Note in tema di lavoro subordinato nel tempo presente di Gianni Giovannelli

La trasformazione digitale sta dissolvendo il modello industriale fondato sulla vendita del tempo di lavoro. La connessione permanente, la cooperazione sociale e l’estrazione dei dati modificano il rapporto fra capitale e lavoro, facendo svanire il confine tra vita e attività produttiva. In questo scenario, l’ora lavorativa perde senso e il lavoro subordinato entra in una crisi strutturale.

  • Autore: Gianni Giovannelli
  • Titolo: Note in tema di lavoro subordinato nel tempo presente
  • Fonte: Sinistrainrete, pubblicato il 28 settembre 2026 (sezione Lavoro e sindacato). Testo originariamente apparso su Effimera. Critica e sovversioni del presente il 18 settembre 2026.
  • URL: https://www.sinistrainrete.info/lavoro-e-sindacato/33695-gianni-giovannelli-note-in-tema-di-lavoro-subordinato-nel-tempo-presente.html
  • Tipo di testo: saggio di intervento teorico-politico, con ampia ricostruzione storico-giuridica (circa 10 pagine di PDF)
  • Epigrafe: Marx, Manoscritto economico 1861-1863 (in Opere, vol. 37, p. 48, Milano 2023), sull’incorporazione del lavoro vivo nel capitale.
  • Paratesto: la fotografia d’apertura (soldati in un contesto bellico) non ha alcun rapporto con il contenuto. È un’immagine di redazione, non di testo.

ANALISI by Claude 29-9-26

Occhiello / focus

Occhiello: Dalla locatio operarum alla connessione permanente: la subordinazione come forma storica, non come destino.

Focus: La subordinazione, nata con la manifattura e costruita sulla separazione tra tempo libero e tempo lavorato, si dissolve nella connessione digitale continua. Ne segue la necessità di una nuova pratica conflittuale, la «non collaborazione».

Parole chiave: lavoro subordinato · lavoro salariato · art. 2094 c.c. · tempo libero / tempo lavorato · corpo · connessione · piattaforme · cooperazione sociale · non collaborazione · scienza operaia

Abstract

Giovannelli ricostruisce la genealogia giuridica e politica del lavoro subordinato per sostenere che esso è una forma storica legata alla manifattura e ormai in via di superamento. Parte dalla Costituzione italiana, dove il lavoro è il fondamento della Repubblica senza ulteriori specificazioni (art. 1) ed è insieme diritto e dovere (art. 4). Passa poi alla codificazione tardiva della subordinazione nell’art. 2094 c.c. del 1942, preceduta dalla «locazione delle opere» del codice civile del 1865. Discute la costruzione dogmatica di Barassi, Cuche e Gierke e la critica di Carnelutti, secondo cui oggetto del contratto è il corpo del lavoratore. Sostiene che la subordinazione è un concetto teso ad affermare la supremazia gerarchica del capitale sul lavoro. Il conflitto di classe si è retto sulla separazione tra tempo lavorato e tempo libero: orario, salario e welfare sono un’unica rivendicazione, radicata in un luogo, la fabbrica. La deindustrializzazione (dati Tagliacarne 1985-2024), l’informatica e l’Intelligenza Artificiale cancellano quella separazione. La connessione è permanente, ogni gesto quotidiano alimenta la piattaforma e produce valore, e il capitale si appropria del comune privatizzandolo. Lo sciopero tradizionale perde efficacia, e la retribuzione a tempo diventa una contraddizione. Non serve restaurare la subordinazione. Occorre ricomporre tutto il lavoro eterodiretto, riconquistare tempo libero e valore d’uso della connessione, e sperimentare la «non collaborazione» come base di una scienza operaia moderna.

