Capitalismo feudale di Roberto Seghetti. Laterza 2026

Seghetti, Roberto
Capitalismo feudale : come liberismo e tecnocrazia hanno riportato indietro le lancette della storia / Roberto Seghetti. – Bari ; Roma : Laterza, 2026. – 241 p. ; 18 cm. – (Saggi tascabili Laterza ; 472).) – [ISBN] 978-88-581-5997-2 paperback.
Soggetti
CAPITALISMO – Sec. 21.
Dewey
330.12209 SISTEMI ECONOMICI. ECONOMIA DELLA LIBERA IMPRESA. Storia, geografia, persone

Indice

  •  Prologo.
  • La storia non si ripete, ma fa la rima a sé stessa Una lunga fase di gestazione
  •  La rana bollita
  •  Ancora una volta si comincia dalla rottura dell’ordine internazionale
  •  Da Hong Kong a Chicago
  •  Il pifferaio magico
  •  1979, si torna indietro
  •  La Belle époque
  •  … e restò solo il capitalismo in modalità Chicago
  •  La demolizione
  •  Si parva licet , anche in Italia non abbiamo scherzato
  •  Le privatizzazioni
  •  Uno straordinario laboratorio politico
  •  La transumanza
  •  … e tornano i baroni: rapaci e bulimici, ma con l’aura del liberatore
  •  Il denaro raccolto con le tasse salva le banche. Ma poi la giostra ricomincia
  • L’accelerazione verso il mondo nuovo: le crociate sull’AI dei baroni del GAFAM
  •  Il mondo nuovo
  •  Per i miliardari non pagare tasse è diventato, di nuovo, un diritto naturale
  •  Più ereditieri che imprenditori. Il merito è il denaro
  •  I gestori che si autocontrollano
  •  I nuovi nobili e le loro corti
  •  I boiardi del XXI secolo
  •  I mandarini del XXI secolo
  •  Stati Uniti, alleati e concorrenti del re
  •  E pure l’Italia nel suo piccolo…
  •  Famiglia e potere. Si avvicina l’ereditarietà
  •  Dio me l’ha dato e guai a chi lo tocca
  •  Il potere è mio
  •  Rosari, crocifissi e occupazione del potere sotto al Cupolone (e alla Madonnina)
  •  Nessuno mi può giudicare. La stampa
  •  Nessuno mi può limitare. La magistratura. La FED
  •  Magistratura. Il laboratorio politico italiano ha fatto scuola
  •  Scienza e musica in livrea
  •  Se il potere è mio, a che servono le organizzazioni internazionali?
  •  Il ritorno dei dazi per le merci e dei pagamenti per il passaggio alla frontiera
  •  Non solo Trump. Il potere indiscusso dei feudatari a capo dei giganti dell’economia
  •  Conclusioni

Abstract strutturale – Capitalismo feudale di Roberto Seghetti (Laterza, 2026)

Il volume si articola in tre movimenti logici distinti.

Il primo ricostruisce la genesi storica della trasformazione in atto: dall’ordine internazionale del dopoguerra alla svolta neoliberista del 1979, passando per il ruolo della scuola di Chicago e il modello della Belle époque come punto di riferimento ideologico. L’autore individua in questa fase la rottura progressiva degli equilibri redistributivi e regolatori del capitalismo novecentesco.

Il secondo analizza i meccanismi istituzionali e finanziari della concentrazione di potere: le privatizzazioni, il salvataggio pubblico delle banche, il ruolo delle grandi piattaforme digitali (GAFAM) e dei fondi di gestione che si autoregolano. Il caso italiano viene trattato come laboratorio anticipatore di dinamiche poi diffuse su scala globale.

Il terzo delinea la morfologia del nuovo ordine: una classe dominante strutturata per cooptazione e tendenzialmente ereditaria, sottratta al controllo fiscale, giudiziario e mediatico, che esercita un’influenza diretta sulle istituzioni politiche, sulla scienza e sulla cultura. Il parallelo con il feudalesimo non è ornamentale ma tassonomico: Seghetti lo usa per descrivere una specifica configurazione di potere in cui privilegi, immunità e trasmissione dinastica tornano a essere la norma.


ABSTRACT ANALITICO

Prologo

Tema centrale Il testo argomenta che il capitalismo contemporaneo sta riproducendo, in forme moderne, strutture di potere e privilegi tipici del feudalesimo medievale, minacciando le conquiste democratiche nate dalle rivoluzioni del XVIII secolo.


