Ecologia marxista e critica del capitale dell’IA /Foster MR2026-10

Foster interpreta l’AI come nuova forza produttiva incorporata nei rapporti del capitalismo monopolistico-finanziario. La sua espansione, orientata all’accumulazione, accentua secondo l’autore la frattura metabolica, l’entropia e la crisi ecologica, oltre a concentrare capitale, potere e conoscenza e a trasformare il lavoro. Il confronto con la Cina viene utilizzato per mostrare che gli effetti sociali dell’AI dipendono dai rapporti di produzione e dalle forme di regolazione, pur lasciando aperta la questione dei costi materiali ed ecologici dell’AI.

Questa è una versione ampliata e aggiornata di una conferenza, intitolata “L’ecologia marxista nell’era dell’IA”, presentata come discorso di apertura al Festival del Marxismo di Londra il 5 luglio 2026.

Scheda descrittiva

  • Autore: John Bellamy Foster
  • Titolo: Marxian Ecology and the Critique of AI Capital
  • Fonte: Monthly Review, vol. 78, n. 5, ottobre 2026
  • URL: https://monthlyreview.org/articles/marxian-ecology-and-the-critique-of-ai-capital/
  • Soggetto: ecologia, cambiamento climatico, ecologia marxista, media/tecnologia, critica
  • Area geografica: globale
  • Tipo di testo: saggio teorico-politico, versione ampliata e aggiornata del keynote “Marxian Ecology in the Age of AI”, tenuto al Marxism Festival di Londra il 5 luglio 2026. Circa 75 note, con ampio ricorso a stampa economica e a rapporti di ricerca.

Parole chiave

Ecologia marxista; frattura metabolica; entropia; paradosso/dinamica di Jevons; capitale monopolistico-finanziario; capitalismo dell’IA; feticismo dell’IA; mito del capitalismo organizzato; bolla dell’IA; data center; Cina; sterminismo; socialismo o sterminismo.

Traduzione di Marxian Ecology and the Critique of AI Capital by John Bellamy Foster Monthly Review Vol. 78, No. 05 (October 2026)

Nell’affrontare l’ecologia marxista e la critica al feticismo della cosiddetta intelligenza artificiale (IA), è importante contestualizzare il tutto nell’attuale era di accumulazione sotto il capitale finanziario monopolistico. L’ascesa del capitale IA non rappresenta, come l’ideologia contemporanea vorrebbe farci credere, un nuovo sistema capitalistico tecnologicamente determinato e razionalmente organizzato, al quale è inutile opporre resistenza.<sup> 1 </sup> Piuttosto, l’odierno capitale IA alienato costituisce un irrazionale passaggio dall’ordine al disordine nelle relazioni ecologiche e sociali umane a livello locale, globale e planetario. Il capitalismo computazionale non solo promette di sconvolgere l’intero ambiente lavorativo, indicando una crescente disoccupazione e un aumento dello sfruttamento, esacerbando la polarizzazione di classe e imperiale a livello globale, ma stiamo assistendo, ancor più inquietantemente, a un’ulteriore rottura nel rapporto dell’uomo con la Terra, di cui l’umanità stessa è parte emergente.

L’ascesa del capitale dell’IA indica quindi un’ulteriore accelerazione del passaggio dall’ordine al caos nel metabolismo sociale umano con la natura, endemico al capitalismo. Ciò che Karl Marx concepì come la frattura metabolica , ora operativa su scala planetaria, è visibile nell’accresciuto disordine entropico del Sistema Terra, che rappresenta una crisi di abitabilità per l’umanità globale e per la vita stessa. Il capitalismo, sottolineava Marx, è un ordine sociale caratterizzato da una spinta incontrollabile all’accumulazione: “Accumulare, accumulare! Questo è Mosè e i profeti!”. Non accetta limiti alla sua espansione, nemmeno quelli imposti dalla vita stessa.² Non è la nuova tecnologia digitale iperscalabile, che rappresenta nuove forze produttive , a rivelarsi estremamente pericolosa nel momento storico attuale, bensì questa stessa tecnologia quando combinata con le relazioni sociali del capitale , rappresentando un sistema votato all’accumulazione senza fine.

L’espressione “intelligenza artificiale”, abbreviata in IA, è nata come termine di marketing negli anni ’50 per vendere al pubblico la tecnologia di apprendimento automatico.<sup> 3 </sup> Oggi viene spesso utilizzata come termine generico, riferendosi a diverse forme di tecnologie di apprendimento automatico. Come ha sostenuto un importante analista, è vaga quanto l’uso della parola “trasporti”, che si riferisce a molteplici tecnologie, dalle biciclette ai veicoli spaziali.<sup> 4 </sup> Tuttavia, l’importanza che l’IA riveste attualmente nel dibattito pubblico è dovuta principalmente alle nuove forme di apprendimento automatico, come l’IA generativa, alla maggiore capacità di sorveglianza di intere popolazioni su scala globale e ai nuovi sistemi d’arma militari basati sull’IA che prendono di mira e distruggono indipendentemente dalla volontà umana. Inoltre, non sono le prime forme di apprendimento automatico, ma le esigenze dei nuovi sistemi, in particolare i grandi modelli linguistici dell’IA generativa, ad aver creato quello che oggi possiamo definire capitalismo dell’IA come una particolare modalità di accumulazione. 5 Il capitalismo dell’IA generativa si basa fortemente sull’estrazione di conoscenza e produzione creativa – testi, immagini, video – dall’intera storia della produzione umana, a vantaggio di poche multinazionali tecnologiche con potere finanziario monopolistico, a loro volta possedute da un numero esiguo di individui. Il capitalismo dell’IA è, quindi, dall’inizio alla fine un sistema di potere di classe/imperiale. Accelera lo sfruttamento, l’estrazione e lo sterminio globali incontrollati che caratterizzano l’odierno capitale finanziario monopolistico.

Questa realtà contraddice la nozione feticizzata di IA, che la vede come un’indicazione verso una società tecnocratica unificata, costituendo l’apice dell’organizzazione capitalistica, una nuova realtà reificata che soppianta la conoscenza e l’attività umana. Viene presentata come la genesi di un mondo “transumanista” in cui l’intelligenza umana verrebbe soppiantata da macchine intelligenti. Come afferma il miliardario dell’alta tecnologia Marc Andreessen: “Combinate tecnologia e mercati e otterrete… la macchina tecno-capitalista, il motore della creazione, crescita e abbondanza materiale perpetua”.⁶ Negli ultimi anni, l’IA è stata vista come in grado di fornire effetti “scalari” attraverso massicci investimenti nel cloud computing e nei data center per l’IA, portando a una concentrazione sempre maggiore di capitale e potere. Si dice che l’IA risolverà infine tutti i nostri problemi ecologici, compreso il cambiamento climatico, fornendo al contempo benefici sociali praticamente illimitati alla popolazione mondiale, una nuova “singolarità” iperorganizzata.⁷

Il mito di un nuovo capitalismo dell’IA iperorganizzato

A questo proposito, è utile ricordare che uno dei principali miti dell’ideologia della Guerra Fredda – razionalizzato in modo più completo dalla tradizione filosofica marxista occidentale nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale – era la totale accettazione della nozione di un “capitalismo organizzato” o di un ordine tecnocratico autoregolamentato, libero da crisi materiali. Questa visione era sostenuta non solo all’interno del pensiero dominante, ma anche nella più ampia tradizione della teoria critica ed era abbracciata in vari modi da pensatori come Friedrich Pollock, Theodor Adorno, Herbert Marcuse, Jean-Paul Sartre e Jürgen Habermas. Il suo più fervente sostenitore, tuttavia, fu il filosofo e umanista socialista francese Lucien Goldmann. 8 Se il liberalismo della Guerra Fredda nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale teorizzava la stabilità del capitalismo, fu compito dei teorici critici dell’epoca conferire a concetti come il capitalismo organizzato una legittimità reale che l’ideologia dominante non era in grado di fornire.

Nella prefazione del 1966 a “Le scienze umane e la filosofia” , Goldmann adottò quella che è nota come la posizione “dell’esenzionalismo umano”, secondo la quale, sotto il capitalismo, l’umanità aveva completamente conquistato la natura.⁹ “ Da alcuni secoli ormai”, scrisse, “abbiamo un valore immutabile e condiviso da tutti i gruppi sociali: il controllo della natura . Questo valore ha permesso la costruzione di un importante corpus di scienze fisico-chimiche che sono al tempo stesso astoriche, non dialettiche ed estremamente efficaci in senso operativo” .¹⁰ Scrivendo quattro anni dopo la pubblicazione di “Primavera silenziosa ” di Rachel Carson , che contribuì a lanciare il moderno movimento ambientalista e mise in luce le conseguenze fatali del continuo degrado capitalistico della natura, le affermazioni di Goldmann riguardo al controllo assoluto della natura erano a dir poco miopi.¹¹

Tuttavia, basandosi sulla nozione di dominio dell’ambiente terrestre, Goldmann proseguì affermando che il capitalismo organizzato aveva raggiunto un dominio simile anche in ambito sociale. Le crisi economiche, sociali e politiche, così come la lotta di classe, erano ormai superate, così come il significato attuale della storia. Il “capitalismo di crisi”, associato alla crescita del capitale monopolistico, era ormai stato soppiantato dal capitalismo organizzato . “Con il termine ‘capitalismo organizzato'”, dichiarò:

Ci riferiamo al periodo contemporaneo che, attraverso la creazione di meccanismi regolatori dovuti agli interventi statali, ha reso possibile una crescita economica continua e la diminuzione, per non dire la totale eliminazione, delle crisi sociali e politiche generate internamente. Il movimento intellettuale corrispondente al capitalismo organizzato si trova nella sostituzione di una tradizione filosofica incentrata sui problemi dell’angoscia e della morte (o, al contrario, sulla speranza storica e trascendentale) con una modalità di pensiero scientista, razionalistica e astorica.12

