarsi. In un periodo di ecoansia, in cui fenomeni sempre più estremi ci costringono a fare i conti con l’abitabilità di alcune parti del globo e con la sostenibilità del nostro modo di vivere, Saito irrompe nel dibattito con proposte coraggiose, radicali e meditate. Il tecno-utopismo, il Green New Deal, l’ecologismo di facciata delle aziende non sono una soluzione. E i piccoli gesti quotidiani dei singoli non sono sufficienti. Se non accettiamo l’idea che le risorse sono limitate e non affrontiamo il problema delle disuguaglianze, siamo destinati alla rovina. Dobbiamo tornare all’essenziale, alle cose concrete, alla comunità. Riscoprire, insomma, quella che Marx definiva «la relazione metabolica tra uomo e natura». 

Sintesi Il capitale nell’Antropocene

Un libro importante

Il capitale nell’Antropocene è uno dei testi più discussi degli ultimi anni nel campo della critica dell’economia politica e dell’ecologia radicale. Non è un semplice libro “ambientalista”, né un aggiornamento del marxismo in chiave green. È un tentativo sistematico di ricostruire Marx come pensatore della crisi ecologica, mostrando come il cuore della sua critica al capitalismo contenga già una teoria del collasso ambientale.

Saito parte da una tesi radicale:

il capitalismo non è riformabile ecologicamente, perché la crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito.

Da qui la necessità non di “correggere” il capitalismo (Green New Deal, capitalismo verde, tecnosoluzionismo), ma di superarlo.
Sostanziale affinità ideologica con Chico Mendes, “L’ambientalismo senza lotta di classe è solo giardinaggio.” 

L’Antropocene è una categoria politica

Uno dei meriti principali del libro è l’uso critico del concetto di Antropocene. Saito rifiuta l’idea che l’umanità nel suo insieme sia responsabile della crisi climatica. L’Antropocene non è l’epoca dell’“uomo in generale”, ma l’epoca storica del capitalismo fossile, coloniale e imperiale.

La crisi ecologica è il risultato di:

accumulazione capitalistica,
esternalizzazione sistematica dei costi ambientali,
divisione centro/periferia,
sacrificio del Sud globale e delle classi subalterne.

In questo senso, l’Antropocene è la forma storica della crisi del capitalismo globale, non una fatalità naturale.

Il “modello di vita imperiale”

Nel primo capitolo Saito introduce il concetto chiave di modello di vita imperiale:
le società capitalistiche avanzate mantengono il proprio benessere trasferendo altrove i costi ecologici e sociali.

Questo avviene tramite:

delocalizzazioni,
catene globali del valore,
estrattivismo,
dumping ambientale.

Il benessere dei paesi ricchi è quindi strutturalmente fondato su sfruttamento del lavoro e distruzione degli ecosistemi altrove. Qui Saito incrocia Marx con l’analisi dell’imperialismo ecologico e della globalizzazione neoliberale.

Critica radicale al Green New Deal e al keynesismo verde (Chico Mendes)

Uno dei passaggi più polemici del libro è la critica al Green New Deal, alla crescita verde e agli SDGs (vedi poi)

Saito mostra che:

non esiste evidenza empirica di un decoupling assoluto tra crescita economica ed emissioni;
l’efficienza tecnologica genera spesso un effetto rimbalzo (paradosso di Jevons);
il capitalismo “verde” riproduce nuove forme di estrazione e dominio.

Il keynesismo climatico viene giudicato una strategia di procrastinazione, utile a guadagnare tempo politico ma incapace di affrontare i limiti biofisici del pianeta.

La decrescita come necessità storica

Al centro del libro c’è la tesi della decrescita. Ma non come scelta morale individuale o stile di vita, bensì come:

progetto politico collettivo,
riorganizzazione radicale della produzione,
redistribuzione delle risorse e del lavoro.
Saito distingue nettamente:

decrescita nel capitalismo (impossibile),
decrescita come superamento del capitalismo.

La crescita non è sinonimo di benessere; al contrario, oltre una certa soglia produce disuguaglianze, alienazione e devastazione ambientale.

