Scheda bibliografica
Autore: Paolo Ferrero
Titolo: I BRICS: la seconda colonizzazione
Fonte: Su la testa (rivista), pubblicato su Sinistrainrete.info
Data: 10 agosto 2026 (creazione contenuto: 25 luglio 2026)
URL: https://www.sinistrainrete.info/estero/33484-paolo-ferrero-i-brics-la-seconda-colonizzazione.html
Tipo di testo: Editoriale politico-analitico
Analisi e sintesi: by Claude 12-9-26
Occhiello/Soggetto/Focus
I BRICS come espressione di un secondo ciclo di decolonizzazione economica del Sud globale, letto entro la cornice della crisi strutturale dell’egemonia occidentale (dollaro, tecnologia, produzione manifatturiera) e della risposta guerrafondaia di USA/NATO a tale declino.
Abstract
Ferrero costruisce una lettura in tre tempi: (1) la globalizzazione neoliberista, nata come reazione delle classi dominanti occidentali alle lotte anticoloniali e operaie degli anni ’70, produce — dialetticamente — le condizioni materiali (delocalizzazione industriale, accumulo di saperi tecnologici in Cina e altrove) di un multipolarismo non previsto; (2) l’aggressività militare occidentale (Ucraina, Iran) accelera invece di frenare il declino, indebolendo il dollaro come valuta di riserva e di scambio; (3) di fronte a questa transizione storica, il compito dei popoli occidentali non è il tifo per i BRICS ma la ricostruzione di un’autonoma soggettività socialista capace di rovesciare le proprie elites e sciogliere la NATO, condizione di un multipolarismo pacifico e non bipolare-bellico.
Analisi sintetica per punti argomentativi
- Genealogia dialettica della globalizzazione: la risposta del capitale occidentale (stagflazione pilotata, petrodollari, delocalizzazione, svuotamento della democrazia) alle lotte del ’68-’69 e allo shock petrolifero produce, come effetto non intenzionale, lo sviluppo industriale del Sud globale.
- Il caso cinese come anomalia strutturale: la Cina assorbe investimenti industriali mantenendo però controllo statale su finanza e moneta, evitando la traiettoria di dipendenza tipica del neocolonialismo — diventa “fabbrica, cervello e gestore finanziario della fabbrica”.
- Uso capitalistico del crollo del muro di Berlino: la fine dell’URSS viene sfruttata per costruire dominio unipolare (Russia eltsiniana, G8, ingresso Cina nel WTO) anziché un ordine cooperativo.
- Rovesciamento dei rapporti di forza economici: dati su PIL, produzione manifatturiera (Cina 28% contro USA 17%) e primato tecnologico (37 settori su 44 a guida cinese) certificano lo spostamento del baricentro produttivo.
- La guerra come strumento di ultima istanza: dinanzi al declino strutturale, USA e NATO ricorrono alla leva militare per difendere il dollaro; casi di studio Ucraina (origine nell’espansione NATO, effetto boomerang su de-dollarizzazione e asse Russia-Cina) e Iran (limiti dell’apparato militare USA, dipendenza da terre rare cinesi).
- Compito politico per l’Occidente: non imitazione dei BRICS né subalternità acritica, ma costruzione di una prospettiva socialista autonoma — scioglimento della NATO, indipendenza europea, recupero dell’autonomia di classe — sui nodi di pace, redistribuzione, ecologia.
- Limite dichiarato dei BRICS: l’autore riconosce che il superamento dell’accumulazione infinita di capitale non è un obiettivo dei BRICS, e resta compito specifico della sinistra occidentale.
Elenco concetti forti
- Seconda decolonizzazione / decolonizzazione economica
- Multipolarismo vs. bipolarismo di civiltà
- Dialettica storica (effetti non previsti della globalizzazione)
- De-dollarizzazione (SWIFT, CIPS, sequestro riserve russe)
- Doppio standard nella politica estera occidentale
- Autonomia di classe / soggettività socialista
- “Fardello dell’uomo bianco” come matrice comune di destra e sinistra liberale
- Citazione gramsciana (“il tempo dei mostri”) come chiave interpretativa della transizione
Conclusione critica
Il testo si colloca nel filone della sinistra anti-atlantista italiana (Sinistrainrete/Contropiano) che legge i BRICS in chiave anti-imperialista piuttosto che come semplice riconfigurazione inter-capitalistica del potere mondiale. Il punto di forza è l’articolazione storico-dialettica (la globalizzazione neoliberista genera i propri becchini) sorretta da dati economici verificabili (quote di PIL, produzione manifatturiera, sanzioni e riserve). Il punto debole, dal punto di vista di uno standard analitico rigoroso, è la relativa assenza di analisi di classe interna ai singoli paesi BRICS — il testo tratta il blocco come soggetto quasi unitario e “nel senso della storia”, senza approfondire le contraddizioni di classe, le politiche di sfruttamento del lavoro o i modelli estrattivi che pure vengono menzionati di sfuggita (“modelli estrattivi tipici del peggior neocolonialismo”) ma non sviluppati. Analogamente, il riconoscimento esplicito che i BRICS non pongono in discussione l’accumulazione infinita di capitale è onesto ma resta isolato, non integrato sistematicamente nella valutazione complessiva del fenomeno. Rispetto ai testi già schedati sul tema del multipolarismo, questo si distingue per l’insistenza sul compito politico interno all’Occidente (autonomia di classe, scioglimento NATO) più che sulla descrizione geopolitica pura — è un testo a impianto prevalentemente argomentativo-strutturale, non meramente asseritivo, sebbene la sezione conclusiva scivoli verso un registro più programmatico-militante che analitico.
Soggetto a faccette
Subject: BRICS; declino egemonia statunitense; multipolarismo; de-dollarizzazione; guerra in Ucraina; guerra Iran-Israele/USA; NATO; strategia socialista occidentale
Ambito tematico-concettuale-disciplinare: Economia politica marxista; geopolitica; teoria dell’imperialismo; storia del capitalismo globale; teoria delle relazioni internazionali critica
Ambito geografico: Sud globale (BRICS: Cina, Russia, India, Brasile, Sud Africa e allargamenti); Stati Uniti; Unione Europea; Ucraina; Iran; area post-sovietica
Ambito temporale (non la data di pubblicazione): Dagli anni ’70 (crisi petrolifera, stagflazione) al 2026, con snodi principali nel 1971 (fine Bretton Woods), 1991 (crollo URSS), 2001 (WTO/G8), 2007-08 (crisi subprime), 2014 e 2022 (Ucraina), 2025-26 (guerra Iran)