I punti principali

  1. Le date fondative — Il 4 marzo e il 4 agosto 1789 segnano l’avvio della democrazia liberale moderna: la Costituzione americana e l’abolizione dei diritti feudali in Francia introdussero uguaglianza fiscale, separazione dei poteri e meritocrazia.
  2. La “rima” della storia — Citando Mark Twain, l’autore sostiene che la storia non si ripete meccanicamente, ma oscilla come un pendolo tra costruzione democratica e degenerazione oligarchica.
  3. Come nacque il feudalesimo — Il crollo dell’impero romano generò frammentazione del potere, formazione di piramidi di fedeltà e protezione, e cristallizzazione ereditaria dei privilegi nobiliari.
  4. Il neo-feudalesimo oggi — Concentrazione estrema della ricchezza, club sovranazionali di potenti, erosione della magistratura, privilegi fiscali per i più ricchi e incarichi pubblici assegnati per fedeltà anziché per merito riproducono la sostanza dei rapporti feudali.
  5. La corte dei potenti — Il rapporto Trump-Musk-Thiel-Bezos, come quello Xi-Ma o Putin-oligarchi, replica la dinamica re-vassalli: sostegno in cambio di privilegi, con il rischio costante di cadere in disgrazia.
  6. Il ruolo della tecnologia — Le grandi piattaforme digitali concentrano potere economico, politico e militare in pochissime mani, amplificando le disuguaglianze. L’economista Varoufakis lo chiama “tecnofeudalesimo”.

La posta in gioco — Non sono più in discussione solo politiche sociali o fiscali, ma i principi fondamentali della democrazia liberale: separazione dei poteri, stato di diritto, uguaglianza davanti alla legge, bene comune.


 Una lunga fase di gestazione


Dalla crisi degli anni Settanta al tecnofeudalesimo: come il neoliberismo ha smantellato il welfare e concentrato il potere nelle mani di pochi


ABSTRACT

La metafora della rana bollita Il cambiamento non è avvenuto di colpo: come una rana immersa in acqua scaldata lentamente, le società occidentali si sono adattate senza accorgersene a una progressiva erosione dei diritti conquistati nel dopoguerra.

L’età dell’oro (1945–1970) Il secondo dopoguerra rappresenta il picco del progresso sociale occidentale: crescita economica record, diffusione del welfare state, riduzione delle disuguaglianze, aliquote fiscali sui redditi alti fino al 90%. In Italia, in vent’anni, si passa dall’analfabetismo di massa a uno stato sociale moderno.

La svolta degli anni Settanta Nixon rompe gli accordi di Bretton Woods nel 1971 e la guerra dello Yom Kippur del 1973 provoca lo shock petrolifero. L’inflazione galoppante crea il terreno fertile per un cambio di paradigma culturale ed economico.

La scuola di Chicago e la curva di Laffer Milton Friedman e Friedrich Hayek rilanciano il liberismo. La “curva di Laffer” — tagliare le tasse per aumentare le entrate — diventa la formula politica vincente: semplice, suggestiva, usata come copertura per una ben più radicale redistribuzione del potere verso i più ricchi.

Thatcher e Reagan: il pendolo torna indietro Dal 1979 in poi, Regno Unito e USA smantellano welfare, abbassano le tasse sui redditi alti, privatizzano, deregolamentano e sconfìggono i sindacati (minatori in UK, controllori di volo in USA). Il modello si diffonde in tutto l’Occidente.

L’edonismo reaganiano e la cultura degli anni Ottanta Il cambiamento è anche culturale: dal “noi” all'”io”, dal protagonismo collettivo all’affermazione personale. In Italia questo terreno fertile produce il berlusconismo, prototipo del leader-miliardario che anticipa Trump.

La caduta del Muro e il trionfo del capitalismo senza alternativa Con il crollo dell’URSS (1989–1991) scompare l’unico modello alternativo. Il capitalismo liberista si impone globalmente senza contrappesi, accelerando deregolamentazione e finanziarizzazione dell’economia.

La “transumanza” fiscale e i paradisi fiscali A cavallo del millennio, multinazionali e miliardari spostano sedi e capitali in paradisi fiscali (Irlanda, Lussemburgo, Delaware), sottraendo oltre 1.200 miliardi di dollari di imposte ai paesi europei. Il mondo si divide tra chi è “sopra le nuvole” — ultraricchi senza identità nazionale — e chi resta sotto, a pagare le tasse per tutti.