Seito e la “conversione ecologica” del tardo Marx

Il cuore teorico del libro è la rilettura del tardo Marx (anni 1870–1883). Attraverso i manoscritti agricoli, le lettere a Vera Zasulič e il progetto MEGA, Saito mostra che Marx:

abbandona il produttivismo,
critica l’eurocentrismo,
sviluppa la teoria della frattura metabolica tra società e natura.

Il capitalismo rompe il metabolismo naturale perché subordina tutto al valore di scambio, distruggendo il valore d’uso e le basi materiali della vita.

Qui Marx diventa, per Saito, il teorico di un comunismo ecologico, fondato su:

limiti,
sostenibilità,
uguaglianza.

Commons, comunità e nuova razionalità

Un altro nodo centrale è la rivalutazione dei beni comuni (commons).
Contro la “tragedia dei commons” della teoria economica dominante, Saito afferma che:

la vera tragedia è la mercificazione universale.
Il comunismo della decrescita punta a:
gestione collettiva delle risorse,
cooperazione invece di competizione,
pianificazione democratica.

Non si tratta di tornare al passato, ma di costruire una nuova razionalità economica oltre mercato e Stato capitalistico.

Politica, Stato e democrazia

Saito è molto critico verso:

parlamentarismo,
riformismo,
fiducia cieca nello Stato.

Lo Stato moderno appare come garante della riproduzione del capitale, anche nelle politiche climatiche. Da qui l’importanza di:

autogestione,
cooperative,
municipalismo,
assemblee cittadine.

La trasformazione deve partire dal lavoro, dai territori, dalla produzione, non solo dalle istituzioni rappresentative.

Un libro per la sinistra del XXI secolo

Il capitale nell’Antropocene è, in conclusione, un manifesto teorico-politico. Non offre ricette immediate, ma ridefinisce il campo del possibile:

contro il tecno-utopismo,
contro il riformismo verde,
contro l’idea che “non ci siano alternative”.
Per Saito, l’alternativa è chiara:

comunismo della decrescita o barbarie climatica.

Perché leggerlo oggi (anche in Europa)

In un continente come l’Europa:

privo di sovranità energetica,
dipendente da catene globali,
incapace di pianificazione ecologica reale,

il libro di Saito funziona anche come critica implicita al modello europeo, fondato su mercato, austerità e greenwashing. È una sfida diretta alla sinistra europea: senza rottura con la crescita e con il capitalismo, non c’è transizione possibile.

Nota su gli SDGs

Gli SDGs (Sustainable Development Goals, cioè Obiettivi di Sviluppo Sostenibile) sono un insieme di 17 obiettivi globali adottati dalle Nazioni Unite nel 2015 come parte dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile UNEP – UN Environment Programme sdgs.unep.org.

Sono una sorta di “mappa” per guidare governi, imprese e società civile verso un futuro più equo, prospero e rispettoso dell’ambiente.

Gli SDGs sono importanti nelle politiche ecologiche perchè integrano fortemente la dimensione ambientale. Su 247 indicatori totali, 92 sono legati all’ambiente sdgs.unep.org.
Questo significa che la sostenibilità ecologica è considerata un pilastro fondamentale dello sviluppo.

Tra gli obiettivi più direttamente ecologici troviamo:

SDG 13 – Climate Action: contrastare il cambiamento climatico.
SDG 14 – Life Below Water: proteggere gli ecosistemi marini.
SDG 15 – Life on Land: tutelare biodiversità, foreste e suolo Sustainable Development.
SDG 6 – Clean Water and Sanitation: gestione sostenibile dell’acqua.
SDG 7 – Affordable and Clean Energy: energia pulita e rinnovabile.

Come vengono integrati nelle politiche ambientali

Secondo UNEP, gli SDGs vengono usati per:

Guidare le politiche nazionali e regionali verso la sostenibilità ambientale UNEP – UN Environment Programme.
Rendere coerenti le politiche economiche, sociali e ambientali.
Monitorare i progressi tramite indicatori misurabili.
Rafforzare la governance ambientale e la capacità istituzionale Number Analytics Number Analytics.

In sintesi Gli SDGs vorrebbero essere un quadro globale che aiuta a:

proteggere il pianeta,
ridurre le disuguaglianze,
promuovere uno sviluppo sostenibile,
orientare le politiche ecologiche in modo coordinato e misurabile.