Come scrisse István Mészáros, in risposta a Goldmann, l’illusione di un capitalismo organizzato e privo di crisi e la prospettiva di una crescita continua e ininterrotta erano possibili solo perché i principali marxisti occidentali si preoccupavano semplicemente del “poco più del dieci per cento della popolazione mondiale” nel cosiddetto mondo capitalista avanzato. E anche in questo caso, la loro visione era limitata, poiché non riuscivano a cogliere l’ incontrollabilità del capitalismo e, di conseguenza, la permanenza delle condizioni che generano crisi politico-economiche ed ecologiche. 13

L’incontrollabilità del capitalismo – la sua instabilità, la sua distruttività e il suo carattere storicamente transitorio – fu in realtà cruciale per l’argomentazione di Marx e Friedrich Engels nel Manifesto del Partito Comunista . La prima parte del Manifesto era un panegirico alla borghesia, che enfatizzava la transizione rivoluzionaria dal feudalesimo al capitalismo. A metà della prima parte, tuttavia, Marx ed Engels, rifacendosi alla classica parabola dell’apprendista stregone sviluppata da Lucian e Johann Wolfgang von Goethe, affermarono che “la moderna società borghese, con i suoi rapporti di produzione, di scambio e di proprietà, una società che ha creato mezzi di produzione e di scambio così giganteschi, è come lo stregone, che non è più in grado di controllare il potere degli inferi che ha evocato con i suoi incantesimi”. 14 Nella parte restante della prima parte e nella seconda parte del Manifesto, essi hanno evidenziato le periodiche crisi economiche capitalistiche, la divisione tra città e campagna (associata alle crisi ecologiche), l’enorme disuguaglianza generata dal sistema, il supersfruttamento delle donne e, soprattutto, il proletariato come becchino del sistema. Il capitale, nella sua incessante ricerca di accumulazione, lascia dietro di sé crisi incontrollabili, distruzione e morte, dando al contempo origine a nuove forze di resistenza e rivoluzione, che emergono inaspettatamente dagli “aldilà”.

Oggi, nonostante il disordine che ci circonda, il mito del capitalismo organizzato o “società tecnocratica”, come lo chiamava anche Goldmann, pur essendo originariamente un prodotto dell’ideologia della Guerra Fredda, persiste, distogliendo l’attenzione sia dalla natura distruttiva del sistema sia dal potenziale ruolo rivoluzionario dell’azione umana.<sup> 15</sup> Ci viene detto che ci troviamo nella Quarta Rivoluzione Industriale e che la nuova tecnologia è al comando, conducendo a una nuova realtà fatalistica alla quale dobbiamo semplicemente soccombere.<sup> 16</sup> L’intelligenza artificiale è il nuovo dio nella macchina. L’attuale feticismo per l’IA alimenta un determinismo economico e tecnologico, come se la società nel suo complesso fosse semplicemente il risultato delle nuove forze produttive, mentre le relazioni sociali di produzione esistenti sono considerate così naturali e inviolabili da diventare invisibili. Tutto ciò rafforza l’idea di un mercato autoregolamentato al di fuori del controllo umano (sebbene chiaramente nelle mani di gigantesche multinazionali), eliminando ogni possibilità di una significativa lotta sociale, economica ed ecologica. Eppure, vista da una prospettiva storico-materialista classica, l’ideologia del capitalismo organizzato – che ora ci viene presentata come un capitalismo iper-organizzato basato sull’intelligenza artificiale – non è altro che il tentativo estremo di eliminare l’azione umana, come se il mondo intero dovesse essere governato da automi.

La grande illusione di un capitalismo basato sull’intelligenza artificiale e sull’intelligenza artificiale, che unificato con il capitale finanziario monopolistico rappresenterebbe la fine della storia, è oggi smentita non solo dalle persistenti crisi economiche e sociali e dalla persistenza della lotta di classe, ma ancor più inquietantemente dalle tendenze sterminatrici ed ecocide del capitalismo stesso. Con l’implacabile attenzione delle multinazionali all’accumulazione esponenziale di capitale come unico fine, l’intero Sistema Terra sta passando dall’ordine al caos . L’analisi del Sistema Terra nell’ambito delle scienze naturali considera la Terra come un sistema termodinamico lontano dall’equilibrio, in cui i cicli biogeochimici del pianeta forniscono un ambiente unico che supporta la vita. Il capitalismo, tuttavia, rappresenta una versione estrema di un sistema dissipativo che espropria materiali ed energia dalla natura in modi che promuovono l’accumulazione illimitata di capitale, creando al contempo fratture nei cicli ecologici planetari essenziali per la vita e accelerando così il disordine (degrado entropico). 17 Il risultato inevitabile è una società che massimizza l’entropia, come esemplificato dalla frattura del carbonio, ovvero l’accumulo di anidride carbonica nell’atmosfera dovuto alla combustione di combustibili fossili, che porta al cambiamento climatico e mette in pericolo miliardi di persone e innumerevoli altre specie. 18

La frattura metabolica e l’accumulo entropico

Per comprendere il processo complessivo di degrado ambientale causato dal capitalismo, è utile esaminare la teoria della frattura metabolica di Marx. Basandosi sulla chimica agraria di Justus von Liebig, Marx sosteneva che, nell’agricoltura capitalista industrializzata, i nutrienti del suolo, come azoto, fosforo e potassio, venivano asportati dai campi insieme al cibo e alle fibre inviati ai nuovi centri urbani, a volte a centinaia o addirittura migliaia di chilometri di distanza, dove finivano come rifiuti che inquinavano l’aria e l’acqua delle città, anziché essere restituiti al suolo per rigenerarlo. Questo processo complessivo interrompeva il ciclo riproduttivo del suolo e generava rifiuti inutilizzabili nelle città. Contribuiva quindi ad accelerare la degradazione entropica, ovvero il processo naturale (derivante dalla seconda legge della termodinamica) in cui l’energia utilizzabile si trasforma in calore inutilizzabile, con la conseguente perdita della capacità di compiere lavoro, rappresentando un passaggio dall’ordine al disordine nel mondo fisico. Il risultato di questa interruzione del ciclo del suolo era la compromissione di quello che Marx definiva il “metabolismo universale della natura”. 19 Marx, giustamente, vedeva l’interruzione del ciclo del suolo associata all’agricoltura industriale sotto il capitalismo come una violazione delle leggi fondamentali della fisica, che portava a “una frattura irreparabile nel processo interdipendente del metabolismo sociale” tra l’umanità e la terra. In questo modo, sosteneva, veniva rivelato “il lato negativo, cioè distruttivo” del rapporto del capitale con la natura. 20

Tutta la nostra comprensione dell’attuale crisi del Sistema Terra segue questo stesso schema. Il capitalismo, per la natura del suo processo di accumulazione, che guida l’intero sistema, è irrevocabilmente orientato a massimizzare il disordine (produzione di entropia) nel mondo naturale, non solo in virtù della portata delle sue attività, ma anche a causa delle rotture sistemiche nei cicli biogeochimici della Terra associate alla sua ricerca lineare del valore di scambio a scapito del valore d’uso e della riproduzione naturale. Infatti, l’inizio negli anni ’50 dell’epoca dell’Antropocene (un concetto che rimane scientificamente importante anche se ufficialmente rifiutato dalla conservatrice Unione Internazionale delle Scienze Geologiche) è oggi inteso come una “frattura antropogenica” nel Sistema Terra. 21

La spinta innata del capitalismo a massimizzare l’entropia, accelerando incessantemente il disordine, può essere osservata in quella che possiamo definire la dinamica di Jevons . 22 Il famoso paradosso di Jevons, che prende il nome da William Stanley Jevons, è l’idea che una maggiore efficienza nel flusso di energia e materiali, che riduce gli input fisici necessari per ottenere un dato output – ad esempio, una macchina a vapore migliorata che necessita di meno carbone per funzionare a un dato livello – non porti alla conservazione delle risorse, bensì a una maggiore domanda di input di risorse. Qualsiasi risparmio nel flusso di energia/materiali venga ottenuto, insieme alla conseguente riduzione dei costi, viene utilizzato non per la conservazione ma per l’espansione. 23 Possiamo osservare il paradosso di Jevons all’opera oggi in tutti i tentativi di ridurre le emissioni di carbonio attraverso progressi nella decarbonizzazione relativa , risultato di aumenti di efficienza, che tuttavia vengono costantemente controbilanciati dall’espansione dell’uso complessivo di combustibili fossili, con il risultato che le emissioni assolute di carbonio continuano ad aumentare.

Ma mentre Jevons vedeva questo come un paradosso, pur essendo un economista marginalista (o neoclassico delle origini), non riuscì a ricondurre il problema all’accumulazione di capitale come causa storica. Ciò che la dinamica di Jevons (che non deve più essere vista come un mero paradosso) ci dice è che le leggi del movimento del capitale sono antagoniste alla conservazione. 24 Il capitalismo è alla sua base un sistema estremamente dissipativo che espropria il più possibile dalla natura a un dato livello di sviluppo, con scarsa o nessuna considerazione per la riproduzione ecologica, e riversa i suoi effluenti sempre più tossici nell’ambiente, inquinando il proprio nido. La distruzione e il degrado ambientale del sistema sono evidenti non solo negli effetti del costante aumento di scala associato all’accumulazione di capitale, ma anche nella perturbazione di tutti gli ecosistemi terrestri e dei cicli ecologici planetari, nessuno dei quali è incluso nel bilancio finanziario. Tutte le azioni umane che sarebbero in grado di ripristinare l’ambiente nel suo complesso sono quindi al di fuori della modalità di produzione capitalistica. Come scrisse Marx, a proposito della conservazione delle foreste: «Lo sviluppo della civiltà e dell’industria in generale si è sempre dimostrato così attivo nella distruzione delle foreste che tutto ciò che è stato fatto per la loro conservazione e produzione è del tutto insignificante in confronto» .25 Nel ventunesimo secolo, l’«accumulazione di entropia», ovvero il crescente disordine indotto dal capitale finanziario monopolistico globale, sta avendo effetti negativi e distruttivi sull’intero sistema terrestre, destabilizzando il pianeta come dimora sicura per l’ umanità.26