La crisi del 2008 e la giostra che riprende L’irresponsabilità finanziaria produce il crac di Lehman Brothers e una crisi globale. I governi intervengono con denaro pubblico per salvare le banche private, ma le riforme regolative restano deboli. La finanza ombra cresce fino a gestire il 49% degli asset mondiali.

I baroni del GAFAM e l’intelligenza artificiale Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft costruiscono monopoli digitali attraverso acquisizioni bulimiche. Con l’IA generativa (ChatGPT, 2022) la concentrazione si accentua ulteriormente: solo chi dispone già di enormi risorse può competere. I “tecnotemplari” abbandonano ogni ipocrisia e rivendicano apertamente privilegi, esenzioni fiscali e libertà da qualsiasi regola.

La conclusione di fondo Cinquant’anni di scelte politiche, culturali e finanziarie hanno ricostruito una struttura sociale che ricorda l’ancien régime: una piccola élite globale, intoccabile e autoreferenziale, contrapposta a una massa crescente di persone impoverite e rassegnate.


Il mondo nuovo

Dal capitalismo feudale al potere assoluto: come i miliardari hanno conquistato la politica, svuotato le istituzioni e smantellato le regole del mondo democratico


ABSTRACT

La democrazia sotto assedio I valori fondativi della democrazia liberale — uguaglianza davanti alla legge, separazione dei poteri, bene comune — sono oggi messi in discussione non solo nella pratica ma nella cultura: si sta affermando l’idea che la disuguaglianza di status e di diritti tra ricchi e poveri sia naturale e inevitabile.

Il privilegio fiscale come diritto naturale Sette premi Nobel per l’economia denunciano che i miliardari pagano tra lo 0 e lo 0,6% del loro patrimonio in tasse. Bezos e Musk in alcuni anni non hanno versato nulla. Nonostante proposte concrete, la tassazione dei grandi patrimoni rimane politicamente impossibile: le lobby hanno trasformato l’elusione fiscale in legge, e i miliardari al potere la difendono apertamente come un diritto.

La cristallizzazione ereditaria della ricchezza Per la prima volta dal 2015, il numero degli ereditieri milionari supera quello degli imprenditori che si sono arricchiti con il proprio lavoro. Nei prossimi vent’anni si trasferirà per eredità una ricchezza senza precedenti nella storia — 124.000 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti — concentrata per l’82% nelle mani del 2% delle famiglie. L’ascensore sociale è fermo, il merito è un mito.

I megafondi che governano il mondo I primi dieci fondi di investimento globali gestiscono oltre 52.000 miliardi di dollari. BlackRock da solo controlla quote rilevanti delle principali banche, utility ed energie italiane, oltre che delle maggiori aziende mondiali. Questi fondi sono anche azionisti l’uno dell’altro, creando un circolo autoreferenziale di potere finanziario paragonabile ai Medici o ai Fugger del Rinascimento.

La corte del re: Trump e i suoi boiardi L’insediamento di Trump ha trasformato la Casa Bianca in una corte feudale: i miliardari presenti all’Inauguration Day — Musk, Bezos, Zuckerberg, Thiel, Cook — hanno baciato l’anello del sovrano in cambio di vantaggi fiscali, deregolamentazione e contratti pubblici. Il patrimonio complessivo dei membri dell’amministrazione supera il PIL della Danimarca.

La famiglia come dinastia Trump ha sistematicamente collocato familiari e consuoceri in ruoli chiave: il genero Kushner come plenipotenziario diplomatico, i figli nella gestione delle criptovalute presidenziali, i consuoceri come ambasciatori. Lo stesso schema si ripete in Russia, dove Putin prepara la successione coinvolgendo figlie e figli degli oligarchi fedeli, e in Italia, dove la sorella di Meloni guida il partito e il cognato è ministro.

Il potere come proprietà privata Trump ha sdoganato l’uso della presidenza come asset personale: criptovalute di famiglia lanciate alla vigilia dell’insediamento, resort Trump come sedi di vertici diplomatici, accordi immobiliari nei paesi con cui tratta i dazi. La separazione tra interesse pubblico e privato è stata formalmente abolita.

La libertà di stampa e la scienza in livrea Giornalisti delle principali agenzie mondiali esclusi dalla Casa Bianca, media costretti ad autocensurarsi sotto minaccia economica, editori inginocchiati. Sul fronte scientifico: 2.500 progetti di ricerca cancellati con Ctrl+F, 1.200 dipendenti NIH licenziati, vaccini mRNA privati di finanziamenti, statistiche economiche manipolate o sospese. Come Mozart con l’arcivescovo di Salisburgo, gli scienziati devono di nuovo indossare la livrea.