Analisi puntuale del testo

1. Il lavoro nella Costituzione.

  • L’art. 1 nasce da un compromesso: la formula socialcomunista (Togliatti e Nenni) fu respinta di misura (239 contro 227), e prevalse la stesura Moro-Fanfani. Il lavoro è dunque fondamento «nella sua interezza», non come classe.
  • Lo attestano l’art. 3 c. 2 (il «tutti» che include autonomi, professionisti e imprenditori) e l’art. 4 (diritto e dovere, con il «dovere» che introduce lo stato etico).
  • L’etica del lavoro è il cemento di tre tradizioni: la dottrina sociale cattolica (Rerum Novarum), la morale weberiana liberal-azionista e la redenzione produttivista socialcomunista.
  • Titolo III: l’art. 36 è norma precettiva, e negli ultimi tre anni la Cassazione ha disapplicato salari concordati con CGIL-CISL-UIL. L’art. 39 non è mai stato attuato e lo sciopero (art. 40) è sempre più regolato.
  • Per l’autore l’art. 36 resta «l’argine» del salario tradizionale, ma è pensato per il lavoro subordinato.

2. Il lavoro subordinato nelle norme.

  • La codificazione (art. 2094 c.c., 16 marzo 1942) è tardiva rispetto al ruolo centrale del contratto. Prima esisteva la generica dizione «lavoro salariato o stipendiato» (R.D. 692/1923).
  • Il contratto era lasciato ai rapporti di forza, con Stato e polizia dalla parte delle imprese.
  • Analoga tardività in Germania (§ 611a BGB, 2017). Le associazioni operaie erano trattate come «concorrenza sleale», e le tutele delle antiche corporazioni furono travolte.

3. La sostanza contrattuale.

  • Il lavoro salariato fu ricondotto alla «locazione delle opere» del codice sabaudo del 1865 (art. 1570 e artt. 1627 ss.), con norme tutte favorevoli al committente.
  • Distinzione tra locatio operis (autonomo, legato al risultato) e locatio operarum (subordinato, legato alla frazione di tempo).
  • Ne derivano l’alienazione e la scissione della vita in tempo libero e tempo lavorato, sintetizzata dal proverbio napoletano «attacca ‘o ciuccio addò vo’ ‘o padrone».

4. Il corpo nel lavoro subordinato.

  • Barassi (1901) concepisce l’energia lavorativa come merce separabile dalla persona, con un rapporto simile all’affitto di una casa.
  • Carnelutti obietta che l’energia lavorativa non si può «restituire» come una cosa locata, e che oggetto del contratto è il corpo. Si stabilisce così una continuità con le forme servili (servitù della gleba, servo pastore).
  • Il liberalismo industriale sostituisce il vincolo perpetuo con corpo e tempo cedibili a termine.

5. Salariato e subordinato.

  • «Salariato» è la parola di operai, padroni e Marx. «Subordinato» è un concetto giuridico successivo: Cuche (lien de dépendance), Gierke (temperamento cooperativo), Barassi (potere direttivo più potere disciplinare).
  • La subordinazione afferma politicamente e istituzionalmente la supremazia gerarchica del capitale.
  • Ironia storica: nel Novecento i lavoratori chiedono ai giudici di essere qualificati subordinati, perché lo status è più tutelato, e i sindacati propongono la subordinazione a tempo indeterminato come traguardo.

6. Il conflitto nel tempo.

  • La separazione dei due tempi ha strutturato due secoli di lotta: otto ore (1° maggio 1886) e «più soldi, meno lavoro».
  • Orario, salario e welfare sono un’unica rivendicazione. La «collaborazione» in impresa è una finzione: nel dizionario Battaglia il quarto significato è la prestazione resa al nemico, e la non collaborazione è quindi un mezzo di lotta.
  • Il conflitto ha avuto un luogo: la fabbrica, i quartieri operai, l’uso operaio degli enti locali (scontri con la Celere «Padova»).

