Assalto alle piattaforme. Riprendiamoci internet /Kenobit

un libro di Fabio Bortolotti

Piattaforme estrattive · scrolling infinito · dipendenza algoritmica · capitalismo della sorveglianza · Fediverso · software libero · reti comunitarie · slacktivism · cooperazione digitale

Il report contiene:
Indice strutturato, presentazione editore, recensione “Fuga da Big Tech” di Chiara Pedrocchi, sintesi by Claude


Bortolotti, Fabio <1982->Assalto alle piattaforme : riprendiamoci internet / [Fabio “Kenobit” Bortolotti]. – Milano : Agenzia X, 2026. – 187 p. : ill. ; 21 cm. – [ISBN] 9791281438569.
ebook ISBN 979 – 12 – 81438 – 65 – 1
Soggetti
Media sociali
Classificazione Dewey
303.4833 (23.) CAUSE DEL CAMBIAMENTO SOCIALE. COMUNICAZIONI

Indice ristrutturato

1. Abbiamo un problema
2. Le piattaforme
Cosa sono le piattaforme
Breve storia di Internet
La merdificazione
Atto primo – La luna di miele
Atto secondo – Il tradimento
Atto terzo – La grande estrazione
3. Le cose che ci fanno male
La dittatura del content
L’inganno dei numeri
I dati, il nuovo petrolio
4. Non tutto è perduto
Le nostre molotov
Il software libero
Il Fediverso
Un caso d’uso: Mastodon
Il mondo fisico
5. Riprendiamoci tutto
Assalto alle piattaforme
Guerrigliere, guerriglieri e guerriglierx
L’utente comune
L’aspirante content creator
Il professionista
6. Guida alle alternative
Hosting, autohosting e server ribelli
Streaming su Owncast
Video su PeerTube
XMPP, Matrix e la santità dei cazzi nostri
Parole, libri, musica, eventi e tutto il resto
Gancio e la comunicazione degli eventi
WriteFreely e il blogging collettivo
Castopod e i podcast
Bookwyrm e i libri
Lemmy e gli aggregatori di link
Pleroma, Friendica, Misskey e le altre reti sociali
Listmonk e le newsletter
7. Un Internet tutto nostro
Costi, monetizzazione e finanziamento dal basso
Il fattore umano
Cospiriamo

Descrizione editoriale

Possiamo evadere? Possiamo ribellarci? Possiamo rivendicare una dimensione online libera e rispettosa del nostro tempo?

 Le big tech hanno colonizzato tutti i territori della comunicazione, facendo leva sul bisogno umano di socialità e intrattenimento. Le app come Instagram e TikTok ci manipolano per trasformarci in forza lavoro ignara e non pagata. Si nutrono del nostro tempo, dei nostri dati, delle nostre debolezze. Quella delle piattaforme è una fortezza che pare inespugnabile, ma sulle sue mura si intravedono le prime crepe. L’insostenibilità del modello attuale ha causato un disagio che serpeggia sempre di più tra l’utenza. Abbiamo un’occasione imperdibile per rivendicare una dimensione digitale fondata sulla cooperazione invece che sulla competizione.

 Assalto alle piattaforme analizza i meccanismi oppressivi del capitalismo sul web e propone un percorso concreto per neutralizzarli. Focalizzando lo sguardo critico sul concetto di content creation qui si tenta di svelare le trappole che si nascondono dietro il “successo” online e le dinamiche che trasformano le nostre passioni in catene.

Nel software libero, nel Fediverso e nella relazione sociale diretta troviamo gli strumenti per cambiare tutto, da subito, senza chiedere il permesso. Scopriamoli, rivendichiamo l’importanza politica del nostro corpo digitale e riprendiamoci internet.

 Fabio “Kenobit” Bortolotti • hacktivista e musicista a 8 bit, suona il Game Boy in giro per il mondo e si occupa di libertà digitale. È cofondatore di Livello Segreto, una delle principali istanze Mastodon italiane, e gestore di Tele Kenobit, un progetto sperimentale basato su piattaforme autogestite e autohostate


Recensione di Chiara Pedrocchi “Fuga da Big Tech”

LINK : https://www.sinistrainrete.info/articoli-brevi/33112-chiara-pedrocchi-fuga-da-big-tech.html

Sintesi by Claude

ANALISI SINTETICA PER PUNTI

1. Il modello estrattivo delle piattaforme YouTube, Facebook, Instagram e TikTok non sono “social network” ma “social media”: ambienti progettati non per costruire relazioni ma per massimizzare il tempo di esposizione passiva ai contenuti. Il profitto è direttamente proporzionale all’attenzione catturata. Lo scrolling infinito — inventato nel 2006 da Aza Raskin, che oggi se ne pente — è lo strumento tecnico paradigmatico di questa logica. Anche chi paga (inserzionisti) è al contempo prodotto, in quanto generatore di ulteriori dati.

2. Il problema dell’attivismo sulle piattaforme Le piattaforme hanno avuto un ruolo in grandi mobilitazioni (Palestina, BLM, Fridays for Future), ma strutturalmente le sabotano: l’algoritmo accelera il ciclo dell’attenzione, disperde l’urgenza politica, limita la diffusione organica dei contenuti politici e spinge verso lo slacktivism — la condivisione senza azione. “Costruire a casa d’altri” significa esporre il proprio attivismo alla cancellazione arbitraria e alle logiche di monetizzazione.