La magistratura sotto attacco In entrambi i paesi del grande laboratorio politico — Italia e Stati Uniti — il potere esecutivo ha ingaggiato uno scontro frontale con la magistratura. Trump minaccia, stalkerizza e cerca di esautorare i giudici; in Italia la riforma costituzionale della magistratura, rimasta per decenni nei programmi della loggia P2, è diventata legge.

Il ritorno dei dazi e del diritto del più forte I dazi di Trump non sono una politica economica ma uno strumento di potere: costringono alleati e avversari a pagare tributi, acquistare armi e gas americani, rinunciare a regole proprie. L’accordo UE-USA firmato nel resort di Turnberry — proprietà personale di Trump — ha sancito simbolicamente la subordinazione dell’Europa al nuovo sovrano, esattamente come un re merovingio riceveva i feudatari nelle proprie tenute.

Lo smantellamento dell’ordine internazionale Ritiro dall’OMS, dall’UNESCO, dall’Accordo di Parigi, azzeramento di USAID, taglio dei fondi ONU. Secondo Lancet, oltre 14 milioni di persone vulnerabili rischiano la morte per il collasso degli aiuti umanitari americani. Il multilateralismo cede il passo alla legge del più forte: solo Cina e Russia sono considerate interlocutrici degne di un confronto diretto.

La conclusione: il capitalismo feudale è già qui Il cerchio si chiude: concentrazione estrema della ricchezza, privilegi fiscali per legge, corti di miliardari attorno ai sovrani, nepotismo sistematico, scienza e informazione asservite al potere, magistratura sotto pressione, organismi internazionali smantellati. Non è un futuro ipotetico: è il mondo nuovo, già in atto.


Conclusioni

La democrazia in bilico: perché il nuovo feudalesimo non è un incidente della storia e cambiare si può — ma non con gli strumenti del Novecento


ABSTRACT

La svolta è già avvenuta Non siamo di fronte a un inciampo temporaneo: la spinta propulsiva delle rivoluzioni liberali e borghesi di due secoli fa si è esaurita. La combinazione tra capitalismo iperliberista e rivoluzione tecnologica ha svuotato valori, strumenti e ideologia della democrazia liberale.

Trump come catalizzatore, non come causa Il presidente degli Stati Uniti non è il motore del cambiamento ma il suo rivelatore: ha tolto il velo che copriva una realtà già in atto, rendendo esplicita la prepotenza, la bulimia e l’insofferenza per le regole dei supermiliardari. Ha esercitato un potere sostanzialmente assoluto: esercito nelle città, magistratura sotto attacco, stampa intimidita, banca centrale destabilizzata, familiari a cariche pubbliche, arricchimento personale dalla presidenza, regole elettorali modificate a proprio favore.

Una nuova ideologia sta avanzando L’idea di diritti uguali per tutti non è più solo violata nella pratica: sta scomparendo dalla testa dei potenti e, progressivamente, anche da quella di molti cittadini comuni. Sempre più persone, disilluse dalla democrazia, si trasformano in clientes — come nell’antica Roma — e affidano la propria protezione al più ricco e potente tra i signori, esattamente come hanno fatto i lavoratori poveri americani votando Trump.

Il prossimo salto: la nobiltà ereditaria L’immensa ricchezza accumulata sta per passare agli eredi senza merito né battaglia. Costoro già si considerano superiori per diritto naturale: pretendono esenzioni fiscali, regole diverse, protezione politica in cambio di fedeltà al sovrano di turno, chiunque esso sia. È la rima della storia: come nei secoli del feudalesimo, il sangue torna a valere più del talento.

Le conquiste di due secoli sono in bilico La Costituzione americana del 1789, la Dichiarazione dei diritti feudali dell’Assemblea francese dello stesso anno, la Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948: i risultati di oltre duecento anni di battaglie, sacrifici e sangue sono oggi messi a rischio dal capitalismo senza regole e dalla concentrazione tecnologica del potere.

Cambiare si può, ma non come prima Due certezze conclusive: le parole e le buone intenzioni non bastano — chi vuole cambiare deve impegnarsi in prima persona, con pazienza e rischio, sapendo che i nuovi nobili sanno difendere il proprio potere. E chiunque voglia invertire la rotta non può farlo con gli stessi strumenti politici e sociali del Novecento: quella società non esiste più. I valori di fondo restano gli stessi, ma le strade per realizzarli devono essere necessariamente nuove.