Intelligenza artificiale, capitale monopolistico e frattura planetaria

Se il capitalismo, per sua natura e logica, amplifica la frattura metabolica e la degradazione entropica, portando il mondo dall’ordine al disordine in modo incontrollabile, è necessario spiegare come il capitalismo monopolistico e, con esso, l’intelligenza artificiale, accelerino ulteriormente questa tendenza distruttiva. Per quanto profondamente sfruttatore dell’umanità ed espropriativo della natura fosse il capitalismo nella sua fase ascendente di libera concorrenza, la stessa scarsità di capitali e risorse che si trovò ad affrontare portò a un certo grado di risparmio. I raccoglitori di stracci del XIX secolo si affannavano a raccogliere stracci con cui fabbricare carta, non per un’azione ambientalista, ma come parte di un’importante industria del riciclo guidata dalla scarsità di risorse. 27 Nel romanzo di Charles Dickens “Il nostro comune amico” , il possesso di una discarica, o cumulo di rifiuti, comporta ricchezze inimmaginabili grazie ai materiali che possono essere riutilizzati, personificati dal notevole personaggio dickensiano Nicodemus Boffin, lo spazzino d’oro. 28 Nell’epoca vittoriana, il vetro rotto veniva riparato, le scarpe erano riparabili, gli abiti venivano rammendati e rifatti, e i contenitori venivano riutilizzati, a testimonianza del flusso circolare della vita. 29

Al contrario, nel tardo capitalismo monopolistico, incline alla sovraaccumulazione, la produzione è orientata a beni usa e getta e a rifiuti su scala gigantesca, mentre il riutilizzo e il riciclo dei materiali sono relativamente marginali. L’acqua viene sempre più spesso bevuta da bottiglie di plastica contenenti elementi tossici e raramente riciclate, finendo nelle discariche. Persino i dispositivi elettronici vengono gettati via o smaltiti rapidamente, poiché il loro “ciclo di vita” si esaurisce dopo pochi anni. Nel 2022 sono state smaltite a livello globale 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (la maggior parte tossici), quasi il doppio rispetto al 2010, una quantità sufficiente a riempire 1,55 milioni di camion da 40 tonnellate che potrebbero fare il giro dell’Equatore terrestre in fila.30 Spinta dalla relativa economicità delle materie prime nell’era petrolchimica e dal quasi totale predominio del valore di scambio sul valore d’uso, la maggior parte di ciò che viene prodotto e acquistato è soggetto a una rapida obsolescenza programmata. La produzione a ogni livello si basa in ultima analisi sulla massimizzazione del flusso di energia e materiali e sul loro rapido smaltimento nell’ambiente. 31 I costi sociali e ambientali sono considerati dal sistema come semplici esternalità negative . Tali esternalità sono trattate come invisibili e non contabilizzate nella contabilità capitalista perché esterne al mercato. 32 Nel capitalismo monopolistico, dove la sovraaccumulazione – ovvero l’assorbimento, anziché la generazione, del surplus economico – è il principale problema economico, il consumo ostentativo, lo spreco e la distruzione diventano funzionali in un sistema sempre più irrazionale. 33

Il consolidamento del capitalismo monopolistico sotto l’egemonia statunitense dopo la seconda guerra mondiale ha coinciso con la Grande Accelerazione degli impatti ambientali associati all’Antropocene, segnando la crescente frattura metabolica tra l’umanità e la natura. 34 Oggi, ciò è evidente nel superamento di sette dei limiti planetari che definiscono il Sistema Terra come un luogo sicuro per l’umanità, incluso il limite del carbonio atmosferico. 35 Dal punto di vista dell’economia neoclassica, tuttavia, gli effetti distruttivi ed entropici, che includono fratture nei cicli biogeochimici del pianeta, sono esterni al “flusso circolare” del valore di scambio all’interno del sistema economico capitalista e, pertanto, privi di significato. La legge dell’entropia stessa (la seconda legge della termodinamica) è vistosamente assente dall’economia neoclassica. 36 In questo quadro si ignora ampiamente non solo la realtà che il processo di accumulazione del capitale nel capitalismo monopolistico promuove incessantemente il cambiamento climatico attraverso la sua dipendenza endemica dai combustibili fossili, ma anche il fatto che il sistema, per sua stessa natura, blocca qualsiasi serio tentativo di alleviare il problema, poiché ciò andrebbe inevitabilmente contro la logica stessa del capitale.

Mentre il capitalismo ha generato una frattura metabolica planetaria, l’emergere del capitale dell’IA sta spingendo il mondo ancora più velocemente da uno stato di ordine a uno di caos. Ciò è evidente nel lavoro di Kate Crawford, ricercatrice senior presso Microsoft Research, professoressa di ricerca presso l’Università della California del Sud ad Annenberg e autrice di Atlas of AI . 37 Basandosi sia su Liebig che su Marx, Crawford sostiene che “la domanda di minerali dell’IA”, ottenuta a livello globale in alcune delle condizioni di sfruttamento più immaginabili, sta “generando un’altra frattura metabolica, estraendo i minerali che hanno impiegato miliardi di anni per formarsi nella crosta terrestre in tempi remoti per chip di IA che vengono utilizzati generalmente per uno o due anni”. 38 Vengono costruiti giganteschi data center che possono essere grandi quanto diverse volte Manhattan o quanto Washington, DC, consumando energia e acqua a ritmi senza precedenti. 39

Per comprendere appieno la portata di questa rivoluzione tecnologica, avvenuta in un batter d’occhio, bisogna considerare che ChatGPT, che ha dato il via alla mania dell’intelligenza artificiale generativa basata su modelli in linguaggio naturale, è nato solo quattro anni fa , nel 2022. Entro il primo trimestre del 2025, la spesa in conto capitale delle quattro “Grandi Case dell’IA”, Microsoft, Amazon Web Services, Alphabet/Google e Meta/Facebook, ha rappresentato l’80% dell’aumento della domanda interna privata finale negli Stati Uniti. La spesa, destinata principalmente ai data center – ora talvolta definiti nel settore “fabbriche di IA” – da parte di queste quattro società hyperscaler è passata da 150 miliardi di dollari nel 2022 a 360 miliardi di dollari nel 2025, con una previsione di 650 miliardi di dollari nel 2026. Nel luglio 2026, sia Amazon che Microsoft hanno annunciato un aumento della spesa in conto capitale del 69% rispetto all’anno precedente. Le proiezioni di spesa globale legata all’intelligenza artificiale (che coprono tutti gli aspetti, dai chip ai data center) per il 2026 arrivano fino a 2,5 trilioni di dollari. L’espansione globale dell’IA è stata definita da Rob Wachen, cofondatore dell’azienda di microchip Etched, come “la più grande espansione infrastrutturale della storia”. Attualmente, nel mondo ci sono circa 20 milioni di chip per l’IA stipati nei data center. Entro il 2028, si prevede che questo numero supererà i 200 milioni. Si dice che solo Google possieda circa quattro volte più chip per l’IA di tutta la Cina .

Oltre alle quattro grandi case dell’IA negli Stati Uniti, ognuna con ingenti risorse finanziarie derivanti dalle proprie attività monopolistiche e dall’accesso a enormi quantità di credito, numerosi altri hyperscaler statunitensi stanno rapidamente potenziando le proprie operazioni di capitale computazionale. OpenAI, in iniziative fortemente finanziate dal debito, si è impegnata a spendere 600 miliardi di dollari in infrastrutture di IA entro il 2030, inclusi centinaia di miliardi di dollari di acquisti da Oracle per servizi di calcolo e da Nvidia per chip. 41 Anthropic, che affitta quattro data center da Microsoft e possiede un proprio chatbot basato sull’IA, Claude, ha assunto un ruolo centrale per l’esercito statunitense nella selezione dei bersagli, nella difesa missilistica e nella sicurezza informatica nel contesto della guerra contro l’Iran. (Sebbene Anthropic abbia dichiarato di avere determinati principi etici che ne impediscono l’uso in armi completamente autonome, i suoi modelli sono stati comunque impiegati dall’esercito statunitense per l’individuazione dei bersagli nella guerra contro l’Iran, essendo già profondamente integrati nei sistemi del Pentagono.) 42

Questa massiccia espansione delle infrastrutture di intelligenza artificiale si sta verificando parallelamente alla mancata crescita della produttività e dei profitti in concomitanza con gli investimenti nei data center e la capitalizzazione di mercato. I titoli azionari legati all’IA rappresentano ora il 45% della capitalizzazione totale dell’indice S&P 500. 43 Gran parte dell’espansione dell’IA si basa ora su un indebitamento record, poiché le aziende hyperscaler hanno esaurito tutta la loro liquidità disponibile. 44 Questo segnala una bolla dell’IA che probabilmente scoppierà. Un crollo economico di questa portata potrebbe avere effetti incommensurabili e imprevedibili. 45

Negli ambienti economici si sostiene spesso che le massicce espansioni durante le rivoluzioni industriali, come la mania ferroviaria del XIX secolo, abbiano sempre portato a crisi finanziarie “prima che i benefici della tecnologia si concretizzassero”, mentre l’innovazione epocale stessa continua ad avanzare. 46 Tuttavia, la precedente idea di Wall Street secondo cui una crisi finanziaria associata all’IA sarebbe stata simile alla crisi a breve termine delle dot-com della fine degli anni ’90 sta ora svanendo di fronte all’opinione sempre più diffusa che un’analogia più appropriata sia la Grande Crisi Finanziaria/Grande Recessione del 2007-2009, che ha minacciato un collasso totale del sistema capitalistico. 47

Tra tutte le ramificazioni dell’IA, le più gravi sono gli effetti ecologici. L’accelerazione dello sviluppo dell’IA indica un’accentuata frattura metabolica, una nuova forma di ” Raubbau “, ovvero un sistema di saccheggio, secondo la terminologia di Liebig e Marx. Già nel 2025, i data center per l’IA consumavano all’incirca la stessa quantità di elettricità della Germania, la terza economia mondiale. Si prevede che entro il 2035 i data center statunitensi rappresenteranno il 20% del consumo di elettricità del paese. I data center hyperscale richiedono sistemi di raffreddamento che consumano milioni di litri d’acqua al giorno, con una domanda idrica che aumenta esponenzialmente con il numero e le dimensioni dei data center. Nel 2023, 49 data center statunitensi hanno utilizzato 17,4 miliardi di galloni d’acqua, pari al consumo di circa 160.000 famiglie, e si prevede che questo dato salirà a 74 miliardi di galloni entro il 2028. Secondo l’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite , entro il 2030 si prevede che il consumo globale di acqua dolce dei data center per l’intelligenza artificiale sarà pari alla quantità d’acqua necessaria a soddisfare il fabbisogno idrico annuale di 1,3 miliardi di persone nell’Africa subsahariana.