3. Il Fediverso come alternativa La proposta centrale del saggio di Kenobit è la migrazione verso il Fediverso: ecosistema di piattaforme basate su software libero e open source, senza algoritmo di raccomandazione, senza pubblicità, con feed cronologico. La transizione non può essere immediata né collettiva; la strategia suggerita è ibrida: mantenere i profili mainstream usandoli però per orientare il pubblico verso le alternative.

4. Il problema delle infrastrutture Al di là delle piattaforme, il controllo di Big Tech si estende alle dorsali internet (cavi sottomarini in fibra ottica che trasportano oltre il 99% del traffico dati mondiale), gestite in parte da Google, Meta, Amazon e Microsoft. Usare alternative software non risolve la dipendenza infrastrutturale. Risposta possibile: le reti comunitarie (Antennine in Italia, Guifi.net in Catalogna, Freifunk a Berlino) come beni comuni locali.

5. Le condizioni di possibilità del cambiamento Il passaggio richiede alfabetizzazione digitale (posseduta da appena il 46% degli italiani), coscienza politica e massa critica. L’obiettivo è sostituire la logica competitiva delle piattaforme estrattive con una logica cooperativa di gestione dei commons digitali.


ELENCO CONCETTI CHIAVE CON NOTA DI CONTESTUALIZZAZIONE

Social media vs social network — Distinzione proposta da Kenobit: i primi massimizzano il consumo passivo, i secondi la costruzione di relazioni. Richiama la critica di Sherry Turkle alla “connessione senza comunità”.

Scrolling infinito — Meccanismo tecnico di caricamento continuo dei contenuti, progettato per eliminare qualsiasi punto naturale di interruzione. Il suo inventore, Aza Raskin, lo ha pubblicamente ritrattato nel 2024 nel contesto del dibattito sui danni dei social sulle giovani generazioni.

Capitalismo della sorveglianza — Implicito nel testo, richiama il framework teorico di Shoshana Zuboff (The Age of Surveillance Capitalism, 2019): le piattaforme estraggono dati comportamentali come materia prima e li trasformano in prodotti predittivi venduti agli inserzionisti.

Non-luogo — Categoria di Marc Augé (Non-Lieux, 1992): spazi di transito privi di identità relazionale e storica. Qui applicata ai social media per sottolinearne la natura di ambienti di passaggio senza sedimentazione comunitaria.

Slacktivism — Neologismo che descrive un attivismo ridotto alla condivisione online, privo di conseguenze pratiche. Problema strutturale non solo etico: le piattaforme incentivano il gesto visibile (il like, la condivisione) perché genera engagement misurabile.

Shadow ban — Oscuramento algoritmico selettivo di contenuti o profili senza notifica esplicita all’utente. Pratica documentata su Meta e TikTok in relazione a contenuti politici, in particolare riguardanti la Palestina.

Fediverso — Federazione di piattaforme (Mastodon, Pixelfed, PeerTube, ecc.) basate su protocolli aperti (ActivityPub) e software libero. Nessun soggetto centrale controlla l’infrastruttura; le istanze sono gestite da comunità o singoli.

Software libero — Definizione della Free Software Foundation (Richard Stallman): software che garantisce quattro libertà fondamentali all’utente (esecuzione, studio, redistribuzione, miglioramento). Alternativo sia al software proprietario sia al concetto più ambiguo di “open source”.

Dorsali internet (backbone) — Infrastrutture fisiche di trasmissione dati ad altissima capacità: cavi sottomarini in fibra ottica. Nodo critico spesso assente nel dibattito sulle alternative digitali: il livello infrastrutturale è ancora più concentrato del livello applicativo.

Reti comunitarie — Infrastrutture di telecomunicazione gestite come beni comuni da comunità locali. Si collocano nel filone teorico dei commons (Ostrom) applicato alla rete. In Italia, progetto Antennine; in Europa, Guifi.net e Freifunk.

BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) — Movimento internazionale di pressione economica su Israele per la violazione dei diritti palestinesi. Il testo segnala la presenza di Meta e Alphabet nella lista BDS, collegando la critica alle piattaforme alla dimensione geopolitica.


NOTA CRITICA DI CONCLUSIONE

L’articolo di Pedrocchi offre una sintesi accessibile e politicamente orientata del saggio di Kenobit, con il merito di collegare la critica alle piattaforme a questioni più ampie: il controllo delle infrastrutture fisiche della rete, i legami tra Big Tech e potere politico (Trump), la complicità con il genocidio in Palestina. Il quadro che ne emerge è coerente con una tradizione di critica dell’economia politica della comunicazione che da Smythe e Schiller arriva fino a Zuboff.

Restano tuttavia alcune tensioni teoriche non risolte. La proposta del Fediverso, pur valida come alternativa tattica, lascia irrisolta la questione strutturale: le reti comunitarie e il software libero operano ancora su dorsali controllate da Big Tech, e la loro scala è incomparabile con quella delle piattaforme dominanti. La “massa critica” invocata come condizione di cambiamento non è definita né storicamente contestualizzata: quali soggetti sociali potrebbero produrla, con quali risorse organizzative e in quale orizzonte temporale?

C’è inoltre un rischio implicito nella dicotomia cooperazione/competizione con cui si chiude il testo: presentare il Fediverso come soluzione “etica” rischia di trasformare una questione di potere strutturale in una questione di scelte individuali di consumo digitale. La critica delle piattaforme, per essere efficace, ha bisogno non solo di alternative tecniche ma di una teoria del conflitto che sappia articolare soggetti, interessi e forme di lotta collettiva — una dimensione che il testo sfiora ma non sviluppa compiutamente.