7. Il tramonto della centralità.

  • Dati Tagliacarne-Unioncamere 1985-2024: la manifattura scende dal 32,9% al 25% del valore aggiunto, a Torino dal 38,5% al 26,7%, e perfino a Vicenza prevalgono i servizi.
  • La connessione costante cancella la separazione dei tempi, e il profitto dipende dalla cooperazione sociale che il capitale deve privatizzare (art. 42 Cost.; satelliti, Musk).
  • Ne deriva la contraddizione della retribuzione oraria e il declino dello sciopero tradizionale, che trasforma tempo lavorato in libero.
  • La via indicata non è la restaurazione né il luddismo, ma la non collaborazione come «scienza operaia moderna».

8. Verso una ridefinizione.

  • La paga effettiva si compone di beni, assistenza, abitazione, promesse e credito futuro, e la forma-denaro è insufficiente.
  • La condizione imposta per il contratto è «l’acquisizione della vita»: chi non si connette non può né esistere né lavorare.
  • La piattaforma assorbe informazioni e le trasforma in merce, e il capitale esclude i corpi dall’apparato che rende possibile la connessione.
  • Compiti proposti:
    • ricomporre tutte le forme di lavoro eterodiretto (gratuito, autonomo, subordinato, stage, appalto, remoto, a cottimo) insieme alla cessione gratuita di dati;
    • riappropriarsi del tempo libero e del valore d’uso della connessione;
    • fare dell’art. 2094 («collaborare») il bersaglio: «non più collaboratori, tanto meno collaborazionisti… estranei».
  • Chiusa: «vogliamo tutto, saremo tutto».

Analisi critica

Impianto e metodo. Il saggio ha due anime diseguali. La prima metà è una ricostruzione storico-giuridica solida e ben documentata, in cui la genealogia (locazione delle opere, corpo, potere disciplinare) sostiene davvero la tesi che la subordinazione sia una forma storica e non una categoria naturale. La seconda metà è programmatica e assertiva: il passaggio dalla genealogia alla diagnosi del presente non è argomentato con lo stesso rigore. Rispetto alla distinzione tra analisi strutturale e testo retoricamente guidato, il testo è strutturale nella parte giuridica e assertivo in quella conclusiva.

Punti di forza.

  • La lettura della subordinazione come costruzione ideologica del comando, a partire dal potere disciplinare di Barassi, è convincente.
  • La critica di Carnelutti, letta oggi, coglie qualcosa che la dogmatica successiva ha rimosso.
  • L’ironia della richiesta di «servitù» come tutela è un’osservazione acuta sulla contraddizione dell’azione sindacale.
  • L’intreccio orario-salario-welfare-luogo è una buona chiave per leggere la storia del conflitto.

Limiti e nodi problematici.

  1. Base empirica sottile. Il calo della manifattura nel valore aggiunto (dati citati dall’autore, non verificati qui) non dimostra il tramonto del lavoro subordinato. Il lavoro dipendente può restare maggioritario anche nei servizi, con nuove forme di subordinazione (logistica, call center, lavoro di piattaforma). Il passaggio dalla deindustrializzazione alla «fine» della subordinazione è una tendenza dichiarata, non provata.
  2. Il salto dalla connessione al valore. Che «si produca sempre» quando si usa il cellulare è una tesi forte, di ascendenza operaista e post-operaista (lavoro gratuito, valorizzazione della vita). Il testo non distingue tra estrazione di dati, rendita di piattaforma e produzione di plusvalore in senso marxiano, che è il nodo su cui si divide il dibattito. La stessa nozione di «comune» resta indefinita.
  3. Rischio totalizzante. Se ogni gesto è lavoro eterodiretto, la categoria perde capacità discriminante e il conflitto perde soggetto e bersaglio. Il testo è consapevole del problema («sempre. La connessione…») ma lo risolve con la retorica dell’estraneità.
  4. Un’evasione dal nodo tutele. L’autore attribuisce all’art. 36 il ruolo di «argine» ma lo lega alla subordinazione, e poi invita ad abbandonare la subordinazione come orizzonte. Non spiega con quale strumento garantire salario dignitoso a chi resta fuori da quella qualificazione. Le questioni cruciali di salario minimo, reddito o presunzioni di subordinazione per il lavoro di piattaforma sono assenti.
  5. Argomento etimologico. Il gioco su collaborare (cum laborare contro collaborazionismo) è efficace come slogan, ma in giurisprudenza «collaborazione» ha significato tecnico e non implica alcuna parità. La forza dell’argomento è retorica, non giuridica.
  6. Obiettivi rinviati. La «non collaborazione» e la «scienza operaia» restano nomi di un programma, non un programma: gli «obiettivi intermedi» sono rinviati, e mancano soggetti, forme organizzative e rivendicazioni.
  7. Passaggi da verificare. Il voto 239 a 227 e i dati Tagliacarne sono citati come tali dall’autore e andrebbero controllati alla fonte.