I nuovi e giganteschi data center per l’intelligenza artificiale stanno accelerando le emissioni di carbonio. Solo Microsoft ha aumentato le sue emissioni di anidride carbonica dell’80% dal 2020, con il risultato che le sue emissioni totali si avvicinano ora a quelle della Danimarca. Bloomberg New Finance prevede che ci sarà probabilmente un aumento del 10% delle emissioni di carbonio provenienti dal settore energetico a livello globale nel prossimo decennio, con la domanda di elettricità dei data center che dovrebbe più che triplicare. 51

Il boom dell’IA ha in gran parte posto fine a qualsiasi pretesa di seria mitigazione climatica o di riduzione delle emissioni di carbonio a zero netto entro il 2050 negli Stati Uniti e in altri paesi del nucleo capitalista. Al contrario, stiamo assistendo alla riattivazione di centrali a carbone precedentemente chiuse e a vasti nuovi sviluppi di oleodotti e gasdotti, in particolare in Nord America. 52 Le fantastiche affermazioni secondo cui il nuovo capitalismo verde organizzato dall’IA ridurrà le emissioni di carbonio attraverso una maggiore efficienza energetica si rivelano poco più che propaganda aziendale futuristica e gonfiata. 53

Legato alla frattura metabolica dell’IA e alla tendenza del capitalismo ad accelerare la degradazione entropica, è ciò che nella letteratura tecnica è noto come “autofagia dell’IA” (dal termine “autofagia metabolica disfunzionale”, ovvero autodigestione cellulare). L’IA, che produce il proprio “impasto” disfunzionale pieno di fantasmagorie e allucinazioni incontrollabili, finisce inesorabilmente per ingerire sempre più dati sintetici, di fatto divorando se stessa, come nell’antico mito di Erisittone narrato da Ovidio, portando a quello che viene definito “collasso del modello” e declino qualitativo. 54 Nel luglio 2026, due modelli di intelligenza artificiale OpenAI in fase di addestramento sono impazziti e hanno hackerato un’azienda reale, Hugging Face (che è stata costretta a fare affidamento su un modello di IA open-source cinese per difendersi), evidenziando il carattere insaziabile e incontrollabile di alcuni dei sistemi di IA in fase di sviluppo. 55

Poiché la tecnologia dell’IA si è sviluppata sotto il capitalismo monopolistico principalmente come sistema di potere, i suoi obiettivi principali sono lo sfruttamento e l’espansione del valore di scambio, richiedendo una repressione sempre maggiore sia a livello locale che globale. Promette di: (1) fornire nuovi prodotti computazionali che creano dipendenza per il consumo (generando dipendenza cognitiva), (2) sostituire massicciamente il lavoro, (3) effettuare la sorveglianza di tutte le popolazioni nelle loro attività quotidiane più insignificanti e (4) potenziare le operazioni militari (e di polizia) e l’uso della forza attraverso lo sviluppo di sistemi d’arma autonomi e semi-autonomi in grado di agire da soli, al di là del controllo umano diretto. Come scrive Crawford, “l’ultima frattura metabolica tra IA e umani minaccia molteplici forme di fallimento a cascata: collasso morale, collasso finanziario, collasso ecologico e, a seconda di ciò in cui si crede, collasso cognitivo”. 56

Ciononostante, negli Stati Uniti finora tutti i tentativi di regolamentare l’IA, nonostante un crescente movimento contro l’espansione dei data center, sono stati osteggiati dal governo federale. Il capitale investito nell’IA rimane nelle mani di una ristretta oligarchia di miliardari e centesimilianni e dei loro seguaci, che lo utilizzano per i propri fini iniqui, ingiusti e irrazionali.

In un sistema capitalistico basato sulla finanza monopolistica, l’intelligenza artificiale è in definitiva uno strumento nella lotta di classe. Le stime suggeriscono che l’applicazione della tecnologia dell’IA nell’industria potrebbe eliminare quasi 100 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti in un decennio. 57 Tuttavia, come tutti i precedenti tentativi di sostituire il lavoro umano nel capitalismo, ciò significa anche la sostituzione di buoni posti di lavoro con cattivi posti di lavoro. Il capitalismo computazionale si basa sul supersfruttamento dei lavoratori che estraggono cobalto nella Repubblica Democratica del Congo, su innumerevoli formatori di dati che guadagnano salari bassissimi in paesi come il Kenya e l’India, e su una moltitudine di lavoratori a chiamata/su piattaforme mal pagati in tutto il mondo. 58 Ciò che è soggetto a sostituzione, al contrario, è la sfera dei lavori meglio retribuiti, compresi quelli dei colletti bianchi. Questo genererà nuovi livelli di proletarizzazione e un crescente esercito di riserva di disoccupati/sottoccupati, minando la posizione dei lavoratori occupati e ampliando le disparità di potere. I lavoratori occupati si troveranno ad affrontare un crescente degrado del lavoro. Non solo l’iperautomazione generata dall’IA sta sostituendo i lavoratori, ma il deterioramento delle condizioni di lavoro è visibile nei magazzini di Amazon, dove l’incessante aumento della velocità dovuto alla robotizzazione ha portato a un tasso di infortuni che ora è circa tre volte superiore alla media nazionale. 59

La logica degli algoritmi di intelligenza artificiale nel capitalismo monopolistico non indica quindi una realtà più ordinata (anche se per certi versi più rigidamente strutturata), bensì un’incontrollabile rottura di quei rapporti ambientali e sociali che sostengono la vita ecologica e sociale.

La degradazione entropica, come sosteneva il chimico premio Nobel Ilya Prigogine, è correlata a processi irreversibili, che segnano la natura temporale della realtà. Eppure, la vita stessa è la prova della capacità di produrre un certo grado di ordine (anche se per mezzo di sistemi dissipativi). Inoltre, l’azione è presente sia nella natura che nella storia. Il mondo, in questo senso, non va trattato come una funzione di un semplice determinismo (la causa e l’effetto meccanici della fisica newtoniana), ma il caso e la contingenza, aprendo nuove possibilità, sono realtà fondamentali che emergono in particolari circostanze storiche. Dove avviene la deviazione di Epicuro e la rottura dei legami del destino ( foedera fati ), dichiara Prigogine, troviamo “l’inizio della natura”, dell’evoluzione e della storia. Sia il determinismo che la libertà sono elementi dell’esistenza umana. Il degrado e il disordine ecologico, come la frattura metabolica provocata dall’incontrollabile spinta all’accumulazione del capitalismo, devono essere contrastati da un’organizzazione collettiva dal basso, volta allo sviluppo umano sostenibile, a un mondo di sostanziale uguaglianza e sostenibilità ecologica. L’irrazionalità del capitalismo basato sull’intelligenza artificiale, secondo qualsiasi criterio sostanzialmente razionale, non è l’espressione di una realtà inattaccabile, bensì un invito alla rivolta.

Regime alternativo cinese sull’IA

Quando si parla di sviluppo delle forze produttive, sia in termini quantitativi che qualitativi, le relazioni sociali sono cruciali. Sappiamo dall’esempio della Cina che l’intelligenza artificiale può essere sviluppata e regolamentata su basi ben diverse, più in linea con le esigenze sociali. Già in questa fase iniziale, è chiaro che la governance dell’IA in un sistema socialista con caratteristiche cinesi è profondamente diversa dal regime di capitale finanziario monopolistico degli Stati Uniti. La Cina è in competizione con gli Stati Uniti nello sviluppo dell’IA. I modelli di IA DeepSeek cinesi sono più efficienti dal punto di vista energetico ed economici rispetto ai chatbot statunitensi, mentre sembra probabile che l’approccio ecocivilizzazionale cinese porrà dei limiti al funzionamento della dinamica di Jevons, prevenendo così una distruzione creativa incontrollata. Nel luglio 2026, la Cina ha presentato due nuovi modelli di IA generativa, entrambi paragonabili ai sistemi di IA generativa statunitensi: Kimi K3 di Moonshot AI e Qwen3.8-Max di Alibaba. A differenza del capitale finanziario statunitense, dove l’obiettivo è monopolizzare i modelli di IA e addebitarne l’utilizzo, i modelli linguistici di grandi dimensioni dell’IA cinese sono open-source e “open-weight” (dove “peso aperto” si riferisce ai miliardi di numeri fissi durante l’addestramento) e resi liberamente disponibili per il download in qualsiasi parte del mondo. 61 La Cina si è astenuta dall’investire risorse nella costruzione di data center a livelli paragonabili a quelli degli Stati Uniti, che attualmente ne possiedono circa 5.500, mentre la Cina ne ha meno di un decimo. 62 Pechino ha concentrato la sua tecnologia di apprendimento automatico più direttamente su produzione, logistica, energia, finanza pubblica e servizi pubblici, a differenza dell’enfasi statunitense sullo sviluppo di chatbot. Gli strumenti di IA sono ampiamente utilizzati negli ospedali, dove viene impiegata una “IA ristretta più semplice” progettata per compiti specifici. 63 Sebbene l’IA in Cina sostituisca il lavoro umano, esistono rigide garanzie per proteggere i lavoratori. I dipendenti non possono essere licenziati a piacimento a seguito dell’introduzione della nuova tecnologia. I contratti di lavoro esistenti devono essere rispettati. Le aziende devono trattare con i lavoratori attraverso processi di “consultazione, negoziazione, formazione, riassegnazione ragionevole o indennizzo legale”. 64