Una recensione

Fra Comunità e Consigli. Note su Il capitale nell’Antropocene
di Ruggero D’Alessandro

LEGGI L’ARTICOLO

Sintesi dell’articolo

Oggetto della riflessione
Il testo di Ruggero D’Alessandro propone una lettura articolata e militante del volume di Saito Kohei, Il capitale nell’Antropocene (Einaudi, 2024), inserendolo nel più ampio filone di rilettura contemporanea di Karl Marx riemerso dopo la crisi globale del 2007-2009. Il contributo si colloca al crocevia tra critica dell’economia politica, riflessione ecologica e teoria politica radicale.

Contesto teorico
D’Alessandro parte dalla constatazione che il capitalismo del XXI secolo vive una condizione di crisi strutturale permanente, meglio definibile come policrisi: intreccio sistemico di collasso ecologico, finanziarizzazione, svuotamento della democrazia rappresentativa, subordinazione del politico all’economico e dominio delle lobby sui processi decisionali. In questo quadro, la ripresa di Marx non ha carattere filologico, ma strategico.

La tesi di Saito Kohei
Secondo Kohei, il pensiero di Marx conosce una svolta decisiva nella fase tarda (anni 1870–1883), che rompe con:

il produttivismo progressista,
l’eurocentrismo storico,
l’idea di uno sviluppo lineare e illimitato delle forze produttive.

Al centro di questa svolta sta la nozione di “ricambio organico” (metabolismo) tra uomo e natura, progressivamente distrutto dal capitalismo industriale. Marx giunge a riconoscere che l’accumulazione capitalistica implica un doppio sfruttamento: del lavoro e della terra.

Ecologia, decrescita, ecosocialismo
D’Alessandro sottolinea come Kohei individui nel tardo Marx una critica radicale all’idea che la crescita infinita possa essere compatibile con l’equilibrio naturale. Da qui la possibilità teorica di un ecosocialismo stazionario, fondato su sostenibilità, uguaglianza e limiti materiali. La decrescita non appare come deviazione contemporanea, ma come eredità rimossa del marxismo.

Colonialismo ed eurocentrismo: una revisione critica
Un passaggio centrale riguarda il superamento, da parte di Marx, delle ambiguità giovanili sul colonialismo. Attraverso il confronto con Edward Said e soprattutto con la corrispondenza con Vera Zasulic, emerge un Marx che riconosce nel mir russo (la comune rurale) una possibile alternativa storica al percorso capitalistico occidentale. Le comunità diventano così argine alla globalizzazione capitalistica dall’alto.

Comunità contro capitale
Kohei – e D’Alessandro con lui – interpreta le forme comunitarie come resistenza attiva al dominio del capitale: non residui arcaici, ma anticipazioni di una possibile società post-capitalistica. Qui si realizza quella che Althusser avrebbe definito una rottura epistemologica, in cui Marx integra ecologia, stazionarietà e comunità nella teoria della rivoluzione.

Politica, democrazia e consigli
L’ultima parte del saggio mette a fuoco il nodo politico. Kohei critica la democrazia rappresentativa e il riformismo parlamentare, giudicati incapaci di contrastare il potere del capitale. Il politico risulta strutturalmente subordinato all’economico. Da qui il richiamo a:

movimenti sociali (Extinction Rebellion, Gilets Jaunes),
pratiche di democrazia diretta,
forme consiliari.

D’Alessandro innesta questo discorso in una tradizione che va da Rosa Luxemburg a Hannah Arendt, fino ai consigli operai e alle esperienze assembleari del Novecento, evidenziando la convergenza tra struttura comunitaria (economico-sociale) e struttura consiliare (politica).

Valutazione complessiva
La riflessione su Il capitale nell’Antropocene viene presentata come un contributo decisivo per ripensare marxismo, ecologia e democrazia radicale. Il libro di Kohei – e la lettura di D’Alessandro – indicano una possibile uscita dalla crisi contemporanea non attraverso più sviluppo, ma attraverso limite, comunità e autogoverno.

Parole chiave
Marx tardo · Antropocene · Ecosocialismo · Decrescita · Comunità · Consigli · Democrazia radicale · Crisi del capitalismo