Collocazione nel corpus. Il testo dialoga con le schede già prodotte sul General Intellect e sull’ibridazione uomo-macchina (Medaglia), sul tecnofeudalesimo e la Tecno-archía (Demichelis) e, per il tema della servitù e del consenso, con Botta e La Boétie. Rispetto a questi ha il pregio di ancorare la tesi a una genealogia giuridica, ma è meno esplicito sul meccanismo di estrazione del valore.

Valutazione. Saggio di intervento più che di ricerca: prezioso per la genealogia della subordinazione e per il vocabolario politico che propone, fragile sul terreno empirico e sulle conseguenze operative.

Elenco dei soggetti / oggetti

Persone

  • Karl Marx
  • Lodovico Barassi (1873-1961)
  • Francesco Carnelutti (1879-1965)
  • Paul Cuche (1868-1943)
  • Otto von Gierke (1841-1921)
  • Palmiro Togliatti
  • Pietro Nenni
  • Ugo La Malfa
  • Aldo Moro
  • Amintore Fanfani
  • Leone XIII
  • Max Weber
  • Tommaso d’Aquino
  • Elon Musk

Soggetti collettivi e istituzioni

  • Assemblea Costituente
  • Repubblica italiana e stato etico
  • Corte di Cassazione
  • CGIL-CISL-UIL e sindacati «gialli»
  • IRI
  • Fiat
  • Centro Studi Tagliacarne / Unioncamere
  • Battaglione Padova
  • Prefetti e forze di pubblica sicurezza
  • Rivista Effimera
  • Sinistrainrete
  • Capitale / imprenditori
  • Giuristi «ingaggiati dal capitale»
  • Piattaforme digitali
  • Stati (Cina)

Norme e testi

  • Art. 1, 3, 4, 35, 36, 37, 38, 39, 40, 42, 87 Cost.
  • Art. 2094 c.c. (1942)
  • Codice civile del 1865 (artt. 1570, 1627-1646)
  • R.D. 692/1923 e 2657/1923
  • § 611a BGB (2017)
  • Barassi (1901)
  • Carnelutti (1913, infortunistica)
  • Marx, Manoscritto economico 1861-1863
  • Rerum Novarum
  • Battaglia, Grande Dizionario della lingua italiana

Concetti

  • Lavoro subordinato / salariato / autonomo / parasubordinato
  • Locatio operis e locatio operarum
  • Alienazione
  • Tempo libero / tempo lavorato
  • Corpo come oggetto del contratto
  • Potere direttivo e disciplinare
  • Eterodirezione
  • Cooperazione sociale
  • Comune / non-bene
  • Connessione
  • Non collaborazione
  • Scienza operaia
  • Welfare
  • Forma denaro
  • Valore d’uso e valore di scambio

Oggetti e luoghi

  • Fabbrica e piazzale davanti ai cancelli
  • Catena di montaggio
  • Quartieri e paesi-dormitorio
  • Satelliti
  • Cellulare
  • Dati e informazioni
  • Torino e Vicenza
  • Primo maggio 1886
  • Otto ore