Nel suo percorso di sviluppo “centrato sulla persona”, la Cina ha introdotto norme specifiche per i prodotti delle tecnologie di sintesi profonda (note come deepfake), che richiedono un’etichettatura o una filigrana ben visibili per garantire trasparenza, affidabilità e accuratezza. Qualsiasi azienda che desideri offrire intelligenza artificiale generativa deve registrare i propri algoritmi presso l’Amministrazione cinese per il cyberspazio, il principale organismo di regolamentazione. Tutti i principali insiemi di dati che gli sviluppatori intendono includere nei loro modelli di IA devono essere campionati casualmente per individuare contenuti discriminatori o antisociali. Le normative sono concepite per proteggere gli individui, che conservano “il diritto all’immagine, alla reputazione, all’onore, alla privacy e alle informazioni personali”. 65 (Al contrario, il capitale statunitense dell’IA, nel caso della società di IA di Elon Musk, SpaceXAI, è arrivato al punto di opporsi alla legislazione del governo dello stato del Minnesota che vietava la “nudificazione” dell’IA degli individui, in cui giovani ragazze venivano prese di mira da deepfake con rappresentazioni sessualmente esplicite dei loro corpi contro la loro volontà, con la pretestuosa motivazione che la legge interferiva con la libertà di parola. 66 ) Le normative di Pechino sono più rigorose per i modelli linguistici di grandi dimensioni offerti al pubblico rispetto all’apprendimento automatico all’interno dell’industria destinato a supportare l’innovazione. Il carattere sociale dell’approccio cinese, pur sollevando indubbiamente una miriade di questioni difficili, contrasta con lo sviluppo predatorio della tecnologia negli Stati Uniti, dove il governo federale non solo si è rifiutato di regolamentare il capitale monopolistico dell’IA, ma ha anche tentato di impedire ai governi statali di farlo.

La Cina ha svolto un ruolo di primo piano nel promuovere la governance globale dell’IA. Ciò ha incluso il suo sostegno alla creazione dell’Organizzazione mondiale per la cooperazione sull’intelligenza artificiale (WAICO), istituita nel luglio 2026. Nel suo discorso del 17 luglio 2026 alla Conferenza mondiale sull’IA, il presidente cinese Xi Jinping ha presentato quattro “osservazioni” sulla governance dell’IA:

In primo luogo, dovremmo aderire al principio di apertura e di vantaggio reciproco e promuovere lo sviluppo guidato dall’innovazione… [poiché] l’IA si sta spostando dal mondo digitale a quello fisico… In secondo luogo, dovremmo rafforzare la consapevolezza dei rischi e garantire che l’IA sia sicura e controllabile… In terzo luogo, dovremmo incoraggiare l’inclusione e promuovere l’apprendimento reciproco tra le civiltà… In quarto luogo, dovremmo promuovere la solidarietà e migliorare la governance globale. L’IA è una risorsa inestimabile che racchiude la saggezza collettiva dell’umanità.67

Le quattro osservazioni di Xi suggeriscono un percorso in cui le tecnologie di apprendimento automatico o di intelligenza artificiale avanzate verrebbero condivise universalmente e poste sotto regole di governance globale. Egli afferma: “In Cina diciamo spesso: ‘Una singola corda non fa musica e un singolo albero non fa una foresta’. Lo sviluppo dell’IA non dovrebbe essere un’esibizione solista di un singolo Paese, ma una sinfonia di cooperazione internazionale” .⁶⁸ Questa proposta è tanto più significativa in quanto proviene da uno dei due Paesi leader a livello mondiale nello sviluppo della tecnologia IA. Mettendo in pratica questi principi, la Cina sta già condividendo liberamente con il mondo intero la tecnologia IA più avanzata, in modalità open source e open-weight.

Non sorprende che le aziende tecnologiche monopolistiche statunitensi e il governo degli Stati Uniti stiano condannando la pratica cinese di condividere apertamente la tecnologia dell’IA a livello globale come una minaccia al dominio mondiale degli Stati Uniti e persino allo stesso mercato interno statunitense, portando a richieste di protezionismo dell’IA.⁶⁹ Ciò ha indotto Dean Ball, ex funzionario dell’amministrazione Trump e ora responsabile delle strategie future per OpenAI, a dichiarare che la Cina rappresenta lo spettro di un “comunismo dell’IA completo” in cui l’IA diventa un “bene pubblico” .⁷⁰

Nel discorso di Xi Jinping sull’intelligenza artificiale del luglio 2026, è stata particolarmente degna di nota la completa assenza di qualsiasi riferimento all’ambiente e al concetto cinese di civiltà ecologica. L’addestramento di grandi modelli di intelligenza artificiale all’avanguardia, in particolare di modelli linguistici di grandi dimensioni destinati all’intelligenza artificiale generativa, richiede enormi data center, con un consumo ingente di minerali, energia e acqua. Tutto ciò esercita una pressione enorme sull’ambiente. Questo vale naturalmente per l’intelligenza artificiale generativa sia in Cina che negli Stati Uniti. I modelli di intelligenza artificiale cinesi necessitano di molta meno elettricità, solo dal 10 al 40 percento rispetto ai modelli statunitensi, per produrre risultati comparabili, e sono quindi molto più efficienti dal punto di vista energetico. Ciononostante, Pechino stima che i data center per l’intelligenza artificiale assorbiranno circa il 6% del suo consumo di elettricità entro il 2030. E mentre la Cina ha introdotto il primo data center sottomarino al mondo alimentato a energia eolica, che si basa sul raffreddamento naturale dell’oceano, i suoi enormi data center terrestri continuano a dipendere da milioni di litri di acqua dolce per il raffreddamento.71 Ciò rappresenta quindi una sfida importante per gli sforzi della Cina volti a costruire una civiltà ecologica.

Il pericolo che l’IA rappresenta per l’ambiente planetario dipende in larga misura dal fatto che il consumo di massa su larga scala (“inferenza” ad alto volume) diventi il ​​principale “carico” di domanda sui data center, portando a un aumento esponenziale del consumo di minerali, energia e acqua. Questo a sua volta dipende dalla natura stessa dell’utilizzo dell’IA e dalla sua regolamentazione. Nell’era della crisi planetaria, i controlli sociali e i limiti razionali sono essenziali, se non altro per preservare il pianeta come dimora sicura per l’umanità (e innumerevoli altre specie). Non c’è dubbio che la nuova tecnologia possa essere utilizzata per fini ecologici. Ad esempio, il Movimento dei Lavoratori Senza Terra del Brasile ha lanciato la sua Intelligenza Artificiale per la Riforma Agraria e l’Agroecologia, uno strumento/piattaforma di IA open-source finalizzato all’organizzazione collettiva.72 Tuttavia , al momento, i costi ambientali dei modelli di capitale dell’IA dominanti, che stanno rapidamente accelerando l’attuale crisi ecologica planetaria, superano di gran lunga qualsiasi possibile beneficio ambientale. Intrappolata nell’espansione incontrollata del capitalismo alla ricerca di una ricchezza monetaria sempre maggiore, la tecnologia dell’IA indica una catastrofe. Anche in questo caso, come in altri ambiti, dovrebbe dunque entrare in gioco il principio di precauzione. 73

L’apprendista stregone e l’intelligenza artificiale

Quel che è certo è che l’intelligenza artificiale, sotto il regime del capitale finanziario monopolistico, lasciata a se stessa, è, per usare le parole di Marx ed Engels, “come lo stregone che non è più in grado di controllare il potere degli inferi che ha evocato con i suoi incantesimi”. Ciò che a prima vista appare immediatamente positivo, quando è vincolato a un’incontrollabile accumulazione, competizione e concentrazione di capitale, diventa un vero e proprio veicolo di distruzione: l’ordine si trasforma in disordine. Non stiamo entrando in una nuova era stabile di capitalismo iperorganizzato, come si potrebbe pensare che Goldmann o Marcuse avessero previsto, bensì in un nuovo disordine globale generato dal capitalismo, in cui l’umanità, secondo la scienza climatica, si sta dirigendo sempre più rapidamente verso un “punto di non ritorno” planetario.74 Tuttavia , resta possibile resistere e salvaguardare il futuro attraverso una rinascita dell’umanità rivoluzionaria. In questo contesto, l’esercizio del controllo sociale da parte dei produttori associati, un processo che parte dai microcosmi e si estende ai macrocosmi, è ora più necessario che mai. 75 La nascente lotta dei lavoratori e degli ambientalisti contro i giganteschi centri dati dell’IA contribuirà sicuramente alla formazione complessiva di un nuovo proletariato ambientale, nel quale risiede la nostra speranza.

Nel mondo irrazionale, disordinato e distruttivo del presente, la storica scelta tra socialismo e barbarie , resa celebre da Rosa Luxemburg, non esiste più. Il capitale finanziario monopolistico si è degenerato al punto che oggi ci troviamo di fronte alla scelta tra socialismo e sterminio , una realtà resa ancora più sinistra dallo sviluppo di un capitale di intelligenza artificiale incontrollabile, che accelera la frattura ecologica. Poiché la distruzione totale dell’umanità non è un’alternativa, il socialismo, ovvero una società di sostanziale uguaglianza e sostenibilità ecologica, costituisce l’unico futuro possibile. È lecito aspettarsi che centinaia di milioni, se non miliardi, di persone si uniranno nuovamente alla lotta per l’umanità e per la Terra, proprio su questa base.

Note

  1. ↩ Sulla tendenza a considerare l’IA come l’introduzione di una forma di organizzazione totalmente dominante e praticamente inarrestabile, si vedano Adam Satariano, Paul Mozur, Jacqueline Gu e Cade Metz, “The Impending, Inescapable Deluge of AI”, New York Times , 29 luglio 2026; Marc Andreesen, ” The Techno-Optimist Manifesto “, Andreesen Horowitz, 16 ottobre 2023, a16z.com/the-techno-optimist-manifesto; Alex Morris, “What Is Up with These Tech Billionaires?”, Rolling Stone , 14 luglio 2025; Kohei Saito, ” Techno-Capitalism and the Perfect Dictatorship “, Georgetown University Global Dialogues, 20 maggio 2025, globaldialogues.georgetown.edu; Raúl Ornelas, “ L’intelligenza artificiale come trasformazione del paradigma produttivo del capitalismo ”, Alai (Agenzia di informazione latinoamericana), 22 febbraio 2026, alai.info.
  2. ↩ Karl Marx, Il Capitale , vol. 1 (Londra: Penguin, 1976), 742; John Bellamy Foster, “ I Grundrisse di Marx e le contraddizioni ecologiche del capitalismo”, in I Grundrisse di Karl Marx , a cura di Marcello Musto (Londra: Routledge, 2008), 100–2.
  3. ↩ Karen Hao, L’impero dell’IA (Londra: Penguin, 2026).
  4. ↩ Karen Hao citata in Ketan Joshi, The AI ​​Climate Hoax: Behind the Curtain of How Big Tech Greenwashes Impacts , STAND.earth/Beyond Fossil Fuels/Climate Action Against Disinformation/Green Screen Coalition, Friends of the Earth/Green Web Foundation, 16 febbraio 2026, stand.earth.org, 12.
  5. ↩ Pieter Verdegem, “Smantellare il capitalismo dell’IA: i beni comuni come alternativa alla concentrazione di potere delle grandi aziende tecnologiche”, AI and Society 39 (9 aprile 2024): 727–37.
  6. ↩ Andreesen, “Il Manifesto Tecno-Ottimista”. Si veda la critica in Martin Hart-Landsberg, “ IA e l’economia: una scommessa perdente per i lavoratori ”, The Bullet, 20 febbraio 2026, socialistproject.ca.
  7. ↩ Robert J. Szczerba, “Il CEO di Open AI, Sam Altman, afferma che la singolarità dell’IA è arrivata. Ha ragione?”, Forbes , 27 luglio 2026.
  8. ↩ Lucien Goldmann, Le scienze umane e la filosofia (Londra: Johnathan Cape, 1969), 9–22; Herbert Marcuse, Saggio sulla liberazione (Boston: Beacon Press, 1969), 13; Jean-Paul Sartre, Vita/Situazioni (New York: Pantheon, 1977), 171; Jürgen Habermas, Crisi di legittimazione (Boston: Beacon Press, 1975), 17; Theodor Adorno, “ Capitalismo tardo o società industriale?: Discorso di apertura al XVI Congresso sociologico tedesco (1968) ”, Marxists Internet Archive, marxists.org; Friedrich Pollock, “Capitalismo di Stato”, in The Essential Frankfurt School Reader , a cura di Andrew Arato e Eike Gebhardt (New York: Urizen Books, 1978), 71–94.
  9. ↩ Sull’esenzionalismo umano, si veda John Bellamy Foster, “ Eco-Marxism and Prometheus Unbound ”, Monthly Review 77, n. 6 (novembre 2025): 5–6.
  10. ↩ Goldmann, Le scienze umane e la filosofia , 16.
  11. ↩ Rachel Carson, Primavera silenziosa (Boston: Houghton Mifflin, 1962).
  12. ↩ Goldmann, The Human Sciences and Philosophy , 10–11. Non è forse una coincidenza che Goldmann sia stato l’unico socialista invitato a quella che sarebbe diventata la conferenza fondativa della teoria francese/postmodernismo alla Johns Hopkins University nell’ottobre del 1966. Vedi John Bellamy Foster, “French Theory in the Intellectual Cold War”, in Aymeric Monville e Gabriel Rockhill (in conversazione con Jennifer Ponce de León), Requiem for French Theory (New York: Monthly Review Press, 2026), 9–14.
  13. ↩ István Mészáros, Il potere dell’ideologia (New York: New York University Press, 1989), 63, 482–83; István Mészáros, L’opera di Sartre (New York: Monthly Review Press, 2012), 258–59; István Mészáros, “ L’incontrollabilità del capitale globalizzato ”, Monthly Review 49, n. 9 (febbraio 1998): 27–37.
  14. ↩ Karl Marx e Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista (New York: Monthly Review Press, 1964), 11; John Bellamy Foster, “ La crisi strutturale globale del capitale ”, Monthly Review 78, n. 3 (luglio-agosto 2026): 5-7.
  15. ↩ Goldmann, Le scienze umane e la filosofia , 13; Andreesen, “Il manifesto tecno-ottimista”.
  16. ↩ Klaus Schwab, La quarta rivoluzione industriale (New York: Crown Currency, 2017); Jim Jones, “ La quarta rivoluzione industriale ”, Voiland College of Engineering and Architecture, Washington State University, 30 agosto 2023, etm.wsu.edu.
  17. ↩ Vedi Ilya Prigogine e Isabelle Stengers, Order Out of Chaos: Man’s New Dialogue with Nature (New York: Bantam, 1984); Te Li, “ The Thermodynamics of Capitalism: Artificial Intelligence, Energy Crisis, and Ecological Crisis ”, Monthly Review 78, n. 2 (giugno 2026): 17–32.
  18. ↩ John Bellamy Foster, Brett Clark e Richard York, La frattura ecologica (New York: Monthly Review Press, 2010), 121–50.
  19. ↩ Karl Marx e Friedrich Engels, Opere complete (New York: International Publishers, 1975), vol. 30, 62–63.
  20. ↩ Karl Marx, Il Capitale , vol. 1, 636–39; Karl Marx, Il Capitale , vol. 3 (Londra: Penguin, 1981), 949–50. Sul ruolo della termodinamica nel materialismo storico classico di Marx ed Engels, si veda John Bellamy Foster e Paul Burkett, Marx and the Earth (Chicago: Haymarket, 2016).
  21. ↩ Clive Hamilton e Jacques Grinevald, “L’Antropocene era stato previsto?” Anthropocene Review 2, n. 1 (2015): 67; Ian Angus, Facing the Anthropocene (New York: Monthly Review Press, 2016).
  22. ↩ Li, “La termodinamica del capitalismo”, 21.
  23. ↩ William Stanley Jevons, La questione del carbone: un’indagine sul progresso della nazione e sul probabile esaurimento delle nostre miniere di carbone , a cura di AW Flux (Londra: Macmillan, 1906), 138–53.
  24. ↩ Li, “La termodinamica del capitale”, 21–22; Foster, Clark e York, La frattura ecologica , 169–81.
  25. ↩ Karl Marx, Il Capitale , vol. 2 (Londra: Penguin, 1978), 322.
  26. ↩ Jeremy Rifkin con Ted Howard, Entropy: Into the Greenhouse World (New York: Bantam Books, 1989), 194; Nicholas Georgescu-Roegen, “Energy and Economic Myths,” Southern Economic Journal 41, n. 3 (gennaio 1973): 347–81.
  27. ↩ Deborah Wynne (intervista), “ Il riciclo tessile nella letteratura vittoriana ”, EuropeNow , Consiglio per gli studi europei, 7 maggio 2019, europenowjournal.org.
  28. ↩ Charles Dickens, Il nostro comune amico (Londra: Penguin, 1971), 58, 87–104.
  29. ↩ Susan Strasser, Rifiuti e bisogni: una storia sociale dei rifiuti (New York: Holt, 2000).
  30. ↩ “ Monitoraggio globale dei rifiuti elettronici ”, Istituto delle Nazioni Unite per la formazione e la ricerca, 2024, ewastemonitor.info.
  31. ↩ Foster, Clark e York, La frattura ecologica , 207–11.
  32. L’analisi dei costi sociali e ambientali fu introdotta per la prima volta da K. William Kapp nel 1950 con la sua opera “ The Social Costs of Private Enterprise” , ma venne poi soppiantata nell’economia neoclassica da una rinnovata enfasi sulle esternalità, meno minacciosa per l’economia capitalista. Si veda K. William Kapp, ” The Social Costs of Private Enterprise” (Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press, 1950).
  33. ↩ Paul A. Baran e Paul M. Sweezy, Capitale monopolistico (New York: Monthly Review Press, 1966), 112–41, 336–67.
  34. ↩ Foster, Clark e York, La frattura ecologica , 121–50; JR McNeil e Peter Engelke, La grande accelerazione (Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press, 2014).
  35. ↩ “ Confini planetari ”, Stockholm Resilience Centre, stockholmresilience.org.
  36. ↩ Vedi Nicholas Georgescu-Roegen, La legge dell’entropia e il processo economico (Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press, 1971).
  37. ↩ Kate Crawford, Atlante dell’IA: Potere, politica e costi planetari dell’intelligenza artificiale (New Haven: Yale University Press, 2021).
  38. ↩ Kate Crawford, “ Long Now Talk: Mappare gli imperi ”, 12 novembre 2025, longnow.org.
  39. ↩ Devin B. Martinez, “Un enorme centro dati trasforma lo Utah rurale in un punto critico a livello nazionale”, People’s Dispatch , 9 maggio 2026.
  40. ↩ Pete Grunewald e Satyam Panday, “Come i data center e l’IA stanno diventando un nuovo motore di crescita”, World Economic Forum, 17 dicembre 2025; Matt Day e Annie Bang, “Le grandi aziende tecnologiche spenderanno 650 miliardi di dollari quest’anno con l’intensificarsi della corsa all’IA”, Bloomberg, 5 febbraio 2026; “Gartner afferma che la spesa globale per l’IA raggiungerà i 2,5 trilioni di dollari nel 2026”, comunicato stampa, Gartner, 15 gennaio 2026, gartner.com; Karen Weise, “La spesa delle grandi aziende tecnologiche per l’IA continua a crescere. E così anche il nervosismo”, Bloomberg, 30 luglio 2026; Hart-Landsberg, “IA e l’economia”; Crawford, Atlas of AI , 20; Satariano, Mozur, Gu e Metz, “L’imminente, inevitabile diluvio di IA”
  41. ↩ Ashley Capoot e Kate Romney, “OpenAI ridefinisce le aspettative di spesa, comunica agli investitori che l’obiettivo di calcolo è di circa 600 miliardi di dollari entro il 2030”, CNBC, 20 febbraio 2026; Jez Corden, “OpenAI è una macchina che genera perdite, con stime che non prevedono una strada verso la redditività entro il 2030”, Windows Central, 29 novembre 2025; Martin Hart-Landsberg, “Miliardari della tecnologia, la minaccia dell’IA e la resistenza”, Monthly Review 78, n. 3 (luglio-agosto 2026): 121.
  42. ↩ Satariano, Mozur, Gu e Metz, “L’imminente e inevitabile diluvio di IA”; “Gli Stati Uniti usano l’IA antropica, i bombardieri B-2 e i droni suicidi negli attacchi contro l’Iran”, Reuters, 28 febbraio 2026; Nick Robins-Early, “La battaglia tra l’IA antropica e il Pentagono mostra come le grandi aziende tecnologiche abbiano invertito la rotta sull’IA e la guerra”, The Guardian , 13 marzo 2026.
  43. ↩ Piyush Shukla, “Il rischio di concentrazione del mercato azionario statunitense raggiunge livelli estremi: i titoli dell’IA rappresentano il 45% della capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 nel 2026”, Economic Times , 23 aprile 2026, economictimes.indiatimes.com; Agnee Ghosh, “Perché si ripone così tanta fiducia nel boom dei data center?”, Bloomberg, 21 novembre 2025.
  44. ↩ Jeff Sommer, “AI Is Running on Borrowed Money,” New York Times , 17 luglio 2026. Sulla liquidità disponibile, vedi Craig Medlen, “ Free Cash, Mergers, and Capital Spillage ,” Monthly Review 76, n. 8 (gennaio 2025): 19–30.
  45. ↩ Michael Roberts, “IA e produttività”, The Next Recession (blog), 23 luglio 2026, thenextrecession.wordpress.com.
  46. ↩ Satariano, Mozur, Gu e Metz, “L’imminente e ineluttabile diluvio dell’IA” Sulle innovazioni epocali, vedi Baran e Sweezy, Monopoly Capital , 218–48.
  47. ↩ John Authers, “Una storia di due bolle che ne definiscono una terza”, Bloomberg, 31 luglio 2026.
  48. ↩ John Bellamy Foster e Brett Clark, Il furto della natura (New York: Monthly Review Press, 2020), 12–23, 45–46.
  49. ↩ Satariano, Mozur, Gu e Metz, “L’imminente e ineluttabile diluvio dell’IA”; Joshi, La bufala climatica dell’IA , 7; Emily Forgash, “I data center sono sulla buona strada per consumare un quinto del consumo energetico statunitense entro il 2035”, 21 luglio 2026.
  50. ↩ Michelle Ma, “Perché i data center consumano così tanta acqua dolce?”, Bloomberg, 5 agosto 2026; Miriam Aczel et al., Costi ambientali dell’intelligenza artificiale: impronta di carbonio, idrica e terrestre (Richmond Hill, Ontario: Università delle Nazioni Unite – Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute, 3 giugno 2026), 12, 32–33.
  51. ↩ STAND.earth, “Il rapporto sulla sostenibilità di Microsoft rivela un aumento dell’80% delle emissioni dal 2020”, 14 luglio 2026, stand.earth; Microsoft, Rapporto sulla sostenibilità ambientale 2026 ; Ghosh, “Perché si punta così tanto sul boom dei data center?”; Joshi, La bufala climatica dell’IA , 6; “L’IA sosterrà i combustibili fossili e rallenterà il declino delle emissioni, afferma BNEF”, Energy Connects , 15 aprile 2025.
  52. ↩ Vedi Editors, “ Notes from the Editors ”, Monthly Review 76, n. 10 (marzo 2025); Joshi, The AI ​​Climate Hoax , 7; Richard Haass (intervista), “A World in Disarray? A Longtime Diplomat Says It’s Worse than That”, Wall Street Journal , 14 dicembre 2023; Mike Le Couteur e Stephanie Ha, “Old Emission Plan Would Have Been ‘Opportunity’ to ‘Pull Canada Apart’”, CTV News, 30 giugno 2026.
  53. ↩ John Fleming e Jean Su, Data Crunch: How the AI ​​Boom Threatens to Entrench Fossil Fuels and Compromise Climate Goals , Center for Biological Diversity, ottobre 2025; Tianqi Xiao et al., “Environmental Impact and Net Zero Pathways for Sustainable Artificial Intelligence Servers in the USA,” Nature Sustainability 8 (novembre 2025): 1541–53; Joshi, The AI ​​Climate Hoax , 6.
  54. ↩ Kate Crawford, “Eating the Future: The Metabolic Logic of AI Slop,” e-flux Architecture, settembre 2025, e-flux.com; John Bellamy Foster, “ The Fetishism of AI ,” Monthly Review 78, n. 1 (maggio 2026): 8–11; Ovidio, Metamorfosi (New York: Norton, 2004), 298.
  55. ↩ Harry Booth, “Come OpenAI ha perso il controllo di un modello di IA e cosa deve cambiare” , Time , 24 luglio 2026; Selina Xu, “Ora l’America costruisce un ‘Grande Firewall’”, Wall Street Journal , 30 luglio 2026.
  56. ↩ Crawford, “Long Now Talk: Mapping Empires,” al minuto 40:11.
  57. ↩ Bernie Sanders, La guerra degli oligarchi della Big Tech contro i lavoratori: l’intelligenza artificiale e l’automazione potrebbero distruggere quasi 100 milioni di posti di lavoro negli Stati Uniti in un decennio , Rapporto dello staff del membro di minoranza di rango, Commissione Salute, Istruzione, Lavoro e Pensioni, Senato degli Stati Uniti, 6 ottobre 2025.
  58. ↩ Billy Perrigo, “Esclusiva: OpenAI ha impiegato lavoratori kenioti con una paga inferiore a 2 dollari l’ora per rendere ChatGPT meno tossico”, Time , 18 gennaio 2023; Chinmayi Arun, “IA transnazionale e imperialismo aziendale”, Carnegie Endowment for International Peace, 8 ottobre 2024; Hao, Empire of AI , 189–223.
  59. ↩ Cory Doctorow, “ F@#$ i signori dell’IA ”, WYNC, 31 luglio 2026, alle 6:32.
  60. ↩ Prigogine e Stengers, Order Out of Chaos , 252–53, 258, 288, 292, 303–5. Su Epicuro, Lucrezio e Marx sui foedera fati (i vincoli del destino), si veda John Bellamy Foster, Breaking the Bonds of Fate (New York: Monthly Review Press, 2025).
  61. ↩ Steve Lohr, “La Cina riscrive il manuale del ‘soft power’ per l’era dell’IA”, New York Times , 23 luglio 2026; Gary Wilson, “L’IA a peso aperto della Cina smaschera la finzione dietro il boom di Wall Street”, Struggle La Lucha , 27 luglio 2026.
  62. ↩ Satariano, Mozur, Gu e Metz, “L’imminente, inevitabile diluvio dell’intelligenza artificiale”; Rasmus Leichter, “Numero di data center per paese”, Cargoson (blog), novembre 2025, cargoson.com.
  63. ↩ Foster, “Il feticismo dell’IA”, 12–13.
  64. ↩ Gary Wilson, “In Cina, l’IA non è una scusa per licenziare i lavoratori”, Struggle La Lucha , 5 giugno 2026.
  65. ↩ Vanessa Bates Ramirez, “Gli Stati Uniti e la Cina perseguono futuri diversi per l’IA”, IEEE Spectrum, 19 febbraio 2026; “ AI Watch: Global Regulatory Tracker—China ”, White & Case, 22 settembre 2025.
  66. ↩ Michelle Griffith, “La legge sulla nudità entrerà in vigore sabato dopo che il giudice ha respinto la richiesta di rinvio presentata dalla società di intelligenza artificiale di Musk”, Minnesota Reformer , 31 luglio 2026.
  67. ↩ Xi Jinping, “Discorso di apertura della Conferenza mondiale sull’IA del 2026”, 17 luglio 2026, Shanghai, Amici della Cina socialista, socialistchina.org.
  68. ↩ Xi, “Discorso di apertura della Conferenza mondiale sull’intelligenza artificiale del 2026”.
  69. ↩ Xu, “Ora l’America costruisce un ‘Grande Firewall’”.
  70. ↩ Dean Ball citato in Evan Blake, “Lo spettro del ‘comunismo dell’IA’: i modelli cinesi a pesi aperti e la crisi della bolla americana dell’IA”, World Socialist Website, 22 luglio 2026.
  71. ↩ Christa Marshall, “’Game Changer’?: Cosa significa l’IA ‘Deep Seek’ per l’elettricità”, E&E News, 29 gennaio 2025; Satariano, Mozur, Gu e Metz, “L’imminente e inevitabile diluvio di IA”; Fernanda González, “La Cina inaugura il primo centro dati sottomarino alimentato dal vento”, Wired , 18 giugno 2026.
  72. ↩ Bappa Sinha, “ Impugnare la nuova macchina da stampa: perché i nostri movimenti devono imparare a usare l’IA ”, People’s Democracy , 26 luglio 2026, peoplesdemocracy.in.
  73. ↩ Paul Burkett, “Sulla prudenza eco-rivoluzionaria: capitalismo, comunismo e principio di precauzione”, Socialism and Democracy 30, n. 2 (2016): 87.
  74. ↩ James Hansen, “ Clima fuori controllo: il punto di non ritorno ”, Climate Uncensored (blog), 6 marzo 2026, jimehansen.substack.com.
  75. ↩ Vedi István Mészáros, La necessità del controllo sociale (New York: Monthly Review Press, 2015); István Mészáros, Critica del Leviatano (New York: Monthly Review Press, di prossima pubblicazione).

L’immagine

Confini della biosfera con spazio operativo sicuro – 2025. Illustrazione che mostra l’attraversamento di sette dei nove confini planetari che costituiscono lo spazio operativo sicuro per l’umanità. Azote per lo Stockholm Resilience Centre, sulla base dell’analisi di Boris Sakschewski e Levke Caesar et al.,
Planetary Health Check 2025: A Scientific Assessment of the State of the Planet , stockholmresilience.org.


ANALISI by Claude 1-10-26

Abstract

Foster colloca l’ascesa dell'”IA capitalista” nell’età dell’accumulazione monopolistico-finanziaria. Rifiuta la narrazione ideologica di un sistema tecnologicamente determinato e razionalmente organizzato, a cui sarebbe inutile resistere. La tesi centrale è che la pericolosità non stia nella tecnologia come tale (nuove forze produttive), ma nella sua combinazione con rapporti sociali di capitale orientati all’accumulazione senza fine. Il capitalismo dell’IA, in particolare quello generativo basato sui grandi modelli linguistici, è presentato come un sistema di potere di classe e imperiale. Si fonda sull’estrazione di conoscenza e produzione creativa dell’intera storia umana a vantaggio di poche corporation monopolistiche.

L’argomento si sviluppa in quattro mosse.

  1. Genealogia del mito. L’IA rilancia il mito del “capitalismo organizzato”, versione di Guerra fredda dell’ordine tecnocratico privo di crisi. Foster lo attribuisce a Pollock, Adorno, Marcuse, Sartre e Habermas, ma soprattutto a Goldmann, la cui tesi dell'”eccezionalismo umano” è giudicata miope a quattro anni da Silent Spring. La critica passa per Mészáros, sull’incontrollabilità del capitale, e per l’apprendista stregone del Manifesto.
  2. Quadro teorico. Frattura metabolica (Marx da Liebig), entropia, dinamica di Jevons: l’efficienza non riduce i consumi perché le leggi di moto del capitale sono antagoniste alla conservazione. Il capitalismo è letto come sistema dissipativo estremo, che massimizza entropia e disordine. Il passaggio al capitale monopolistico (sovraccumulazione, obsolescenza programmata, rifiuti, esternalità) accelera il processo.
  3. Costi dell’IA. Capex dei quattro “Great Houses of AI” (Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta) e debito record, con segnali di bolla paragonata alla crisi del 2007-2009. Impatti su elettricità, acqua e emissioni, riattivazione di fossili. Fenomeno dell'”autofagia” dei modelli. Perdita di lavoro e proletarizzazione, con superssfruttamento nel Sud globale (cobalto, data trainers, piattaforme). Uso militare e di sorveglianza.
  4. Alternativa. Foster contrappone un “regime alternativo cinese” di sviluppo e regolazione (modelli open-weight, tutele del lavoro, registrazione degli algoritmi, governance globale con il discorso di Xi del 17 luglio 2026). Riconosce però l’assenza di riferimenti ambientali in quel discorso e il consumo idrico dei data center cinesi. L’orizzonte è la scelta tra “socialismo o sterminismo”, con la speranza in un nuovo proletariato ambientale e nel controllo sociale dei produttori associati. L’esempio positivo è lo strumento open-source del MST brasiliano.

Analisi per punti

  1. Tesi preliminare. L’IA non è una rottura tecnologica autonoma, ma una forma dell’accumulazione monopolistico-finanziaria. Continuità con la critica del determinismo tecnologico e con The Fetishism of AI (MR, maggio 2026).
  2. Critica del “capitalismo organizzato”. Goldmann, 1966: controllo della natura, superamento delle crisi. Mészáros: illusione possibile solo perché lo sguardo era limitato al 10% del mondo. Foster ne ricava che l’ideologia della tecnocrazia ricorre oggi come “IA iperorganizzata”.
  3. Frattura metabolica e entropia. Dal suolo (Liebig) alla frattura planetaria, con l’Antropocene come “frattura antropogenica”. Il capitalismo è un massimizzatore di entropia, di cui la dinamica di Jevons è l’espressione.
  4. Monopolio e rifiuti. Contrasto con l’economizzazione della fase concorrenziale (stracciaioli, Dickens). Nel capitalismo monopolistico lo spreco diventa funzionale all’assorbimento del surplus (Baran e Sweezy). Rifiuti elettronici: 62 milioni di tonnellate nel 2022. Sette confini planetari superati.
  5. La corsa all’IA. Capex da 150 miliardi (2022) a 360 (2025) a 650 previsti (2026); fino a 2,5 trilioni di spesa globale. Indebitamento, titoli IA al 45% della capitalizzazione dell’S&P 500, analogia con la crisi finanziaria globale. Foster segnala anche la mancata crescita di produttività e profitti.
  6. Impatti ecologici. Elettricità, acqua e carbonio: i data center come nuovo Raubbau, blocco della mitigazione, ritorno di carbone e gasdotti. La promessa dell'”IA verde” è liquidata come propaganda.
  7. Lavoro e classe. IA come strumento della guerra di classe: possibile eliminazione di quasi 100 milioni di posti di lavoro negli USA in un decennio, sostituzione di buoni posti con cattivi, esercito industriale di riserva, superssfruttamento nel Sud globale.
  8. Sicurezza e potere. Sorveglianza, armi autonome. Il testo afferma che i modelli di Anthropic sono stati usati dall’esercito statunitense nella guerra all’Iran nonostante le garanzie dichiarate (citando Reuters e Guardian). È un’affermazione dell’autore, riportata qui come tale.
  9. Cina. Regolazione orientata ai bisogni sociali, open-weight, minori data center, IA ristretta in sanità e industria, tutele contro i licenziamenti. Foster attribuisce alla “civiltà ecologica” un possibile argine alla dinamica di Jevons, ma segnala il silenzio ambientale di Xi.
  10. Chiusura. Prigogine e il clinamen epicureo (contingenza e agency contro il determinismo); la scelta storica diventa “socialismo o sterminismo”; speranza in un “proletariato ambientale”.

Concetti e soggetti chiave

Concetti: capitale monopolistico-finanziario; capitalismo dell’IA/IA capitalista; feticismo dell’IA; capitalismo organizzato/tecnocratico; eccezionalismo umano; incontrollabilità del capitale; frattura metabolica; entropia/disordine; sistema dissipativo; dinamica di Jevons; sovraccumulazione e obsolescenza programmata; esternalità; Grande Accelerazione/Antropocene; confini planetari; Raubbau; autofagia dell’IA/”model collapse”; superssfruttamento; esercito di riserva; “civiltà ecologica”; open-weight; sterminismo; controllo sociale dei produttori associati.

Soggetti: i quattro “Great Houses of AI” e gli altri hyperscaler (OpenAI, Oracle, Nvidia, Anthropic); lavoratori del cobalto in Congo, data trainers in Kenya e India, lavoratori di piattaforma; governo federale USA e Pentagono; Cina (Cyberspace Administration, Xi, DeepSeek, Kimi, Qwen); MST brasiliano; “proletariato ambientale”; movimenti contro i data center.

Riferimenti principali: Marx (Capitale, Manifesto), Liebig, Engels, Jevons, Georgescu-Roegen, Prigogine, Goldmann, Mészáros, Baran-Sweezy, Kate Crawford, Karen Hao, Te Li, Hart-Landsberg, Michael Roberts, Foster-Clark-York.

Conclusione critica

Il testo ha una struttura argomentativa coerente. Collega la critica teorica del determinismo tecnologico a un’analisi empirica aggiornata (capex, debito, energia, acqua, lavoro), e riporta l’IA dentro la logica dell’accumulazione monopolistica. L’uso di Mészáros e di Baran e Sweezy dà solidità alla lettura di classe, e la rassegna di dati e fonti giornalistiche è ricca.

Alcuni punti restano problematici.

  • Il capitolo sulla Cina è il meno rigoroso. Si regge su un’asimmetria: gli effetti ecologici dei data center americani sono dimostrati dalla logica del capitale, mentre quelli cinesi sono trattati come fatto tecnico, attenuato dalla “civiltà ecologica”. Che questa limiti la dinamica di Jevons è affermato, non argomentato, e Foster stesso ammette il silenzio ambientale di Xi. Dal punto di vista teorico, se la logica di accumulazione spiega il disastro, resta da spiegare cosa impedisca la stessa logica in un’economia con grandi capitali, concorrenza e mercati. Il ruolo di Stato e partito è presupposto più che analizzato.
  • Il bersaglio “capitalismo organizzato” accorpa autori molto diversi (Pollock, Adorno, Marcuse, Sartre, Habermas, Goldmann). È una semplificazione discutibile, soprattutto per Adorno e Marcuse, che avevano posizioni critiche sull’integrazione e sulla dominazione tecnologica.
  • L’entropia è usata come metafora esplicativa generale e a volte come legge del sociale. Il rischio è l’analogia fisicista (dibattito Georgescu-Roegen e critiche al riduzionismo termodinamico), con il disordine che diventa categoria onnicomprensiva.
  • La teoria del valore è quasi assente. L’IA è letta come potere, estrazione e superssfruttamento, ma non c’è una discussione sul rapporto tra lavoro, sapere e plusvalore, né sul perché produttività e profitti non crescano. È la lacuna rispetto a Sweezy e alla tradizione di MR, che su stagnazione, sovraccumulazione e assorbimento del surplus avrebbe offerto lo strumento.
  • Le previsioni (bolla destinata a scoppiare, crollo paragonabile al 2007-2009) poggiano su fonti giornalistiche e su analogie storiche. Sono plausibili ma non dimostrate.

In sintesi: efficace come intervento politico-teorico di orientamento e come sintesi di dati, meno come analisi del rapporto tra tecnologia e valore, dove la tesi resta più dichiarativa che dimostrata.

Note terminologiche (per eventuale traduzione)

  • metabolic rift → frattura metabolica (alternativa: rottura metabolica)
  • exterminism → sterminismo (da E. P. Thompson)
  • human exemptionalism → eccezionalismo umano
  • monopoly-finance capital → capitale monopolistico-finanziario
  • Great Houses of AI → “Grandi Case dell’IA”, tra virgolette
  • Raubbau → lasciato in tedesco con glossa: “sistema di rapina”
  • open-weight → “a pesi aperti”
  • dissipative system → sistema dissipativo